Se oggi Giancarlo fosse con noi, avrebbe avuto cinquant’anni. Ogni tanto penso a cosa avrebbe fatto e scritto, se fosse stato qui in tutti questi anni. Senz’altro avrebbe continuato a fare il suo mestiere fino in fondo. Raccontando le malefatte e i crimini della camorra e impegnandosi per promuovere gli ideali della legalità, dell’educazione, della pacifica convivenza civile.
Giancarlo Siani è stato un giornalista coraggioso. Armato solo della sua penna e del suo taccuino, si è messo in gioco in prima persona per amore della verità e della sua terra. Giancarlo Siani, Peppino Impastato, Don Peppino Diana, Padre Pino Puglisi. Sono eroi civili, eroi dello Stato. Uccisi perché le loro parole e le loro idee erano un’arma insopportabile per le mafie. Perché con il loro lavoro e il loro impegno hanno fatto capire a tante e tante persone che la mafia e la criminalità si possono e si devono sconfiggere. Le loro idee camminano sulle nostre gambe.
Il mondo dell’informazione, le forze dell’ordine e della magistratura, lo Stato e le istituzioni locali, la Chiesa, le imprese, le associazioni, le forze politico-sindacali devono continuare a impegnarsi assieme, e con determinazione, per combattere la criminalità organizzata e affermare la cultura delle legalità.
Alcuni risultati importanti, per esempio nella lotta contro il clan dei casalesi, sono stati conseguiti. Lo Stato negli ultimi anni ha intensificato gli arresti e i sequestri dei capiclan e di diversi esponenti della camorra.
La Regione sta investendo importanti risorse europee per la conversione dei beni confiscati ai clan. Insieme a Paolo Siani, fratello di Giancarlo, stiamo lavorando alla fondazione Polis, di cui Paolo è il presidente. Polis è la prima fondazione regionale in Italia che si preoccupa di assistere i famigliari delle vittime di camorra. Sul portale della Regione Campania è possibile consultare un diario di bordo sulle molteplici attività svolte da Polis.
Pochi giorni fa la giunta regionale ha stanziato i primi fondi, oltre 300mila euro, che serviranno ad avviare i lavori di riqualificazione del “quadrilatero delle carceri” a Torre Annunziata, che diventerà una zona franca urbana. Non più Fortapasc dunque, ma un luogo dove far crescere lo sviluppo e l’aggregazione sociale.
La strada da fare però è ancora lunga. E su questo fronte l’informazione, la capacità di tenere alta l’attenzione e la coscienza civile, è determinante. Sono d’accordo con Paolo Borsellino, quando disse: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. È un invito giusto, che tutti, soprattutto al Sud, dobbiamo sempre tener presente.
Attenzione però, nel Mezzogiorno c’è una coscienza nuova. Siamo consapevoli che la criminalità organizzata è il peggior nemico dello sviluppo del Sud, ma dall’altro lato siamo convinti che ci troviamo di fronte a un fenomeno non solo locale, ma globale che richiede risorse, strumenti e collaborazioni, diventando una delle priorità, come l’ambiente e il lavoro, da affrontare in sede internazionale.

