Ricordando Giancarlo

A.B.
23-09-2009 | 17:21
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Se oggi Giancarlo fosse con noi, avrebbe avuto cinquant’anni. Ogni tanto penso a cosa avrebbe fatto e scritto, se fosse stato qui in tutti questi anni. Senz’altro avrebbe continuato a fare il suo mestiere fino in fondo. Raccontando le malefatte e  i crimini della camorra e impegnandosi per promuovere gli ideali della legalità, dell’educazione, della pacifica convivenza civile.

Giancarlo Siani è stato un giornalista coraggioso. Armato solo della sua penna e del suo taccuino, si è messo in gioco in prima persona per amore della verità e della sua terra. Giancarlo Siani, Peppino Impastato, Don Peppino Diana, Padre Pino Puglisi. Sono eroi civili, eroi dello Stato. Uccisi perché le loro parole e le loro idee erano un’arma insopportabile per le mafie. Perché con il loro lavoro e il loro impegno hanno fatto capire a tante e tante persone che la mafia e la criminalità si possono e si devono sconfiggere. Le loro idee camminano sulle nostre gambe.

Il mondo dell’informazione, le forze dell’ordine e della magistratura, lo Stato e le istituzioni locali, la Chiesa, le imprese, le associazioni, le forze politico-sindacali devono continuare a impegnarsi assieme, e con determinazione, per combattere la criminalità organizzata e affermare la cultura delle legalità.

Alcuni risultati importanti, per esempio nella lotta contro il clan dei casalesi, sono stati conseguiti. Lo Stato negli ultimi anni ha intensificato gli arresti e i sequestri dei capiclan e di diversi esponenti della camorra.

La Regione sta investendo importanti risorse europee per la conversione dei beni confiscati ai clan. Insieme a Paolo Siani, fratello di Giancarlo, stiamo lavorando alla fondazione Polis, di cui Paolo è il presidente. Polis è la prima fondazione regionale in Italia che si preoccupa di assistere i famigliari delle vittime di camorra. Sul portale della Regione Campania è possibile consultare un diario di bordo sulle molteplici attività svolte da Polis.

Pochi giorni fa la giunta regionale ha stanziato i primi fondi, oltre 300mila euro, che serviranno ad avviare i lavori di riqualificazione del “quadrilatero delle carceri” a Torre Annunziata, che diventerà una zona franca urbana. Non più Fortapasc dunque, ma un luogo dove far crescere lo sviluppo e l’aggregazione sociale.

La strada da fare però è ancora lunga. E su questo fronte l’informazione, la capacità di tenere alta l’attenzione e la coscienza civile, è determinante. Sono d’accordo con Paolo Borsellino, quando disse: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. È un invito giusto, che tutti, soprattutto al Sud, dobbiamo sempre tener presente.

Attenzione però, nel Mezzogiorno c’è una coscienza nuova. Siamo consapevoli che la criminalità organizzata è il peggior nemico dello sviluppo del Sud, ma dall’altro lato siamo convinti che ci troviamo di fronte a un fenomeno non solo locale, ma globale che richiede risorse, strumenti e collaborazioni, diventando una delle priorità, come l’ambiente e il lavoro, da affrontare in sede internazionale.

FORTAPASC e la Napoli di Siani

A.B.
17-03-2009 | 17:41
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Stamattina sono arrivato a Santa Lucia con le immagini di FORTAPASC negli occhi. Il film racconta con intensità e intelligenza l’impegno di Giancarlo Siani, la sua serietà e scrupolosità di giornalista, insieme alla gioia di vivere di un giovane ragazzo napoletano. Racconta di Napoli, di Torre Annunziata, dell’impegno civile contro la criminalità organizzata e della violenza di cui questa è capace.
Sullo sfondo di tante scene ci sono le case e i vicoli del Quadrilatero delle Carceri, di quello che era, e in gran parte è ancora, il fortino dei Gionta.  Mi è venuto spontaneo chiamare il sindaco di Torre, Giosuè Starita. Abbiamo condiviso il senso di amarezza profonda di fronte alla violenza camorrista ma anche il messaggio forte di speranza che prevale nel film e nella testimonianza di Giancarlo Siani.
Il sindaco è venuto nel pomeriggio a Santa Lucia per fare il punto sul lavoro avviato assieme alcune settimane fa per la riqualificazione del Quadrilatero. Ci siamo dati l’obiettivo di aprire una fase nuova di recupero urbanistico e civile accompagnando il forte impegno che la Procura di Torre Annunziata sta mettendo in campo per riaffermare la presenza dello Stato in quei territori.

Lavoriamo pensando che tanti sacrifici non sono stati inutili. Che le cose cambiano, non restano ferme. Ad esempio con il ministro Amato prima e poi con Maroni, si sono moltiplicate le iniziative contro i fortini camorristi e le confische di patrimoni. E’ il risultato di una più forte consapevolezza costruita anche grazie alle voci di tanti giornalisti, grazie all’opera di registi come Risi e al lavoro quotidiano di tante associazioni. Penso ad esempio a Libera, che proprio in questi giorni sta promuovendo a Napoli e in Campania, con il sostegno delle istituzioni locali, iniziative e manifestazioni importanti per capire insieme a che punto siamo del cammino che deve portare alla sconfitta delle mafie in Italia. Con don Ciotti e gli amici di Libera sabato marceremo per le strade della nostra città, portando nel cuore la Napoli onesta e civile che si riconosce nel volto di Giancarlo Siani.