Armandino e il Madre

A.B.
03-06-2010 | 12:26
67 commenti »

E’ stata una grande gioia vedere il bel cortometraggio Armandino e il Madre di Valeria Golino. La regista ha saputo trasmettere in pochi minuti il senso di un progetto che è andato al di là della nascita di un nuovo museo a Napoli. In pochi all’inizio credevano possibile aprire la città, il suo centro storico a un diverso modo di intendere l’arte, di fruirla, di viverla. Noi invece siamo sempre stati convinti che l’arte contemporanea potesse dialogare in maniera fruttuosa con il nostro territorio, che il degrado potesse essere combattuto anche con lo sviluppo culturale, creando quell’humus che potesse ridare a Napoli l’importanza che le spetta e che sempre ha avuto nella storia dell’arte italiana ed europea. E’ stata dura, ma ora possiamo dire con orgoglio di avercela fatta. Il Madre è un luogo in crescita, aperto alla città, al Paese, ai tanti appassionati, esperti, semplici curiosi d’arte che ogni anno vengono da tutto il mondo a visitarlo. Valeria Golino questa apertura l’ha mostrata in maniera precisa, acuta e poetica, sia con il soggetto scelto, che con lo stile, fatto da tante inquadrature e movimenti di camera pensati ad esaltare il rapporto interno/esterno, dentro/fuori, a rimarcare l’idea che il museo e la città respirano insieme, si compenetrano a vicenda in maniera osmotica e dinamica.

Credo infine sia giusto ricordare il personaggio della vicenda, persona realmente esistita che con la sua storia racconta qualcosa anche di noi. Armandino è un bambino rom che viveva in un vicolo dietro la chiesa Donnaregina, alle spalle del museo. Conosciuto da tutti per la sua grande vivacità, un giorno viene avvicinato da un operatore del museo che lo convince a partecipare a uno dei corsi didattici per l’infanzia che si svolgevano, e si svolgono ancora oggi, al suo interno. Armandino, bambino del quartiere accolto dalle persone che lavorano nel museo, è diventato così il simbolo del successo del progetto, la materializzazione del rapporto fecondo che intercorre tra il Madre e il suo territorio, rapporto aperto non solo ai napoletani ma a tutte le persone presenti in città, senza distinzioni etniche, politiche o religiose.

Un plauso va al produttore del film, Pasta Garofalo, un’impresa della nostra regione che dimostra con il suo lavoro che si può promuovere il proprio marchio anche investendo in progetti culturali intelligenti.

Una segnalazione, alcune risposte

A.B.
07-05-2010 | 15:45
66 commenti »

A chi non avesse avuto modo di leggerlo, segnalo l’interessante editoriale di Pietro Soldi su Repubblica Napoli di ieri. È un’analisi molto documentata dell’andamento del sistema produttivo italiano dalla fine degli anni ‘90 ad oggi. Senza omettere i problemi e i limiti interni al Mezzogiorno, questo articolo dimostra, cifre alla mano, che la questione dello sviluppo delle regioni meridionali sta dentro la più grande questione del ritardo di sviluppo dell’intero paese. Da Nord a Sud, l’Italia paga l’assenza, nell’ultimo decennio, di una strategia di modernizzazione del sistema produttivo. E’ questa la principale sfida che va affrontata nei prossimi anni.

Sempre a proposito di Mezzogiorno, vedo con piacere che si è generato un interessante dibattito sul mio ultimo post, in cui ho risposto alle recenti affermazioni di Enrico Letta. Condivido l’analisi di Nicola Oddati, soprattutto quando, interloquendo con Jarod, scrive a proposito dei fondi europei che “dovevano essere aggiuntivi alle risorse nazionali e invece sono diventati interamente sostitutivi dei mancati interventi dei governi centrali. Questa è una delle ragioni per le quali non hanno prodotto quel valore aggiunto, in termine di dotazione infrastrutturale, di crescita del Pil, di creazione di valore aggiunto e di reddito pro capite, che tutti ci aspettavamo”.

Allo stesso modo, a proposito di responsabilità, mi pare del tutto serio ed equilibrato quello che Pasquale Cirillo scrive nel suo commento: “le classi politiche meridionali hanno le loro responsabilità, ma vanno divise anche con tanti altri”. Ne sottoscrivo, poi, in pieno l’auspicio finale: “Credo ci sia spazio per tutti, ma soprattutto lavoro e grandi responsabilità. Una sola cosa è certa, tutto possiamo permetterci tranne che perdere Napoli”.

Una piccola replica, poi, ad Alberto che mi imputa di aver condizionato totalmente la scena del centrosinistra campano in questi anni “impedendo la crescita di donne e uomini ‘liberi’ nel suo partito”…sarà, ma certo, caro Alberto, tutto si può dire del candidato del centrosinistra in Campania alle ultime regionali, meno che si sia trattato di un “bassoliniano”.

Infine, voglio ringraziare tutti quelli che quotidianamente scrivono, commentano, criticano o approvano i miei interventi, contribuendo così ad arricchire di contenuti e punti di vista differenti questo blog che, lo ricordo, è senza filtri né censure.

Un’importante opera civile e culturale

A.B.
29-04-2010 | 15:53
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Un film duro, ma bello. Ieri sera ho visto,  “Napoli Napoli Napoli”, l’opera di Abel Ferrara, il noto regista  newyorkese d’origine italiana, stabilitosi da qualche tempo nella nostra città, che – mi dicono – batte metro per metro con il suo occhio indagatore e con curiosità intellettuale. Si tratta, per la verità, di un film-documentario che è il frutto del lavoro di una equipe di tanti giovani cineasti napoletani e coprodotto dalla Film Commission della Regione Campania, con la supervisione di Gaetano di Vaio, un ex detenuto che si è impegnato buttato anima e corpo.

Mi è davvero piaciuto questo film. L’ho visto in compagnia di un amico ed abbiamo subito condiviso opinioni positive sulla pellicola, mentre sullo schermo ancora passavano le immagini finali di una giovane detenuta del carcere di Pozzuoli. Esprimevano, con serenità e fermezza, la speranza e la voglia di tornare ad una vita normale. Anzi ad una vita migliore, come dice giustamente lei stessa, perché è proprio quella “normale” che l’ha portata in carcere. Attraverso le interviste alle detenute di questa struttura carceraria, che costituiscono il filo conduttore del film, attraverso il racconto delle loro tristi storie personali e familiari si delinea una sorta di racconto corale della città, dei suoi grandi e gravi problemi, ma anche delle sue speranze. Un racconto mai urlato o gridato, ma svolto con delicatezza e con un approccio rispettoso delle persone e dei problemi. Nel film le interviste si intrecciano,poi, con una storia di fantasia, che ruota attorno alle vicende di una famiglia che vive nei vicoli  di Napoli. Tra degrado abitativo e morale, prostituzione, camorra, droga, sale giochi. L’intreccio prosegue con i commenti di un giornalista, di un magistrato, di uno scrittore-operatore sociale, del sindaco Iervolino, dell’assessore alle politiche sociali, Riccio.

Mi sono venute spontanee alla fine due considerazioni.

 La prima: questa città, comunque, suscita sempre interesse e curiosità. Tanti e tanti giovani cineasti, scrittori, operatori sociali, teatranti, spinti da un forte senso civico e critico, la analizzano, la passano ad una sorta di microscopio sociale e culturale, ma hanno anche una positiva voglia di intervenire e cambiare. “I giovani, i giovani sono la nostra ricchezza, dobbiamo fare in modo che non vengano spente le loro coscienze”, più o meno così commenta una operatrice di un centro sociale.  È la conferma che in poche città italiane c’è un così vivace fervore culturale e civile, soprattutto giovanile: una risorsa fondamentale, da non sprecare.

Dall’altro lato, dalle interviste ad alcuni esperti risalenti, penso, ai primi anni ’60, si capisce bene la dimensione enorme dei problemi economici, di densità abitativa, di disoccupazione che esistevano già allora e che abbiamo ereditato. Si ha la conferma che, se il mezzogiorno non diventa una priorità nazionale, non si va da nessuna parte e che i primi ad avere questa consapevolezza dobbiamo essere proprio noi meridionali. Da qui si deve ricominciare a dare battaglia politica e culturale.

Bravo Ferrara, bravo Di Vaio e il mio apprezzamento va a tutti coloro che si sono impegnati in questa importante e civile opera cinematografica.

Dopo-Bassolino: spero nella continuità dell’azione regionale

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19-02-2010 | 16:03
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di Maurizio Settembre

Gentile Presidente, mi chiedo quando Lei concluderà il mandato chi prenderà il suo posto? Avrà lo stesso entusiasmo di ascoltare, attuare azioni per benessere economico, continuerà il percorso da lei intrapeso? Spero che ci sia lo stesso entusiasmo del fare e, grazie a lei e al suo staff, di risollevare le sorti di questa nostra città. Stiamo recuperando terreno rispetto al nord Italia che si è addormentato sul sacco di soldi fatti negli anni ‘50 e ‘60. Spero anche che Cascetta continui il contributo ponderato sulle infrastrutture (premesse dello sviluppo economico). Quando conclude il mandato, dia un occhio alla città e regione. Buon lavoro.

Un museo per Enrico Caruso

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04-02-2010 | 12:36
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di Maurizio Settembre

Gentile Presidente, a New York esiste un museo dedicato ad Enrico Caruso. Istituiamo un museo alla memoria di Enrico Caruso a Napoli. E’ doveroso. Grazie, distinti saluti.

Sogno un’era di prosperità

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30-01-2010 | 12:22
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di Elio Brusco 

Napoli è “più città delle altre città”, così scriveva il Presidente in una bella intervista molti anni fa: è vero. Ma credo che questo non nasconda nulla di campanilistico, anche riferito alla stessa regione, o di identitario esclusivo ma, per riprendere un tema caro ad un filosofo come Habermas, dobbiamo pensare Napoli e la Campania come realtà inclusive di culture diverse. Leggi tutto »

Ben tornato Presidente

A.B.
01-01-2010 | 12:07
76 commenti »

Subito dopo il suo discorso agli italiani, ho fatto al presidente Napolitano i più forti complimenti e ringraziamenti per la carica civile e morale che ha saputo trasmettere a tutti. Lavoratori, giovani e Mezzogiorno sono stati il cuore del messaggio. Un giusto ancoraggio alla realtà, ai problemi veri dell’Italia reale evitando così quel rischio politicista che è, di questi tempi, così forte.

Migliori opportunità di lavoro e nuove tutele per i precari, maggiori spazi per i nostri giovani, una più alta quantità e qualità dello sviluppo e della crescita del Mezzogiorno sono le basi su cui bisogna costruire un’Italia più giusta e più coesa. La crisi, ancora seria e preoccupante soprattutto sul versante dell’occupazione, dev’essere l’occasione per rimettere in moto e far crescere nella maniera giusta il nostro paese, troppo fermo e bloccato negli ultimi quindici anni.

“A tal fine ci sono riforme e scelte da non rinviare”, dice il presidente Napolitano, facendo riferimento alla riforma degli ammortizzatori sociali, alla riforma fiscale e, poi, alle riforme istituzionali per avere uno stato più moderno e più giusto che sia anzitutto dalla parte dei giovani, dei precari, delle famiglie e dei lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi. Le istituzioni, le forze sociali, civili e politiche devono raccogliere il forte appello del presidente Napolitano. Il 2010 dev’essere l’anno di riforme condivise. Quelle riforme sociali, economiche ed istituzionali di cui l’Italia ha bisogno. Questo è anche il nostro auspicio e il nostro impegno.

Ben tornato a Napoli, signor Presidente, e buon soggiorno nella sua e nella nostra città che in questi giorni è ricca di iniziative culturali e richiama tanti visitatori italiani e stranieri.

Bene la metro, ma la modernità è ancora lontana

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10-12-2009 | 11:41
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di Isabella Guarini 

“Pulire le strade è più difficile che costruire la metropolitana”. Secondo Isaia Sales la causa sarebbe nel mancato funzionamento della macchina amministrativa comunale, per cui tutte le nuove opere sono abbandonate all’incuria che induce all’incivilimento dei comportamenti dei napoletani. Leggi tutto »

Pensare e agire in positivo

A.B.
07-12-2009 | 16:24
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Accendo la tv e su un tg di una importante rete televisiva passa un servizio su Napoli. Il tema è l’andamento del turismo nelle grandi città italiane. Butto l’occhio un po’ distrattamente e penso al solito rosario di doglianze. Invece, il cronista parla di ripresa e snocciola una serie di dati buoni e incoraggianti: aumento di presenze, alberghi quasi pieni, soprattutto in città, come non avveniva da tempo. Poi, intervista operatori dal volto finalmente soddisfatto e sullo sfondo fa vedere le immagini di frotte di turisti sereni ed allegri che affollano i monumenti, le strade del centro antico, quelle dello shopping. Così a Napoli e così in costiera e nelle isole. Insomma, non siamo più il fronte di una qualsivoglia emergenza, siamo finalmente raccontati come una città che incuriosisce e attira ancora gente da ogni parte d’Italia e del mondo. Non ho mai avuto dubbi che Napoli e la Campania, nonostante i loro seri problemi, siano luoghi che affascinano sempre per le loro notevoli e varie attrattive. Certo, abbiamo avuto una grave crisi dei rifiuti che, ora, è alle nostre spalle. Poi, c’è stata una grave offensiva della camorra, che ha subito anche gravi colpi. Tuttavia, in questi casi, come hanno rilevato alcuni commentatori, Napoli è stata anche oggetto di una “copertura mediatica straripante”. Che ne ha per lungo tempo offuscato le straordinarie eccellenze e il ruolo di grande e storica città euromediterranea. Riscoprendo e rivendicando questi aspetti positivi, non pensiamo affatto di distrarre l’attenzione di tutti noi, con responsabilità pubbliche, dai guai che assorbono gran parte del nostro impegno quotidiano. È soltanto però quando si parla di Napoli, delle sue bellezze, della sua storia, che scatta un meccanismo perverso ed un approccio singolare secondo cui tutti gli aspetti positivi servono e vengono utilizzati soltanto per “nascondere” i problemi, quasi si volesse depositare sotto il tappeto i nostri mali. Anche da questa ulteriore esperienza, tutti noi dobbiamo imparare ad avere un atteggiamento più responsabile: innanzitutto sapere distinguere. Sapere individuare i guai, combatterli, trovare le soluzioni; dall’altro lato saper valorizzare, con orgoglio, le tante risorse positive di cui disponiamo. Basta con condotte qualunquistiche secondo cui “nelle notti buie tutte le vacche sono nere”, ma bisogna lavorare tutti, l’intero sistema politico-istituzionale, il mondo delle imprese, la società civile, con serietà e determinazione, per far avanzare Napoli e la Campania. Questa città e questa regione sono di tutti noi e a tutti noi spetta di non piangerci addosso e di non essere autolesionisti. Ma di pensare e di agire in positivo. Nei più diversi campi. Per il turismo stesso, la forte programmazione pensata ed organizzata dalle istituzioni locali per le prossime settimane (Natale e Capodanno) e per i prossimi mesi potrà dare la spinta ad un’ulteriore crescita.

L’Anm deve rinascere

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25-11-2009 | 13:21
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di Giuseppe Martello

Sono un conducente da tre generazioni dell’ Azienda napoletanà mobilità. Vorrei invitarla a fare qualcosa insieme all’assessore competente per la grave crisi che attanaglia il trsporto pubblico su gomma, specialmente dell’Anm. Non ci sono soldi neanche per comprare i pezzi di ricambio per gli autobus Mercedes arrivati da poco da l’Eav. Leggi tutto »

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