Dalla Campania un contributo alle riforme

A.B.
07-04-2010 | 16:18
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Voglio fare ancora qualche considerazione sulle ultime elezioni regionali. La nuova legge elettorale della Campania mi pare che abbia funzionato molto bene, raggiungendo il fondamentale obiettivo di incrementare in modo consistente la rappresentanza femminile in Consiglio Regionale. È davvero una svolta. Sono ben 14 le donne elette, tutte indicate direttamente dai cittadini. È un risultato di gran lunga migliore delle altre regioni (dove si vota con altre leggi), ed è stato ottenuto, per di più, abolendo il listino e senza aumentare il numero di poltrone e seggi. La nuova assemblea ha, infatti, mantenuto il numero di 60 consiglieri, posizionando la Campania tra le regioni più virtuose nel rapporto tra elettori ed eletti. In altre regioni, sono, invece, pochissime le donne elette ed è stato aumentato, a volte di molto, il numero dei consiglieri.

Con la nuova legge elettorale abbiamo dimostrato che si possono fare riforme buone ed utili, senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini. È un fatto molto importante, proprio ora che a livello nazionale si torna a discutere di riforme istituzionali. Certamente, ai primi posti in agenda, deve esserci una nuova legge elettorale che ridia ai cittadini più potere nell’eleggere i propri rappresentanti in Parlamento, diminuendo il potere centralistico dei partiti e incentivando allo stesso tempo la rappresentanza femminile. Le norme che abbiamo sperimentato con successo in Campania possono essere un riferimento utile per modificare la legge elettorale nazionale esattamente in questa direzione.

Un’architettura dello Stato più moderna e funzionante può essere uno strumento essenziale anche per fare le riforme economiche e sociali che sono la vera priorità per l’Italia, in particolare per il Mezzogiorno. Abbiamo bisogno di un Paese socialmente ed economicamente più mobile e più aperto rispetto all’Italia degli ultimi quindici anni, ma anche di istituzioni che funzionino e di una presenza forte dello Stato, in particolare nella lotta alla criminalità e nella tutela dei più deboli. Un welfare moderno, una riforma degli incentivi e della giustizia civile e penale: si sente il bisogno di una svolta che, per impatto, sia paragonabile a quella fatta negli Usa da Obama nella sanità.  Per questo è importante che, attraverso le sue migliori energie, il Sud faccia sentire la propria voce. La classe dirigente del Mezzogiorno non può essere spettatrice di questa partita, ma deve porsi in maniera propositiva sul terreno delle riforme, valorizzando quanto di buono è stato fatto in questi anni. In primo luogo, a partire dalle tante esperienze nei governi locali, spesso poco considerati e ascoltati a Roma, ma che, invece, sono ricchi di buone pratiche e di iniziative molto innovative, come la legge elettorale della Campania.

In questo modo, reclamando diritti, ma assumendosi anche le sue responsabilità, il Sud può riconquistare centralità a livello nazionale e ritornare ad essere la priorità per l’intero Paese.

Ben tornato Presidente

A.B.
01-01-2010 | 12:07
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Subito dopo il suo discorso agli italiani, ho fatto al presidente Napolitano i più forti complimenti e ringraziamenti per la carica civile e morale che ha saputo trasmettere a tutti. Lavoratori, giovani e Mezzogiorno sono stati il cuore del messaggio. Un giusto ancoraggio alla realtà, ai problemi veri dell’Italia reale evitando così quel rischio politicista che è, di questi tempi, così forte.

Migliori opportunità di lavoro e nuove tutele per i precari, maggiori spazi per i nostri giovani, una più alta quantità e qualità dello sviluppo e della crescita del Mezzogiorno sono le basi su cui bisogna costruire un’Italia più giusta e più coesa. La crisi, ancora seria e preoccupante soprattutto sul versante dell’occupazione, dev’essere l’occasione per rimettere in moto e far crescere nella maniera giusta il nostro paese, troppo fermo e bloccato negli ultimi quindici anni.

“A tal fine ci sono riforme e scelte da non rinviare”, dice il presidente Napolitano, facendo riferimento alla riforma degli ammortizzatori sociali, alla riforma fiscale e, poi, alle riforme istituzionali per avere uno stato più moderno e più giusto che sia anzitutto dalla parte dei giovani, dei precari, delle famiglie e dei lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi. Le istituzioni, le forze sociali, civili e politiche devono raccogliere il forte appello del presidente Napolitano. Il 2010 dev’essere l’anno di riforme condivise. Quelle riforme sociali, economiche ed istituzionali di cui l’Italia ha bisogno. Questo è anche il nostro auspicio e il nostro impegno.

Ben tornato a Napoli, signor Presidente, e buon soggiorno nella sua e nella nostra città che in questi giorni è ricca di iniziative culturali e richiama tanti visitatori italiani e stranieri.