La mancata sfiducia sembrava aver rafforzato, ed in effetti aveva rafforzato nell’immediato, la maggioranza di centrodestra. Ma in realtà il temporaneo consolidamento parlamentare non riesce a coprire e a risolvere le stridenti contraddizioni che esplodono e che sono segno di una crisi di strategia, di una difficoltà di progettazione del futuro. Dal nucleare alla Libia il governo si dimostra del tutto inadeguato a fronteggiare le drammatiche vicende internazionali. Neanche il Giappone e il disastro di Fukushima sono stati sufficienti a provocare un doveroso e serio ripensamento delle politiche governative. Per giorni e giorni si è sostenuto che nulla cambiava prima di giungere, con grave ritardo, a timide e strumentali (referendum) riflessioni.
Per quanto riguarda la Libia, lo spiazzamento italiano è stato evidente e clamoroso. Prima, nei mesi scorsi, l’inaudita accoglienza riservata a Gheddafi a Roma. Adesso, le divisioni interne alla maggioranza e il ruolo di secondo piano avuto dall’Italia nel vertice di Parigi e nelle relazioni internazionali. In realtà, ed è questa la vera novità, il governo di centrodestra è molto debole sul piano internazionale. Più che su quello interno. Lo sconcerto suscitato sulla stampa estera e nelle cancellerie di diversi paesi dalle vicende politico – personali del premier italiano ha provocato un cambio di atteggiamento nei confronti del governo di centrodestra. Si è passati dalla “simpatia” all’imbarazzo. E’ soprattutto il versante internazionale che rende tuttora fragili e precari gli equilibri italiani. Spetta al centrosinistra delineare in modo più unitario le ragioni di un’alternativa che sia percepita dalla maggioranza degli italiani come giusta e necessaria nell’interesse del Paese. Rilancio del ruolo internazionale dell’Italia e nuove strategie di sviluppo capaci di valorizzare il Mezzogiorno sono due facce della stessa medaglia.

