Il diritto al futuro

A.B.
18-12-2010 | 15:51
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Erano davvero tanti i ragazzi napoletani andati a Roma il 14 dicembre. È stata una giornata lunga e drammatica, che abbiamo seguito con partecipazione e apprensione. Diverse persone che quella mattina e quel pomeriggio ho incontrato oppure sentito, quando gli chiedevo se sapevano cosa stesse succedendo a Roma, mi rispondevano: <<c’è anche mia figlia>>, <<c’è anche mio figlio>>.

Prendere le distanze dalle forme di violenza che abbiamo visto nelle immagini televisive è indispensabile. Ma resta ed è enorme il problema che è davanti a noi. È infatti doveroso cercare di capire cosa di profondo si muove dentro la società e nei pensieri, nei sentimenti di questa nuova generazione. Per la prima volta siamo in presenza di una generazione che si sente priva di futuro. Altre volte le crisi sono state dure. Ma erano crisi del presente. Stavolta in crisi è il futuro e dunque si tratta di qualcosa di molto più delicato e vitale.

I giovani sono la parte più sensibile del paese e avvertono più e meglio delle altre generazioni questa incertezza e perfino oscurità del domani. L’attuale crisi italiana è soprattutto crisi di prospettiva e di avvenire e per questo è più preoccupante.

La stessa grave crisi di Napoli, che è sbagliato rinchiudere in una dimensione provinciale, è la punta più acuta di questa crisi italiana. Discutere con i giovani, aprire un dialogo ed un confronto con le loro inquietudini significa fare i conti con la natura più vera, con la portata più grande della crisi di Napoli e dell’Italia.

Un bel libro sul Mezzogiorno

A.B.
28-05-2010 | 14:48
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Si presenta oggi a Napoli, al Lido Sirena, un bel libro di Antonio Calabrò: “Cuore di cactus”. 

E’ un libro su Palermo e sulla Sicilia e dunque, fatte le debite analogie e differenze, sul Mezzogiorno. In genere, quando si parla di una città, di una terra, l’attenzione è tutta sulla classe politica, come se essa fosse tutta la classe dirigente. Invece è una parte, sia pure importante, di una classe dirigente fatta anche di imprenditori, di magistrati, di intellettuali, di professionisti, di giornalisti e di altri ancora. Calabrò parla di tutta la classe dirigente. 

Ad un certo punto scrive: “C’è mai stata, c’è ancora traccia di una borghesia (professionale, imprenditoriale, culturale) orgogliosa e consapevole di sé, in grado di disegnare e costruire un ruolo della città, un progetto per il suo sviluppo? Una borghesia imprenditoriale di stampo europeo, internazionale in Sicilia ancora non c’è.” 

Calabrò pone un problema reale. Parla di Palermo, ma de te fabula narratur…L’interrogativo riguarda anche Napoli e Reggio Calabria, Taranto e tante altre città. 

Riguarda il Mezzogiorno nel suo insieme.

Operazione verità

A.B.
11-05-2010 | 14:54
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Il prossimo 25 maggio presso la sede di Sudd sarà presentato l’ultimo saggio del professor Gianfranco Viesti “Più lavoro, più Talenti. Giovani, donne, Sud. Le risposte alla crisi”. Sarà una ulteriore occasione per continuare a discutere di Mezzogiorno. Si tratta di un tema che, come dimostra anche il ricco e interessante dibattito che è scaturito dagli ultimi due post di questo blog, è sempre di stretta attualità.

Il saggio di Viesti – che vi segnalo anche per l’immediatezza e l’elevata comprensibilità nella lettura – stabilisce un nesso fondamentale tra la questione dei giovani e il Mezzogiorno. In Italia, la soluzione alla crisi “è proprio laddove oggi ci sono i maggiori problemi. Il lavoro e il talento dei giovani e delle donne, anche al Sud, sono il possibile motore della ripresa”, scrive Viesti. Il Mezzogiorno è, quindi, questione nazionale.

Purtroppo, in questi ultimi anni, il modello che si è affermato, è esattamente all’opposto. “Lo strumento principale per affrontare la crisi è stato un enorme trasferimento territoriale di risorse: dal Sud verso l’insieme del paese”. Il tutto è avvenuto secondo un modello di solidarietà inversa in cui le regioni più deboli hanno sostenuto le difficoltà economiche delle regioni più ricche. Il conto di questa “solidarietà” è presto fatto: dal fondo delle risorse per il Mezzogiorno negli ultimi due anni “sono spariti 25 miliardi di euro, prelevati come da un bancomat. In aggiunta a questi tagli il governo ha bloccato la disponibilità della quota di fondi Fas di competenza delle regioni tanto del Sud (più cospicui), quanto del Nord: in totale altri 21 miliardi di euro”, documenta Viesti. Ma quello che è ancora più impressionante è l’assordante silenzio in cui si è prodotto tutto questo. Un assordante silenzio di stampa, televisione, di parti del mondo sindacale e industriale, ma soprattutto del mondo politico. “Totalmente silente il centrodestra meridionale, con l’eccezione di alcuni politici siciliani. Ma quasi altrettanto silente il centrosinistra, quantomeno a livello nazionale”.

Questo assordante silenzio va di pari passo con l’affermazione di un modello culturale che Viesti definisce “teorema meridionale”. Attraverso caricature, semplificazioni e luoghi comuni, si dipinge il Sud come un’area refrattaria allo sviluppo, dove le politiche pubbliche e gli investimenti non attecchiscono e, quindi, tanto vale cancellare tutto.

Questo teorema va sfatato innanzitutto attraverso un’operazione verità sul Mezzogiorno. A partire dallo “scippo” delle risorse e da una seria riflessione sulle responsabilità delle classi dirigenti locali (di cui si parla, giustamente, molto) e di quelle nazionali (di cui si parla, ingiustamente, poco).

La Fondazione Sudd, e questo nostro blog, vogliono essere una sede aperta a tutti di discussione e di rilancio della questione meridionale.

Troppe semplificazioni e omissioni

A.B.
05-05-2010 | 16:26
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Sono davvero singolari le dichiarazioni di Enrico Letta sul rapporto tra la Campania e il pil pro capite nazionale. Per una precisa e puntuale analisi di queste considerazioni, rimando all’intervista del professor Mariano D’Antonio.

Ancora più bizzarre, tuttavia, sono le ulteriori considerazioni di Letta sullo sviluppo del Sud e sulle prospettive del Pd dopo il voto. È davvero surreale prendere come modello per lo sviluppo del Mezzogiorno un paese come la Spagna che attraversa così pesanti difficoltà.

Quante semplificazioni, poi, e quante omissioni nell’analisi del voto alle regionali. Si è perso quasi dovunque. In Campania e in Calabria, in Piemonte e nel Lazio, in Lombardia e nel Nord Est dove siamo ridotti ai minimi termini. Prima ancora abbiamo perso a Roma, in Abruzzo, in Sardegna, in Sicilia, in Friuli…

È come se si dicesse che basterebbe togliere Enrico Letta da vicesegretario, oppure basterebbe avere un partito più sexy (come dichiara Letta in un’intervista a L’Espresso), per avere, a livello nazionale, un Pd più forte del Pdl.

Sappiamo tutti bene, invece, che i problemi sono ben più grandi e difficili. Sono problemi di rapporto con la società e di prospettiva politica che sono evidenziati da questo voto e dalle elezioni degli ultimi anni. È su di essi che bisogna concentrare, da parte di tutti, l’attenzione e la riflessione.

Dopo-Bassolino: spero nella continuità dell’azione regionale

Utenti
19-02-2010 | 16:03
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di Maurizio Settembre

Gentile Presidente, mi chiedo quando Lei concluderà il mandato chi prenderà il suo posto? Avrà lo stesso entusiasmo di ascoltare, attuare azioni per benessere economico, continuerà il percorso da lei intrapeso? Spero che ci sia lo stesso entusiasmo del fare e, grazie a lei e al suo staff, di risollevare le sorti di questa nostra città. Stiamo recuperando terreno rispetto al nord Italia che si è addormentato sul sacco di soldi fatti negli anni ‘50 e ‘60. Spero anche che Cascetta continui il contributo ponderato sulle infrastrutture (premesse dello sviluppo economico). Quando conclude il mandato, dia un occhio alla città e regione. Buon lavoro.

Sogno un’era di prosperità

Utenti
30-01-2010 | 12:22
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di Elio Brusco 

Napoli è “più città delle altre città”, così scriveva il Presidente in una bella intervista molti anni fa: è vero. Ma credo che questo non nasconda nulla di campanilistico, anche riferito alla stessa regione, o di identitario esclusivo ma, per riprendere un tema caro ad un filosofo come Habermas, dobbiamo pensare Napoli e la Campania come realtà inclusive di culture diverse. Leggi tutto »

Rompere il silenzio sul Sud

A.B.
29-09-2009 | 17:10
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Le parole della Cei sulla difficile fase che sta attraversando il Mezzogiorno vanno ascoltate con grande attenzione. Chi vive al Sud conosce bene gli effetti del “clamoroso silenzio” di cui parlano i vescovi. La crisi internazionale ha fortemente rallentato l’economia del nostro Paese e, in modo particolare, del Mezzogiorno. Sono sempre più gli operai, i giovani, i padri di famiglia che restano senza un lavoro e, cosa ben più grave, senza la prospettiva di trovarne un altro. A questo si aggiunge un idem sentire – soprattutto nel centrodestra, ma a volte anche nel centrosinistra – secondo il quale è inutile occuparsi di Mezzogiorno, perché tanto è solo fonte di sprechi e di inefficienze.

Oggi invece, più che mai, è venuto il momento di parlare di Sud, dei suoi limiti e delle sue opportunità. Sono d’accordo con la Cei, quando dice che serve “una responsabilizzazione della gente del sud e del Paese intero” e che i problemi vanno affrontati in una logica nazionale. Occuparsi del Sud significa occuparsi dell’Italia.

Quello dei vescovi è un appello di grande valore civile e sociale che tutto il mondo politico e istituzionale dovrebbe fare proprio. Il Mezzogiorno non vuole piangersi addosso, ma vuole mettersi alla prova per svolgere un ruolo determinante nello sviluppo dell’intero Paese. In questo senso il federalismo può essere un utile strumento, a patto che venga applicato per ridurre le distanze tra Nord e Sud e non invece per accentuarle. Le forze politiche, sociali, imprenditoriali, il mondo della cultura e dell’informazione hanno il compito di promuovere una nuova coscienza critica nel Paese che sappia rompere quello che ora è un assordante silenzio.

Il lavoro è la vera priorità

A.B.
09-05-2009 | 13:49
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Questa mattina, subito prima di inaugurare la 30ma edizione di Precious World al Tarì, ho incontrato una delegazione di lavoratori della ex Ixfin. Volevano incontrare Berusconi, che però non è venuto. Vivono giorni difficili e complicati, perché non percepiscono la cassa integrazione da gennaio, nonostante la quota regionale sia già disponibile da tempo. Mi sono impegnato a sollecitare nelle prossime ore il ministero del Lavoro perché vengano sbloccati i fondi necessari.

Il problema, però, è più ampio, e riguarda un numero sempre crescente di lavoratori e precari. Un operaio in cassa integrazione percepisce 700, a volte 600, euro al mese, e spesso è l’unico lavoratore della famiglia. Per questo in Campania organizziamo corsi di formazione professionale, che integrano questo reddito con altri 300 euro mensili. Ma è chiaro a tutti che un lavoratore non può stare per sempre in questa situazione. Solo in Campania, ci sono diversi fronti aperti: ex Ixfin, Atitech, Tirrenia, Alcatel, Fiat di Pomigliano D’Arco, per citare alcuni esempi. La situazione è preoccupante in tutto il Paese, al nord, al centro e soprattutto al sud. Eppure si continua a discutere di altro.

Il lavoro non è ancora al centro dell’agenda nazionale del governo, degli organi di informazione, di tanti luoghi decisionali. Ma la mancanza di lavoro è da tempo invece al centro dell’agenda delle famiglie che hanno sempre più difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Mi verrebbe da dire: forza, sveglia, diamoci da fare tutti quanti! Governo nazionale, partiti di maggioranza e opposizione, istituzioni a tutti i livelli, forze datoriali e sindacali. L’unica via per superare questa fase difficilissima è affrontare una volta per tutte la sfida della modernizzazione produttiva del Paese, con riforme, investimenti e strategie che producano lavoro stabile e di qualità.

 E’ questa la principale sfida che abbiamo davanti nei prossimi mesi e nei prossimi anni, ed è questo che, in modo sacrosanto, ci chiede il Paese. Gli Usa, la Germania, la Francia, si stanno muovendo con determinazione su questo fronte. Così deve fare anche l’Italia. Rimbocchiamoci le maniche e diamo una scossa al sistema Paese. Altrimenti, di cosa parliamo?

Stamattina con i lavoratori ex Ixfin

Qualcosa non ha funzionato: sviluppo e lavoro

Utenti
12-02-2009 | 13:13
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di Stefano Ambrosone

Egregio Presidente, ho seguito la trasmissione su La7 e mi sono ritornati in mente i giorni presso il Parco Fola di Albinea dove La conobbi personalmente. Fin da allora era evidente il suo carisma e il suo alto profilo politico. Nonostante la crisi rifiuti la sua figura nel mio immaginario è rimasta intatta. Leggi tutto »

Cambia l’agenda

A.B.
03-02-2009 | 16:50
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Il nostro piano anticrisi, varato dalla Regione anche grazie a un positivo confronto con sindacati ed imprese, si concentra su alcune scelte che riteniamo centrali.
Sosteniamo innanzitutto i lavoratori in difficoltà. Investiamo 100 milioni di euro di fondi europei per offrire percorsi formativi e di orientamento ai lavoratori in cassa integrazione, in mobilità e agli atipici che non si sono visti rinnovare i contratti. Integriamo così il loro reddito in questa fase tanto critica. I provvedimenti riguardano la Fiat, il settore auto ed altri importanti settori produttivi. Sono rivolti alle grandi ed alle piccole e medie imprese.

Per rilanciare i consumi e allentare la pressione sulle aziende abbiamo deciso di sbloccare diversi pagamenti arretrati e di accelerare quelli previsti in questi mesi. In questo modo la Regione immetterà 2,5 miliardi di liquidità nel sistema Campania, migliorando il potere d’acquisto di tante famiglie e i conti di tante imprese.

Prevediamo anche 60 milioni di euro per risanare i debiti a breve termine delle aziende. E’ ossigeno importante in una fase in cui è particolarmente difficile per loro accedere al credito.

Il piano interviene anche per accelerare misure fondamentali per la coesione sociale: l’erogazione del reddito regionale di cittadinanza da parte dei Comuni,  gli interventi sull’edilizia scolastica, la riqualificazione delle città più piccole, i servizi di assistenza domiciliare e gli asili nido.

Questo è il terreno fondamentale su cui vogliamo impegnarci. La crisi che colpisce sempre più duramente l’Italia e il Mezzogiorno cambia l’agenda politica del Paese. E’ la nostra priorità assoluta. E’ importante affrontarla con la forte volontà di difendere e innovare il nostro sistema imprenditoriale e produttivo. Ma al tempo stesso serve la massima attenzione per le fasce più deboli della società, per evitare in ogni modo che aumenti il divario tra “forti” e “deboli” e che si giunga a nuove drammatiche “guerre tra poveri”.

Il piano varato in queste ore rappresenta una sfida impegnativa per noi e per tutti i soggetti coinvolti nella gestione. E’ nostro dovere realizzarlo in tempi giusti, come ci hanno chiesto sindacati e imprese nelle riunioni di questi giorni.

E’ decisivo che si accompagni a un coerente piano nazionale che segni una ripresa di iniziativa ed una svolta necessaria del governo nei confronti dell’economia meridionale.

Nessuno sa quanto dureranno la crisi e la recessione e questo rende tutto più difficile. Sappiamo di sicuro, però, che ogni istituzione, ogni forza sociale, ognuno di noi ha l’obbligo di impegnare le proprie energie per governare la crisi e delineare una nuova prospettiva di sviluppo. Questo è oggi il cuore della politica. Tutto il resto viene dopo.

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