Non eravamo pronti a salutare Fabrizia Ramondino. Dovremo raccogliere idee, sentimenti, ricordi che ci consentano nel prossimo futuro di ripensare il ruolo importante che questa grande figura di donna, di intellettuale, di testimone e di militante della cultura e della vita napoletana e nazionale ha interpretato in un modo tutto suo. Con una gentilezza e un’ostinazione impareggiabili.
Siamo stati colti di sorpresa alla notizia della sua morte improvvisa, avvenuta come in una scena da romanzo o come in un film di Mario Martone, con il quale stabilì un sodalizio creativo molto proficuo per il cinema italiano. Ciò che ho letto dalle ricostruzioni giornalistiche mi ha riportato alla mente l’immagine del tuffo in mare di Angela Luce in “L’amore molesto”.
Fabrizia ora non c’è più, ma restano le sue opere letterarie, l’incanto della sua Napoli vista con gli occhi antichi delle donne, il senso fortemente morale del suo impegno intellettuale messo alla prova nelle realtà più difficili e dolenti della società italiana e napoletana. Non si dovrà mai sottovalutare il senso fortemente pedagogico, l’autentica passione educativa che la spingeva nelle sue iniziative sociali, l’idea profondamente femminile che la cultura e il lavoro intellettuale sono anche un modo dell’accudimento degli altri, dei soggetti più deboli, degli svantaggiati.
Dal suo primo, straordinario libro (Althenopis) fino alle ultime prove narrative, Fabrizia ha aperto una strada al rinnovamento della letteratura napoletana e su Napoli, segnando uno spartiacque tra la stagione dei grandi cantori della napoletanità quali furono Domenico Rea e Luigi Compagnone e quella dei giovani narratori di successo oggi, da Valeria Parrella fino a Roberto Saviano. Non aveva cercato l’armonia perduta di Raffaele La Capria, nè aveva il piglio duro, quasi giornalistico, di Anna Maria Ortese ma, filtrando a modo suo i mondi di queste figure esemplari, Fabrizia – e con lei Erri De Luca – ha contribuito a liberare Napoli dai suoi stereotipi provinciali e autoindulgenti con la forza della sua formazione di matrice europea. La Napoli di Fabrizia era un città oscura, complessa, difficilissima, ma era anche una città internazionale la cui storia non si chiudeva in se stessa, scenario universale del disagio contemporaneo. Torniamo a leggere i suoi libri, riguardiamo il suo mondo. Fabrizia Ramondino ha ancora tanto da raccontarci di ciò che siamo e di ciò che potremo essere.

