19 marzo 1994

A.B.
03-08-2009 | 17:33
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L’esempio e la memoria di Don Diana sono un patrimonio collettivo della coscienza civile del nostro Paese che dobbiamo tutelare e difendere, sempre, in ogni momento. Non scorderò mai quel 19 marzo 1994. La notizia dell’omicidio di Don Diana mi colpì e mi addolorò profondamente. Ero stato tante volte a Casal di Principe e in alcune occasioni ero stato apertamente minacciato. Lasciai subito Palazzo San Giacomo per andare a Casal di Principe. Arrivai tra i primi, con la fascia tricolore. Insieme a me arrivarono tanti altri sindaci, rappresentanti di associazioni, forze politiche e sindacali, cittadini. Perché Don Diana era un simbolo di noi tutti, il segno tangibile della fede e della legalità che operava ogni giorno in mezzo a chi aveva bisogno. Quanta rabbia, quel 19 marzo. Rabbia e senso profondo di impotenza di fronte a una grande ingiustizia. Sono passati diversi anni, e nella zona di confine tra Napoli e Caserta la situazione è ancora molto difficile. Ci sono stati tanti passi in avanti e sempre più frequenti negli ultimi anni. Ma la strada è ancora lunga, perché qui si combatte una guerra quotidiana tra forze dello Stato e della criminalità organizzata.

Alcuni mesi fa, col ministro Maroni, abbiamo inaugurato nel centro di Casal di Principe un teatro della legalità. Un tempo era un bene di Sandokan, oggi è un luogo di aggregazione e cultura aperto a tutti. Proprio lì abbiamo firmato un importante protocollo, sempre con Maroni, per rendere più veloce la conversione dei beni confiscati alla camorra. E’ stato il primo provvedimento in Italia di questo tipo e l’abbiamo voluto intitolare proprio a Don Peppe. C’erano anche i suoi genitori in sala quel giorno. Quanta commozione quando ascoltammo alcuni passi di “Per amore del mio popolo non tacerò”, il manifesto anticamorra scritto da Don Diana nel 1991: “La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”.

In questi giorni, Roberto Saviano ha ricordato a tutti la figura e il valore di Don Peppe Diana rispondendo a Gaetano Pecorella che metteva in discussione la matrice camorristica del suo omicidio. Io penso che Don Peppe Diana sia due volte un eroe, della Chiesa e dello Stato, così come attestano numerose sentenze. Oggi non c’è iniziativa per la legalità in quelle terre che non porti il nome di Don Diana. Che ricordiamo sempre con immenso affetto, e che è il simbolo più prezioso della lotta contro la camorra che tanti e tanti – Stato, forze dell’ordine, magistratura, istituzioni locali, forze politiche, associative e sindacali – portano avanti ogni giorno per il futuro della propria terra.

Il Napoli sotto tiro, idem per la città

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07-11-2008 | 18:43
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di Roberto Brunese

Sono un cittadino italiano residente all’estero, precisamente a Los Angeles, da oltre un trentennio, ma seguo con molta attenzione ciò che avviene nel nostro Paese, dalla politica al calcio. E proprio rimanendo in ambito calcistico, mi ha colpito la decisione del ministro degli Interni di punire in modo esemplare la squadra del Napoli dopo gli incidenti di Roma e di soprassedere per quanto riguarda gli incidenti a margine di Siena/Roma e Bologna/Juventus, gara quest’ultima, che, tra l’altro, ha visto il grave ferimento di un tifoso juventino, ridotto in fin di vita. Leggi tutto »

Rom, fare presto per il nuovo campo

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14-07-2008 | 20:10
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di Mario Pesce

Il Parlamento europeo condanna il governo italiano per la schedatura dei rom e accusa il nostro paese di discriminazione razziale. Il provvedimento è stato motivato qui da noi con la “grave emergenza sociale” in relazione ai campi nomadi. Leggi tutto »

Italia, un paese impermeabile

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02-07-2008 | 12:49
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di Lino d’Antonio

Se qualcuno mi intervistasse intorno alla scelta di un aggettivo per definire come è oggi questo nostro Paese, istintivamente mi verrebbe da dire: “L’Italia è un Paese impermeabile”. Questa definizione perché tutto sembra scivolare sulla pelle della gente in una colpevolissima indifferenza, se non addirittura tra il plauso ed il consenso per scelte ed eventi non edificanti. Leggi tutto »

Costruire la convivenza

A.B.
28-05-2008 | 19:23
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Oggi a Ponticelli qualche delinquente ha incendiato uno dei campi rom risparmiati dalle fiamme dei giorni scorsi. Ancora una volta siamo chiamati tutti a fare i conti con un’esplosione di intolleranza gravissima, che dopo tante giuste polemiche e denunce, e dopo anche assurde giustificazioni, continua a covare sotto la cenere di quei roghi.

Innanzitutto dobbiamo impegnarci per evitare che si scateni nuovamente quella violenza. Dopo gli attacchi e la fuga dei nomadi da Ponticelli, rischiamo infatti di vedere quelle tensioni trasferirsi in altre zone della città, magari già afflitte da situazioni di degrado.

Per questo, subito dopo gli incendi, la Regione ha convocato un tavolo a cui, oltre a rappresentanti della Prefettura, del Comune e della VI Municipalità, partecipano Opera Nomadi, Sant’Egidio, Caritas, da tempo in prima linea per costruire una convivenza più giusta tra cittadini italiani e minoranze straniere. Abbiamo dato il via a interventi speciali per ripristinare un quadro igienico-sanitario accettabile in punti ritenuti nevralgici, impiegando anche mezzi della protezione civile regionale.

Per trovare risposte adeguate alla questione l’assessorato alle Politiche Sociali ha attivato due gruppi di lavoro, uno per le problematiche logistiche, uno per quelle giuridiche. Da un lato si tratta di individuare aree o strutture disponibili per accogliere gli insediamenti in modo dignitoso. Dall’altro vanno sostenuti legalmente, prima di tutto, coloro che giungono qui da Paesi in cui sono oggetto di discriminazione e persecuzione.

Bisogna fare in fretta e collaborare per garantire accoglienza e sicurezza. Ne ho parlato oggi col ministro Maroni, che mi ha telefonato per uno scambio di informazioni e di idee in relazione alla prossima ordinanza di Protezione Civile che nomina il prefetto Pansa commissario ai Rom.

Per andare avanti in modo giusto, accanto alle attività del Commissariato, saranno indispensabili politiche attive del Governo e di tutte le istituzioni locali, iniziative delle associazioni e del volontariato, un forte investimento sulla scuola come grande luogo di dialogo e di inclusione.

Un luogo in cui i nostri figli costruiscano assieme ai figli dei cittadini immigrati e, sempre di più, assieme ai figli dei Rom una società più aperta e consapevole di quella in cui viviamo noi.

Negli occhi, infatti, scorrono ancora le immagini dei bambini Rom spaventati davanti alle fiamme, i loro volti impauriti e, per contrappunto, le brutte facce rabbiose ed invasate di teppisti e di camorristi che infierivano sugli accampamenti. Quelle immagini tolgono il respiro. Facciamo in modo che non accada mai più