Italiani, ghanesi, semplicemente giovani

A.B.
18-09-2009 | 17:48
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Oggi l’Italia intera è in lutto per i sei giovani, e tra questi due nostri concittadini, caduti a Kabul mentre erano impegnati in una difficile missione di pace. Un anno fa sei immigrati ghanesi furono massacrati dalla camorra a Castelvolturno dove erano giunti alla ricerca di un lavoro.

Viviamo in un’era di massimo e impensabile – fino a qualche anno fa – sviluppo tecnologico e globale. Eppure migliaia, milioni di donne, uomini e, soprattutto, giovani continuano a morire nel tentativo di cercare un lavoro che li sfami e gli consenta di vivere in condizioni di pace. Si tratta di due bisogni elementari, a cui ognuno di noi aspira, ma che purtroppo, ancora oggi, non sono affatto scontati.

Sui barconi, in mezzo al mare, all’interno di fabbriche e cantieri, nei campi di raccolta, ai varchi di frontiera, in zone militarmente strategiche, si continua a morire. Un esercito sterminato di vittime, quasi sempre anonime, paga col prezzo della vita uno sviluppo globale distorto e non equilibrato.

La piccola folla radunatasi oggi a Castelvolturno è un monito per tutti. E’ la dimostrazione che la nostra memoria è troppo corta. Così come troppo bassa è la consapevolezza, a tutti i livelli e a tutte le latitudini, che pace e lavoro devono essere i due pilastri fondamentali su cui fondare il nostro futuro.

Povertà, orgoglio meridionale e il coraggio delle nuove idee

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27-07-2009 | 12:39
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di Tommaso Fonzo

Se dovessimo accostare un volto, un’immagine alla decadenza economica di Napoli e, per certi versi, dell’intero Mezzogiorno d’Italia, ci verrebbe da pensare a Vincenzo Buonocore, l’operaio protagonista de “La dismissione” dell’ Ilva nel noto romanzo di Ermanno Rea. L’ immagine è quella della fabbrica come identità, solidarietà, forza e sicurezza, la cui demolizione non è solo la distruzione di una struttura e della sua attività, ma è anche il disfacimento degli uomini che vi lavorano. Leggi tutto »

Le ronde nere? Leggete cosa sono

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15-06-2009 | 11:10
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di Lino D’Antonio

Il governo Berlusconi, così come nel passato, ha dato vigore alle più inquietanti pulsioni del Paese. Per cui deve essere dilatata al massimo la vigilanza democratica. Personalmente trovo la istituzione delle “ronde nere” (sulla scia di più generiche ronde permesse dal governo di destra per legge) un fatto gravissimo, che nuoce oltremodo al nostro vivere democratico.

Tocca ai cittadini ed alle forze di opposizione farsi carico della grave evenienza e di manifestare dentro e fuori del Parlamento. Ogni disattenzione a riguardo diventa “colpevole complicità”. Qui di seguito un articolo e un’intervista sulle ronde nere.

Arrivano le ronde nere
di Enrico Piovesana – Peace Reporter 11.06.09
Verranno presentate il 13 giugno a Milano. Si chiamano ‘Guardia Nazionale Italiana’. Intervista al loro fondatore, Gaetano Saya

Quest’estate, salvo imprevisti, i volontari della Guardia Nazionale Italiana (Gni) dovrebbero iniziare a pattugliare le strade delle città italiane in applicazione del disegno di legge sulla sicurezza del governo Berlusconi (approvato dalla Camera lo scorso 14 maggio, ora all’esame del Senato) che all’articolo 3 (commi 40-44) prevede il concorso di “associazioni di cittadini non armati” al presidio del territorio (le cosiddette ronde).
Sono ex appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine e normali cittadini “patrioti e nazionalisti” pronti a “servire la nostra terra e il popolo italiano” svolgendo attività di vigilanza “per potenziare la sicurezza nei centri urbani” ma anche di “protezione civile” e di “promozione e divulgazione della storia, delle lingue e delle tradizioni Italiane con particolare riferimento all’Impero Romano”.
Hanno un Comandante Generale, il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, di Massa Carrara, e un Presidente Nazionale, il giovane ex alpino Maurizio Correnti, di Torino (città in cui si trova anche la loro sede nazionale: le sedi operative sono, per ora, a Sarzana, Reggio Calabria e Siracusa).
Indossano una divisa: camicia grigia (inizialmente era prevista kaki) con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale nera, basco o kepì grigio con il simbolo della Gni: l’aquila imperiale romana.
Il loro equipaggiamento completo prevede elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero.
Al braccio portano una fascia nera con la “ruota solare”, simbolo del Partito Nazionalista Italiano (Pni): la nascente formazione politica che sta dietro alla Gni.
Anche i membri del Pni avranno un’uniforme: la stessa della Guardia Nazionale Italiana. Il programma politico del Pni, di stampo statalista e collettivista, prevede tra l’altro la pena di morte per “gli usurai, i profittatori e i politicanti”, la lotta “contro il parlamentarismo corruttore” e la creazione di “un forte potere centrale dello Stato” e di “camere sindacali e professionali”, il diritto di cittadinanza e l’accesso alle cariche pubbliche “solo per chi sia di sangue italiano”, lo stop a “ogni nuova immigrazione di non-italiani” e l’immediata espulsione forzata di “tutti i non-italiani che sono immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977″, il divieto di pubblicazione di “giornali che contrastano con l’interesse della comunità” e l’abolizione di tutte le organizzazioni e istituzioni “che esercitano un influsso disgregatore sulla nostra vita nazionale”.
I paramilitari del colonnello Calzetta e le camicie grigie del Pni debutteranno ufficialmente il 13 giugno a Milano, al numero 5 di via Chiaravalle, angolo via Larga, in occasione del congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale di Gaetano Saya, che nella sua pagina internet personale si dichiara “l’ispiratore politico” della Guardia Nazionale Italiana”.
Estimatore di Berlusconi e acerrimo nemico di Fini, Saya, che dopo il recente scioglimento di Alleanza Nazionale è rimasto l’unico depositario del simbolo dell’Msi di Almirante, è il sedicente ex agente segreto della Nato e del Sismi, ex ‘gladiatore’ed ex massone che già nel 2003 provò a creare un gruppo paramilitare di ‘camice grigie’ (i Reparti di Protezione Nazionale) e che nel 2005 venne arrestato per l’oscura vicenda dei ‘servizi paralleli’ (il Dssa, Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, diretto da Gaetano Saya e Riccardo Sindoca): una “banda di pataccari” secondo l’allora ministro degli Interni Pisanu, che però risultò avere rapporti con i vertici degli apparati di sicurezza dello Stato, in particolare con i servizi segreti militari.
PeaceReporter ha intervistato Gaetano Saya per capire qualcosa di più sulla Guardia Nazionale Italiana e sul Partito Nazionalista Italiano. Ecco cosa ci ha detto.

D: Saya, una breve digressione prima di cominciare: com’è finita la storia del Dssa?

R: L’inchiesta contro di me fu avviata per gettare fumo negli occhi, per sviare l’attenzione dai veri servizi deviati, quelli che facevano e fanno tuttora capo a Marco Mancini, l’allora dirigente del controspionaggio del Sismi. Proprio nei giorni del mio arresto, nel luglio 2005, Mancini e soci stavano rischiando grosso per la vicenda del rapimento di Abu Omar: erano i giorni in cui il capocentro della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, lasciava precipitosamente il territorio nazionale per sfuggire alla giustizia italiana.
Io e la Dssa siamo stati usati come capro espiatorio, sono stato vittima di una trappola, una cospirazione orchestrata dagli agenti deviati di Mancini, come il giornalista Renato Farina, l’agente ‘Betulla’, che su Libero scrisse che io e la Dssa eravamo coinvolti nel rapimento di Omar.
Dopo che, nel 2006, Mancini, Pollari, Pio Pompa, Tavaroli e Cirpiani sono finiti nei guai per il caso Abu Omar e per lo scandalo Telecom-Sismi, la persecuzione contro di me non serviva più e quindi è finita nel nulla. Salvo scoprire, proprio pochi giorni fa, che la Procura di Genova ha chiesto la riapertura del caso. Stavolta questi magistrati e poliziotti eversori, legati ai servizi deviati di cui sopra e appoggiati dalla sinistra, ma anche da Gianfranco Fini, vogliono colpire me per colpire il governo Berlusconi. Ci ha già provato, senza riuscirci, la Procura di Torino, cercando di criminalizzare la Guardia Nazionale Italiana per far naufragare il decreto sicurezza del governo: pochi giorni prima della sua approvazione alla Camera, la Digos di Cuneo è andata a casa mio figlio Dario accusandolo di far parte della Gni e di detenere illegalmente armi. Speravano di scatenare un putiferio. Ma le armi erano tutte regolarmente detenute, inoltre mio figlio non ha nulla a che fare con la Guardia Nazionale Italiana. Adesso, dopo questo buco nell’acqua della Procura di Torino, torna alla carica quella di Genova con la Dssa…

D: Saya, veniamo alla Guardia Nazionale Italiana. Sembra tanto un gruppo paramilitare fascista: le divise, i riferimenti al patriottismo, l’aquila imperiale romana…

R: Queste sono tutte stupidaggini! La Guardia Nazionale Italiana non c’entra niente con il fascismo. Io stesso non sono fascista. Sono di destra, sono un conservatore, un nazionalista: chiamatemi come volete, ma non sono fascista. Se fossi vissuto nel 1943 e avessi visto i fascisti che rastrellavano e fucilavano dei cittadini italiani mi sarei ribellato. Ho appena visto al cinema il film ‘Vincere’, che dà una visione molto negativa di Mussolini e del fascismo, e le posso dire che mi è piaciuto molto. Io mi considero un cittadino fedele, un difensore della Costituzione del 1948, sulla quale ogni membro della Guardia Nazionale Italiana dovrà giurare. Io ho sempre avuto ottimi rapporti con il governo d’Israele e i suoi servizi segreti: pensa che se fossi fascista gli israeliani lavorerebbero con me? Sulle divise, sa che le dico? Se devono suscitare tutto ‘sto clamore, vorrà dire che magari le cambieremo (dopo quest’intervista, la camicia kaki ha lasciato il posto alla camicia grigia, n.d.r.). L’aquila imperiale romana? Bisogna essere ignoranti per non sapere che è un simbolo storico della nostra patria, visibile su tanti monumenti di Roma, e che non c’entra nulla con il fascismo.
La Guardia Nazionale Italiana è un’associazione apolitica nella quale può entrare chiunque si riconosca in questa iniziativa: si figuri che hanno aderito perfino dei comunisti, persone di Massa Carrara.

D: Stento a crederlo. La nostra Costituzione repubblicana si fonda sull’antifascismo, ma sul gruppo Facebook della Guardia Nazionale Italiana, il Presidente Nazionale, Maurizio Correnti, scrive ai sostenitori: “Si prega di astenersi con lo scrivere ‘camerati’ ecc ecc, comunque frasi e slogan tipici di altri tempi. Con questo – precisa Correnti – non vogliamo assolutamente dichiararci antifascisti, sia ben chiaro”. C’è qualcosa che non torna…

R: Questo lo ha scritto lui, ognuno è libero di scrivere ciò che pensa. Nella Guardia Nazionale Italiana ci sono fascisti e non fascisti.

D: Questo, però, lo ha scritto lei, sulla sua pagina Internet personale, lo scorso febbraio, alla vigilia della creazione della Guardia Nazionale Italiana. Cito testualmente: “Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano, stuprano, uccidono. Un aumento dell’80 percento di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. Attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani sovversivi che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari. Deputati e Senatori della Repubblica che istigano all’insurrezione armata contro i poteri dello Stato, un ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista. Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltraggiano e vilipendono i Ministri e il Governo. L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri e le autorità costituite. (…) Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere, la repressione è il nostro credo. Repressione e Civiltà”. E ancora: “Noi vogliamo ripulire l’Italia dal marcio che vi si annida, vogliamo riportare una ferrea disciplina in tutta la Nazione”. “La Destra snuda la sua spada per tagliare i troppi nodi di Gordio, che irretiscono e intristiscono la vita Italiana. Chiamiamo Iddio sommo e lo Spirito immortale delle migliaia di morti a testimoni che un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci raccoglie, un solo pensiero ci infiamma: contribuire alla grandezza e alla salvezza della Patria. Uomini della Destra di tutta Italia, tendete gli spiriti e le forze, bisogna vincere e con l’aiuto di Dio vinceremo!!!”.
R: Ma questi sono solo degli slogan, che faccio un po’ qua e un po’ là! Allora, chiariamo una cosa: gli immigrati sono l’ultimo dei problemi. Non sono loro il nostro obiettivo. Se proprio vuole saperla tutta, per noi il vero pericolo per l’Italia è rappresentato dai secessionisti della Lega Nord. Loro sì che sono contro la Costituzione! Loro che vogliono distruggere la nostra unità nazionale, che offendono continuamente i simboli della nostra patria, che creano impunemente governi provvisori secessionisti e arruolano gente nella formazione anticostituzionale della Guardia Nazionale Padana. E’ questa gente che dovrà fare i conti con la nostra Guardia Nazionale Italiana: se vedremo un leghista che brucia un tricolore lo faremo arrestare! Che la Lega stia attenta a dove va. E’ per contrastare la Lega Nord che alle prossime elezioni ci presenteremo al nord con il Partito Nazionalista Italiano.

D: Quello che per simbolo ha lo schwarze sonne, il sole nero utilizzato da tanti gruppi neo-nazisti? Quella specie di svastica a dodici braccia, antico simbolo pagano germanico, che adorna il pavimento della sala principale del castello di Wewelsburg, il quartier generale delle Ss?

R: Non diciamo sciocchezze! La ruota solare non ha nessun legame provato con il nazismo, tant’è vero che in Germania essa non è vietata, come lo è invece la svastica, e viene liberamente utilizzata come logo commerciale. Questo simbolo, di cui io detengo la proprietà in Italia, è in realtà un simbolo magico dei Maya che evoca il potere…

D: Scusi se la interrompo, ma come appassionato di cultura Maya e mesoamericana le posso garantire che nel simbolismo di quel popolo non c’è traccia di qualcosa di simile.

R: Ma come no! Faccia una ricerca su Google con le parole ‘terra cava’!

D: Torniamo al Partito Nazionalista Italiano: ce ne può parlare? Abbiamo capito, dal simbolo e dalle divise comuni, che è legato alla Guardia Nazionale Italiana. Ma in che relazione sta con lei e con il suo Msi?

R: Il Partito Nazionalista Italiano, Pni, nascerà ufficialmente a Milano il prossimo 13 giugno, in occasione del congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. Quel giorno, io lascerò la presidenza dell’Msi-Destra Nazionale a mia moglie, Maria Antonietta Cannizzaro, che è in ottimi rapporti con il capo del governo. Il sottoscritto diventerà quindi presidente del nuovo Partito Nazionalista Italiano, che alle prossime elezioni politiche nazionali si presenterà nelle regioni settentrionali, dove la fiamma tricolore non tira molto, per contrapporre al nazionalismo padano il nazionalismo italiano. Nelle regioni centrali e meridionali, invece, si presenterà l’Msi-Destra Nazionale con il suo simbolo storico. Entrambi, spero, come alleati del Pdl di Berlusconi: se poi qualcuno ce lo impedirà, correremo da soli.

D: Saya, è vero che già duemila persone si sono iscritte alla Guardia Nazionale Italiana?

R: Abbiamo superato ampiamente le duemila adesioni. Ogni giorno ne arriva una valanga di nuove, soprattutto ex appartenenti alle forze dell’ordine. La invito al congresso del 13 giugno, al quale abbiamo invitato anche il presidente Berlusconi, così si renderà conto con i suoi occhi: noi non abbiamo nulla da nascondere.

Enrico Piovesana
Peace Reporter 11.06.09
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Ma dove sono le istituzioni?

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24-04-2009 | 10:40
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di Loredana Iovine

Vorrei con la mia domanda chiedere se l’Italia c’è o no. A me sembra che ognuno si costruisca la propria attraverso leggi costituzionali che dovrebbero valere per tutte le regioni italiane compresa questa Napoli tanto chiacchierata (e adesso con quello spot pubblicitario sull’immondizia …..ma che schifo …e’ tutto qui quello che c’è da dire su Napoli?). Leggi tutto »

Divieto di segnalazione

A.B.
28-01-2009 | 18:08
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Mi sembra giusto sostenere l’appello di Medici Senza Frontiere e di altre associazioni contro l’emendamento che obbligherebbe le strutture sanitarie a segnalare alle autorità gli immigrati irregolari che a loro si rivolgono. E’ una scelta che non possiamo condividere né sul piano etico, né sul piano dell’interesse generale.

In Campania in questi anni abbiamo lavorato con le ASL – in particolare a Castelvolturno e in altri altri comuni del casertano e dell’area a nord di Napoli – per garantire, come è doveroso, le cure a tutti coloro che ne hanno bisogno, indipendentemente dal colore della pelle, dai documenti che hanno in tasca e dalle possibilità economiche. E’ questo l’unico modo per affermare il diritto alla salute di tutti. Dei lavoratori e delle famiglie migranti così come di tutta la comunità, che altrimenti si troverebbe esposta al rischio di patologie non curate.

Reagire alla crisi

A.B.
29-11-2008 | 17:46
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Sono tante le famiglie in difficoltà, soprattutto nel Mezzogiorno. E’ un disagio che viene da lontano, da prima di questa crisi. In tutto il sud lo abbiamo percepito in modo più netto quando l’economia, tra la fine degli anni 90 e l’inizio degli anni 2000, ha ricominciato a rallentare la sua crescita, dopo una fase di sviluppo più intenso che al nord. Da quel momento si invertiva una tendenza e cambiava di segno anche la prospettiva di tanti genitori sulla vita dei loro figli. Si perdeva la convinzione che ogni generazione potesse spingersi più avanti di quella precedente sulla strada della crescita economica, culturale e sociale. Un sentimento che si è radicato negli ultimi anni anche in tanti giovani, come è emerso nella mobilitazione delle settimane scorse sulla scuola e sull’università.
E’ un quadro difficile, confermato oggi dalla Caritas regionale, che ha presentato il rapporto annuale sulla povertà. Una mappa ragionata delle situazioni di sofferenza rilevate attraverso le 4712 richieste di aiuto pervenute ai 28 Centri di Ascolto campani. Il disagio che ci descrive non è solo economico, ma è fatto di marginalità sociale e di fragilità dei legami e dei valori di riferimento. E’ la storia di tanti immigrati, ma anche di un numero ancora consistente di italiani.
A queste situazioni così difficili fa da sfondo una “normalità sociale” segnata da nuove tensioni e dai timori legati alla crisi economica in corso. Una crisi di fronte alla quale, fin dai mesi scorsi, ci siamo attivati lavorando col governo nazionale per concertare nuovi investimenti finanziati con il fondo per le aree sottoutilizzate e per far fronte al forte aumento delle richieste di cassa integrazione e mobilità nelle grandi e medie aziende meridionali. Sono fiducioso che su entrambi i fronti si possa intervenire efficacemente.

Al tempo stesso, però, non è possibile dimenticare l’incertezza di tanti lavoratori a termine che oggi non sanno se i loro contratti verranno rinnovati nei prossimi mesi. E’ una grande questione in tutta l’Europa e vede il nostro Paese in ritardo. Dopo anni di dibattiti accesi non si è ancora riusciti a varare una riforma degli ammortizzatori sociali che recepisca i cambiamenti profondi che hanno investito il mondo del lavoro. Di fronte alle minacce di questa crisi gli assegni per i lavoratori atipici varati dal Governo sono un primo passo. Come gli altri bonus introdotti ieri, assumono importanza soprattutto nelle situazioni più difficili. Ma la risposta nazionale alle difficoltà di oggi non può esaurirsi con iniziative una tantum incapaci di garantire equamente la dignità di tutti i lavoratori. E’ decisivo dunque riprendere l’iniziativa politica su questo fronte, mobilitando le migliori energie nei partiti, nelle università e nelle istituzioni per arrivare in fretta a misure che sono sempre più urgenti per tanti lavoratori e per le loro famiglie, che sono soprattutto nuove famiglie, con figli piccoli.

Infine, mentre si interviene per portare nuove forme di sostegno ai lavoratori regolarmente contrattualizzati, è fondamentale non arretrare nella battaglia contro lo sfruttamento, l’illegalità e il degrado delle condizioni di vita di tanti lavoratori migranti assorbiti dalla nostra economia, spesso in nero. Dobbiamo fare in modo che la crisi non si traduca per loro in un inasprimento delle condizioni già inaccettabili in cui spesso si trovano. In questo senso per prima cosa va garantito loro il diritto universale alla salute, che siano clandestini o no. Lo sottolineo perché sulla stampa e in parlamento circolano, a questo proposito, proposte restrittive a cui guardiamo con orrore e contro le quali siamo pronti a mobilitarci. E’ nostra volontà e nostro dovere impegnarci quanto più è possibile per evitare in tutti i modi che la crisi porti a nuove guerre tra poveri. Questa, assieme alle misure per l’innovazione e per il rilancio del nostro sistema produttivo, è oggi la nostra priorità.

Bambini Rom, il sud del mondo è qui

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26-11-2008 | 13:31
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di Ilaria Tamaggio

Ci sono troppi bambini rom che chiedono la carità. Cosa si può fare? Ho appena chiamato i carabinieri (ancora una volta) per denunciare delle persone che di fronte casa obbligano due bimbe all’accattonaggio. Mi hanno risposto (di nuovo) che non possono fare niente, perché “hanno le mani legate” (queste le testuali parole). Si parla tanto del sud del mondo, ma il sud del mondo è qui. Che vergogna!

Benvenuto, Santo Padre

A.B.
18-10-2008 | 16:44
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E’ davvero una grande gioia accogliere Papa Benedetto XVI a Pompei. A un anno dalla sua visita a Napoli il Santo Padre potrà sentire nuovamente la fede, l’affetto e l’entusiasmo di tanti cittadini campani. Il suo messaggio di speranza sara’ un incoraggiamento importante per la nostra comunità, per tanti che lavorano ogni giorno per promuovere i valori della giustizia, della solidarietà e della legalità.

Papa Benedetto a Pompei sarà il volto e la voce di una Chiesa che in Campania è impegnata fortemente a favore degli ultimi e degli emarginati, in nome della dignità della persona e della convivenza civile. Una Chiesa che, come istituzioni democratiche, incontriamo tante volte nelle situazioni più difficili, tra gli immigrati di Castelvolturno e nelle periferie urbane, nelle iniziative contro la camorra o nei progetti per diffondere la raccolta differenziata e il rispetto dell’ambiente.

E’ quindi dal profondo del cuore che voglio ringraziare il Santo Padre per la sua vicinanza affettuosa alla nostra terra e per il lavoro prezioso che la comunità ecclesiale ogni giorno porta avanti per farne un luogo di pace e di giustizia.

I disordini degli “uomini d’ordine”

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06-08-2008 | 15:07
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di Lino D’Antonio

Da cittadino democratico, auspicherei che una “Alleanza Nazionale”, sdegnata, smentisse quanto riportato da “La Repubblica” del 30 luglio, in pagina locale e nazionale e cioè il fatto che, dietro ai disordini di chiara marca xenofoba, di questi giorni a Napoli, precisamente a Pianura e a Scampia, contro gli immigrati africani rimasti senza alloggio, vi siano politici riconducibili al suddetto partito. Leggi tutto »

Africani, europei, campani…

A.B.
30-07-2008 | 12:10
188 commenti »

Leggere titoli che raccontano di proteste e intimidazioni contro “gli africani” mette i brividi. “Africani”, poi. Chissà se quei manifestanti che a loro si contrappongono si sentono “europei”, e in cosa…
Ogni nuovo episodio di intolleranza e di razzismo ci interroga sul senso del nostro impegno. Su quanto riusciamo a fare ogni giorno per promuovere la convivenza civile, il rispetto reciproco, la cultura dell’accoglienza e giuste prospettive di crescita personale e di partecipazione.Per noi napoletani a volte è fin troppo facile metterci al riparo di una sorta di predisposizione “genetica” all’accoglienza e alla mescolanza culturale, sedimentata in secoli di storia e di relazioni con altre culture. Probabilmente quell’eredità c’è, ma certo non basta ad affrontare il nostro tempo.

Servono idee, progetti e politiche attive per l’accoglienza e per facilitare la partecipazione dei cittadini migranti alla vita delle nostre comunità. I passi più recenti che abbiamo fatto come Regione in questa direzione passano per il finanziamento, attraverso il Parco Progetti regionale, di un villaggio Rom a Scampia e di nuove strutture per i lavoratori extracomunitari a Villa Literno. A queste iniziative se ne aggiungono tantissime altre, portate avanti dal Comune di Napoli e da tanti enti locali dialogando con la scuola, con i sindacati, con le associazioni del settore. Sono proprio queste organizzazioni che oggi fanno gran parte del lavoro necessario a rendere più accettabile l’esperienza durissima dei cittadini migranti. E’ un lavoro spesso silenzioso. Penso ad esempio alla scuola, che oltre ad accogliere i bambini stranieri si occupa sempre di più di formare uomini e donne immigrati. E’ una funzione preziosissima che va potenziata sempre di più.

Insieme a tutti quegli insegnanti, agli operatori delle associazioni, agli immigrati che, dopo aver trovato la loro strada, hanno deciso di impegnarsi per aiutare chi è appena arrivato, dobbiamo impegnarci sempre di più e fare in modo che a prevalere sia la Campania dell’accoglienza, della partecipazione e del rispetto.

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