Oggi il Corriere Economia, così come il suo dorso Mezzogiorno Economia, pone delle questioni interessanti riguardo al ruolo del Sud nell’agenda politica nazionale. Vorrei aggiungere qualche riflessione alla discussione in corso.
Giuseppe Sarcina sostiene che il partito del Sud non deve trasformarsi nel “partito della spesa”. Sono d’accordo e penso che il Mezzogiorno debba impegnarsi per allontanare da sé, una volta per tutte, lo stereotipo dell’assistenzialismo. In questo senso il federalismo fiscale, così come l’abbiamo delineato collaborando tra Regioni, può essere uno strumento efficace. Può servire per evitare sprechi e distorsioni nella spesa pubblica rendendo più efficienti le amministrazioni locali e più trasparenti i meccanismi di prelievo e di investimento delle risorse sul territorio. Per la classe dirigente meridionale questa è una sfida decisiva che potrà contribuire a fare del Sud un fattore di spinta della crescita nazionale.
E’ fondamentale, tuttavia, ridurre le diseguaglianze che ancora pesano sui flussi di risorse destinati alle diverse parti del Paese. Un problema che continua ad aggravarsi. Tira, infatti, una brutta aria per il Sud in queste settimane. Dopo la riprogrammazione dei fondi per le aree sottoutilizzate operata dal governo a scapito delle regioni meridionali, è in corso il tentativo di intervenire nello stesso modo per i programmi operativi nazionali, per il reperimento dei fondi necessari alla cassa integrazione, e per diverse misure dell’ultimo decreto anticrisi. Il drenaggio di risorse destinate al Sud verso altre destinazioni continua e viene dopo che da anni gli investimenti in conto capitale per il Mezzogiorno sono calati costantemente. Il risultato è che la crisi economica globale rischia di avere effetti devastanti soprattutto al sud, dove il sistema economico-sociale è strutturalmente più debole.
E’ assolutamente urgente dunque correggere storture e sprechi nell’utilizzo delle risorse, e, al tempo stesso, fare in modo che queste risorse non solo non vengano drasticamente tagliate, ma vengano invece potenziate. Questa è una priorità che riguarda tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Sud e del Paese. Per questo abbiamo deciso di rilanciare la concertazione meridionale su tutti i fronti.
Sul versante istituzionale dal 2005 siamo impegnati con gli altri presidenti. Le proposte elaborate assieme hanno spesso faticato a entrare nell’agenda di governo del Paese e nel dibattito politico. In alcuni casi sono stati raggiunti primi risultati, penso al lavoro svolto per la Napoli-Bari, al contributo dato al negoziato sulle politiche di coesione dell’Unione Europea per il settennio 2007-2013.
Ma oggi serve uno scatto in più e sono in tanti a riconoscerlo. Per questo, anche sul versante politico, ci si sta muovendo, al di là degli schieramenti tradizionali, per mobilitare tutte le energie disponibili. Non si tratta, nella mia visione, di un “partito del Sud”, ma di un’alleanza riformatrice modernamente meridionalista, che faccia contare di più il Mezzogiorno nel Paese e all’interno dei partiti e delle forze sociali nazionali. Trasversale deve dunque essere l’iniziativa dentro e per il Sud, perché trasversale è la disattenzione verso il Sud.
Bisogna restituire al Mezzogiorno l’attenzione e gli investimenti – sul piano delle idee, delle risorse, del capitale umano, della cultura – che si merita.

