Al fianco di Emergency

A.B.
13-04-2010 | 16:45
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Siamo al fianco di Emergency, di Gino Strada e di tutti quelli che operano per prestare gratuitamente cure medico-chirurgiche in territori e in situazioni difficili, mettendo spesso a rischio la propria vita. Per questo aderiamo con convinzione all’appello “Io sto con Emergency”.

Questa organizzazione, in sedici anni di attività, nei paesi più poveri e martoriati del mondo, ha prestato soccorso a tutte le vittime delle guerre, senza mettersi a distinguere da che parte stavano.

Emergency è presente da oltre dieci anni in Afghanistan, dove ha realizzato il miglior servizio medico di tutto il Paese. Ha realizzato una rete di ospedali che accoglie tutti e offre a tutti pronto soccorso e anche cure specialistiche, in une delle terre più povere del mondo, dove la vita media è di appena 43 anni.

Sarebbe davvero una grave perdita se il personale di Emergency fosse costretto ad abbandonare definitivamente l’ospedale di Lashkar-gah. Vorrebbe dire, entro poche settimane, la chiusura di quella importante struttura. Questo ulteriore e duro colpo, davvero, il martoriato Afghanistan non se lo può permettere.

Ecco perché è giusto stare con Emergency.

Italiani, ghanesi, semplicemente giovani

A.B.
18-09-2009 | 17:48
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Oggi l’Italia intera è in lutto per i sei giovani, e tra questi due nostri concittadini, caduti a Kabul mentre erano impegnati in una difficile missione di pace. Un anno fa sei immigrati ghanesi furono massacrati dalla camorra a Castelvolturno dove erano giunti alla ricerca di un lavoro.

Viviamo in un’era di massimo e impensabile – fino a qualche anno fa – sviluppo tecnologico e globale. Eppure migliaia, milioni di donne, uomini e, soprattutto, giovani continuano a morire nel tentativo di cercare un lavoro che li sfami e gli consenta di vivere in condizioni di pace. Si tratta di due bisogni elementari, a cui ognuno di noi aspira, ma che purtroppo, ancora oggi, non sono affatto scontati.

Sui barconi, in mezzo al mare, all’interno di fabbriche e cantieri, nei campi di raccolta, ai varchi di frontiera, in zone militarmente strategiche, si continua a morire. Un esercito sterminato di vittime, quasi sempre anonime, paga col prezzo della vita uno sviluppo globale distorto e non equilibrato.

La piccola folla radunatasi oggi a Castelvolturno è un monito per tutti. E’ la dimostrazione che la nostra memoria è troppo corta. Così come troppo bassa è la consapevolezza, a tutti i livelli e a tutte le latitudini, che pace e lavoro devono essere i due pilastri fondamentali su cui fondare il nostro futuro.