Vi segnaliamo, sul sito della Fondazione Sudd, il video del confronto tra Antonio Bassolino e Gianluigi Paragone sul libro di Gianfranco Viesti “Più lavoro, più talenti. Giovani, donne Sud. Le risposte alla crisi“.
A chi non avesse avuto modo di leggerlo, segnalo l’interessante editoriale di Pietro Soldi su Repubblica Napoli di ieri. È un’analisi molto documentata dell’andamento del sistema produttivo italiano dalla fine degli anni ‘90 ad oggi. Senza omettere i problemi e i limiti interni al Mezzogiorno, questo articolo dimostra, cifre alla mano, che la questione dello sviluppo delle regioni meridionali sta dentro la più grande questione del ritardo di sviluppo dell’intero paese. Da Nord a Sud, l’Italia paga l’assenza, nell’ultimo decennio, di una strategia di modernizzazione del sistema produttivo. E’ questa la principale sfida che va affrontata nei prossimi anni.
Sempre a proposito di Mezzogiorno, vedo con piacere che si è generato un interessante dibattito sul mio ultimo post, in cui ho risposto alle recenti affermazioni di Enrico Letta. Condivido l’analisi di Nicola Oddati, soprattutto quando, interloquendo con Jarod, scrive a proposito dei fondi europei che “dovevano essere aggiuntivi alle risorse nazionali e invece sono diventati interamente sostitutivi dei mancati interventi dei governi centrali. Questa è una delle ragioni per le quali non hanno prodotto quel valore aggiunto, in termine di dotazione infrastrutturale, di crescita del Pil, di creazione di valore aggiunto e di reddito pro capite, che tutti ci aspettavamo”.
Allo stesso modo, a proposito di responsabilità, mi pare del tutto serio ed equilibrato quello che Pasquale Cirillo scrive nel suo commento: “le classi politiche meridionali hanno le loro responsabilità, ma vanno divise anche con tanti altri”. Ne sottoscrivo, poi, in pieno l’auspicio finale: “Credo ci sia spazio per tutti, ma soprattutto lavoro e grandi responsabilità. Una sola cosa è certa, tutto possiamo permetterci tranne che perdere Napoli”.
Una piccola replica, poi, ad Alberto che mi imputa di aver condizionato totalmente la scena del centrosinistra campano in questi anni “impedendo la crescita di donne e uomini ‘liberi’ nel suo partito”…sarà, ma certo, caro Alberto, tutto si può dire del candidato del centrosinistra in Campania alle ultime regionali, meno che si sia trattato di un “bassoliniano”.
Infine, voglio ringraziare tutti quelli che quotidianamente scrivono, commentano, criticano o approvano i miei interventi, contribuendo così ad arricchire di contenuti e punti di vista differenti questo blog che, lo ricordo, è senza filtri né censure.
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Il ministro Calderoli – ministro, è bene ricordarlo, di tutti gli Italiani – prendendo spunto da un’analisi di Bankitalia secondo cui la vita al Sud costa meno che al Nord, ha rilanciato il dibattito sulle gabbie salariali. Specificando oggi che la Lega non vuole le gabbie, ma “buste paga parametrate al costo della vita”.
Vorrei rassicurare Calderoli e chi la pensa come lui: gli stipendi di chi lavora nel mezzogiorno sono già rapportati al reale costo della vita, nel senso che sono più bassi di quelli del centronord. Ad esempio: il reddito medio procapite di un campano è di 16.300 euro, la metà di quello di un lombardo. Il differenziale è dovuto in gran parte alle indennità accessorie e ai superminimi che da noi sono inferiori. Senza parlare dei tanti che lavorano in nero, senza garanzie contrattuali e contributive. Inoltre, diversamente che al Nord, le famiglie meridionali sono spesso monoreddito.
Per farla breve: nel Sud alcuni costi sono più bassi perché c’è molta meno ricchezza. Lo certifica l’Istat: nel mezzogiorno la povertà relativa è cinque volte maggiore che nel resto del Paese. Il rapporto Bankitalia, che va letto per intero, rilancia con chiarezza un tema che abbiamo sollevato da tempo: il Mezzogiorno sta attraversando una fase difficilissima e serve subito una rivoluzione copernicana nelle politiche nazionali per far ripartire lo sviluppo.
“Nel disinteresse delle politiche generali – sostiene Bankitalia – immaginare che la politica regionale possa risolvere da sola i problemi del Mezzogiorno è a dir poco velleitario“. Il mancato sviluppo del Sud è “un aspetto dell’insuccesso complessivo della politica economica italiana nell’ultimo quindicennio, di cui il ristagno della crescita e della produttività costituisce, al Nord e a Sud, il sintomo economico più evidente”. Il governo deve dunque puntare su “istruzione, sicurezza, innovazione, per dare sicuramente frutti nel medio periodo”. E impegnarsi a fondo per contrastare la criminalità organizzata che “altera le condizioni di concorrenza e si infiltra nelle amministrazioni pubbliche accrescendo i costi per la collettività”.
Questi sono i problemi che frenano lo sviluppo del Sud. Problemi che – pur tra limiti e contraddizioni – cerchiamo di affrontare giorno dopo giorno. Ma è chiaro che le Regioni da sole non bastano. Dal governo, al momento, sentiamo parlare di assegnazione di fondi già dovuti, di nuove Casmez, e ora di gabbie salariali. Sono misure che non servono per dare una svolta al Sud e all’intero Paese. Più giusto, da parte del governo, sarebbe impegnarsi per trovare regole condivise con tutte le forze sociali e i soggetti interessati sui livelli di contrattazione nazionale, aziendale e territoriale. Bisogna cambiare rotta. Ci stiamo avviando verso uno stato federale. Può essere un rischio, oppure una grande opportunità. Il rischio è che localismi esasperati, razzismo, frammentazioni possano frenare del tutto la crescita sociale ed economica del Paese. L’opportunità invece è trovare un modo nuovo di unire l’Italia, mettendo assieme le migliori energie produttive del nord, del centro e del sud. Noi lavoriamo per questo, per un Paese più coeso, e per un mezzogiorno più produttivo e più civile.
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di Lino D’Antonio
Gentile Civati,
leggo su “La Repubblica” la sua intervista rilasciata a Curzio Maltese e rimango sconcertato. Infatti, se lei rappresenta il ‘nuovo’ delle nuove generazioni, che si affacciano alla politica, credo che non ci sia un futuro per il PD, tale è l’ovvietà della sua proposizione politica. Con in più l’aggravante di proporre l’idea di un ‘partito-padrone’, che impone veti ed interferisce su quanto sancito dagli elettori.
di Salvatore Larghi
Carissimo presidente Bassolino, trovo finalmente il modo adatto per scriverle questa nota. Tengo a precisare che sono un suo “assiduo” elettore dai tempi non del rinascimento napoletano, ma da quelli della “banda dei quattro” (si ricorda questa frase)? Ebbe modo di pronunciarla lei in un suo intervento, quando seguiva, nell’allora Pci, una perfetta linea ingraiana. Voglio esonerarmi dal discutere dei tremila problemi che la investono negli ultimi tempi (anche se ci tengo a ricordare che un sindaco come lei Napoli non l’ha mai avuto), per focalizzare l’attenzione di questa missiva su un punto importante. Sono da sempre uomo di sinistra, ma col passare del tempo in me è cresciuto l’istinto meridionalista.
Lungi dallo spostarmi a destra col mio pensiero politico, ho molte volte idealizzato un’unione delle regioni del Sud con a capo Antonio Bassolino. Ero certo, come lo sono ancora, che lei avrebbe saputo tenere insieme le esigenze e le territorialità del Mezzogiorno d’Italia; ero sicuro che si sarebbe misurato a muso duro col governo romano ogni qualvolta il Sud ne avesse avuto bisogno. Che bel sogno vero? Antonio Bassolino, governatore della macroregione sudista!
Perchè questa occasione mancata? Perchè non ha sentito mai la necessità di sentirsi un tantino separatista e campanilista? Non crede che un comportamento più spiccatamente, ma sì diciamolo pure “secessionista”, avrebbe avvicinato di più la sua parabola politica alle vere problematiche di un Sud dimenticato? Lei lo sa bene, caro presidente, che a Roma non ci pensano proprio, per non parlare poi del Nord, che ci sbeffeggia e ci tratta da perecottari.
Certo lo so, lei pensa che io idealizzi un novello Masaniello, ma ci tengo a precisare che il mio ideale storico di riferimento è la poco vissuta Repubblica Partenopea, senza rischio neo-borbonico però. Ecco, ho terminato. Ci tenevo a dirle questa cosa e ci terrei (molto) a sapere come lei si sarebbe visto nei panni di “Caudillo del Sud”. Per me resti uno buono! Saluti sudisti.
di Lino d’Antonio
Mi chiedo perché il signor Diego Festa, date le sue convinzioni e considerazioni, abbia sentito il bisogno di scrivere ad un blog “comico”, mentre sarebbe stato più opportuno rivolgersi per lui ad un blog da “tragedia greca”. Forse tale scelta è stata fatta, perché anche gli sfoghi con intenti offensivi, privi di una reale critica e senza alcun tipo di proposizione, possono contenere intrinsecamente una vis comica. Leggi tutto »
di Diego Festa
Piazza Plebiscito è ancora sporca dopo il concerto di Pino Daniele. Mi viene pertanto da dire: ma quale “Vitalità di Napoli… Offese per come ci tratta il premier… Non solo turismo e spazzatura”. Ma e’ questo un blog di comici? Basta filosofie, miti, utopie. Queste cose lasciamole agli svizzeri che vivono i contesti civili e possono quindi permettersi di fare salotto!
Sì, fate salotto! A Napoli si deve imparare l’abc. Umiltà, ci vuole umiltà. Ci vuole senso del dovere. Direbbero gli odiati Lombardi: “Dovete lavura’ lavura’ lavura’…”. Che tristezza! Ah, se solo noi napoletani esuli all’estero (grazie a voi*) ci riunissimo e facessimo la rivoluzione. La presa di Napoli sarebbe un sogno.
* I napoletani, quelli bravi non trovano lavoro a Napoli, per carità e mica son figli di notai, primari o prof. universitari. Ma guarda un po’: rifiutati in patria svolgono ruoli di primo piano nei i migliori ospedali, banche d’affari, università del mondo. Sono tanti, tantissimi, ripudiati dalla propria città. Ma che come dei fessi stanno lì ancora con il magone a penare per Napoli come per una madre. Bravi! Continuate così.
di Aurelia del Vecchio
Sarà solo una mia impressione, ma non riesco a distogliere il pensiero dal fatto che, per effetto dell’emergenza rifiuti, sotto il governo della destra, si stia, in realtà, provvedendo ad una sistematica e non virtuale occupazione del nostro territorio. Leggi tutto »
di Paola Nugnes e Sergio Fedele
Bertolaso arruola un esercito di psicologi del nord che “scenderanno” ad insegnarci la differenziata. La notizia ha dell’orrido. Come può una regione, che non vuole abdicare, lasciare che tutto questo passi sulla testa dei propri cittadini, quando sa, e non potrebbe non sapere, dove sono le responsabilità e gli inganni? Reputo che l’offesa profonda che ci viene da questa “nuova” gestione governativa, e in questo includo le iniziative dei diecimila angeli, il concerto di pino daniele dell’8 di luglio, a braccetto con la Prestigiacomo, siano degradanti e intollerabili. Leggi tutto »
di Fulvia Ferraro
Fate qualcosa! La situazione a Napoli è indecorosa! Rifiuti in ogni dove, camorra non ne parliamo proprio. Io sono molto giovane: ho 19 anni, mi sono da poco trasferita al nord per frequentare l’università dei miei sogni.
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