Il voto francese

A.B. A.B.
23-04-2012 | 16:33
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Il voto francese è davvero di enorme importanza, anche su scala europea ed internazionale. Hollande è al 28,2% ed è dunque collocato in posizione favorevole per poter vincere al secondo turno. Ma la partita è ancora aperta e tutta da giocare. Il ballottaggio sarà come una nuova elezione e non un semplice seguito del primo turno. Hollande può farcela ma deve riuscire a spostare consensi verso la sinistra sia dall’elettorato di Bayrou sia dall’elettorato della giovane Le Pen, che non è tutto e soltanto razzista ma anche di protesta e di ribellione sociale.

Sarkozy, dal suo punto di vista, cercherà di cavalcare i fantasmi della paura e dell’incertezza e di catturare i voti più moderati.

Spetta ad Hollande di essere, al tempo stesso, il giusto erede della “forza tranquilla” del suo maestro Mitterand e il politico contemporaneo consapevole delle grandi inquietudini che attraversano la società francese e il mondo di oggi.

La Repubblica e il lavoro

A.B. A.B.
13-02-2012 | 13:12
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Il ritorno alla produzione alla Fiat di Pomigliano è stato un fatto molto importante. Non bisogna infatti mai dimenticare che c’è stato un concreto rischio che la fabbrica chiudesse, con incalcolabili effetti sul piano economico e sociali. La fabbrica è stata invece ristrutturata ed ora è un impianto moderno e all’avanguardia. Bene. Dal punto di vista produttivo Pomigliano volge ora lo sguardo verso il futuro. Ma sempre a Pomigliano è evidente una enorme questione democratica. Su 2004 operai riassunti neppure uno è iscritto alla C.G.I.L. Non è solo un problema sindacale, ma di libertà e di civiltà del lavoro. Il fatto che diversi operai siano costretti o auto costretti a lasciare la tessera C.G.I.L. rende ancora più triste e brutta tutta questa vicenda. La Fiat e Pomigliano fanno parte della Repubblica Italiana?

Gli occhi di Monti

A.B. A.B.
16-01-2012 | 13:43
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È nello scenario europeo che si decide, in gran parte, il futuro dell’Italia. E’ ormai così da tempo e sarà così ancora di più. Nei mesi scorsi abbiamo sostenuto, su questo blog, che il versante internazionale era il vero tallone d’Achille di Berlusconi e della maggioranza di centrodestra. Questa realistica valutazione è stata confermata dalla realtà. È infatti indubbio che il crescente isolamento internazionale di Berlusconi sia stato una ragione essenziale, ben più di tante vicende interne, della crisi del suo governo e della nascita del governo Monti. Il nuovo premier appare consapevole dell’importanza preminente del fronte europeo e cerca di far valere positivamente le sue competenze e conoscenze, i rapporti istituzionali e personali (che in politica contano molto) costruiti in tanti anni di attività a Bruxelles. In questo senso è davvero curiosa la qualifica di tecnico che viene attribuita a Monti. Tecnico di livello è indubbio. Ma se non è un politico, ed un politico esperto chi ha fatto per dieci anni il commissario (il super-ministro) europeo, chi saranno mai i politici?

È dunque senz’altro giusta l’attenzione e la cura che Monti sta mettendo negli affari europei. Anche perché solo muovendosi unita e dando priorità alla crescita e ad una diversa qualità dello sviluppo l’Europa può farcela ad uscire, tutta assieme, dalla crisi.

Al tempo stesso si avverte il bisogno e la necessità di un cambio di passo sulle questioni interne, ed in particolare sui problemi economici e sociali. La crisi morde in profondità, e molto di più di quanto appare in superficie. È alto il rischio che cadano sotto il livello di povertà tanti altri lavoratori e tante persone deboli, perché senza un lavoro dignitoso oppure perché con pensioni che non consentono di vivere. Questo rischio è forte soprattutto nel mezzogiorno e rende ancor più dura una realtà fatta quotidianamente di tante sofferenze e di incertezze per il domani. Se l’occhio europeo di Monti vede bene, l’occhio italiano è invece troppo chiuso e deve aprirsi molto di più.

Antonio Bassolino

Auguri

A.B. A.B.
23-12-2011 | 18:12
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Auguri di buone feste e di buon anno a tutte le persone che seguono questo blog.

A. B.

Nuovo governo e Mezzogiorno.

A.B. A.B.
01-12-2011 | 18:15
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Era del tutto legittima, nei mesi scorsi, la discussione sul dopo Berlusconi. Se era meglio andare subito al voto, come è avvenuto in Spagna, oppure avere un governo di emergenza. Ma Berlusconi non ha avuto il coraggio di Zapatero, ha preferito traccheggiare e i mercati hanno colpito duramente lui e il Paese. È anche mancata una posizione unitaria della sinistra e del centrosinistra a favore di uno sbocco elettorale anticipato. È stata così scelta l’altra possibile strada, quella che ha portato alla nascita dell’attuale governo.

Siamo dunque in una situazione nuova ed inedita, dagli esiti del tutto aperti. Non è una parentesi. Quando questa esperienza si concluderà, tante cose saranno cambiate. Niente sarà più come prima, dall’economia alla politica. È dunque dovere di tutte le forze che vogliono un profondo cambiamento del paese ed un rinnovamento del rapporto tra politica e realtà sociale muoversi con intelligenza e senza schematismi. Assieme all’equità sociale, un grande banco di prova per il nuovo governo e per l’enorme maggioranza che lo sostiene è certamente il mezzogiorno. Negli ultimi anni sono stati saccheggiati i fondi destinati al mezzogiorno e sono stati drasticamente ridotti gli investimenti ordinari per i servizi sociali e civili. Adesso che la Lega è fuori dal governo e dalla maggioranza qualcosa potrebbe cambiare. Anche perché se davvero si vuole puntare sulla crescita, oltre che sulla riduzione del debito pubblico, allora è il mezzogiorno la frontiera per affermare una più alta quantità e qualità dello sviluppo.

L’importanza del referendum

A.B. A.B.
08-09-2011 | 15:36
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La vicenda politica italiana diventa sempre più incancrenita.

Alla gravità della situazione economica, volutamente sottovalutata dal centrodestra negli scorsi anni e mesi, si accompagna il tentativo del governo di restare comunque a galla. Costi quel che costi. In Spagna Zapatero anticipa la fine della legislatura e così pone comunque le condizioni per l’apertura di una fase politica nuova. In Francia e in Germania l’alternanza e  l’alternativa tra sinistra e conservatori hanno alle spalle una lunga tradizione e sono più che possibili, anche a breve scadenza, cambiamenti profondi negli assetti politici e di governo.

In Italia, invece, forte è il rischio della palude, del trascinarsi e dell’avvitarsi delle cose. Il centrodestra mette i suoi interessi davanti a quelli del Paese e per questo punta a prendere tempo, a cercare di arrivare fino all’ultimo giorno di questa orrenda legislatura.

Ecco perché è importante reagire e mobilitare forze e coscienze. Dal punto di vista sociale e politico lo sciopero è stato una giusta risposta alla folle ossessione del governo di dividere i sindacati e i lavoratori e di isolare la C.G.I.L.

Di grande importanza è la raccolta delle firme per il referendum contro il Porcellum. Il tempo è scarso e le firme da raccogliere molte. Diamoci tutti da fare. Se vuole interpretare la spinta del Paese il Parlamento può approvare una nuova legge elettorale. La scelta migliore sarebbe indubbiamente il doppio turno alla francese. Altrimenti c’è il referendum. Pur con tutti i suoi limiti il maggioritario di collegio (il mattarellum) è cento volte meglio della porcata del Porcellum, una legge elettorale inaudita che il centrodestra difenderà con le unghie e con i denti. Tanto che pur di impedire il referendum, è possibile che si possa andare nella prossima primavera alle elezioni politiche. Sarebbe una eterogenesi dei fini e le firme raccolte avrebbero comunque un valore.

Meglio infatti votare un anno prima che trascinare il Paese in un lento e pericoloso logoramento.

È allora evidente che raccogliere le firme e raggiungere la soglia per il referendum è un importante contributo a sbloccare la situazione politica.

Gioco di squadra

A.B. A.B.
07-07-2011 | 16:57
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E’ un evidente errore politico l’astensione del Pd sull’abolizione delle province. E’ vero che non si sarebbe ottenuta in ogni caso la loro diretta eliminazione. Ma resta il significato politico – simbolico del voto. E’ stato ricordato che esiste una proposta del Pd per il riordino complessivo delle autonomie locali e delle Regioni. Proprio l’esistenza di questa proposta, però, doveva spingere, alla Camera dei Deputati, ad un chiaro voto per superare le province. Il voto poteva essere motivato come una spinta a far avanzare la proposta di riordino del sistema istituzionale. Sarebbe stato così più chiaro che sciogliere le province è importante non solo per ridurre i costi della politica ma anche per evitare che in Italia le riforme si facciano sempre aggiungendo e complicando e mai riducendo, semplificando, riordinando.

Questa vicenda delle province induce ad una più generale riflessione. Si è aperta, in questi mesi, una fase nuova e molto delicata. Il vento nuovo delle città prima, e il voto referendario dopo, segnalano la contemporanea difficoltà del Pdl e della Lega. E’ una novità importante. E’ possibile che la speranza di milioni di italiani possa trasformarsi in realtà. “Simul stabunt, simul cadent”.

Ma il processo non è né semplice né automatico. Per vincere anche nelle elezioni politiche generali è essenziale rendere concreta e credibile un’alternativa di governo. Nessuna nostalgia dell’Unione e nessun meccanismo elettorale che riporti a prima del ’92 – ’93. Il superamento del Porcellum comunque deve avvenire in una logica bipolare e maggioritaria. E’ su un programma di rinnovamento al quale vincolare una coalizione coesa ed unita, come sostiene giustamente Bersani, che bisogna lavorare con più forte intensità. Anche con il contributo delle amministrazioni locali e delle energie civili che si sono manifestate nel referendum. Servirà molto infine un nuovo spirito unitario, un gioco di squadra, una generosità d’animo. Altrimenti si rischia di disperdere il patrimonio civile che si è messo in moto e di far riprendere gli avversari dalle difficoltà.

Il vento nuovo delle città

A.B. A.B.
02-06-2011 | 16:28
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Potranno tornare, a Napoli e in Italia, nuove primavere. Così si conclude Napoli Italia. L’importante risultato delle amministrative è come un ritorno al futuro. I candidati di sinistra, e di centrosinistra, vincono perché parlano a tutta la città, al di là dello schieramento di appartenenza. Nella politica italiana torna dunque a spirare il vento delle città. Il vento da cui è nata la forza della sinistra e dell’Ulivo negli anni ‘90. Spira in modo nuovo, come è naturale e giusto che sia.

Conquista la scena una nuova generazione politica. Entrano in campo nuovi protagonisti, da Pisapia a de Magistris.

Era dunque vero, come avevo scritto nel post precedente, che a Milano per la prima volta dopo 20 anni poteva essere eletto un sindaco di sinistra. Era vero che anche a Napoli la partita era aperta e che forte era, malgrado tutto, un sentimento di sinistra. L’amara vicenda delle primarie aveva poi portato alla candidatura di una persona seria e competente come Mario Morcone ma sconosciuta a gran parte della città. In una campagna elettorale che dura appena un mese, e con l’elezione diretta, la conoscenza e la popolarità sono fattori importanti. Evidente era anche il sovraffollamento, al centro, di candidati moderati. Morcone, Pasquino, Lettieri si facevano concorrenza nelle stesse aree. Restavano scoperti due grandi fianchi. Uno a sinistra, l’altro a destra. De Magistris ha saputo riempire il versante di sinistra e spostare un’area di destra che non si riconosceva in Lettieri. In una città come Napoli, sono diverse le aree sociali che possono tumultuosamente oscillare da destra a sinistra e viceversa. Dipende dai candidati, e dai momenti. Rilevante, infine, è stata la vicenda dei rifiuti. Una nemesi. Berlusconi, che se ne era giovato nel 2008, ne ha oggi pagato il prezzo. Un Berlusconi indebolito non è riuscito ad imporsi sui vari potentati locali che si sono sottratti ad ogni responsabilità sull’uso delle poche discariche esistenti e sull’individuazione di nuove e indispensabili discariche.

Adesso, dopo che si è “scassato”, per usare l’espressione di de Magistris, bisogna governare e rilanciare la città. E’ indispensabile mettercela tutta, senza demagogie, con tenacia quotidiana. Riprendendo l’esperienza di governo municipale nata nel ’93. Senza ripetere gli errori romani che tarparono le ali di quella esperienza e gli errori nostri, di eccessivo allargamento delle maggioranze fino all’ingovernabilità dell’Unione. Sono evidenti, oggi, sia le analogie che le differenze con il ’93. Politiche, di contesto, di quadro nazionale. Anche personali, di modo di essere, di carattere. Con una bandana in testa a piazza Municipio, per esempio, non riesco proprio ad immaginarmi. Ma io venivo da un’altra esperienza politica, da un altro mondo, da un’altra storia.

Buon lavoro a Luigi de Magistris. La sfida è grande e difficile. Fare il sindaco di Napoli è bello e terribile, più di qualunque altra cosa. Tutte le persone che vogliono bene alla nostra città devono augurarsi che il suo impegno di governo sia coronato di risultati positivi. Dipende da lui e da ogni cittadino napoletano.

Milano e Napoli

A.B. A.B.
25-04-2011 | 15:38
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Tra le città che votano sono senz’altro Milano e Napoli le più delicate e significative.

Torino, infatti, appare più tranquilla e la conferma mi è venuta, durante una mia recente visita, dalla serena operosità di Piero Fassino. Bologna, che pure una volta ci ha dato un enorme dispiacere, dovrebbe comunque essere Bologna.

Dunque, Milano e Napoli.

Milano, innanzitutto. Qualcosa si muove, finalmente. Per la prima volta dopo molti anni l’egemonia fondata sull’alleanza tra Lega e Berlusconi appare in crisi. Pisapia combatte in campo aperto, alla pari. Può farcela. La novità sarebbe dirompente.

Sono varie le ragioni che hanno portato ad un mutamento di scenario difficilmente immaginabile ancora nel più recente passato. Contano le crescenti difficoltà interne al centrodestra locale e nazionale. Ma pesa anche e in modo efficace la candidatura di Giuliano Pisapia. Un uomo di sinistra libertaria, con una sua autonomia e una sua storia. Figlio della buona e colta borghesia milanese, ma senza alcuna puzza sotto il naso. Anzi, una persona che ispira simpatia, oltre che fiducia per le sue competenze. Nelle elezioni dirette anche questo fattore -simpatia riveste la sua importanza.

Di grande rilievo è, assieme a Milano, la battaglia di Napoli. Governiamo la città dal lontano dicembre 1993. Una vicenda piena di luci e di ombre, di momenti straordinari e di grandi difficoltà. Una storia che dura tuttora mentre più brevi sono state le esperienze, di sinistra e di centrosinistra, di altre città. Da Palermo a Roma, da Catania a Reggio Calabria. Già la lunga durata di questa storia testimonia l’esistenza, malgrado tutto, di una connessione sentimentale, di un rapporto profondo con tante parti della città. Un rapporto che ha resistito a tante prove dure ed anche drammatiche. E’ dovere di ognuno dare il proprio contributo perché questa storia possa avere un nuovo futuro. Nella vita di ogni città vi sono momenti diversi e diverse possono dunque essere le figure di sindaco. Mario Morcone può essere, in questa fase, un ottimo sindaco di Napoli. Un sindaco, com’è giusto, diverso sia da me che sono stato a Palazzo San Giacomo dal 1993 al 2000 sia dalla Iervolino che da allora regge la città. Concretezza ed esperienza, managerialità amministrativa, propensione per il lavoro di squadra, voglia di mettersi alla prova sono le sue caratteristiche. La sfida è difficile ma la partita è aperta. Adesso è essenziale andare al ballottaggio con un buon risultato. Dopo, al secondo turno, è un’altra partita e il centrodestra può essere sconfitto.

Alternativa, necessità nazionale /2

A.B. A.B.
13-04-2011 | 13:00
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Le ultime vicende europee confermano che il versante internazionale è il vero tallone d’Achille di Berlusconi e della maggioranza di centrodestra. L’isolamento del governo italiano sui migranti è impressionante ed i primi a prendere le distanze sono proprio i governi di centrodestra dei più importanti paesi europei. In Europa è più difficile giocare sui numeri, sia su quelli in Parlamento sia su quelli dei migranti giunti in Italia. E’ davvero indispensabile che il centrosinistra sappia dare un orizzonte meno provinciale e più alto alla sua battaglia per costruire un’alternativa al governo. L’Italia è nel cuore del Mediterraneo ma il nostro mare è lontanissimo dai pensieri e dalle priorità dell’Italia.

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