di Salvatore Larghi
Carissimo presidente Bassolino, trovo finalmente il modo adatto per scriverle questa nota. Tengo a precisare che sono un suo “assiduo” elettore dai tempi non del rinascimento napoletano, ma da quelli della “banda dei quattro” (si ricorda questa frase)? Ebbe modo di pronunciarla lei in un suo intervento, quando seguiva, nell’allora Pci, una perfetta linea ingraiana. Voglio esonerarmi dal discutere dei tremila problemi che la investono negli ultimi tempi (anche se ci tengo a ricordare che un sindaco come lei Napoli non l’ha mai avuto), per focalizzare l’attenzione di questa missiva su un punto importante. Sono da sempre uomo di sinistra, ma col passare del tempo in me è cresciuto l’istinto meridionalista.
Lungi dallo spostarmi a destra col mio pensiero politico, ho molte volte idealizzato un’unione delle regioni del Sud con a capo Antonio Bassolino. Ero certo, come lo sono ancora, che lei avrebbe saputo tenere insieme le esigenze e le territorialità del Mezzogiorno d’Italia; ero sicuro che si sarebbe misurato a muso duro col governo romano ogni qualvolta il Sud ne avesse avuto bisogno. Che bel sogno vero? Antonio Bassolino, governatore della macroregione sudista!
Perchè questa occasione mancata? Perchè non ha sentito mai la necessità di sentirsi un tantino separatista e campanilista? Non crede che un comportamento più spiccatamente, ma sì diciamolo pure “secessionista”, avrebbe avvicinato di più la sua parabola politica alle vere problematiche di un Sud dimenticato? Lei lo sa bene, caro presidente, che a Roma non ci pensano proprio, per non parlare poi del Nord, che ci sbeffeggia e ci tratta da perecottari.
Certo lo so, lei pensa che io idealizzi un novello Masaniello, ma ci tengo a precisare che il mio ideale storico di riferimento è la poco vissuta Repubblica Partenopea, senza rischio neo-borbonico però. Ecco, ho terminato. Ci tenevo a dirle questa cosa e ci terrei (molto) a sapere come lei si sarebbe visto nei panni di “Caudillo del Sud”. Per me resti uno buono! Saluti sudisti.

