Vi segnaliamo, sul sito della Fondazione Sudd, il video del confronto tra Antonio Bassolino e Gianluigi Paragone sul libro di Gianfranco Viesti “Più lavoro, più talenti. Giovani, donne Sud. Le risposte alla crisi“.
Per chi non avesse avuto modo di leggerli, vi segnalo due interessanti editoriali che hanno come tema lo sviluppo del Mezzogiorno: il primo di Pietro Soldi su Repubblica Napoli di ieri, il secondo di Mario Centorrino sull’inserto Mezzogiorno del Corriere Economia di oggi.
Prendendo come spunto un dettagliato rapporto di Bankitalia, Pietro Soldi sfata un luogo comune anti-Mezzogiorno molto frequente soprattutto nel dibattito delle ultime settimane. Al Sud si sarebbero sprecate ingenti quantità di denaro pubblico senza ridurre le differenze col Nord Italia, contrariamente a quanto è avvenuto tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest dopo la riunificazione. Ebbene, il verdetto del rapporto comparato tra Italia e Germania di Bankitalia è incontrovertibile: “pur con le dovute cautele riferite alle differenti condizioni storico-istituzionali e alla diversa dotazione fattoriale iniziale, si può osservare come la convergenza del Mezzogiorno italiano degli anni d’oro dell’intervento straordinario sia stata superiore a quella dei Lander orientali della Germania dopo il 1995, a fronte di una disponibilità di risorse inferiore”. Anche dopo la fine dei cosiddetti anni d’oro dell’intervento straordinario (1950-75), le risorse verso le regioni meridionali – a differenza di quanto sarebbe avvenuto nella Germania dell’Est negli anni ‘90 - non sono aumentate, nonostante sarebbe stato necessario uno sforzo maggiore per far ripartire gli investimenti.
“Le due macro-regioni europee in ritardo di sviluppo (Sud Italia e Germania Est) hanno in comune la dipendenza dagli aiuti statali, ma quelli tedeschi sono più gravosi e in misura più cospicua”, scrive Pietro Soldi. Negli ultimi 40 anni, lo Stato italiano ha, infatti, investito mediamente lo 0,7% del suo pil per il Mezzogiorno, a fronte del 5% del pil investito dalla Germania per i Lander dell’Est dalla riunificazione a oggi. Come se non bastasse, a differenza della Germania Est, la spesa per il Sud non è mai stata “del tutto aggiuntiva rispetto a quella ordinaria”.
Germania Est e Sud Italia hanno quindi una situazione di basso livello di sviluppo, che è molto simile. Eppure, diversamente dall’Italia, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena di sacrificare il cinque per cento del pil”, scrive Soldi citando due autorevoli studiosi tedeschi.
Anche Centorrino, nel suo editoriale, rimette al centro del dibattito il ruolo delle classi dirigenti nello sviluppo del Mezzogiorno, proponendo una più equilibrata visione delle responsabilità. È del tutto evidente, infatti, anche nella discussione sul Sud, che questioni come la disoccupazione e i problemi dell’industrializzazione pubblica siano responsabilità attribuibili a un “fallimento di Stato”.
Questo non vuol dire negare i problemi, anche gravi, riferibili a quelli che Centorrino definisce “fallimenti regionali”. Tuttavia bisogna diffidare di analisi e soluzioni semplicistiche come chi “si ingegna ad accostare la Grecia al Mezzogiorno” o dichiarare che “l’Italia senza Campania e Sicilia avrebbe un pil pro capite come la Germania”.
Quello di Pietro Soldi e di Mario Centorrino ci sembra un modo serio di affrontare e rapportarsi ai problemi del Mezzogiorno. Parlare, scrivere e analizzare i problemi del Sud, guardandoli in faccia con doveroso spirito critico, ma facendo i giusti raffronti e collocandoli nella corretta scala delle responsabilità.
Questa è l’operazione verità che, come fondazione Sudd, vogliamo promuovere nelle sedi di dibattito pubblico e far avanzare nell’interesse delle regioni e dei cittadini meridionali.
Il prossimo 25 maggio presso la sede di Sudd sarà presentato l’ultimo saggio del professor Gianfranco Viesti “Più lavoro, più Talenti. Giovani, donne, Sud. Le risposte alla crisi”. Sarà una ulteriore occasione per continuare a discutere di Mezzogiorno. Si tratta di un tema che, come dimostra anche il ricco e interessante dibattito che è scaturito dagli ultimi due post di questo blog, è sempre di stretta attualità.
Il saggio di Viesti – che vi segnalo anche per l’immediatezza e l’elevata comprensibilità nella lettura – stabilisce un nesso fondamentale tra la questione dei giovani e il Mezzogiorno. In Italia, la soluzione alla crisi “è proprio laddove oggi ci sono i maggiori problemi. Il lavoro e il talento dei giovani e delle donne, anche al Sud, sono il possibile motore della ripresa”, scrive Viesti. Il Mezzogiorno è, quindi, questione nazionale.
Purtroppo, in questi ultimi anni, il modello che si è affermato, è esattamente all’opposto. “Lo strumento principale per affrontare la crisi è stato un enorme trasferimento territoriale di risorse: dal Sud verso l’insieme del paese”. Il tutto è avvenuto secondo un modello di solidarietà inversa in cui le regioni più deboli hanno sostenuto le difficoltà economiche delle regioni più ricche. Il conto di questa “solidarietà” è presto fatto: dal fondo delle risorse per il Mezzogiorno negli ultimi due anni “sono spariti 25 miliardi di euro, prelevati come da un bancomat. In aggiunta a questi tagli il governo ha bloccato la disponibilità della quota di fondi Fas di competenza delle regioni tanto del Sud (più cospicui), quanto del Nord: in totale altri 21 miliardi di euro”, documenta Viesti. Ma quello che è ancora più impressionante è l’assordante silenzio in cui si è prodotto tutto questo. Un assordante silenzio di stampa, televisione, di parti del mondo sindacale e industriale, ma soprattutto del mondo politico. “Totalmente silente il centrodestra meridionale, con l’eccezione di alcuni politici siciliani. Ma quasi altrettanto silente il centrosinistra, quantomeno a livello nazionale”.
Questo assordante silenzio va di pari passo con l’affermazione di un modello culturale che Viesti definisce “teorema meridionale”. Attraverso caricature, semplificazioni e luoghi comuni, si dipinge il Sud come un’area refrattaria allo sviluppo, dove le politiche pubbliche e gli investimenti non attecchiscono e, quindi, tanto vale cancellare tutto.
Questo teorema va sfatato innanzitutto attraverso un’operazione verità sul Mezzogiorno. A partire dallo “scippo” delle risorse e da una seria riflessione sulle responsabilità delle classi dirigenti locali (di cui si parla, giustamente, molto) e di quelle nazionali (di cui si parla, ingiustamente, poco).
La Fondazione Sudd, e questo nostro blog, vogliono essere una sede aperta a tutti di discussione e di rilancio della questione meridionale.

