di Lino D’Antonio
Credo che l’evento mediatico più rilevante di questa estate 2009 sia stata la querelle Feltri – Boffo. Vicenda, che, tra l’altro si è ammantata di giallo, rimanendo sconosciute fino ad adesso le reali motivazioni, che hanno spinto il neo – direttore de “Il Giornale”, nella disponibilità proprietaria della famiglia Berlusconi, ad attaccare in maniera così frontale il quotidiano dei vescovi, nella persona del suo direttore e rimangono ignoti anche i veri obiettivi dell’attacco. Solo supposizioni a riguardo e se trattasi in primis di una guerra intestina e fratricida all’interno della stessa Chiesa.
Appare limitativo propendere solo per una spedizione punitiva di Feltri nei confronti di un improbabile moralizzatore. Ma forse il tutto, a partire dalle invettive de “Il Giornale” contro Dino Boffo e Gianfranco Fini, considerando anche la faccia truce (terribile nel suo livore mal represso) esibita da Berlusconi in questi giorni, fa parte di una strategia più articolata e complessa, da scontro finale contro singole personalità ed istituzioni. Perché corposi indizi ed indiscrezioni parlano di un autunno non foriero di buone nuove per il cavaliere.
I “pompieri” del PdL, più precisamente coloro, che con invidiabile ed eroico spirito di servizio (Cicchitto, Bonaiuti, Gianni Letta, Capezzone, Quagliariello, Gasparri ecc.), gettano acqua sulle dichiarazioni spesso esplosive del Primo Ministro, informano il popolo anelante che i rapporti tra Chiesa e governo di destra sono eccellenti. Nonostante i notori fatti accaduti.
Sono affermazioni da ben ponderare e rintuzzare. Infatti quanto può durare e risultare credibile l’eterno ritornello: “Tutto va bene, madama la marchesa”, propinato ad un Paese, che intimamente si disprezza, ritenendolo molto poco avvertito. Tale da essere ben bene educato nei modi e nei valori del berlusconismo.
Visto che la “vigente serenità” dopo la burrasca, viene segnalata anche da “L’Osservatore Romano” c’è il sospetto corposo che un proficuo scambio di favori sia il migliore dei modi per seppellire ogni diatriba. Con la cessazione da parte della Chiesa di ogni giudizio sulle deplorevoli abitudini sessuali del Primo Ministro e con la concessione a quest’ultimo dell’ennesima indulgenza plenaria, in cambio di una ricca contropartita ( testamento biologico e fondi per la scuola privata).
Se la mano di Feltri è stata armata anche da qualcuno, che porta avanti una guerra tra la Conferenza Episcopale e la Nunziatura di Stato Vaticana, l’avvertimento è servito. E che la controversia ritorni sotto la rassicurante coltre di Santa Madre Chiesa e con consolidate alleanze nelle fila della destra.
Senso di realtà e di logica elementare suggerirebbe invece che un baratro si è aperto tra Stato e Chiesa, proprio per colpa di Berlusconi, dei suoi sodali e dei media di sua proprietà. A causa del suo comportamento libertino, “di utilizzatore finale”, contrario alla morale cristiana e ciò fa il paio con le leggi liberticide e xenofobe, pensate ed applicate insieme a Bossi, lontanissime dall’insegnamento evangelico.
Ma forse sto pensando ad una Chiesa di base e non a quella potente delle gerarchie. La quale si affanna ad affermare di non poter condannare apertamente, ma questa è un’incauta affermazione, anche mendace, se solo si pensa a come è stato “lapidato” nella pubblica piazza, proprio dalla Chiesa, Beppino Englaro. E quali e quanti siano stati i boatos ecclesiali contro le leggi di minima civiltà, proposte dal governo Prodi. E quanto tiepide e labili le doverose critiche di molti prelati verso l’operato troppo spesso sciagurato del governo in carica. Non ci sarebbe stata nemmeno la prudentissima reprimenda dell’ Avvenire e del suo direttore Boffo verso Berlusconi, se le critiche non fossero state mosse dalle tante lettere di protesta di onesti parroci e credenti indignati.
Sostanzialmente ci troviamo in presenza della Chiesa di sempre: quella dei due pesi e delle due misure e della doppia morale, secondo gli opportunismi del momento. Anche se questi ultimi stridono con il suo insegnamento. Per poi, tra un cinquantennio, dolersi e cospargersi il capo di cenere, per aver contribuito, per sete di maggior potere, al decadimento ed imbarbarimento dell’Italia.
Di giallo si tinge anche la presunta intervista rilasciata dal dimissionario (o dimissionato?) Boffo al settimanale “Chi”, di proprietà berlusconiana.
Intervista rilasciata. Intervista non rilasciata. Tra smentite e conferme il rebus è ininfluente. Infatti, non dalle parole attribuite all’ormai ex direttore, ma da tutto l’andamento dell’Avvenire e della linea editoriale perseguita per anni, ben si comprende, in maniera netta che il foglio dei vescovi è sempre stato filo – berlusconiano. Questo va a smentire la vantata equidistanza dei vertici vaticani ed accredita invece un rapporto fedele e continuo con la destra al governo.
Se si segue il filo del mio ragionamento ed in qualche modo lo si condivide, anche questa presa di posizione del clero non desta meraviglia ed appare quasi fatto ovvio e scontato, in uno scenario sociale e politico siffatto. Ma non implica in automatico che il cittadino comune debba continuare ad essere imbonito, oltre il consentito. E che sia proibito pensare che l’azione pastorale abbia perduto ormai gran parte della sua incisività e valenza presso i fedeli.
Nella presunta intervista, Boffo afferma di essere stato con convinzione berlusconiano, in quanto ritenutosi sempre intrinsecamente moderato e di essere per tale motivo del tutto disorientato, anzi esterefatto per l’attacco ricevuto da Feltri. Un fuoco amico dunque, del tutto inaspettato. Tale da fargli quasi pronunciare un personale: “Tu quoque Berluscone fili mi”.
C’è da trasecolare a simili affermazioni, provenienti da un cattolico militante, fino a poco tempo fa investito da responsabilità di peso. Il fatto è che Berlusconi è riuscito anche nel miracolo di dare nuovo corso alla lingua italiana. Nel senso di stravolgere nel profondo il significato di attributi e sostantivi.
Allorché il Presidente del Consiglio, nonostante fatti gravissimi ed inconfutabili, viene avvertito e quindi indicato dalla Chiesa Cattolica come “persona moderata”, è chiaro che niente è più come prima. E si è alla presenza di un completo ribaltamento della realtà. O di un ulteriore miracolo, da parte “dell’uomo della Provvidenza”, che inverte ogni punto di riferimento e fa in modo che il bene diventi male e viceversa.
Una notizia positiva di queste ore è che l’Onorevole Di Pietro ha presentato a Monza un esposto, per fare chiarezza sulla vicenda “Avvenire” – “Il Giornale”.
Di questo chiarimento c’è un assoluto bisogno per le sorti della democrazia e di noi tutti. Non certo di ulteriori ambiguità, ammiccamenti, messaggi trasversali, compromissioni, retro pensieri, lotte intestine e scandali di varia natura. Che tra l’altro sono come nebbia, che avviluppa ed occulta i reali, drammatici problemi italiani, invece di pensare a come risolverli.
Lo Stato e tante coscienze non sono di proprietà di Berlusconi, intenzionato per i propri fini, a fare terra bruciata delle Istituzioni. E la Chiesa non può pensare che, tramite il consenso di un governo ad essa compiacente, possa opzionare lo Stato laico e sovrano per i propri opportunismi ed a discapito degli ideali cristiani.