A proposito di gabbie…

A.B.
05-08-2009 | 16:10
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Il ministro Calderoli – ministro, è bene ricordarlo, di tutti gli Italiani – prendendo spunto da un’analisi di Bankitalia secondo cui la vita al Sud costa meno che al Nord, ha rilanciato il dibattito sulle gabbie salariali. Specificando oggi che la Lega non vuole le gabbie, ma “buste paga parametrate al costo della vita”.

Vorrei rassicurare Calderoli e chi la pensa come lui: gli stipendi di chi lavora nel mezzogiorno sono già rapportati al reale costo della vita, nel senso che sono più bassi di quelli del centronord. Ad esempio: il reddito medio procapite di un campano è di 16.300 euro,  la metà di quello di un lombardo. Il differenziale è dovuto in gran parte alle indennità accessorie e ai superminimi che da noi sono inferiori. Senza parlare dei tanti che lavorano in nero, senza garanzie contrattuali e contributive. Inoltre, diversamente che al Nord, le famiglie meridionali sono spesso monoreddito.

 Per farla breve: nel Sud alcuni costi sono più bassi perché c’è molta meno ricchezza. Lo certifica l’Istat: nel mezzogiorno la povertà relativa è cinque volte maggiore che nel resto del Paese. Il rapporto Bankitalia, che va letto per intero, rilancia con chiarezza un tema che abbiamo sollevato da tempo: il Mezzogiorno sta attraversando una fase difficilissima e serve subito una rivoluzione copernicana nelle politiche nazionali per far ripartire lo sviluppo.

“Nel disinteresse delle politiche generali – sostiene Bankitalia – immaginare che la politica regionale possa risolvere da sola i problemi del Mezzogiorno è a dir poco velleitario“. Il mancato sviluppo del Sud è “un aspetto dell’insuccesso complessivo della politica economica italiana nell’ultimo quindicennio, di cui il ristagno della crescita e della produttività costituisce, al Nord e a Sud, il sintomo economico più evidente”. Il governo deve dunque puntare su “istruzione, sicurezza, innovazione, per dare sicuramente frutti nel medio periodo”. E impegnarsi a fondo per contrastare la criminalità organizzata che “altera le condizioni di concorrenza e si infiltra nelle amministrazioni pubbliche accrescendo i costi per la collettività”.

Questi sono i problemi che frenano lo sviluppo del Sud. Problemi che – pur tra limiti e contraddizioni – cerchiamo di affrontare giorno dopo giorno. Ma è chiaro che le Regioni da sole non bastano. Dal governo, al momento, sentiamo parlare di assegnazione di fondi già dovuti, di nuove Casmez, e ora di gabbie salariali. Sono misure che non servono per dare una svolta al Sud e all’intero Paese. Più giusto, da parte del governo, sarebbe impegnarsi per trovare regole condivise con tutte le forze sociali e i soggetti interessati sui livelli di contrattazione nazionale, aziendale e territoriale. Bisogna cambiare rotta. Ci stiamo avviando verso uno stato federale. Può essere un rischio, oppure una grande opportunità. Il rischio è che localismi esasperati, razzismo,  frammentazioni possano frenare del tutto la crescita sociale ed economica del Paese. L’opportunità invece è trovare un modo nuovo di unire l’Italia, mettendo assieme le migliori energie produttive del nord, del centro e del sud. Noi lavoriamo per questo, per un Paese più coeso, e per un mezzogiorno più produttivo e più civile.

Mutuo casa: pessimisti no, realisti sì

Utenti
13-11-2008 | 20:23
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di Edoardo Merenda

Sono il responsabile per i mutui del gruppo bancario inglese Barclays e ho letto con interesse il post del 3 Novembre relativo alla difficoltà dell’amico Peppe di Salerno ad ottenere un prestito. Mi dico interessato, non tanto per il fatto che lui, come altri giovani, non sono riusciti ad ottenere il mutuo dalla loro banca, ma perché si lamentano con il politico di turno per avere quello che il mercato non offre facilmente. In pratica è come protestare contro il governo perché interceda su una azienda privata per garantire disponibilità del bene a chi non può permetterselo. Leggi tutto »

Società opulenta e mancanza di cibo

Utenti
13-04-2008 | 13:26
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di E.L.

L’articolo di Romano Prodi nel giorno delle elezioni politiche è un richiamo solenne indirizzato a tutte le economie dei paesi più industrializzati ed a coloroche ne hanno la responsabilità della guida politica. La “Societa opulenta” è il titolo di un testo di Galbraith studiato anni fa durante il corso di economia alla Partenope. Il prof era D’Antonio.
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