A.B.
09-03-2010 | 14:56
Alla luce delle sconvolgenti vicende di questi giorni, è ancora più attuale rileggere l’ultimo post scritto giovedì scorso. Mettevo l’accento sull’abrogazione, da parte nostra, del farraginoso meccanismo della raccolta delle firme. Su questo vi segnalo la risposta a un lettore di Sergio Romano nella sua rubrica delle lettere sul Corriere di oggi:
Quando avremo smesso di reagire a caldo, sotto la spinta delle passioni di parte, alle vicende degli scorsi giorni, faremo bene a chiederci se il sistema delle liste e delle firme non sia diventato ormai anacronistico e se non occorra modificarlo. I partiti, anzitutto, sono cambiati. Il vecchio Pci, ad esempio, aveva l’abitudine di dislocare i propri militanti, con qualche giorno d’anticipo, nei luoghi deputati alla raccolta delle liste. Voleva essere certo che non vi sarebbero stati incidenti e, soprattutto, conquistare il primo posto, «in alto a sinistra », nella scheda elettorale. Gli altri partiti erano, se non così puntigliosi, altrettanto diligenti. Ma le formazioni politiche d’allora avevano strutture gerarchiche con una visibile catena di comando ed erano più adatte quindi a scegliere i candidati con un certo anticipo. Oggi, sembra di capire, si litiga sino all’ultima ora. Un intervallo tra la presentazione delle liste e quella delle firme, come lei suggerisce, potrebbe effettivamente contribuire alla soluzione del problema. Ma dimostrerebbe ancora una volta che i tempi della democrazia italiana sono più lunghi di quelli delle migliori democrazie occidentali. Forse conviene fare un altro passo e chiedere a che cosa servano le firme. In una recente intervista a Radio radicale, Massimo Villone, professore di diritto costituzionale all’Università di Napoli, ha detto che la raccolta delle firme valeva, in origine, per le forze prive di rappresentanza parlamentare e quindi di una evidente riconoscibilità pubblica. Lo scopo era quello di evitare i partiti di fantasia, eccentrici, stravaganti, creati da esibizionisti, visionari, profeti, arruffapopoli. È davvero necessario chiedere un alto numero di firme per partiti che sono nella vita pubblica da parecchi anni e composti da esponenti che hanno già avuto funzioni al governo, in Parlamento, negli enti locali? Mi rendo conto che non sarà sempre semplice distinguere il partito serio dalla formazione effimera. E occorre evitare che una riforma premi i «grandi» a danno dei piccoli. Ma vale la pena di ricordare che i paletti burocratici hanno spesso l’effetto di acuire la fantasia di quelli che vogliono aggirarli. Questo è un caso in cui la soluzione del problema non consiste in un ulteriore appesantimento degli obblighi burocratici e dei controlli amministrativi. Questo è un caso in cui semplificare, non complicare.
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A.B.
04-03-2010 | 15:09
In queste ore difficili per la democrazia, mentre tutto il mondo politico e l’opinione pubblica italiana guardano con preoccupazione ai problemi nella presentazione delle liste nel Lazio e in Lombardia, appare ancora più chiaro quanto sia positiva la nuova legge elettorale per le regionali che abbiamo approvato in Campania.
In particolare, nella nostra regione non ci sono stati e non potranno esserci nemmeno in futuro i problemi che in questo momento ci sono altrove, grazie ad alcuni aspetti di questo nuovo sistema elettorale.
Il primo è l’abolizione del listino del presidente e l’assegnazione del premio di maggioranza direttamente alle liste dei candidati. In questo modo, tutti i consiglieri regionali vengono eletti direttamente dai cittadini e viene anche meno la pressione sui candidati-presidenti per la spartizione di posti comodi e sicuri.
Il secondo aspetto riguarda la raccolta delle firme. È stata resa obbligatoria soltanto per le liste che non hanno rappresentanti in Consiglio Regionale o in Parlamento. Si è così evitata la ressa all’ultimo momento dei rappresentanti di lista e il rischio di contestazioni di varia natura. Se nel Lazio e in Lombardia fossero state approvate leggi elettorali simili alla nostra si sarebbe evitato il caos politico di questi giorni.
Infine, abbiamo cambiato il sistema di voto delle preferenze per i candidati al consiglio. Si possono esprimere fino a due preferenze a patto che siano di genere differente. Anche nelle liste, almeno un terzo dei candidati dev’essere donna. In questo modo abbiamo favorito la presenza femminile nelle liste.
Sono innovazioni importanti, che hanno già prodotto risultati significativi. Il voto è l’ultimo banco di prova e su questo la parola spetta ai cittadini.
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A.B.
26-02-2010 | 16:04
Con il completamento dell’iter per la prima tratta della metropolitana di Salerno abbiamo posto un altro importante tassello nella realizzazione della metropolitana regionale. Adesso aspettiamo soltanto l’ok definitivo da parte del Ministero dei Trasporti per rendere operativa la nuova tratta ferroviaria. Si tratta di un’opera che Salerno attende da vent’anni e che la Regione ha fortemente voluto e portato avanti. In questo modo, la seconda città della Campania diventa parte integrante della rete di trasporto pubblico su ferro regionale. Con la tratta Salerno Centrale-Stadio Arechi andiamo ad aggiungere altri 7,6 chilometri di linee su ferro e 6 nuove stazioni ai circa 54 km di metropolitana e alle 39 stazioni che abbiamo realizzato dal 2000 ad oggi intervenendo in tutte le aree urbane più importanti della nostra regione. E’ stata ed è una straordinaria trasformazione del territorio e delle nostre città. Un grande lavoro, la più importante opera pubblica realizzata in Italia negli ultimi anni dopo l’alta velocità per un investimento complessivo di oltre 3 miliardi di euro. Abbiamo programmato risorse e realizzato tutte le opere nei tempi e secondo i costi previsti, risolvendo tutti i problemi tecnici e accelerando tutte le procedure burocratiche.
Adesso bisogna andare avanti e completare la rete della metropolitana regionale a partire dalle altre due tratte della linea di Salerno per le quali attendiamo gli ulteriori finanziamenti dal Governo attraverso la Legge Obiettivo. Le grandi opere indispensabili per la modernizzazione del Paese - e tra queste c’è la nostra metropolitana regionale - devono essere portate avanti e completate con l’impegno di tutte le istituzioni.
Soprattutto nel campo dei trasporti e delle infrastrutture, ma anche in altri campi, è indispensabile avere nei prossimi anni una giusta continuità. Un forte cambiamento, invece, è necessario in altri settori, in particolar modo nelle politiche di sviluppo e di crescita dell’occupazione. È questa la principale sfida che è di fronte alla Campania e al Mezzogiorno, alle forze sociali e al Governo nazionale.
A.B.
24-02-2010 | 16:32
L’analisi della Cei sulle prospettive per il Mezzogiorno va ascoltata con grande interesse. Chi vive e opera nel Sud sa bene quello di cui parlano i vescovi. La criminalità organizzata rappresenta il vero cancro allo sviluppo economico, sociale e civile dell’intero Mezzogiorno. È una metastasi che cerca di allargarsi sempre di più. Da questa consapevolezza deve partire l’intera classe dirigente del nostro Paese per avere il quadro entro cui affrontare il problema.
La criminalità organizzata sta, infatti, dentro quella più generale questione meridionale, a cui si possono dare le risposte adeguate soltanto se la affrontiamo con un approccio nazionale.
Occuparsi del Sud, dei suoi problemi, delle sue difficoltà e delle sue opportunità, vuol dire occuparsi del futuro dell’intero Paese. Sono, dunque, giuste le preoccupazioni della Cei quando dice che occorre ricostruire la “necessaria solidarietà nazionale”, superando anche “le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. È un sentimento di grande valore morale e civile che tutto il mondo politico, economico ed intellettuale deve fare proprio.
In questo senso, “un federalismo solidale, realistico e unitario” può essere una grande opportunità per ridurre il divario tra Nord e Sud e rimettere al centro dell’agenda politica e di governo i temi del lavoro, della legalità, delle donne e dei giovani. Per favorire questa prospettiva, le energie migliori del Mezzogiorno e del Paese sono chiamate a fare la loro parte. È su questi i temi che il Governo è chiamato a dare una risposta al di là delle tante parole che abbiamo ascoltato finora. Mi auguro che anche i candidati alle prossime elezioni regionali si confrontino e diano risposte concrete e non demagogiche a partire dalle questioni reali che frenano lo sviluppo del Sud.
A.B.
19-02-2010 | 16:12
Caro Direttore,
in un articolo sul suo giornale e, per di più, in un grande titolo con richiamo anche in prima pagina si scrive che ieri, nel corso dell’inaugurazione dell’outlet di Marcianise, sarei stato contestato.
È un clamoroso falso.
Chi ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della nuova struttura commerciale di Marcianise sarà rimasto di stucco.
Ma anche chi ha potuto leggere gli altri quotidiani (Roma, Corriere del Mezzogiorno, Mattino) si sarà reso conto della faziosità dell’articolo e del titolo.
Ieri non c’è stata nessuna contestazione nei miei confronti.
Il mio intervento, infatti, è stato seguito con interesse e con evidente consenso dai partecipanti alla conferenza stessa.
A.B.
18-02-2010 | 18:48
Leggo oggi una lunga intervista all’on. Di Pietro sul Fatto, in cui spiega le ragioni del suo appoggio alla candidatura di De Luca. Non ho creduto ai miei occhi, quando alla domanda del giornalista che gli chiede: “Mi dica una cosa che comunque cambia se lei riesce a far vincere De Luca“, Di Pietro risponde: “Che il sistema Bassolino finisce il giorno dopo le elezioni. E non è poco“.
Eppure a quello che lui chiama “sistema” il suo partito non vedeva l’ora di partecipare. Basta sfogliare le rassegne stampa per ricordare come il senatore Nello Formisano, capogruppo dell’Idv al Senato nella passata legislatura e attuale segretario regionale, reclamava, come titolava l’ansa del 19 ottobre 2007, “posti in Giunta”. “I numeri - asseriva il senatore Formisano - assegnano all’Italia dei Valori il diritto di sedere nella Giunta della Regione Campania”.
Ma questo diritto non l’aveva affatto. In Giunta erano rappresentate le forze che hanno eletto in consiglio regionale almeno due consiglieri, così come stabilito da tutta la coalizione di centrosinistra nel 2005. Italia dei Valori ha eletto un solo consigliere e la situazione non poteva ritenersi cambiata per l’ingresso nel gruppo dell’IdV di consiglieri provenienti da altri partiti.
A.B.
12-02-2010 | 16:15
È davvero molto grave quanto è avvenuto ieri al Senato. Il governo ha infatti dato un colpo durissimo al risanamento della sanità di tutte le Regioni. È poi singolare il silenzio che ha avvolto questa assurda vicenda. Eppure, sia l’assessore alla sanità Mario Santangelo, sia il subcommissario alla sanità in Campania Giuseppe Zuccatelli hanno detto subito parole chiare e forti. In sostanza, il governo ha dato mano libera, in base ad un emendamento presentato dal Pdl, al pignoramento dei beni delle Regioni impegnate a rientrare dal proprio deficit sanitario. Con l’emendamento approvato ieri al Senato, i pignoramenti potranno essere esecutivi a partire dal 1° marzo, mentre la Finanziaria prevedeva la scadenza al 31 dicembre 2010. Così facendo, come dice bene l’assessore Santangelo, nel mentre si dichiara la volontà di favorire le legittime aspettative dei creditori, in realtà si viola uno dei punti fondamentali del Patto per la Salute sottoscritto dal Governo e da tutte le Regioni a novembre. In quel patto, è stabilita una procedura che blocca il pignoramento dei beni per 12 mesi, per dare la possibilità alle Regioni di proseguire nel piano di razionalizzazione della spesa e quindi, poi, di soddisfare i creditori. Furbescamente si fanno saltare gli accordi sottoscritti dal governo con tutte le Regioni. Si mette così in difficoltà l’intero sistema sanitario e quindi tutti i cittadini. Lo dice chiaramente Giuseppe Zuccatelli, subcommissario per la sanità in Campania, nominato dal Governo: “L’abolizione di tale norma è un grave scivolone che va contro la salvaguardia della sanità campana. Il blocca pignoramenti serviva a liberare risorse per poter pagare immediatamente i debiti di tutti i fornitori che la sanità campana ha accumulato. In questo modo invece si renderà ancora più problematico, se non impossibile, pagare i debiti, sia quelli vecchi che quelli nuovi, favorendo esclusivamente le banche e gli studi legali”. La conferenza delle Regioni con forza ha sollevato il tema e chiede che, alla Camera, venga ristabilita la norma proroga-pignoramenti prevista dal Patto.
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A.B.
10-02-2010 | 18:44
È davvero una bella notizia, quella annunciata da Antonella Clerici, che la prossima edizione della trasmissione “Ti lascio una canzone” si produrrà a Napoli e avrà come scenario l’Auditorium Rai di viale Marconi.
Ci siamo sempre impegnati in stretta collaborazione con i vertici Rai affinché un varietà di prima serata, con un’artista del rilievo della Clerici e con alle spalle una produzione importante come quella di Ballandi, si svolgesse nello straordinario scenario dell’Auditorium che è stato ristrutturato con i fondi della Regione.
Si tratta di un risultato molto positivo. Di questo ne avevamo discusso pochi giorni fa con il presidente Garimberti qui a Napoli affrontando il tema del rilancio e della valorizzazione del centro Rai di Napoli. Mi fa molto piacere che la signora Clerici abbia contribuito positivamente alla scelta di Napoli, riconoscendo le professionalità dei lavoratori che da anni e anni svolgono un lavoro di qualità in questa vera e propria fabbrica dello spettacolo e della cultura. L’Auditorium ne è un po’ il cuore. Su quel palco immenso sono passati tanti e tanti artisti che hanno fatto la storia dello spettacolo e della tv italiana. Ora torna il grande varietà televisivo, ma questa moderna struttura già viene utilizzata per la musica, per conferenze e per tanti altri eventi culturali al servizio della città e della regione.
Sulla strada della valorizzazione del centro siamo impegnati ad andare avanti. Infatti abbiamo sottoposto a Garimberti l’ulteriore potenziamento del ramo produttivo fiction, oltre al Posto al Sole e alla Squadra, con la possibilità di mettere in campo ulteriori produzioni.
Voglio ringraziare tutti coloro, dal presidente della Rai Paolo Garimberti al direttore di Rai Uno Mauro Mazza, che hanno lavorato per questa soluzione e siamo convinti che dalla collaborazione tra la Rai e la Regione potranno derivare ulteriori ricadute positive in termini occupazionali per Napoli e la Campania.
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A.B.
08-02-2010 | 17:03
È davvero stupefacente e grave il manifesto elettorale del Pdl campano per le prossime elezioni regionali. Ma chi lo ha fatto? “Fai vincere il governo del fare anche in Campania”, recita lo slogan. Subito dietro scorrono le immagini dei più significativi e importanti interventi realizzati grazie al contributo determinante della nostra amministrazione. Tra i tanti si riconosce il San Carlo. Ebbene, tutta la stampa, l’opinione pubblica, il governo, il Maestro Muti hanno riconosciuto il grande intervento da noi compiuto in collaborazione con il commissario Nastasi per la modernizzazione del teatro più bello al mondo. In pochi mesi, sono stati investiti 65 milioni di euro di nostre risorse e sono state spese tutte. Un esempio di piena sinergia ed efficienza di Regione e Commissario.
Lo stesso vale anche per tanti altri casi. Prendiamo il Vulcano Buono. A Nola è stato realizzato qualcosa di più di un centro commerciale. Una struttura che combina il commercio e l’attivismo imprenditoriale di un uomo come Punzo con la grande architettura di Renzo Piano. Il tutto è avvenuto in stretta collaborazione con la Regione che ha sostenuto il progetto realizzando le necessarie infrastrutture di supporto, finanziando la formazione per i lavoratori da assumere e accelerando tutte le procedure amministrative. Se volessimo utilizzare le modalità di comunicazione di Berlusconi, si potrebbe dire: Fatto anche questo!!!
E che dire di Ravello? Dove, grazie al genio dell’architetto Oscar Niemeyer, abbiamo realizzato e inaugurato un auditorium unico nel suo genere perfettamente integrato con lo straordinario paesaggio della Costieria Amalfitana. E così via si potrebbe continuare su tanti altri esempi del manifesto.
In tutti i casi segnalati dal manifesto elettorale il “governo del fare” è un’appropriazione indebita.
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A.B.
27-01-2010 | 19:14
Resterà sempre nella mia mente la visita fatta il Natale scorso allo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme.
È stata un’esperienza dalla straordinaria intensità emotiva e culturale. Lo Yad Vashem è uno di quei luoghi dove è possibile capire, vedere e sentire che cosa è stata la Shoah, la più grande tragedia della storia frutto del fanatismo e della follia umana.
Il museo di Gerusalemme è un luogo della memoria per tutte le donne e per tutti gli uomini, di tutte le razze, le fedi e le religioni. La parte dedicata ai bambini è la più dura e coinvolgente. Non dimenticare è l’atto più importante per evitare il ripetersi di simili tragedie. Le istituzioni, il mondo della scuola, dell’università, della cultura, del volontariato, le forze politiche e civili debbono dare il loro contributo a tenere viva la memoria dell’Olocausto.
Per questo motivo, in collaborazione con Libera e le altre associazioni di volontariato, abbiamo organizzato e sostenuto il treno della memoria da Napoli ad Auschwitz con a bordo 100 studenti campani. Nel corso della visita al campo di sterminio, ognuno dei giovani campani adotterà la foto di uno dei milioni e milioni vittime della barbarie nazista e successivamente potrà continuare ad interessarsi dell’argomento grazie a seminari e ad altre iniziative specifiche. È una straordinaria esperienza formativa e di crescita per questi giovani. Un grande investimento di civiltà per una società più aperta, che rifiuta ogni forma di intolleranza e di violenza.