“Sceneggiate” contro il Sud

A.B.
22-08-2010 | 15:00
86 commenti »

I telegiornali trasmettono le reazioni alla riunione del vertice Pdl da parte di alcuni esponenti delle forze di opposizione, interne ed esterne, al centrodestra. Casini parla di sceneggiate e stile napoletane. Perché mai? Per attaccare il Pdl può fare altri paragoni. Si vede che è mezzo bolognese e mezzo romano. La sceneggiata, estiva ed invernale, è una forma artistica degna di attenzione. Fortemente rivalutata anche in sofisticati ambienti intellettuali. Un esempio per tutti è il grande Mario Merola.

Il finiano Urso, invece, sottolinea che la parte sul Mezzogiorno è importante e, dunque, aspetta di vedere cosa dirà la Lega. Nulla, penso. Per la Lega il problema è già risolto. Le risorse per il Mezzogiorno sono da tempo bloccate e dirottate verso il Nord. È quello che è successo in questi anni e continuerà a succedere al di là dei cinque punti. Perché mai la Lega dovrebbe avere problemi?

Tout va bien, madame la Lega.

Un bel libro sul Mezzogiorno

A.B.
28-05-2010 | 14:48
73 commenti »

Si presenta oggi a Napoli, al Lido Sirena, un bel libro di Antonio Calabrò: “Cuore di cactus”. 

E’ un libro su Palermo e sulla Sicilia e dunque, fatte le debite analogie e differenze, sul Mezzogiorno. In genere, quando si parla di una città, di una terra, l’attenzione è tutta sulla classe politica, come se essa fosse tutta la classe dirigente. Invece è una parte, sia pure importante, di una classe dirigente fatta anche di imprenditori, di magistrati, di intellettuali, di professionisti, di giornalisti e di altri ancora. Calabrò parla di tutta la classe dirigente. 

Ad un certo punto scrive: “C’è mai stata, c’è ancora traccia di una borghesia (professionale, imprenditoriale, culturale) orgogliosa e consapevole di sé, in grado di disegnare e costruire un ruolo della città, un progetto per il suo sviluppo? Una borghesia imprenditoriale di stampo europeo, internazionale in Sicilia ancora non c’è.” 

Calabrò pone un problema reale. Parla di Palermo, ma de te fabula narratur…L’interrogativo riguarda anche Napoli e Reggio Calabria, Taranto e tante altre città. 

Riguarda il Mezzogiorno nel suo insieme.

Bassolino vs Paragone

Redazione
27-05-2010 | 14:53
13 commenti »

Vi segnaliamo, sul sito della Fondazione Sudd, il video del confronto tra Antonio Bassolino e Gianluigi Paragone sul libro di Gianfranco ViestiPiù lavoro, più talenti. Giovani, donne Sud. Le risposte alla crisi“.

L’onda dei sindaci del Sud

Redazione
22-05-2010 | 17:57
43 commenti »

Vi segnaliamo il nostro commento di oggi sul portale della Fondazione Sudd a proposito della manifestazione dell’Anci Sud che si è tenuta ieri a Bari.

Operazione verità

A.B.
11-05-2010 | 14:54
119 commenti »

Il prossimo 25 maggio presso la sede di Sudd sarà presentato l’ultimo saggio del professor Gianfranco Viesti “Più lavoro, più Talenti. Giovani, donne, Sud. Le risposte alla crisi”. Sarà una ulteriore occasione per continuare a discutere di Mezzogiorno. Si tratta di un tema che, come dimostra anche il ricco e interessante dibattito che è scaturito dagli ultimi due post di questo blog, è sempre di stretta attualità.

Il saggio di Viesti – che vi segnalo anche per l’immediatezza e l’elevata comprensibilità nella lettura – stabilisce un nesso fondamentale tra la questione dei giovani e il Mezzogiorno. In Italia, la soluzione alla crisi “è proprio laddove oggi ci sono i maggiori problemi. Il lavoro e il talento dei giovani e delle donne, anche al Sud, sono il possibile motore della ripresa”, scrive Viesti. Il Mezzogiorno è, quindi, questione nazionale.

Purtroppo, in questi ultimi anni, il modello che si è affermato, è esattamente all’opposto. “Lo strumento principale per affrontare la crisi è stato un enorme trasferimento territoriale di risorse: dal Sud verso l’insieme del paese”. Il tutto è avvenuto secondo un modello di solidarietà inversa in cui le regioni più deboli hanno sostenuto le difficoltà economiche delle regioni più ricche. Il conto di questa “solidarietà” è presto fatto: dal fondo delle risorse per il Mezzogiorno negli ultimi due anni “sono spariti 25 miliardi di euro, prelevati come da un bancomat. In aggiunta a questi tagli il governo ha bloccato la disponibilità della quota di fondi Fas di competenza delle regioni tanto del Sud (più cospicui), quanto del Nord: in totale altri 21 miliardi di euro”, documenta Viesti. Ma quello che è ancora più impressionante è l’assordante silenzio in cui si è prodotto tutto questo. Un assordante silenzio di stampa, televisione, di parti del mondo sindacale e industriale, ma soprattutto del mondo politico. “Totalmente silente il centrodestra meridionale, con l’eccezione di alcuni politici siciliani. Ma quasi altrettanto silente il centrosinistra, quantomeno a livello nazionale”.

Questo assordante silenzio va di pari passo con l’affermazione di un modello culturale che Viesti definisce “teorema meridionale”. Attraverso caricature, semplificazioni e luoghi comuni, si dipinge il Sud come un’area refrattaria allo sviluppo, dove le politiche pubbliche e gli investimenti non attecchiscono e, quindi, tanto vale cancellare tutto.

Questo teorema va sfatato innanzitutto attraverso un’operazione verità sul Mezzogiorno. A partire dallo “scippo” delle risorse e da una seria riflessione sulle responsabilità delle classi dirigenti locali (di cui si parla, giustamente, molto) e di quelle nazionali (di cui si parla, ingiustamente, poco).

La Fondazione Sudd, e questo nostro blog, vogliono essere una sede aperta a tutti di discussione e di rilancio della questione meridionale.

Una segnalazione, alcune risposte

A.B.
07-05-2010 | 15:45
60 commenti »

A chi non avesse avuto modo di leggerlo, segnalo l’interessante editoriale di Pietro Soldi su Repubblica Napoli di ieri. È un’analisi molto documentata dell’andamento del sistema produttivo italiano dalla fine degli anni ‘90 ad oggi. Senza omettere i problemi e i limiti interni al Mezzogiorno, questo articolo dimostra, cifre alla mano, che la questione dello sviluppo delle regioni meridionali sta dentro la più grande questione del ritardo di sviluppo dell’intero paese. Da Nord a Sud, l’Italia paga l’assenza, nell’ultimo decennio, di una strategia di modernizzazione del sistema produttivo. E’ questa la principale sfida che va affrontata nei prossimi anni.

Sempre a proposito di Mezzogiorno, vedo con piacere che si è generato un interessante dibattito sul mio ultimo post, in cui ho risposto alle recenti affermazioni di Enrico Letta. Condivido l’analisi di Nicola Oddati, soprattutto quando, interloquendo con Jarod, scrive a proposito dei fondi europei che “dovevano essere aggiuntivi alle risorse nazionali e invece sono diventati interamente sostitutivi dei mancati interventi dei governi centrali. Questa è una delle ragioni per le quali non hanno prodotto quel valore aggiunto, in termine di dotazione infrastrutturale, di crescita del Pil, di creazione di valore aggiunto e di reddito pro capite, che tutti ci aspettavamo”.

Allo stesso modo, a proposito di responsabilità, mi pare del tutto serio ed equilibrato quello che Pasquale Cirillo scrive nel suo commento: “le classi politiche meridionali hanno le loro responsabilità, ma vanno divise anche con tanti altri”. Ne sottoscrivo, poi, in pieno l’auspicio finale: “Credo ci sia spazio per tutti, ma soprattutto lavoro e grandi responsabilità. Una sola cosa è certa, tutto possiamo permetterci tranne che perdere Napoli”.

Una piccola replica, poi, ad Alberto che mi imputa di aver condizionato totalmente la scena del centrosinistra campano in questi anni “impedendo la crescita di donne e uomini ‘liberi’ nel suo partito”…sarà, ma certo, caro Alberto, tutto si può dire del candidato del centrosinistra in Campania alle ultime regionali, meno che si sia trattato di un “bassoliniano”.

Infine, voglio ringraziare tutti quelli che quotidianamente scrivono, commentano, criticano o approvano i miei interventi, contribuendo così ad arricchire di contenuti e punti di vista differenti questo blog che, lo ricordo, è senza filtri né censure.

Troppe semplificazioni e omissioni

A.B.
05-05-2010 | 16:26
542 commenti »

Sono davvero singolari le dichiarazioni di Enrico Letta sul rapporto tra la Campania e il pil pro capite nazionale. Per una precisa e puntuale analisi di queste considerazioni, rimando all’intervista del professor Mariano D’Antonio.

Ancora più bizzarre, tuttavia, sono le ulteriori considerazioni di Letta sullo sviluppo del Sud e sulle prospettive del Pd dopo il voto. È davvero surreale prendere come modello per lo sviluppo del Mezzogiorno un paese come la Spagna che attraversa così pesanti difficoltà.

Quante semplificazioni, poi, e quante omissioni nell’analisi del voto alle regionali. Si è perso quasi dovunque. In Campania e in Calabria, in Piemonte e nel Lazio, in Lombardia e nel Nord Est dove siamo ridotti ai minimi termini. Prima ancora abbiamo perso a Roma, in Abruzzo, in Sardegna, in Sicilia, in Friuli…

È come se si dicesse che basterebbe togliere Enrico Letta da vicesegretario, oppure basterebbe avere un partito più sexy (come dichiara Letta in un’intervista a L’Espresso), per avere, a livello nazionale, un Pd più forte del Pdl.

Sappiamo tutti bene, invece, che i problemi sono ben più grandi e difficili. Sono problemi di rapporto con la società e di prospettiva politica che sono evidenziati da questo voto e dalle elezioni degli ultimi anni. È su di essi che bisogna concentrare, da parte di tutti, l’attenzione e la riflessione.

Dalla Campania un contributo alle riforme

A.B.
07-04-2010 | 16:18
79 commenti »

Voglio fare ancora qualche considerazione sulle ultime elezioni regionali. La nuova legge elettorale della Campania mi pare che abbia funzionato molto bene, raggiungendo il fondamentale obiettivo di incrementare in modo consistente la rappresentanza femminile in Consiglio Regionale. È davvero una svolta. Sono ben 14 le donne elette, tutte indicate direttamente dai cittadini. È un risultato di gran lunga migliore delle altre regioni (dove si vota con altre leggi), ed è stato ottenuto, per di più, abolendo il listino e senza aumentare il numero di poltrone e seggi. La nuova assemblea ha, infatti, mantenuto il numero di 60 consiglieri, posizionando la Campania tra le regioni più virtuose nel rapporto tra elettori ed eletti. In altre regioni, sono, invece, pochissime le donne elette ed è stato aumentato, a volte di molto, il numero dei consiglieri.

Con la nuova legge elettorale abbiamo dimostrato che si possono fare riforme buone ed utili, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini. È un fatto molto importante, proprio ora che a livello nazionale si torna a discutere di riforme istituzionali. Certamente, ai primi posti in agenda, deve esserci una nuova legge elettorale che ridia ai cittadini più potere nell’eleggere i propri rappresentanti in Parlamento, diminuendo il potere centralistico dei partiti e incentivando allo stesso tempo la rappresentanza femminile. Le norme che abbiamo sperimentato con successo in Campania possono essere un riferimento utile per modificare la legge elettorale nazionale esattamente in questa direzione.

Un’architettura dello Stato più moderna e funzionante può essere uno strumento essenziale anche per fare le riforme economiche e sociali che sono la vera priorità per l’Italia, in particolare per il Mezzogiorno. Abbiamo bisogno di un Paese socialmente ed economicamente più mobile e più aperto rispetto all’Italia degli ultimi quindici anni, ma anche di istituzioni che funzionino e di una presenza forte dello Stato, in particolare nella lotta alla criminalità e nella tutela dei più deboli. Un welfare moderno, una riforma degli incentivi e della giustizia civile e penale: si sente il bisogno di una svolta che, per impatto, sia paragonabile a quella fatta negli Usa da Obama nella sanità.  Per questo è importante che, attraverso le sue migliori energie, il Sud faccia sentire la propria voce. La classe dirigente del Mezzogiorno non può essere spettatrice di questa partita, ma deve porsi in maniera propositiva sul terreno delle riforme, valorizzando quanto di buono è stato fatto in questi anni. In primo luogo, a partire dalle tante esperienze nei governi locali, spesso poco considerati e ascoltati a Roma, ma che, invece, sono ricchi di buone pratiche e di iniziative molto innovative, come la legge elettorale della Campania.

In questo modo, reclamando diritti, ma assumendosi anche le sue responsabilità, il Sud può riconquistare centralità a livello nazionale e ritornare ad essere la priorità per l’intero Paese.

Risposte concrete ai problemi del Sud

A.B.
24-02-2010 | 16:32
58 commenti »

L’analisi della Cei sulle prospettive per il Mezzogiorno va ascoltata con grande interesse. Chi vive e opera nel Sud sa bene quello di cui parlano i vescovi. La criminalità organizzata rappresenta il vero cancro allo sviluppo economico, sociale e civile dell’intero Mezzogiorno. È una metastasi che cerca di allargarsi sempre di più. Da questa consapevolezza deve partire l’intera classe dirigente del nostro Paese per avere il quadro entro cui affrontare il problema.

La criminalità organizzata sta, infatti, dentro quella più generale questione meridionale, a cui si possono dare le risposte adeguate soltanto se la affrontiamo con un approccio nazionale.

Occuparsi del Sud, dei suoi problemi, delle sue difficoltà e delle sue opportunità, vuol dire occuparsi del futuro dell’intero Paese. Sono, dunque, giuste le preoccupazioni della Cei quando dice che occorre ricostruire la “necessaria solidarietà nazionale”, superando anche “le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. È un sentimento di grande valore morale e civile che tutto il mondo politico, economico ed intellettuale deve fare proprio.

In questo senso, “un federalismo solidale, realistico e unitario” può essere una grande opportunità per ridurre il divario tra Nord e Sud e rimettere al centro dell’agenda politica e di governo i temi del lavoro, della legalità, delle donne e dei giovani. Per favorire questa prospettiva, le energie migliori del Mezzogiorno e del Paese sono chiamate a fare la loro parte. È su questi i temi che il Governo è chiamato a dare una risposta al di là delle tante parole che abbiamo ascoltato finora. Mi auguro che anche i candidati alle prossime elezioni regionali si confrontino e diano risposte concrete e non demagogiche a partire dalle questioni reali che frenano lo sviluppo del Sud.

Voglio fare politica, ma dove e come?

Utenti
06-02-2010 | 14:17
commenti assenti »

di Antonio De Fano

Sono un ragazzo del sud-Italia e frequento la facoltà di economia e commercio all’università degli studi di Bari. Da un anno a questa parte mi sta interessando particolarmente la politica e leggendo il post intitolato “Istruzioni per un giovane che vuole fare politica” presente su questo blog mi sono sorte diverse domande. Leggi tutto »

successivi »