È davvero sbagliato l’atteggiamento del governo sulla vicenda Fiat. Diversi ministri dicono di essere d’accordo con l’invito di Napolitano a un dialogo più costruttivo. Ma i fatti smentiscono le parole. In nome della neutralità non si esercita un ruolo di mediazione. Non si lavora per una legge sulla rappresentanza che può camminare di pari passo con un autonomo accordo tra le parti sociali. Ma così non si è neutrali. Si sta in modo unilaterale da una parte. Dalla parte dei più forti.
Il lavoro, la difesa del posto di lavoro – di fronte ad una crisi economica così lunga e difficile – è la nostra più grande preoccupazione e rappresenta il nostro principale obiettivo. Nei giorni scorsi è stato raggiunto un primo risultato importante su Pomigliano con la concreta prospettiva che quegli stabilimenti producano la nuova Panda, un’auto innovativa che saprà reggere alle esigenze di un mercato nazionale e internazionale sempre più improntato alla riduzione dei consumi e dell’inquinamento. Questa novità è di grande rilievo per le migliaia e migliaia di lavoratori di Pomigliano e dell’indotto auto. Ma la nostra attenzione è giustamente rivolta anche alla sorte dei 38 giovani lavoratori Fiat a cui domani scadrà il contratto e ai problemi dei circa 2000 lavoratori in mobilità da anni e anni. Oggi in Prefettura si è tenuto un incontro tra tutte le parti coinvolte, ma mancava la Fiat. Per quanto ci riguarda, la Regione stanzierà i fondi per il sostegno al reddito dei 38 lavoratori senz’altro fino al 22 gennaio, data prevista per un ulteriore incontro nazionale a Roma su tutta la vertenza. Siamo, inoltre, disponibili a continuare fare la nostra parte con i diversi e innovativi strumenti che la nuova legge regionale sul lavoro da noi approvata ci mette a disposizione: dall’integrazione al reddito attraverso i tirocini formativi agli incentivi per l’occupazione. Si tratta di opportunità importanti e lavoreremo affinché Fiat le faccia sue assicurando a questi 38 giovani il posto di lavoro. Per quanto riguarda i 2000 lavoratori in mobilità, stiamo in stretto contatto con il ministero del Lavoro che deve autorizzare l’Inps a consentire il versamento dei contributi mancanti per periodi variabili da 18 a 24 mesi. Le risorse ci sono e fanno parte del Fondo Sociale europeo. Si tratta di risorse nazionali per il 70% e per il 30% regionali. Questo iter permetterebbe a tanti e tanti di questi lavoratori da anni e anni in cassa integrazione di andare finalmente in pensione. Un obiettivo giusto che darebbe serenità a loro e alle loro famiglie. Su tutte e due le vicende il governo deve, a mio avviso, dare il suo contributo per una positiva soluzione delle vertenze. È davvero compito e dovere di tutti, delle istituzioni e delle forze sociali, fare in modo che il 2010 possa essere l’anno del lavoro, l’anno di uno straordinario impegno e di un patto per il lavoro.
Questa mattina, subito prima di inaugurare la 30ma edizione di Precious World al Tarì, ho incontrato una delegazione di lavoratori della ex Ixfin. Volevano incontrare Berusconi, che però non è venuto. Vivono giorni difficili e complicati, perché non percepiscono la cassa integrazione da gennaio, nonostante la quota regionale sia già disponibile da tempo. Mi sono impegnato a sollecitare nelle prossime ore il ministero del Lavoro perché vengano sbloccati i fondi necessari.
Il problema, però, è più ampio, e riguarda un numero sempre crescente di lavoratori e precari. Un operaio in cassa integrazione percepisce 700, a volte 600, euro al mese, e spesso è l’unico lavoratore della famiglia. Per questo in Campania organizziamo corsi di formazione professionale, che integrano questo reddito con altri 300 euro mensili. Ma è chiaro a tutti che un lavoratore non può stare per sempre in questa situazione. Solo in Campania, ci sono diversi fronti aperti: ex Ixfin, Atitech, Tirrenia, Alcatel, Fiat di Pomigliano D’Arco, per citare alcuni esempi. La situazione è preoccupante in tutto il Paese, al nord, al centro e soprattutto al sud. Eppure si continua a discutere di altro.
Il lavoro non è ancora al centro dell’agenda nazionale del governo, degli organi di informazione, di tanti luoghi decisionali. Ma la mancanza di lavoro è da tempo invece al centro dell’agenda delle famiglie che hanno sempre più difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Mi verrebbe da dire: forza, sveglia, diamoci da fare tutti quanti! Governo nazionale, partiti di maggioranza e opposizione, istituzioni a tutti i livelli, forze datoriali e sindacali. L’unica via per superare questa fase difficilissima è affrontare una volta per tutte la sfida della modernizzazione produttiva del Paese, con riforme, investimenti e strategie che producano lavoro stabile e di qualità.
E’ questa la principale sfida che abbiamo davanti nei prossimi mesi e nei prossimi anni, ed è questo che, in modo sacrosanto, ci chiede il Paese. Gli Usa, la Germania, la Francia, si stanno muovendo con determinazione su questo fronte. Così deve fare anche l’Italia. Rimbocchiamoci le maniche e diamo una scossa al sistema Paese. Altrimenti, di cosa parliamo?

Stamattina con i lavoratori ex Ixfin
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Stamattina circa 1000 operai in cassa integrazione della Fiat di Pomigliano sono “tornati in aula“. E’ infatti partito il primo modulo di attività di orientamento professionale organizzato dalla Regione per i lavoratori in CIG. Nello stabilimento di Pomigliano sono state allestite 15 aule, mentre un’altra è stata aperta a Nola. Da giovedì, presso delle strutture regionali, inizieranno i corsi anche in provincia di Avellino, Caserta e Salerno. I docenti e gli orientatori professionali sono qualificati funzionari e dirigenti della Regione e operano in collaborazione con l’Isfol e l’Agenzia regionale per il lavoro e la scuola. Frequentando questi corsi, gli operai riceveranno direttamente in busta paga un integrativo di 350 euro al mese per maggio e giugno e di 240 euro per i mesi successivi. Utilizzando fondi regionali, supportiamo dunque il reddito dei lavoratori in difficoltà e, al tempo stesso, li riqualifichiamo professionalmente. E’ questo il modo più giusto per affrontare la crisi, per stare al fianco delle tante famiglie che rischiano di perdere la loro unica fonte di reddito.
E’ fondamentale però che il lavoro torni presto alla Fiat di Pomigliano. I vertici della Fiat in queste ore stanno cercando di reagire alla crisi trasformando il proprio gruppo in una delle più importanti realtà produttive internazionali. E’ uno sforzo importante, e ci auguriamo che abbia successo. Per quanto riguarda l’integrazione con Opel, il governo tedesco chiede che siano chiari i centri di comando e il futuro di tutti gli stabilimenti produttivi tedeschi. Lo stesso deve accadere nel nostro Paese, affinché sia garantita una rinnovata missione produttiva per Pomigliano d’Arco e Termini Imerese. Per quanto ci riguarda, anche su questo fronte vogliamo fare fino in fondo la nostra parte. Stiamo discutendo un contratto di programma con il centro ricerche Fiat Elasis, che porterà a uno stanziamento di 14 milioni di euro per sperimentare e realizzare nuove linee produttive. Ma è dovere anche e soprattutto del governo nazionale e della Fiat fare fino in fondo la propria parte. Pomigliano è una realtà strategica per il futuro dell’auto e ha tutte le carte in regola per diventare una frontiera dell’innovazione.
Sono a Roma e la manifestazione è davvero straordinaria. Tanti lavoratori, famiglie intere, giovani, migranti. E’ una giornata bella e importante per la nostra democrazia.
Penso a quanto sta succedendo in altri Paesi europei, dove la crisi sfocia a volte in tensioni gravi. Da noi, invece, una grande manifestazione di popolo. Viene da dire: Meno male che c’è la Cgil, che c’è il sindacato…

Con gli operai della Fiat di Pomigliano

Con Epifani e Annamaria
Domani sarò in piazza a Roma alla manifestazione della Cgil, al fianco degli operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano e di tanti altri lavoratori. Per me è un dovere istituzionale esserci. Perché la gravissima crisi che stiamo vivendo richiede il forte impegno e la massima unità di tutte le forze politiche, sociali e culturali. Giovani, donne, lavoratori. Solo con una spinta forte e vasta è possibile guardare avanti in modo positivo e aprire una nuova fase di sviluppo e di occupazione.
di Enrico Arcone
Carissimo presidente, le scrivo per congratularmi sia con lei sia con chi è stato partecipe della manovra “finanziaria” attuata nei confronti di coloro che oggi subiscono sulla pelle l’emergenza della Fiat. Mi sento in dovere di farlo per diversi motivi: uno dei tanti è dovuto al fatto che vivo a Pomigliano d’Arco e quindi, sia in veste di cittadino che di giovane, mi sento in dovere di non restare indifferente a ciò che sta accadendo. Il mio paese rappresenta una delle più grandi realtà industriali del Mezzogiorno, visto che dà lavoro ad oltre diecimila persone. Purtroppo, l’attuale governo è interessato ad altro; di conseguenza l’amministrazione regionale è dovuta intervenire con il proprio contributo mirato soprattuto ad ammortizzare la condizione economica degli operai in cassaintegrazione e a rischio di licenziamento. Rinnovo le mie congratulazioni e le faccio i mie più cari auguri di buon lavoro. Nessuno dovrà pensare di vincere facilmente in Campania.
di Silvio Campione
A proposito della crisi che sta attraversando lo stabilimento di Pomigliano, credo che il problema sia a monte: la Regione Campania, e in particolare l’assessorato alle attività produttive, non ha mai incontrato il management della casa torinese per avviare signifcativi contratti di programma. Cosa che invece hanno fatto le altre regioni, in prima fila il Lazio (che è stato premiato spostando da Pomigliano a Cassino la produzione della futura 149) e il Piemonte (la piccola Alfa Mito viene prodotta a Mirafiori mentre una logica di marchio l’avrebbe voluta a Napoli). Leggi tutto »
Il nostro piano anticrisi, varato dalla Regione anche grazie a un positivo confronto con sindacati ed imprese, si concentra su alcune scelte che riteniamo centrali.
Sosteniamo innanzitutto i lavoratori in difficoltà. Investiamo 100 milioni di euro di fondi europei per offrire percorsi formativi e di orientamento ai lavoratori in cassa integrazione, in mobilità e agli atipici che non si sono visti rinnovare i contratti. Integriamo così il loro reddito in questa fase tanto critica. I provvedimenti riguardano la Fiat, il settore auto ed altri importanti settori produttivi. Sono rivolti alle grandi ed alle piccole e medie imprese.
Per rilanciare i consumi e allentare la pressione sulle aziende abbiamo deciso di sbloccare diversi pagamenti arretrati e di accelerare quelli previsti in questi mesi. In questo modo la Regione immetterà 2,5 miliardi di liquidità nel sistema Campania, migliorando il potere d’acquisto di tante famiglie e i conti di tante imprese.
Prevediamo anche 60 milioni di euro per risanare i debiti a breve termine delle aziende. E’ ossigeno importante in una fase in cui è particolarmente difficile per loro accedere al credito.
Il piano interviene anche per accelerare misure fondamentali per la coesione sociale: l’erogazione del reddito regionale di cittadinanza da parte dei Comuni, gli interventi sull’edilizia scolastica, la riqualificazione delle città più piccole, i servizi di assistenza domiciliare e gli asili nido.
Questo è il terreno fondamentale su cui vogliamo impegnarci. La crisi che colpisce sempre più duramente l’Italia e il Mezzogiorno cambia l’agenda politica del Paese. E’ la nostra priorità assoluta. E’ importante affrontarla con la forte volontà di difendere e innovare il nostro sistema imprenditoriale e produttivo. Ma al tempo stesso serve la massima attenzione per le fasce più deboli della società, per evitare in ogni modo che aumenti il divario tra “forti” e “deboli” e che si giunga a nuove drammatiche “guerre tra poveri”.
Il piano varato in queste ore rappresenta una sfida impegnativa per noi e per tutti i soggetti coinvolti nella gestione. E’ nostro dovere realizzarlo in tempi giusti, come ci hanno chiesto sindacati e imprese nelle riunioni di questi giorni.
E’ decisivo che si accompagni a un coerente piano nazionale che segni una ripresa di iniziativa ed una svolta necessaria del governo nei confronti dell’economia meridionale.
Nessuno sa quanto dureranno la crisi e la recessione e questo rende tutto più difficile. Sappiamo di sicuro, però, che ogni istituzione, ogni forza sociale, ognuno di noi ha l’obbligo di impegnare le proprie energie per governare la crisi e delineare una nuova prospettiva di sviluppo. Questo è oggi il cuore della politica. Tutto il resto viene dopo.

