Stavolta vince il Sud

A.B.
13-01-2010 | 16:02
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Oggi il governo è stato battuto alla Camera, dove una mozione del Pd sullo sviluppo del Sud ha ottenuto la maggioranza dei consensi. In particolare, la mozione impegna l’esecutivo a dare vita a un programma concreto di rilancio del tessuto produttivo del mezzogiorno, reintegrando i 35 miliardi di fondi FAS dirottati per altri scopi e verso altre aree del Paese e ripristinando meccanismi di fiscalità di sviluppo quali il credito d’imposta. Il governo ha dato parere negativo, ma l’aula ha approvato la mozione con i voti dell’opposizione e grazie al sostegno delle altre forze meridionaliste presenti in Parlamento, come l’Mpa di Lombardo. E’ un fatto politicamente rilevante.

La scorsa estate, il governo sembrava lì lì per lanciare un grande piano di investimenti per il Sud. C’erano contatti continui tra Berlusconi, Tremonti e gli altri ministri. Noi stessi avevamo dato piena disponibilità a fare la nostra parte. Lo sviluppo del Sud in quei giorni era diventato un tema nazionale, si parlava di una cabina di regia, di project financing, di fondi Fas per le grandi opere. Quel piano non è mai partito. I fondi per lo sviluppo del Sud sono stati destinati altrove e quelli dovuti alla Campania sono tuttora bloccati. Su alcune questioni siamo andati avanti da soli, attivando per esempio il credito d’imposta regionale e integrando il reddito dei lavoratori delle aziende in crisi.

E’ persino assurdo che si debbano presentare mozioni per richiamare l’attenzione dell’esecutivo sullo sviluppo del Sud, un tema su cui dovrebbe confluire l’impegno bipartisan di tutte le forze parlamentari. Davvero serve una grande alleanza meridionalista, bipartisan rispetto agli schieramenti, che sappia portare avanti gli interessi e le idee del mezzogiorno. Come si è visto oggi alla Camera, il Sud può e deve unire le forze per contare di più e tornare ad essere, in modo nuovo e moderno, una grande questione nazionale.

Le “ultimissime” da Scalfarotto

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12-11-2009 | 12:05
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di Lino D’Antonio

Non vorrei essere del tutto deluso dal nuovo corso del Partito Democratico, così come accaduto nel passato recente. Ove, troppo spesso, l’incredulo cittadino di fede progressista, ha assistito all’incontenibile e pubblica voglia suicida di molti tra i maggiori esponenti del partito. Nel mentre, sotto la novella gestione di Bersani, si avverte un flebile afflato di speranza, ci pensa lo Scalfarotto di turno a farci ripiombare nel più buio pessimismo. Leggi tutto »

Rompere il silenzio sul Sud

A.B.
29-09-2009 | 17:10
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Le parole della Cei sulla difficile fase che sta attraversando il Mezzogiorno vanno ascoltate con grande attenzione. Chi vive al Sud conosce bene gli effetti del “clamoroso silenzio” di cui parlano i vescovi. La crisi internazionale ha fortemente rallentato l’economia del nostro Paese e, in modo particolare, del Mezzogiorno. Sono sempre più gli operai, i giovani, i padri di famiglia che restano senza un lavoro e, cosa ben più grave, senza la prospettiva di trovarne un altro. A questo si aggiunge un idem sentire – soprattutto nel centrodestra, ma a volte anche nel centrosinistra – secondo il quale è inutile occuparsi di Mezzogiorno, perché tanto è solo fonte di sprechi e di inefficienze.

Oggi invece, più che mai, è venuto il momento di parlare di Sud, dei suoi limiti e delle sue opportunità. Sono d’accordo con la Cei, quando dice che serve “una responsabilizzazione della gente del sud e del Paese intero” e che i problemi vanno affrontati in una logica nazionale. Occuparsi del Sud significa occuparsi dell’Italia.

Quello dei vescovi è un appello di grande valore civile e sociale che tutto il mondo politico e istituzionale dovrebbe fare proprio. Il Mezzogiorno non vuole piangersi addosso, ma vuole mettersi alla prova per svolgere un ruolo determinante nello sviluppo dell’intero Paese. In questo senso il federalismo può essere un utile strumento, a patto che venga applicato per ridurre le distanze tra Nord e Sud e non invece per accentuarle. Le forze politiche, sociali, imprenditoriali, il mondo della cultura e dell’informazione hanno il compito di promuovere una nuova coscienza critica nel Paese che sappia rompere quello che ora è un assordante silenzio.

A proposito di gabbie…

A.B.
05-08-2009 | 16:10
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Il ministro Calderoli – ministro, è bene ricordarlo, di tutti gli Italiani – prendendo spunto da un’analisi di Bankitalia secondo cui la vita al Sud costa meno che al Nord, ha rilanciato il dibattito sulle gabbie salariali. Specificando oggi che la Lega non vuole le gabbie, ma “buste paga parametrate al costo della vita”.

Vorrei rassicurare Calderoli e chi la pensa come lui: gli stipendi di chi lavora nel mezzogiorno sono già rapportati al reale costo della vita, nel senso che sono più bassi di quelli del centronord. Ad esempio: il reddito medio procapite di un campano è di 16.300 euro,  la metà di quello di un lombardo. Il differenziale è dovuto in gran parte alle indennità accessorie e ai superminimi che da noi sono inferiori. Senza parlare dei tanti che lavorano in nero, senza garanzie contrattuali e contributive. Inoltre, diversamente che al Nord, le famiglie meridionali sono spesso monoreddito.

 Per farla breve: nel Sud alcuni costi sono più bassi perché c’è molta meno ricchezza. Lo certifica l’Istat: nel mezzogiorno la povertà relativa è cinque volte maggiore che nel resto del Paese. Il rapporto Bankitalia, che va letto per intero, rilancia con chiarezza un tema che abbiamo sollevato da tempo: il Mezzogiorno sta attraversando una fase difficilissima e serve subito una rivoluzione copernicana nelle politiche nazionali per far ripartire lo sviluppo.

“Nel disinteresse delle politiche generali – sostiene Bankitalia – immaginare che la politica regionale possa risolvere da sola i problemi del Mezzogiorno è a dir poco velleitario“. Il mancato sviluppo del Sud è “un aspetto dell’insuccesso complessivo della politica economica italiana nell’ultimo quindicennio, di cui il ristagno della crescita e della produttività costituisce, al Nord e a Sud, il sintomo economico più evidente”. Il governo deve dunque puntare su “istruzione, sicurezza, innovazione, per dare sicuramente frutti nel medio periodo”. E impegnarsi a fondo per contrastare la criminalità organizzata che “altera le condizioni di concorrenza e si infiltra nelle amministrazioni pubbliche accrescendo i costi per la collettività”.

Questi sono i problemi che frenano lo sviluppo del Sud. Problemi che – pur tra limiti e contraddizioni – cerchiamo di affrontare giorno dopo giorno. Ma è chiaro che le Regioni da sole non bastano. Dal governo, al momento, sentiamo parlare di assegnazione di fondi già dovuti, di nuove Casmez, e ora di gabbie salariali. Sono misure che non servono per dare una svolta al Sud e all’intero Paese. Più giusto, da parte del governo, sarebbe impegnarsi per trovare regole condivise con tutte le forze sociali e i soggetti interessati sui livelli di contrattazione nazionale, aziendale e territoriale. Bisogna cambiare rotta. Ci stiamo avviando verso uno stato federale. Può essere un rischio, oppure una grande opportunità. Il rischio è che localismi esasperati, razzismo,  frammentazioni possano frenare del tutto la crescita sociale ed economica del Paese. L’opportunità invece è trovare un modo nuovo di unire l’Italia, mettendo assieme le migliori energie produttive del nord, del centro e del sud. Noi lavoriamo per questo, per un Paese più coeso, e per un mezzogiorno più produttivo e più civile.

Sul Corriere Economia

A.B.
13-07-2009 | 13:04
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Giovedì scorso ho scritto questo intervento sullo sviluppo del Sud per il Corriere Economia, il settimanale del Corriere della Sera che esce il lunedì.

Verso Sud

A.B.
06-07-2009 | 16:57
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Oggi il Corriere Economia, così come il suo dorso Mezzogiorno Economia, pone delle questioni interessanti riguardo al ruolo del Sud nell’agenda politica nazionale. Vorrei aggiungere qualche riflessione alla discussione in corso.

Giuseppe Sarcina sostiene che il partito del Sud non deve trasformarsi nel “partito della spesa”. Sono d’accordo e penso che il Mezzogiorno debba impegnarsi per allontanare da sé, una volta per tutte, lo stereotipo dell’assistenzialismo. In questo senso il federalismo fiscale, così come l’abbiamo delineato collaborando tra Regioni, può essere uno strumento efficace. Può servire per evitare sprechi e distorsioni nella spesa pubblica rendendo più efficienti le amministrazioni locali e più trasparenti i meccanismi di prelievo e di investimento delle risorse sul territorio. Per la classe dirigente meridionale questa è una sfida decisiva che potrà contribuire a fare del Sud un fattore di spinta della crescita nazionale.

E’ fondamentale, tuttavia, ridurre le diseguaglianze che ancora pesano sui flussi di risorse destinati alle diverse parti del Paese. Un problema che continua ad aggravarsi. Tira, infatti, una brutta aria per il Sud in queste settimane. Dopo la riprogrammazione dei fondi per le aree sottoutilizzate operata dal governo a scapito delle regioni meridionali, è in corso il tentativo di intervenire nello stesso modo per i programmi operativi nazionali, per il reperimento dei fondi necessari alla cassa integrazione,  e per diverse misure dell’ultimo decreto anticrisi. Il drenaggio di risorse destinate al Sud verso altre destinazioni continua e viene dopo che da anni gli investimenti in conto capitale per il Mezzogiorno sono calati costantemente. Il risultato è che la crisi economica globale rischia di avere effetti devastanti soprattutto al sud, dove il sistema economico-sociale è strutturalmente più debole.

E’ assolutamente urgente dunque correggere storture e sprechi nell’utilizzo delle risorse, e, al tempo stesso, fare in modo che queste risorse non solo non vengano drasticamente tagliate, ma vengano invece potenziate. Questa è una priorità che riguarda tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Sud e del Paese. Per questo abbiamo deciso di rilanciare la concertazione meridionale su tutti i fronti.

Sul versante istituzionale dal 2005 siamo impegnati con gli altri presidenti. Le proposte elaborate assieme hanno spesso faticato a entrare nell’agenda di governo del Paese e nel dibattito politico. In alcuni casi sono stati raggiunti primi risultati, penso al lavoro svolto per la Napoli-Bari, al contributo dato al negoziato sulle politiche di coesione dell’Unione Europea per il settennio 2007-2013.

Ma oggi serve uno scatto in più e sono in tanti a riconoscerlo. Per questo, anche sul versante politico, ci si sta muovendo, al di là degli schieramenti tradizionali, per mobilitare tutte le energie disponibili. Non si tratta, nella mia visione, di un  “partito del Sud”, ma di un’alleanza riformatrice modernamente meridionalista, che faccia contare di più il Mezzogiorno nel Paese e all’interno dei partiti e delle forze sociali nazionali. Trasversale deve dunque essere l’iniziativa dentro e per il Sud, perché trasversale è la disattenzione verso il Sud.

Bisogna restituire al Mezzogiorno l’attenzione e gli investimenti – sul piano delle idee, delle risorse, del capitale umano, della cultura – che si merita.

Serve uno scatto alla Obama per il Sud

A.B.
26-06-2009 | 18:23
66 commenti »

 Il governo ha approvato in queste ore il decreto anticrisi per le imprese. Nei prossimi giorni sarà possibile valutare con più precisione le singole misure adottate, ma una cosa è chiara fin da subito. La maggior parte dei fondi impiegati dall’esecutivo – per la detassazione degli utili o il bonus occupazione, ad esempio – sarà distribuito nel nord, dove si trova la maggior concentrazione di aziende e stabilimenti. Ancora una volta, lo sviluppo del Mezzogiorno passa in secondo piano. E’ questa la tendenza che bisogna assolutamente invertire.

Il Sud, soprattutto con questa crisi in atto, non può continuare ad essere considerato il fanalino di coda delle politiche nazionali. Servono una politica e strategie comuni per far ripartire l’economia del Mezzogiorno. Non stiamo chiedendo più fondi, ma maggiore attenzione strategica. Insomma, servirebbe da parte del governo “uno scatto alla Obama” per il Sud. Mentre il Presidente degli Usa, così come i leader di altre importanti nazioni, stanno prendendo di petto la crisi, da noi c’è chi si ostina a non vedere. Serve un capovolgimento di visione politica e programmatica, che avvicini il Sud e il Nord esaltandone le tante peculiarità ed eccellenze produttive. 

Tenere alta l’attenzione nazionale sul meridione e sulle sue opportunità di sviluppo, rimboccandosi le maniche per dare un contributo determinante a tutto il Paese. E’ questo un dovere imprescindibile, un compito essenziale di tutte le istituzioni e di tutte le forze sociali meridionali, sindacali e imprenditoriali.

Il coraggio di parlar bene del Sud

A.B.
13-06-2009 | 18:04
65 commenti »

E’ andato davvero tutto bene. Il vertice Uniti per l’Europa che ha raccolto a Napoli, insieme al Presidente Napolitano, i capi di Stato di Austria, Germania, Portogallo e Ungheria, si è svolto nel modo migliore. Gli incontri politici hanno arricchito il dibattito sul futuro dell’Europa con una riflessione seria e appassionata sul processo di integrazione comunitaria. Ad essi si sono accompagnate diverse occasioni di condivisione, di scoperta e di conoscenza della nostra straordinaria città e della zona Flegrea. Napoli, Baia e altre splendide località hanno accolto e conquistato con la loro bellezza gli ospiti del summit, sia quelli che erano qui per la prima volta, sia chi tornava dopo anni.

Anche per questo ho voluto ancora oggi ringraziare e di cuore il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Portando a Napoli questo vertice, ha offerto alla città e alla nostra regione l’opportunità di intessere nuove e importanti relazioni con interlocutori di grande prestigio e interesse.

In questi due giorni, accanto alle difficoltà, sono emerse con evidenza diverse realizzazioni e significativi risultati dell’impegno per lo sviluppo dei nostri territori. E’ un fatto importante. Di fronte ai pregiudizi e al crescente conformismo antimeridionale – cosa ben diversa dalla seria valutazione critica – ci vuole coraggio per parlare bene del Sud.

In questo senso confrontarci con l’Europa ci aiuta a vedere meglio sia i problemi anche gravi di Napoli e del Mezzogiorno, sia i progressi e i cambiamenti che siamo riusciti a realizzare.

Nel dialogo e nell’apertura internazionale Napoli può dare il meglio di sé, ritrovare le sue radici e costruire il suo futuro.

C’era una volta un treno per Monaco che partiva da Napoli

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26-11-2008 | 14:21
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di Giancarlo Tiziano

Caro presidente, lei è uomo del Sud come me e sempre attivo sui problemi della nostra regione. Per questo io e la mia famiglia l’abbiamo votata. Lavoro per una società (Wasteels) che si occupa dell’accompagnamento notte dei treni internazionali; con precisione faccio l’addetto di bordo dei vagoni letto. Leggi tutto »

Bambini Rom, il sud del mondo è qui

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26-11-2008 | 13:31
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di Ilaria Tamaggio

Ci sono troppi bambini rom che chiedono la carità. Cosa si può fare? Ho appena chiamato i carabinieri (ancora una volta) per denunciare delle persone che di fronte casa obbligano due bimbe all’accattonaggio. Mi hanno risposto (di nuovo) che non possono fare niente, perché “hanno le mani legate” (queste le testuali parole). Si parla tanto del sud del mondo, ma il sud del mondo è qui. Che vergogna!

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