Fuga dalle responsabilità

A.B.
13-11-2010 | 15:41
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Parte I

“Rischiamo una crisi peggiore di tre anni fa”

Parte II

“Fossi Berlusconi, chiamerei Bersani”

Prima di tutto vincere contro questa destra

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16-03-2010 | 18:28
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di Marcello D’Ambrosio

Se Caldoro e il centrodestra dovessero vincere, in un sol colpo la Campania cancellerebbe la sua storia democratica. Esattamente in un anno, dalle elezioni provinciali di giugno al 29 marzo (meno di un anno!), la seconda regione d’Italia (per dimensioni fisiche e per numero di abitanti, uno Stato nello Stato) passerebbe da un governo di centrosinistra (comuni, capoluoghi di provincia, province e infine giunta regionale) alla destra, la peggiore destra. Leggi tutto »

Liste, listini e dintorni/2

A.B.
09-03-2010 | 14:56
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Alla luce delle sconvolgenti vicende di questi giorni, è ancora più attuale rileggere l’ultimo post scritto giovedì scorso. Mettevo l’accento sull’abrogazione, da parte nostra, del farraginoso meccanismo della raccolta delle firme. Su questo vi segnalo la risposta a un lettore di Sergio Romano nella sua rubrica delle lettere sul Corriere di oggi:

Quando avremo smesso di reagire a caldo, sotto la spinta delle passioni di parte, alle vicende degli scorsi giorni, faremo bene a chiederci se il sistema delle liste e delle firme non sia diventato ormai anacronistico e se non occorra modificarlo. I partiti, anzitutto, sono cambiati. Il vecchio Pci, ad esempio, aveva l’abitudine di dislocare i propri militanti, con qualche giorno d’anticipo, nei luoghi deputati alla raccolta delle liste. Voleva essere certo che non vi sarebbero stati incidenti e, soprattutto, conquistare il primo posto, «in alto a sinistra », nella scheda elettorale. Gli altri partiti erano, se non così puntigliosi, altrettanto diligenti. Ma le formazioni politiche d’allora avevano strutture gerarchiche con una visibile catena di comando ed erano più adatte quindi a scegliere i candidati con un certo anticipo. Oggi, sembra di capire, si litiga sino all’ultima ora. Un intervallo tra la presentazione delle liste e quella delle firme, come lei suggerisce, potrebbe effettivamente contribuire alla soluzione del problema. Ma dimostrerebbe ancora una volta che i tempi della democrazia italiana sono più lunghi di quelli delle migliori democrazie occidentali. Forse conviene fare un altro passo e chiedere a che cosa servano le firme. In una recente intervista a Radio radicale, Massimo Villone, professore di diritto costituzionale all’Università di Napoli, ha detto che la raccolta delle firme valeva, in origine, per le forze prive di rappresentanza parlamentare e quindi di una evidente riconoscibilità pubblica. Lo scopo era quello di evitare i partiti di fantasia, eccentrici, stravaganti, creati da esibizionisti, visionari, profeti, arruffapopoli. È davvero necessario chiedere un alto numero di firme per partiti che sono nella vita pubblica da parecchi anni e composti da esponenti che hanno già avuto funzioni al governo, in Parlamento, negli enti locali? Mi rendo conto che non sarà sempre semplice distinguere il partito serio dalla formazione effimera. E occorre evitare che una riforma premi i «grandi» a danno dei piccoli. Ma vale la pena di ricordare che i paletti burocratici hanno spesso l’effetto di acuire la fantasia di quelli che vogliono aggirarli. Questo è un caso in cui la soluzione del problema non consiste in un ulteriore appesantimento degli obblighi burocratici e dei controlli amministrativi. Questo è un caso in cui semplificare, non complicare. 

Dopo-Bassolino: spero nella continuità dell’azione regionale

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19-02-2010 | 16:03
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di Maurizio Settembre

Gentile Presidente, mi chiedo quando Lei concluderà il mandato chi prenderà il suo posto? Avrà lo stesso entusiasmo di ascoltare, attuare azioni per benessere economico, continuerà il percorso da lei intrapeso? Spero che ci sia lo stesso entusiasmo del fare e, grazie a lei e al suo staff, di risollevare le sorti di questa nostra città. Stiamo recuperando terreno rispetto al nord Italia che si è addormentato sul sacco di soldi fatti negli anni ‘50 e ‘60. Spero anche che Cascetta continui il contributo ponderato sulle infrastrutture (premesse dello sviluppo economico). Quando conclude il mandato, dia un occhio alla città e regione. Buon lavoro.

La “doppiezza” inquietante dell’Udc

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17-02-2010 | 15:55
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di Lino D’Antonio

Reputo l’azione e le scelte dell’UdC la peggiore espressione politica del nostro Paese, negli ultimi tempi. Cosa che raggiunge il suo acme nel sistema di alleanze strette da questo partito, in vista delle elezioni regionali.

Negli anni addietro, il partito di Casini è stato completamente appiattito su Berlusconi e sugli interessi particolari di quest’ultimo, in posizione codina e condiscendente. Nel momento che è apparso chiaro all’UdC (colpevolmente dopo un quindicennio) che non c’era nemmeno un brandello, nel “berlusconismo”, riconducibile ad una “politica centrista”, trattandosi di destra pura, Casini ha deciso di mettersi in proprio, con la velleità di aver conquistato in tal modo, una smagliante verginità politica. Nonché la patente, o meglio la ricetta, tra il magico ed il miracoloso, di poter scompigliare i due poli in campo e porsi, come forza attrattiva e propulsiva di un centro, che rimane, nei fatti, del tutto virtuale.

Gli ex democristiani, che stanno con Berlusconi, rimangono attaccati al Capo come patelle sugli scogli e qualche transfuga del PD raggiunge l’UdC soprattutto per effetto di pulsioni personalistiche e senza seguito elettorale di rilievo. I quali “fuggiaschi” dovrebbero dar conto a tutti quegli elettori democratici, che hanno reso possibile la loro elezione e rimettere il mandato parlamentare. Ma sono queste mie, considerazioni etiche “assurde” e superate, se applicate a questi disinvolti “onorevoli”. Almeno in questo bailamme, spacciato per laboratorio politico, si è concretizzato l’auspicio di tantissimi elettori progressisti: “Vade retro Binetti!”

L’atto politico più inquietante dell’Udc, senza ombra di dubbio, è l’alleanza stretta in Campania per le regionali e le amministrative in genere, con il PdL, di cui sono note le ombre di non poco conto, stando i responsabili locali del suddetto partito, in odor di “casalesi”.

La mia Regione, più che mai, ha necessità di rifuggire da compromissioni malavitose, dal fuoco fatuo di vane promesse di mirabilia, dal solito maneggio dei soliti De Mita e Mastella, mercanti di voti e consapevoli rabdomanti di consenso in favore di Berlusconi.

Ignoro al momento, quanti siano all’interno del Partito Democratico coloro che inneggiano ancora all’alleanza con l’UdC, eludendo la anomalia di questo partito, consistente nella capacità di schierarsi indifferentemente a destra, come a sinistra. Come se i due schieramenti potessero equivalersi nei valori e nella proposta politica. L’ultima dichiarazione pubblica di Berlusconi definisce le elezioni regionali test di valenza nazionale. E’ quindi chiaro che Casini & soci son ben consapevoli di contribuire, in molti casi, all’eventuale rafforzamento del capo della destra. La qual cosa, di fatto rende ridicola tutta la posizione politica dei “centristi”, mentre sarebbe più percorribile e credibile il ritorno “alla casa madre”. E sì che gli verrebbe offerto “il vitello grasso”, così come è accaduto per la designazione del candidato per la Provincia di Caserta.

Per quel che riguarda la Campania e per evitare il drammatico passaggio di essa ad un vero e proprio governo reazionario ed affaristico, è necessario appoggiare con convinzione e vigore il candidato De Luca. Sia da parte dei partiti campani dell’alleanza progressista, ma anche con forte impulso e partecipazione da parte degli organismi nazionali. Allo stesso modo nel Lazio con la Bonino, visto che il conservatorismo cattolico apertamente condanna, tramite i suoi giornali, la candidata radicale. Riservando indulgenze ed appoggi allo schieramento molto composito di destra (compreso conclamati fascisti) in nome di una doppia morale veramente intollerabile, eppure con insistenza perseguita da vasti settori della Chiesa Cattolica.

Ora bisogna compattarsi su De Luca

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07-02-2010 | 14:27
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di Lino D’Antonio

Il candidato dello schieramento progressista, per la sfida elettorale delle regionali in Campania, è Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Il quale, anche con l’appoggio del Partito Democratico nazionale, sta riuscendo a compattare l’intera alleanza di centro-sinistra. A questo punto, bisogna prenderne atto con realismo politico. Ogni defezione ed ulteriore tentativo di rimescolamento, diventa nel contesto creatosi, colpevole e riprovevole da un punto di vista etico, di fedeltà a precisi valori, minacciati in modo corposo dalla sola ipotesi di vittoria della destra.

C’era e c’è ancora la possibilità di trovare un nominativo alternativo a quello di De Luca? Magari proveniente dalla “cosiddetta società civile”? Se non si è pervenuti subito ad un nome unitario, perché non si focalizza subito che ciò è dovuto all’insipienza della politica locale, incapace di trovare una sintesi convincente? Secondo il mio modesto punto di vista, la soluzione non politica per individuare il candidato dello schieramento progressista, sarebbe stata nei fatti solo la riprova della sconfitta proprio della politica. Mentre la nostra Regione ha bisogno più che mai di questa pratica, intesa soprattutto come proposizione, assunzione di responsabilità e spirito di servizio. Cose, che, io credo, Antonio Bassolino abbia reso per tutti gli anni delle consiliature da lui presiedute, al comune di Napoli ed in regione, con fermezza e nobiltà. Nonostante il fango, che gli è stato rovesciato addosso negli ultimi anni. E nonostante responsabilità precise, ascrivibili a molti altri soggetti politici, abilmente calatisi oggi nel ruolo di “salvatori della patria”. Ma tempo verrà, in cui sarà fatta chiarezza su tutto ciò.

Che il primato della politica venga, nel tempo presente, avocato a sé dalla destra, nel Paese ed in Campania dall’Onorevole Caldoro, è veramente fuorviante e paradossale. C’è molto da riflettere e da temere, avendo sempre però la capacità di riuscire a guadare il grande frastuono mediatico, che accompagna ogni atto della destra.

Su tutto campeggia la scelta dell’UdC e di De Mita che afferma di non volere “gli sceriffi guappi”, con chiaro riferimento a De Luca. Meglio quindi per il politico irpino ed il suo attuale partito, i Landolfi ed i Cosentino, politici in odore di reati gravissimi, quali quello di collusione con la camorra più feroce dei “casalesi”. Meglio i fascisti non pentiti, i craxiani (non socialisti), gli autonomisti d’accatto ed ex veline più sgambettanti che mai. E pensare che De Mita, della sinistra democristiana ai tempi della prima repubblica, è stato tra i padri fondatori del Partito Democratico, per un progetto di società completamente opposto a quello della destra. Si scopre dunque che il “nostro” ha nella sostanza valori intermittenti, che possono accendersi ora a sinistra, ora a destra. Del resto è bastato molto poco: una candidatura mancata alle elezioni politiche del 2008, per ridimensionare la sua presunta grandezza politica e vederlo arenato adesso nelle secche del programma della destra campana, che tra l’altro comprende anche l’esplicita adesione al programma nucleare governativo. Con la nostra regione altamente sismica, già martoriata da discariche abusive e rifiuti tossici provenienti dal ricco Nord, probabile sede, nell’immediato futuro, di scorie radioattive.

Attualmente, prima dell’adesione totale al programma della destra, De Mita è fermo nel ridotto asfittico e strapaesano, rappresentato dal rebus sulle candidature per le Provinciali di Caserta: Zinzi sì, Zinzi no. E chissà, se alla fine si concluderà nel segno positivo per l’UdC questo vero e proprio mercato delle vacche. Tutto quanto appena esposto porta a considerazioni alquanto preoccupate su cosa sarebbe la Campania nelle mani di costoro. Con in più l’aggravante, nella nostra regione, di vaste zone di sofferenza operaia: Pomigliano, Castellammare di Stabia, la valle dell’Ufita ecc. per colpa del governo in carica, privo del tutto di politica industriale e per l’occupazione.

Per tutti questi motivi, senza alcun indugio, è necessario incominciare già da subito a contrastare le scelte a ribasso di una destra inespressiva ed inquietante, con proposte serie e praticabili, così come già dichiarato da De Luca. Occorre a tal pro l’impegno appassionato di tutti. Tutti!

Dopo, in caso di nostra sconfitta, ogni rivalsa, ogni profferta di riscossa, ogni autocritica o rimpianto, sarebbero del tutto vani.

In attesa del reddito 2009

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23-01-2010 | 12:25
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di Marco Esposito

Reddito di cittadinanza 2010 prorogato di un anno e al Comune di Portici riparte la storia dei fondi non ancora giunti nelle casse comunali per pagare i beneficiari, nonostante facciano parte della somma della proroga dell’anno 2009. Come si puo parlare di bilanci e proroghe 2010, quando migliaia di famiglie attendono ancora i soldi del 2009, ovviamente tra misteri e magie burocratiche?

Addirittura si parla forse dopo le elezioni regionali e in caso di perdita della sinistra andranno persi anche quei soldi, perché la destra vuole assolutamente eliminare il reddito di cittadinanza in Campania. Vergogna. Certamente noi porticesi e sangiorgesi ci asterremo dal voto.

Regionali, la Campania può essere un laboratorio politico

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30-12-2009 | 15:41
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di Rosario Pesce

L’approssimarsi delle elezioni, previste per la primavera, non può non spingere la classe dirigente del Pd ad interrogarsi, seriamente, sulla questione delle alleanze, non solo in vista della tornata elettorale del 2010, ma soprattutto in prospettiva del futuro test politico, che reputiamo essere più vicino di quanto, ad oggi, non si possa credere. Leggi tutto »

Chi guida la regione non dev’essere una mammola

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12-11-2009 | 12:19
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di Francesco Di Marzo

Caro Presidente, non ho il piacere di conoscerti personalmente e non ti ho votato alla prima tua elezione a Sindaco di Napoli. Ciò perchè mi indispettiva che venisse eletto un campano e non un napoletano verace. Poi, successivamente, ho sempre dato il mio voto a te sopratutto per i meriti che acquisivi nella conduzione della città e poi della regione, nonchè per l’abilità con la quale ti difendevi da mille inevitabili infondate accuse. Leggi tutto »

Candidatura a sindaco? Meglio di no

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07-09-2009 | 16:04
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di Daniela Valentini

Ho letto con sorpresa mista ad amarezza il dibattito sull’ipotesi di ricandidatura di Antonio Bassolino sindaco di Napoli. Ho fatto con lui la battaglia al congresso del PDS del 1990 ed è stato per me a lungo punto di riferimento non solo di una battaglia nazionale contro il correntismo incipiente del nuovo partito, ma anche di una riscossa e rinascita del sud. Era il nuovo, la lotta per una politica pulita al servizio della nostra gente nel meridione e rappresentava la speranza. Leggi tutto »

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