Far prevalere l’interesse generale

A.B.
17-11-2010 | 18:53
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Più passano i giorni e più la situazione diventa allarmante. Le strade sono piene di rifiuti e non si intravedono vie di uscita. In questo senso la crisi di oggi può essere peggio di tre anni fa.
Di questo rischio reale e incombente ho sentito il dovere di parlare con il presidente Berlusconi. Si stanzino le risorse necessarie e si verifichi la possibilità di modifiche legislative. Si faccia in modo che tutte le istituzioni locali e nazionali si mettano ad uno stesso tavolo senza perdersi in dispute sulle competenze. Si parli anche con Bersani e con le forze politiche di opposizione.
I rifiuti non sono né di destra, né di sinistra
. Su di essi, fermo restando la giusta e forte dialettica tra schieramenti su tante questioni, è doveroso far prevalere la collaborazione istituzionale e l’interesse generale.

Clima istituzionale e Sud

A.B.
05-01-2010 | 18:38
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 Oggi, ricordando la bella e ancora molto attuale figura di Enrico De Nicola sono state dette parole importanti nell’aula di Castel Capuano.

Parole che devono costituire il cuore pulsante, i valori unificanti di un Paese come il nostro. Una sorta di decalogo da consegnare a chiunque sia chiamato a svolgere il ruolo di governo oppure di opposizione.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha giustamente sviluppato la linea già espressa nel messaggio di fine anno, sottolineando il tema centrale della “coesione nazionale”, decisivo per affrontare i problemi più gravi nell’interesse generale. “La libera dialettica di posizioni e di ruoli tra maggioranza e opposizione – ha aggiunto Napolitano – non esclude che si riproponga, in momenti di prove serie per il Paese, l’esigenza di non smarrire il senso del comune interesse nazionale” .

Di elevato profilo istituzionale è stato anche il monito lanciato dal presidente della Camera Gianfranco Fini: “In un sistema bipolare ciò che unisce è altrettanto importante di ciò che divide”.

È innanzitutto sul Mezzogiorno, vorrei sottolineare, che si deve esprimere il comune interesse nazionale e si deve mettere in primo piano ciò che unisce.

È tempo di aprire una nuova stagione politica e culturale. Sempre di più il Sud deve rappresentare il banco di prova di un nuovo clima istituzionale e tutti dobbiamo dare un contributo in questa direzione.

Una bella testimonianza

A.B.
25-08-2009 | 17:04
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 Repubblica di oggi pubblica una bella lettera di Diletta Bistondi, una giovane di Sesto Fiorentino, che racconta la sua esperienza di volontariato presso il campo di lavoro “Libera terra” di Castel Volturno, attrezzato in un bene confiscato al boss Michele Zaza e riqualificato dalla Regione Campania. È una testimonianza molto significativa di come la camorra si possa combattere efficacemente e in tanti modi.

Il recupero e il riutilizzo dei beni confiscati è una delle strade più importanti per contrastare la camorra su cui abbiamo lavorato intensamente in questi anni in Campania. Alcuni esempi: a Pomigliano d’Arco, in un’altra struttura appartenuta al boss Michele Zaza, oggi ha sede un comando della polizia municipale. A Ottaviano, nel castello di Cutolo si sta svolgendo un master dell’università del Sannio sul riutilizzo dei beni confiscati. A Forcella, nella casa appartenuta al clan Giuliano, c’è un centro di aggregazione per i minori a rischio del quartiere. Nei prossimi mesi, altri 15 beni sequestrati ai clan camorristici campani saranno recuperati e riutilizzati. Tra questi, c’è la villa del fratello di Sandokan a Casal di Principe, che diventerà un centro di riabilitazione sportiva per i giovani.

La collaborazione tra istituzioni, forze sociali, civili, imprenditoriali, partiti politici, mondo del volontariato è fondamentale, ma per combattere la camorra e le altre mafie è indispensabile la presenza dello Stato. Negli ultimi anni, con i governi di centrosinistra e di centrodestra, è stata intrapresa una forte iniziativa di contrasto ai clan. Grazie all’impegno e alla professionalità della magistratura e delle forze dell’ordine, sono stati effettuati importanti arresti di boss e di pericolosi latitanti, mettendo in seria difficoltà i gruppi camorristici. Bisogna andare avanti con sempre maggiore determinazione e continuità nell’azione di contrasto e di repressione alle organizzazioni criminali, che sono l’ostacolo più grande allo sviluppo e alla crescita del Sud.

La rovina delle istituzioni

Utenti
03-09-2008 | 16:33
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di Antonio di Pinto

L’idea socialista ha perso la battaglia ma non la guerra. La mia domanda è la seguente: come può una persona come te dimenticare i Borboni e come puoi dimenticare la fine di Pisacane e di Eleonora Pimentel Fonseca? Forse ho dimenticato io che anche tu sei napoletano. Scusami, te lo dirò senza peli sulla lingua: non hai capito niente, se è questo il risultato di una persona cresciuta all’interno del pci. Un’idea te la voglio dare: fai un consiglio regionale in piazza Plebiscito per comunicare, come sai fare tu, che i direttori e i funzionari sono stati e saranno la rovina del funzionamento dell’istituzioni, se questi resteranno legati al profitto coinvolgendo l’illecito, cioè camorra e manovalanza. Ti invito a ritornare Antonio Bassolino, per completare sia al Comune di Napoli sia alla Regione l’idea del novembre ‘93.

Qualcosa sta cambiando

A.B.
30-06-2008 | 17:46
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Vorrei tornare a parlare di rifiuti alla vigilia di una nuova visita del presidente Berlusconi. Rispetto al passato, quando tutto sembrava bloccato da veti, paure e proteste, finalmente si intravede una via di uscita. Cosa è cambiato?
Per prima cosa va detto che da settimane è in ritirata, a tutti i livelli, il partito del No. Nella Campania dei rifiuti come nel Piemonte dei NO TAV. Nel centrodestra e nel centrosinistra, nella società civile, nelle amministrazioni, nel mondo della cultura e persino nei media che talvolta hanno sostenuto e amplificato localismi e paure irrazionali.
In passato era difficile sostenere la necessità di costruire i termovalorizzatori, di aprire una rete di discariche attrezzate e ben dimensionate, e, assieme, di fare il massimo sforzo per la raccolta differenziata.
Io non ho mai smesso di lavorare per questi obiettivi, che ora, finalmente, sono condivisi da un “movimento”, un fronte istituzionale, politico e civile sempre più ampio.  
Oggi l’esercito sorveglia gli impianti perché finalmente sono stati riconosciuti come elementi cruciali dell’affermazione dello Stato in Campania. Il difficile lavoro di dialogo con le comunità può procedere senza eccessive strumentalizzazioni politiche e più al riparo da infiltrazioni malavitose.
Prima il Governo con un decreto e ora il Parlamento stanno affrontando il problema del giusto equilibrio tra la rapidità di intervento richiesta dall’emergenza e il doveroso rispetto della complessa normativa ambientale.
Anche la Lega – e gliene va dato atto – parla del problema rifiuti con toni diversi dal passato. Perché ora è al Governo e perché l’apertura di nuovi impianti a Chiaiano e in altre località campane, assieme alla volontà di costruire un termovalorizzatore a Napoli, segnano una più forte assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e delle comunità locali.
Restano tante difficoltà ma, da diversi punti di vista, sembra di essere in un altro mondo sia rispetto agli ultimi anni, sia rispetto a quando, da commissario del precedente governo Berlusconi, mi battevo per aprire il cantiere di Acerra, per costruire gli impianti di selezione, per trovare le discariche che servivano.  Attenzione però. I segnali positivi non implicano che la soluzione sia a portata di mano.    
La partita è tutta da giocare e coinvolge tutti, istituzioni, cittadini, imprese, chiesa, associazioni. Dobbiamo giocarla con lungimiranza e buon senso. Per completare il ciclo, è decisivo portare avanti la costruzione dei termovalorizzatori, incrementare la raccolta differenziata e, nell’immediato, contare su una disponibilità  di discariche che ci garantiscano una capacità di smaltimento superiore alla produzione regionale, in modo da gestire i flussi anche in presenza di imprevisti e difficoltà inattese. Altrimenti un solo anello di questa grande catena, venendo meno per una qualsiasi ragione, magari anche solo per un giorno, rischia di mettere in crisi l’intero sistema.
Questa è la linea che abbiamo seguito, tra tante difficoltà, in questi anni. Su questa strada intendiamo andare avanti.

A proposito di Real Albergo dei Poveri…

Utenti
30-05-2008 | 19:55
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di Ciro Vallone

Visto che i progetti futuri dell’ex Albergo dei Poveri sono al di là da venire (si parla di ipotetica “Città dei giovani “, che, forse, vedranno i nostri pronipoti, se tutto va bene) la domanda sorge spontanea: poiché è evidente la congestione, in prossimità delle istituzioni cittadine (provincia, comune e regione), di cortei e caos quotidiano che bloccano mezza città, non si potrebbe delocalizzare le istituzioni nella struttura borbonica che, tra l’altro, oltre alla capienza smisurata, ha una facciata monumentale che darebbe una solennità alle stesse istituzioni? Oltre al fatto che è in una piazza grande collegata a tangenziale e strade a scorrimento veloce. Ma, visto il nostro antico masochismo, credo che la mia resterà lettera morta.