Più passano i giorni e più la situazione diventa allarmante. Le strade sono piene di rifiuti e non si intravedono vie di uscita. In questo senso la crisi di oggi può essere peggio di tre anni fa.
Di questo rischio reale e incombente ho sentito il dovere di parlare con il presidente Berlusconi. Si stanzino le risorse necessarie e si verifichi la possibilità di modifiche legislative. Si faccia in modo che tutte le istituzioni locali e nazionali si mettano ad uno stesso tavolo senza perdersi in dispute sulle competenze. Si parli anche con Bersani e con le forze politiche di opposizione.
I rifiuti non sono né di destra, né di sinistra. Su di essi, fermo restando la giusta e forte dialettica tra schieramenti su tante questioni, è doveroso far prevalere la collaborazione istituzionale e l’interesse generale.
di Movimento disoccupati di Portici
Niente reddito niente voti per la regione. Tutti i beneficiari del reddito di cittadinanza dei Comuni di Portici, San Giorgio a Cremano e San Sebastiano al vesuvio, insieme a tanti sostenitori e familiari, dicono no al voto sul Presidente della Regione Campania, visto e considerato che i soldi non vengono erogati per motivi burocratici. La gente si asterrà al voto per le prossime elezioni regionali, la politica pensa solo al proprio portafoglio e alle proprie famiglie. Basta con queste prese per il c…, siete tutti uguali destra e sinistra. Venditori di favole e miracoli. Grazie comunque al nostro presidente Antonio Bassolino, che ha fatto tanto per noi campani anche se altri hanno preso i meriti al suo posto.
di Alessandro Barca
Oggi chi vuole fare politica quasi mai fa gavetta, quasi mai si batte per i diritti civili, quasi mai antepone il benessere degli altri all’arricchimento personale. Leggi tutto »
di Lillo t. F.
Caro Presidente, rassicuri me e tutto il personale dipendente della Regione, ancora in attesa di una possibilità, che nulla sarà compiuto sulla pelle di tutti noi che, dignitosamente, mettiamo a disposizione le nostre professionalità e capacità in cambio di alcun riconoscimento. Leggi tutto »
di Lino D’Antonio
Allorché un comune cittadino di sinceri (e doverosi) sentimenti democratici riflette sull’attuale situazione politica e sociale dell’Italia, non riesce, pur desiderandolo ardentemente, a trovare un barlume di speranza. Un qualcosa, anche infinitesimale, che lo induca ad un pensiero certo di cambiamento nel medio termine, senza più le tracce dolorose del “berlusconismo”.
A riguardo, si è detto e scritto tanto, non trovando purtroppo soluzioni ad una situazione per tanti versi anomala per una democrazia consolidata. Per cui si corre il rischio, nel continuare a denunciare pericoli e guasti provenienti dal premierato di Berlusconi, di apparire tra coloro, che abitualmente ed inopinatamente gridano alla luna. Eppure c’è necessità di esprimersi fuori dal coro, fuori dal conformismo imperante, che paralizza l’intera società italiana. E ciò che è più agghiacciante è che gli italiani danno l’impressione di aver perduto ogni intento propositivo e di aver consegnato ormai al premier una delega senza ritorno. Se Berlusconi dà al voto dei cittadini, espresso a suo favore ed allo schieramento che presiede, il significato di un mandato illimitato, la democrazia corre seri pericoli.
In nome del popolo sovrano ogni cosa, in tal modo, diventa possibile e lecita. Lecito annullare il valore e l’azione del Parlamento. Lecito, di conseguenza, inibire gli atti politici dell’opposizione e governare dall’alto delle TV nella disponibilità governativa quasi totale. Lecito entrare in conflitto con gli altri poteri dello Stato, soprattutto la Magistratura, la Corte Costituzionale ed il Presidente della Repubblica, quale figura di garanzia e di tutela dell’unità nazionale e dell’integrità democratica.
Ogni cautela è caduta e spudoratamente tutto viene barattato e messo in discussione in relazione agli interessi esclusivi del premier. Dunque, una situazione grave, anzi preoccupantissima, che non sembra però generare il conseguente allarme in gran parte dell’opinione pubblica, messasi così inerme nelle mani di “simile uomo della Provvidenza”.
Confesso che è proprio questa abulia o non reattività a spaventarmi. Ad alimentare una sorta di mio personale scetticismo nel presente. E mi convinco sempre più che il Paese rimarrà cristallizzato per anni, anche per l’effetto di una opposizione inefficace. La quale però, (vale la pena di ricordarlo) è impegnata in una lotta impari, del tutto squilibrata con il suddetto proprietario di televisioni pubbliche e private, di giornali e di una importante fetta dell’editoria. Questo, forse dovrebbe far di più acuire l’ingegno ed indurre a fare squadra sul serio. Infatti, tanto asfittica e pesante viene avvertita la situazione italiana, quanto più l’opposizione appare priva di una vera leadership, da contrapporre a quella ormai ventennale di Berlusconi.
Nel bene e nel male, l’unico vero leader del centro-sinistra è stato Romano Prodi, che è riuscito a sconfiggere Berlusconi due volte. Tutti ben sappiamo come è andata a finire e come lo stesso Prodi sia stato silurato e vituperato all’interno del suo schieramento.
Nel mio eterno elucubrare sulle non esaltanti cose di casa nostra, può darsi che io abbia casualmente focalizzato un punto essenziale. Ovvero l’assenza di una leadership dell’opposizione, i cui maggiori esponenti sono convinti che sia una scelta da compiere e formalizzare solo a ridosso dell’elezioni politiche. Comportandosi, nel corso dell’intera legislatura, come se si fosse ai tempi della prima Repubblica, all’insegna della litigiosità e delle lotte intestine, nonché di un esasperato frazionismo.
Per dirla in maniera spiccia e semplificativa, si dovrebbe ritornare allo spirito dell’Ulivo e magari indicare con nettezza il competitore di Berlusconi (o di Tremonti in futuro), senza fraintendimenti, finalmente latore di quel progetto politico e sociale alternativo, che molti tra noi auspicano.
Esteriormente sembra che la destra, la quale si presenta al Paese come un blocco monolitico, abbia assorbito assai meglio lo spirito del bipolarismo. Ma ciò è sempre funzionale agli interessi di Berlusconi e non mancano crepe, con “il compagno Fini” che si mette continuamente di traverso sulla strada del cavaliere. Un ulteriore tallone di Achille della destra, di cui purtroppo non si riesce ad approfittare politicamente, nella speranza mia (ultima a morire) di un diverso procedere prima del baratro. Considerando quanto già di illiberale ed anticostituzionale è presente dell’operato del governo.
Impallidisco e tremo di fronte al peso enorme delle responsabilità, che gravano sull’opposizione.
di Lino D’Antonio
Gentile Onorevole Casini,
confesso il mio limite, che è quello di non riuscire a cogliere, in alcun modo, il senso della sua azione politica di questi giorni, in vista delle imminenti elezioni regionali. Anche perché, da una rapida e superficiale lettura di questa scelta o percorso dell’UdC, ne viene una percezione assolutamente negativa.
Che cosa significa stipulare patti con i candidati fuori dalle coalizioni? La sua lodevole decisione di dividere il destino di una parte dei moderati italiani, che lei rappresenta, da quello di Berlusconi ed i suoi, i quali moderati non sono, è sicuramente una scelta di maggior chiarezza nel panorama politico italiano. Ma volendo trovare il “famoso pelo” nell’uovo, c’è da dire che lei ha impiegato lunghi anni, fino ad arrivare alla drastica decisione di non appoggiare più le criticabili scelte della destra nostrana e della Lega Nord. L’Italia (e lo affermo senza ironia) è un Paese comunque dalle mille risorse, indulgente e spesso con la memoria attutita. Per cui non è difficile rifarsi una verginità politica. Purché, nell’oggi, gli intenti siano lucidi e netti, tesi finalmente verso il bene comune e non del singolo individuo.
Data quindi, per scontata una presa d’atto diversa rispetto al passato e ad un presente confuso e preoccupante, sono convinto che la lotta a Berlusconi ed al “berlusconismo” dovrebbe svolgersi a tutto campo, nel tentativo di evitare una deriva mortale per l’Italia. Sicuramente il Presidente del Consiglio, in caso di una sua vittoria alle Regionali, caricherà queste elezioni amministrative di grande significato politico. E, se tale vittoria ci sarà, sarà anche per il suo apporto. Tra l’altro, Berlusconi non ha accantonato l’idea di candidarsi nel 2013 alla Presidenza della Repubblica e ben sappiamo come il voto delle Regioni sia importante a riguardo e come sia del tutto devastante pensare a questa carica nelle mani di un personaggio, che divide laddove si deve unificare e sprovvisto di ogni senso dello Stato.
A me sembra impossibile, e mi scusi anche velleitario, estrapolare un candidato da uno schieramento, considerarlo fine a se stesso e non parte integrante di una coalizione e di ben individuabili obiettivi. Nel caso del Lazio, limitarsi a dire che la Polverini è una brava sindacalista, per motivare la scelta di appoggiarla, appare ben poca cosa, di fronte alle grandi ambizioni di un progetto di cambiamento. Trarla fuori dalla destra, forse induce a non guardare il resto della compagnia, voluta da Berlusconi e dichiaratamente fascista.
Sentirsi le mani libere ed agire per tornaconto politico di parte è solo una furbata, con un che di ricattatorio nei confronti dei contendenti in campo di entrambi gli schieramenti. Anzi proprio all’eventuale alleato PD viene chiesta discontinuità, che invece l’UdC mostra di non avere in molte realtà del Paese.
Mi astengo da ogni valutazione approfondita sul PD, trovandolo un raggruppamento privo di sostanza politica, perso nelle secche del potere personale dei singoli leader e disposto a svendere ogni suo residuo bene ideale in cambio della “santa alleanza” con lei. Eppure, sorprendentemente esso funzionale al PdL. Come la stessa UdC. Immagino la rovina dell’intera impalcatura politica italiana, in caso di caduta di Berlusconi.
di Elio Brusco
I valori su cui si fonda il nostro paese sono trascritti e sanciti nella prima parte della Costituzione. Ciò che dice il presidente Bassolino è vero: non dobbiamo aver paura del confronto anche aspro e impopolare. Leggi tutto »
di Lino D’Antonio
Personalmente ho la sgradevole sensazione che l’azione oppositrice perseguita dal Partito Democratico di Bersani, sia altrettanto fiacca ed improduttiva come quella di Veltroni. Pur avendo votato l’attuale segretario alle primarie, forse le uniche impennate, registrate nel pantano democratico, sono da attribuire a Franceschini, che, nei mesi della sua reggenza, non ha esitato a sfidare il PdL con una qualche durezza. Leggi tutto »
di Pasquale Laudanno
Na cosa a’ vota… Certo la politica ha i suoi tempi e i suoi misteri, oggi in Campania le persone non sanno da che parte stare. Sarà la sfiducia, la politica, il modo di fare politica, o forse non si sentono rappresentati da nessuno… Leggi tutto »
di Marinella Pomarici
Caro Bassolino, ho letto la tua lettera indignata alla Repubblica, per proclamare che la tua vita di uomo politico l’hai spesa contro la camorra. Ho sempre votato a sinistra. Ma mi sono sempre sentita poco rappresentata. Leggi tutto »

