di Paola Nugnes
Come risovere la situazione senza megadiscariche ed inceneritori? Facile: 1) mettere in funzione tutti gli impianti già presenti sul territorio; tra i 7 impianti di tmb con relative linee di compostaggio (pronti in un mese), discariche pronte (vedi Ganapini), tritovagliatori e compattatori, impianti di compostaggio inutilizzati (la provincia di Caserta, per esempio, ha fatto un censimento e ha riscontrato una capacità di smaltimento pari al 130% della sua produzione);
2) sbloccati i fondi per gli impianti di compostaggio (100.000.000) di euro, attivarli subito, in sei mesi;
3) isole ecologiche con laboratori del recupero ed annessi mercatini;
4) prevedere con provvedimenti opportuni la riduzione degli imballaggi;
5) superare la privativa dei Comuni per la raccolta differenziata; con la provincializzazione ciò accadrà e si potrà permettere ai Comuni di sottoscrivere convenzioni con le aziende di riciclo che a loro volta potranno servirsi di cooperative private per la raccolta, sul “modello torinese” (Cartesio);
6) provvedere subito alla raccolta differenziata domiciliare quanto più estesa possibile, con tutti gli sforzi e gli intendimenti possibili, di comunicazione, organizzazione, diffusione;
7) chiudere il ciclo, con tutto ciò che non si è riusciti a riciclare, con uno o più impianti a freddo tipo arrowbio, o similari, che a fronte di un impatto pari allo zero, con il tal quale, recuperano ancora un 70, 80% di materiale (materiale ferroso, plastica, vetro…), insieme ad un compost di qualità (nei modelli di ultima generazione), producono biogas, il più ecologico dei carburanti, in un rapporto significativo (con 0,07 kwt, si ottengono fino a 3,5kwt.). Il residuo è inertizato, può finire in discarica e non fa male a nessuno, può essere utilizzato in edilizia (fondi stradali, mattoni, panchine…); con costi pari ad 1/10 dei costi economici di un inceneritore e tempi di montaggio sotto l’anno solare!
Ecco la soluzione, vi invito alla replica motivata