Omeopatia al governo

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22-02-2010 | 16:11
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di Lino D’Antonio

Perché vince Berlusconi? Commentatori illustri affermano che il Paese è allo sfascio, in piena regressione culturale ed economica, ripiegato su se stesso, in una bolla cristallizzata, che ne impedisce ogni crescita. Sembra impensabile che i cittadini comuni, molti tra i quali vivono il dramma del lavoro che non c’è, della precarietà, di nessuna prospettiva concreta nell’immediato, non ne siano consapevoli. Con l’aggravante che, dovunque e pubblicamente, spira un’aria da basso impero, tra corruzione e voglia esplicita di impunità. Leggi tutto »

Il genio della “razza” italiana

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24-01-2010 | 12:41
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di Lino D’Antonio

L’accademico di Francia Legouvé indirizzava il 9 giugno 1859 ad un suo amico inglese la seguente lettera: “E’ a questo popolo italiano, scelto da Dio, che noi dobbiamo tutto ciò che siamo. E’ questa nazione, l’Italia, che è stata la nostra iniziatrice, la Madre nostra. L’antichità è italiana e ci ha nutrito. Oggi poi è spettacolo affascinante il constatare che è sempre l’Italia, che dà il segnale al mondo e che apre la via alle grandi cose. Leggi tutto »

A sinistra troppi galli a cantare (e a beccarsi)

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13-01-2010 | 16:50
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di Lino D’Antonio

Allorché un comune cittadino di sinceri (e doverosi) sentimenti democratici riflette sull’attuale situazione politica e sociale dell’Italia, non riesce, pur desiderandolo ardentemente, a trovare un barlume di speranza. Un qualcosa, anche infinitesimale, che lo induca ad un pensiero certo di cambiamento nel medio termine, senza più le tracce dolorose del “berlusconismo”.

A riguardo, si è detto e scritto tanto, non trovando purtroppo soluzioni ad una situazione per tanti versi anomala per una democrazia consolidata. Per cui si corre il rischio, nel continuare a denunciare pericoli e guasti provenienti dal premierato di Berlusconi, di apparire tra coloro, che abitualmente ed inopinatamente gridano alla luna. Eppure c’è necessità di esprimersi fuori dal coro, fuori dal conformismo imperante, che paralizza l’intera società italiana. E ciò che è più agghiacciante è che gli italiani danno l’impressione di aver perduto ogni intento propositivo e di aver consegnato ormai al premier una delega senza ritorno. Se Berlusconi dà al voto dei cittadini, espresso a suo favore ed allo schieramento che presiede, il significato di un mandato illimitato, la democrazia corre seri pericoli.

In nome del popolo sovrano ogni cosa, in tal modo, diventa possibile e lecita. Lecito annullare il valore e l’azione del Parlamento. Lecito, di conseguenza, inibire gli atti politici dell’opposizione e governare dall’alto delle TV nella disponibilità governativa quasi totale. Lecito entrare in conflitto con gli altri poteri dello Stato, soprattutto la Magistratura, la Corte Costituzionale ed il Presidente della Repubblica, quale figura di garanzia e di tutela dell’unità nazionale e dell’integrità democratica.

Ogni cautela è caduta e spudoratamente tutto viene barattato e messo in discussione in relazione agli interessi esclusivi del premier. Dunque, una situazione grave, anzi preoccupantissima, che non sembra però generare il conseguente allarme in gran parte dell’opinione pubblica, messasi così inerme nelle mani di “simile uomo della Provvidenza”.

Confesso che è proprio questa abulia o non reattività a spaventarmi. Ad alimentare una sorta di mio personale scetticismo nel presente. E mi convinco sempre più che il Paese rimarrà cristallizzato per anni, anche per l’effetto di una opposizione inefficace. La quale però, (vale la pena di ricordarlo) è impegnata in una lotta impari, del tutto squilibrata con il suddetto proprietario di televisioni pubbliche e private, di giornali e di una importante fetta dell’editoria. Questo, forse dovrebbe far di più acuire l’ingegno ed indurre a fare squadra sul serio. Infatti, tanto asfittica e pesante viene avvertita la situazione italiana, quanto più l’opposizione appare priva di una vera leadership, da contrapporre a quella ormai ventennale di Berlusconi.

Nel bene e nel male, l’unico vero leader del centro-sinistra è stato Romano Prodi, che è riuscito a sconfiggere Berlusconi due volte. Tutti ben sappiamo come è andata a finire e come lo stesso Prodi sia stato silurato e vituperato all’interno del suo schieramento.

Nel mio eterno elucubrare sulle non esaltanti cose di casa nostra, può darsi che io abbia casualmente focalizzato un punto essenziale. Ovvero l’assenza di una leadership dell’opposizione, i cui maggiori esponenti sono convinti che sia una scelta da compiere e formalizzare solo a ridosso dell’elezioni politiche. Comportandosi, nel corso dell’intera legislatura, come se si fosse ai tempi della prima Repubblica, all’insegna della litigiosità e delle lotte intestine, nonché di un esasperato frazionismo.

Per dirla in maniera spiccia e semplificativa, si dovrebbe ritornare allo spirito dell’Ulivo e magari indicare con nettezza il competitore di Berlusconi (o di Tremonti in futuro), senza fraintendimenti, finalmente latore di quel progetto politico e sociale alternativo, che molti tra noi auspicano.

Esteriormente sembra che la destra, la quale si presenta al Paese come un blocco monolitico, abbia assorbito assai meglio lo spirito del bipolarismo. Ma ciò è sempre funzionale agli interessi di Berlusconi e non mancano crepe, con “il compagno Fini” che si mette continuamente di traverso sulla strada del cavaliere. Un ulteriore tallone di Achille della destra, di cui purtroppo non si riesce ad approfittare politicamente, nella speranza mia (ultima a morire) di un diverso procedere prima del baratro. Considerando quanto già di illiberale ed anticostituzionale è presente dell’operato del governo.

Impallidisco e tremo di fronte al peso enorme delle responsabilità, che gravano sull’opposizione.

L’Udc e l’equivoco del voto al candidato

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10-01-2010 | 16:35
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di Lino D’Antonio

Gentile Onorevole Casini,

confesso il mio limite, che è quello di non riuscire a cogliere, in alcun modo, il senso della sua azione politica di questi giorni, in vista delle imminenti elezioni regionali. Anche perché, da una rapida e superficiale lettura di questa scelta o percorso dell’UdC, ne viene una percezione assolutamente negativa.

Che cosa significa stipulare patti con i candidati fuori dalle coalizioni? La sua lodevole decisione di dividere il destino di una parte dei moderati italiani, che lei rappresenta, da quello di Berlusconi ed i suoi, i quali moderati non sono, è sicuramente una scelta di maggior chiarezza nel panorama politico italiano. Ma volendo trovare il “famoso pelo” nell’uovo, c’è da dire che lei ha impiegato lunghi anni, fino ad arrivare alla drastica decisione di non appoggiare più le criticabili scelte della destra nostrana e della Lega Nord. L’Italia (e lo affermo senza ironia) è un Paese comunque dalle mille risorse, indulgente e spesso con la memoria attutita. Per cui non è difficile rifarsi una verginità politica. Purché, nell’oggi, gli intenti siano lucidi e netti, tesi finalmente verso il bene comune e non del singolo individuo.

Data quindi, per scontata una presa d’atto diversa rispetto al passato e ad un presente confuso e preoccupante, sono convinto che la lotta a Berlusconi ed al “berlusconismo” dovrebbe svolgersi a tutto campo, nel tentativo di evitare una deriva mortale per l’Italia. Sicuramente il Presidente del Consiglio, in caso di una sua vittoria alle Regionali, caricherà queste elezioni amministrative di grande significato politico. E, se tale vittoria ci sarà, sarà anche per il suo apporto. Tra l’altro, Berlusconi non ha accantonato l’idea di candidarsi nel 2013 alla Presidenza della Repubblica e ben sappiamo come il voto delle Regioni sia importante a riguardo e come sia del tutto devastante pensare a questa carica nelle mani di un personaggio, che divide laddove si deve unificare e sprovvisto di ogni senso dello Stato.

A me sembra impossibile, e mi scusi anche velleitario, estrapolare un candidato da uno schieramento, considerarlo fine a se stesso e non parte integrante di una coalizione e di ben individuabili obiettivi. Nel caso del Lazio, limitarsi a dire che la Polverini è una brava sindacalista, per motivare la scelta di appoggiarla, appare ben poca cosa, di fronte alle grandi ambizioni di un progetto di cambiamento. Trarla fuori dalla destra, forse induce a non guardare il resto della compagnia, voluta da Berlusconi e dichiaratamente fascista.

Sentirsi le mani libere ed agire per tornaconto politico di parte è solo una furbata, con un che di ricattatorio nei confronti dei contendenti in campo di entrambi gli schieramenti. Anzi proprio all’eventuale alleato PD viene chiesta discontinuità, che invece l’UdC mostra di non avere in molte realtà del Paese.

Mi astengo da ogni valutazione approfondita sul PD, trovandolo un raggruppamento privo di sostanza politica, perso nelle secche del potere personale dei singoli leader e disposto a svendere ogni suo residuo bene ideale in cambio della “santa alleanza” con lei. Eppure, sorprendentemente esso funzionale al PdL. Come la stessa UdC. Immagino la rovina dell’intera impalcatura politica italiana, in caso di caduta di Berlusconi.

Il Partito democratico e la sindrome dell’antiberlusconismo

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10-12-2009 | 11:55
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di Lino D’Antonio

Personalmente ho la sgradevole sensazione che l’azione oppositrice perseguita dal Partito Democratico di Bersani, sia altrettanto fiacca ed improduttiva come quella di Veltroni. Pur avendo votato l’attuale segretario alle primarie, forse le uniche impennate, registrate nel pantano democratico, sono da attribuire a Franceschini, che, nei mesi della sua reggenza, non ha esitato a sfidare il PdL con una qualche durezza. Leggi tutto »

La violenza delle “cartelle”

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06-10-2009 | 11:18
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di Attilio Monfregola

Berlusconi inventa chiacchiere e regala miliardi in sanatoria a delinquenti, imbroglioni, intrallazzieri e parassiti che hanno preso sfruttando la povera gente, falsificando e facendo pagare i servizi di cui hanno goduto ai meno abbienti. Le tasse ai redditi fissi, il reddito a loro. Leggi tutto »

La Cei ha parlato chiaro

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06-10-2009 | 09:24
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di Nicola Castaldo 

Il cardinale Bagnsco ha parlato. E lo ha fatto senza giri di parole. Un richiamo espicito ad onorare il mandato avuto da questa maggioranza dagli elettori con con sobrietà e misura. E’ un incipit più liturgico che sostanziale, ma che serve a spegare all’uomo della ” provvidenza” che la socialità, la moralità e l’etica non potrà più essere un aspetto secondario della politica. Se il premier ha orecchie è meglio che intenda. La chiesa non sarà più disponibile a sacrificare i suoi uomini invano. Il governo questa volta non creda questa volta di passarla liscia.

Un solo astro a destra e i pericoli per la democrazia

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26-09-2009 | 13:11
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di Lino D’Antonio

Di solito, quando nel nostro Paese si disserta intorno alla destra berlusconiana ed ex missina, così atipica rispetto a tutte le altre destre europee, si ricorre ad elucubrazioni raffinate. Come se ci si trovasse in presenza di tanti, novelli Mazarino e Richelieu, capaci essi solo di elaborare strategie politiche, tali da passare in modo imperituro alla storia. Ed in grado di spuntare tutte le armi delle opposizioni. Tanto da scoraggiarne per intero l’azione e l’incisività politica. Leggi tutto »

Englaro, il premier e il doppiopesismo della Chiesa

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10-09-2009 | 16:18
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di Lino D’Antonio

Credo che l’evento mediatico più rilevante di questa estate 2009 sia stata la querelle Feltri – Boffo. Vicenda, che, tra l’altro si è ammantata di giallo, rimanendo sconosciute fino ad adesso le reali motivazioni, che hanno spinto il neo – direttore de “Il Giornale”, nella disponibilità proprietaria della famiglia Berlusconi, ad attaccare in maniera così frontale il quotidiano dei vescovi, nella persona del suo direttore e rimangono ignoti anche i veri obiettivi dell’attacco. Solo supposizioni a riguardo e se trattasi in primis di una guerra intestina e fratricida all’interno della stessa Chiesa.

Appare limitativo propendere solo per una spedizione punitiva di Feltri nei confronti di un improbabile moralizzatore. Ma forse il tutto, a partire dalle invettive de “Il Giornale” contro Dino Boffo e Gianfranco Fini, considerando anche la faccia truce (terribile nel suo livore mal represso) esibita da Berlusconi in questi giorni, fa parte di una strategia più articolata e complessa, da scontro finale contro singole personalità ed istituzioni. Perché corposi indizi ed indiscrezioni parlano di un autunno non foriero di buone nuove per il cavaliere.

I “pompieri” del PdL, più precisamente coloro, che con invidiabile ed eroico spirito di servizio (Cicchitto, Bonaiuti, Gianni Letta, Capezzone, Quagliariello, Gasparri ecc.), gettano acqua sulle dichiarazioni spesso esplosive del Primo Ministro, informano il popolo anelante che i rapporti tra Chiesa e governo di destra sono eccellenti. Nonostante i notori fatti accaduti.

Sono affermazioni da ben ponderare e rintuzzare. Infatti quanto può durare e risultare credibile l’eterno ritornello: “Tutto va bene, madama la marchesa”, propinato ad un Paese, che intimamente si disprezza, ritenendolo molto poco avvertito. Tale da essere ben bene educato nei modi e nei valori del berlusconismo.

Visto che la “vigente serenità” dopo la burrasca, viene segnalata anche da “L’Osservatore Romano” c’è il sospetto corposo che un proficuo scambio di favori sia il migliore dei modi per seppellire ogni diatriba. Con la cessazione da parte della Chiesa di ogni giudizio sulle deplorevoli abitudini sessuali del Primo Ministro e con la concessione a quest’ultimo dell’ennesima indulgenza plenaria, in cambio di una ricca contropartita ( testamento biologico e fondi per la scuola privata).

Se la mano di Feltri è stata armata anche da qualcuno, che porta avanti una guerra tra la Conferenza Episcopale e la Nunziatura di Stato Vaticana, l’avvertimento è servito. E che la controversia ritorni sotto la rassicurante coltre di Santa Madre Chiesa e con consolidate alleanze nelle fila della destra.

Senso di realtà e di logica elementare suggerirebbe invece che un baratro si è aperto tra Stato e Chiesa, proprio per colpa di Berlusconi, dei suoi sodali e dei media di sua proprietà. A causa del suo comportamento libertino, “di utilizzatore finale”, contrario alla morale cristiana e ciò fa il paio con le leggi liberticide e xenofobe, pensate ed applicate insieme a Bossi, lontanissime dall’insegnamento evangelico.

Ma forse sto pensando ad una Chiesa di base e non a quella potente delle gerarchie. La quale si affanna ad affermare di non poter condannare apertamente, ma questa è un’incauta affermazione, anche mendace, se solo si pensa a come è stato “lapidato” nella pubblica piazza, proprio dalla Chiesa, Beppino Englaro. E quali e quanti siano stati i boatos ecclesiali contro le leggi di minima civiltà, proposte dal governo Prodi. E quanto tiepide e labili le doverose critiche di molti prelati verso l’operato troppo spesso sciagurato del governo in carica. Non ci sarebbe stata nemmeno la prudentissima reprimenda dell’ Avvenire e del suo direttore Boffo verso Berlusconi, se le critiche non fossero state mosse dalle tante lettere di protesta di onesti parroci e credenti indignati.

Sostanzialmente ci troviamo in presenza della Chiesa di sempre: quella dei due pesi e delle due misure e della doppia morale, secondo gli opportunismi del momento. Anche se questi ultimi stridono con il suo insegnamento. Per poi, tra un cinquantennio, dolersi e cospargersi il capo di cenere, per aver contribuito, per sete di maggior potere, al decadimento ed imbarbarimento dell’Italia.

Di giallo si tinge anche la presunta intervista rilasciata dal dimissionario (o dimissionato?) Boffo al settimanale “Chi”, di proprietà berlusconiana.

Intervista rilasciata. Intervista non rilasciata. Tra smentite e conferme il rebus è ininfluente. Infatti, non dalle parole attribuite all’ormai ex direttore, ma da tutto l’andamento dell’Avvenire e della linea editoriale perseguita per anni, ben si comprende, in maniera netta che il foglio dei vescovi è sempre stato filo – berlusconiano. Questo va a smentire la vantata equidistanza dei vertici vaticani ed accredita invece un rapporto fedele e continuo con la destra al governo.

Se si segue il filo del mio ragionamento ed in qualche modo lo si condivide, anche questa presa di posizione del clero non desta meraviglia ed appare quasi fatto ovvio e scontato, in uno scenario sociale e politico siffatto. Ma non implica in automatico che il cittadino comune debba continuare ad essere imbonito, oltre il consentito. E che sia proibito pensare che l’azione pastorale abbia perduto ormai gran parte della sua incisività e valenza presso i fedeli.

Nella presunta intervista, Boffo afferma di essere stato con convinzione berlusconiano, in quanto ritenutosi sempre intrinsecamente moderato e di essere per tale motivo del tutto disorientato, anzi esterefatto per l’attacco ricevuto da Feltri. Un fuoco amico dunque, del tutto inaspettato. Tale da fargli quasi pronunciare un personale: “Tu quoque Berluscone fili mi”.

C’è da trasecolare a simili affermazioni, provenienti da un cattolico militante, fino a poco tempo fa investito da responsabilità di peso. Il fatto è che Berlusconi è riuscito anche nel miracolo di dare nuovo corso alla lingua italiana. Nel senso di stravolgere nel profondo il significato di attributi e sostantivi.

Allorché il Presidente del Consiglio, nonostante fatti gravissimi ed inconfutabili, viene avvertito e quindi indicato dalla Chiesa Cattolica come “persona moderata”, è chiaro che niente è più come prima. E si è alla presenza di un completo ribaltamento della realtà. O di un ulteriore miracolo, da parte “dell’uomo della Provvidenza”, che inverte ogni punto di riferimento e fa in modo che il bene diventi male e viceversa.

Una notizia positiva di queste ore è che l’Onorevole Di Pietro ha presentato a Monza un esposto, per fare chiarezza sulla vicenda “Avvenire” – “Il Giornale”.

Di questo chiarimento c’è un assoluto bisogno per le sorti della democrazia e di noi tutti. Non certo di ulteriori ambiguità, ammiccamenti, messaggi trasversali, compromissioni, retro pensieri, lotte intestine e scandali di varia natura. Che tra l’altro sono come nebbia, che avviluppa ed occulta i reali, drammatici problemi italiani, invece di pensare a come risolverli.

Lo Stato e tante coscienze non sono di proprietà di Berlusconi, intenzionato per i propri fini, a fare terra bruciata delle Istituzioni. E la Chiesa non può pensare che, tramite il consenso di un governo ad essa compiacente, possa opzionare lo Stato laico e sovrano per i propri opportunismi ed a discapito degli ideali cristiani.

Appello per la libera informazione

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10-09-2009 | 12:26
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di Francesco Donzelli*

Il linciaggio mediatico ai danni dell’ormai ex direttore dell’Avvenire Boffo e l’azione legale ai danni dei quotidiani la Repubblica e l’Unità, gettano una luce inquietante sulle condizioni sempre più approssimative della nostra democrazia. Leggi tutto »

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