Un bel libro sul Mezzogiorno

A.B.
28-05-2010 | 14:48
125 commenti »

Si presenta oggi a Napoli, al Lido Sirena, un bel libro di Antonio Calabrò: “Cuore di cactus”. 

E’ un libro su Palermo e sulla Sicilia e dunque, fatte le debite analogie e differenze, sul Mezzogiorno. In genere, quando si parla di una città, di una terra, l’attenzione è tutta sulla classe politica, come se essa fosse tutta la classe dirigente. Invece è una parte, sia pure importante, di una classe dirigente fatta anche di imprenditori, di magistrati, di intellettuali, di professionisti, di giornalisti e di altri ancora. Calabrò parla di tutta la classe dirigente. 

Ad un certo punto scrive: “C’è mai stata, c’è ancora traccia di una borghesia (professionale, imprenditoriale, culturale) orgogliosa e consapevole di sé, in grado di disegnare e costruire un ruolo della città, un progetto per il suo sviluppo? Una borghesia imprenditoriale di stampo europeo, internazionale in Sicilia ancora non c’è.” 

Calabrò pone un problema reale. Parla di Palermo, ma de te fabula narratur…L’interrogativo riguarda anche Napoli e Reggio Calabria, Taranto e tante altre città. 

Riguarda il Mezzogiorno nel suo insieme.

Operazione verità/2

A.B.
17-05-2010 | 17:38
63 commenti »

Per chi non avesse avuto modo di leggerli, vi segnalo due interessanti editoriali che hanno come tema lo sviluppo del Mezzogiorno: il primo di Pietro Soldi su Repubblica Napoli di ieri, il secondo di Mario Centorrino sull’inserto Mezzogiorno del Corriere Economia di oggi.

Prendendo come spunto un dettagliato rapporto di Bankitalia, Pietro Soldi sfata un luogo comune anti-Mezzogiorno molto frequente soprattutto nel dibattito delle ultime settimane. Al Sud si sarebbero sprecate ingenti quantità di denaro pubblico senza ridurre le differenze col Nord Italia, contrariamente a quanto è avvenuto tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest dopo la riunificazione. Ebbene, il verdetto del rapporto comparato tra Italia e Germania di Bankitalia è incontrovertibile: “pur con le dovute cautele riferite alle differenti condizioni storico-istituzionali e alla diversa dotazione fattoriale iniziale, si può osservare come la convergenza del Mezzogiorno italiano degli anni d’oro dell’intervento straordinario sia stata superiore a quella dei Lander orientali della Germania dopo il 1995, a fronte di una disponibilità di risorse inferiore”. Anche dopo la fine dei cosiddetti anni d’oro dell’intervento straordinario (1950-75), le risorse verso le regioni meridionali – a differenza di quanto sarebbe avvenuto nella Germania dell’Est negli anni ‘90 -  non sono aumentate, nonostante sarebbe stato necessario uno sforzo maggiore per far ripartire gli investimenti.

“Le due macro-regioni europee in ritardo di sviluppo (Sud Italia e Germania Est)  hanno in comune la dipendenza dagli aiuti statali, ma quelli tedeschi sono più gravosi e in misura più cospicua”, scrive Pietro Soldi. Negli ultimi 40 anni, lo Stato italiano ha, infatti, investito mediamente lo 0,7% del suo pil per il Mezzogiorno, a fronte del 5% del pil investito dalla Germania per i Lander dell’Est dalla riunificazione a oggi. Come se non bastasse, a differenza della Germania Est, la spesa per il Sud non è mai stata  “del tutto aggiuntiva rispetto a quella ordinaria”.

Germania Est e Sud Italia hanno quindi una situazione di basso livello di sviluppo, che è molto simile. Eppure, diversamente dall’Italia, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena di sacrificare il cinque per cento del pil”, scrive Soldi citando due autorevoli studiosi tedeschi.

Anche Centorrino, nel suo editoriale, rimette al centro del dibattito il ruolo delle classi dirigenti nello sviluppo del Mezzogiorno, proponendo una più equilibrata visione delle responsabilità. È del tutto evidente, infatti, anche nella discussione sul Sud, che questioni come la disoccupazione e i problemi dell’industrializzazione pubblica siano responsabilità attribuibili a un “fallimento di Stato”. 

Questo non vuol dire negare i problemi, anche gravi, riferibili a quelli che Centorrino definisce “fallimenti regionali”. Tuttavia bisogna diffidare di analisi e soluzioni semplicistiche come chi “si ingegna ad accostare la Grecia al Mezzogiorno” o dichiarare che “l’Italia senza Campania e Sicilia avrebbe un pil pro capite come la Germania”.

Quello di Pietro Soldi e di Mario Centorrino  ci sembra un modo serio di affrontare e rapportarsi ai problemi del Mezzogiorno. Parlare, scrivere e analizzare i problemi del Sud, guardandoli in faccia con doveroso spirito critico, ma facendo i giusti raffronti e collocandoli nella corretta scala delle responsabilità.

Questa è  l’operazione verità che, come fondazione Sudd, vogliamo promuovere nelle sedi di dibattito pubblico e far avanzare nell’interesse delle regioni e dei cittadini meridionali.

Grecia a chi?/2

Redazione
27-04-2010 | 13:08
23 commenti »

Sui conti della Regione Campania e sul patto di stabilità, vi segnaliamo gli articoli principali usciti sulla stampa napoletana.  

Corriere del Mezzogiorno, Il Mattino 1-2, Roma, Repubblica

Inoltre, vi segnalo, sempre sullo stesso tema, un intervento su Mezzogiorno Economia di ieri (ripreso anche su Napolionline.org) e un’intervista odierna al Mattino all’economista Mariano D’Antonio. Come si vede, Caldoro avrebbe fatto meglio a leggere con più attenzione l’intervento di D’Antonio. Spero che ora, dopo aver letto l’intervista al Mattino, sia almeno più cauto.  Capisco, infatti, che tutto questo infondato allarmismo aiuta a coprire le difficoltà politiche dentro il centrodestra, a Napoli come a Roma, e i problemi legati alla composizione della nuova Giunta, ma insomma…

è ora di cominciare ad essere più istituzionali.

A.B.

Grecia a chi?

A.B.
26-04-2010 | 17:29
13 commenti »

La campagna elettorale è finita il 26 marzo scorso, esattamente un mese fa. Ma Caldoro, che pure ha vinto le elezioni, sembra non accorgersene. È come se continuasse a fare opposizione. A chi? A se stesso, dato che ora governa?

Paragonare la situazione finanziaria della Campania a quella della Grecia, come Caldoro fa in queste ore, non solo è semplicemente fuori da ogni realtà, ma denota anche uno scarso senso delle istituzioni.

Nei conti della Regione Campania non c’è nessun buco. Il nostro bilancio è in ordine. Altra cosa è il patto di stabilità. Nei mesi scorsi abbiamo deciso un’accelerazione dei pagamenti nei confronti delle imprese che vantavano crediti nei confronti della Regione Campania. Si è trattato di una misura, peraltro ampiamente anticipata nelle relazioni di accompagnamento alla legge Finanziaria del 2010, necessaria a sostenere la nostra economia reale in un momento di grave crisi. Occorreva più liquidità per tante imprese nel momento in cui le banche avevano più difficoltà a concedere mutui. Il rischio era il fallimento di tante attività con la conseguente perdita di tanti altri posti di lavoro.

Di questo ci siamo occupati nei mesi scorsi. Fare adesso allarmismo, diffondere paure e incertezze mentre si dovrebbero trasmettere segnali di altro tipo, contribuisce soltanto a creare sfiducia e incertezza.                                              

Chi ha avuto dai cittadini il mandato di governare deve assumersene fino in fondo la responsabilità, rimboccarsi le maniche e affrontare i problemi per quelli che sono, con la giusta consapevolezza.

Quando siamo arrivati noi in Regione Campania, nel 2000, l’ultimo bilancio approvato nei tempi giusti risaliva a 5 anni prima. Avevamo consuntivi di quattro anni prima ancora da approvare…Eppure non ci siamo messi a recriminare con chi ci aveva preceduto, ma ci siamo messi subito al lavoro. Grazie all’impegno e alla tenacia di assessori come Anzalone, Valiante e, negli ultimi due anni, di un economista come D’Antonio, siamo riusciti ad allineare i consuntivi con i preventivi ed a raddrizzare i conti. Oggi abbiamo bilanci regionali trasparenti, in ordine e approvati nei tempi giusti.

L’avessimo trovata noi una situazione così…

A proposito di eredità

A.B.
15-04-2010 | 15:31
34 commenti »

In questi ultimi giorni, diversi esponenti del centrodestra si sono prodigati nell’alimentare consistenti polveroni mediatici a proposito di presunti buchi di bilancio e della “pesante” eredità amministrativa di dieci anni di governo del centrosinistra in Campania.

Questo dibattito mi ha fatto venire alla mente la situazione amministrativa che trovammo noi, quando nel 2000 arrivammo a Santa Lucia. Le delibere di Giunta venivano scritte a macchina, l’iter amministrativo era ancora completamente cartaceo, si correva da un piano all’altro, di palazzo in palazzo, di assessorato in assessorato, per far firmare gli atti. Le procedure amministrative erano lentissime, nonostante fossero in servizio oltre 8mila dipendenti (8181 per l’esattezza), tra cui 689 dirigenti. Era anche personale poco motivato in quanto prossimo alla pensione (l’età media era di 57 anni) e soltanto il 30% dei dirigenti in servizio aveva una laurea.

E il bilancio? La Regione Campania era nel caos contabile più completo. Era dal ’95 che non si approvava un bilancio nei tempi giusti. Ci siamo ritrovati con bilanci consuntivi da approvare risalenti a più di 4 anni prima…Quella sì che era un’eredità pesante!

Non credevamo ai nostri occhi, noi che venivano dall’esperienza amministrativa del Comune di Napoli, dove avevamo completamente informatizzato l’anagrafe e gli archivi, rimettendo in sesto i conti dopo che nel ’93, anche lì, avevamo trovato il dissesto.

Per la seconda volta, siamo partiti daccapo.  Dopo averlo fatto al Comune, abbiamo informatizzato anche l’amministrazione della Regione Campania. Oggi tutto l’iter delle delibere è completamente digitalizzato. Inoltre, viene pubblicato on line il Burc. Questo ci ha permesso di accelerare ulteriormente l’entrata in vigore degli atti, nella massima trasparenza, risparmiando ogni anno oltre 2 milioni di euro necessari per la pubblicazione cartacea del bollettino. Nel 2002 abbiamo fatto il primo grande concorso pubblico nella storia della Regione Campania e, grazie agli esiti incentivati, il personale attualmente in servizio della Giunta è notevolmente diminuito ed è più giovane e più competente: 6525 dipendenti (età media 47 anni), di cui 312 dirigenti (il 95% è laureato).

Dopo anni di correzioni e di aggiustamenti, nel 2005 abbiamo rimesso in sesto anche il bilancio regionale riallineando il bilancio consuntivo col bilancio preventivo. Oggi, i conti della Regione Campania sono in ordine e non c’è nessun buco di bilancio.

Altra cosa è invece il Patto di Stabilità che riguarda, anno per anno, l’andamento della spesa. Nel 2009, rispetto all’anno precedente, abbiamo oltrepassato i limiti imposti dal Patto di Stabilità per stanziare più risorse contro la crisi. Aumentando i pagamenti della spesa regionale, abbiamo infatti finanziato gli incentivi alle imprese, in particolar modo il credito d’imposta. Abbiamo poi sostenuto il reddito dei lavoratori cassintegrati, degli insegnanti precari, delle famiglie in difficoltà e delle fasce sociali più disagiate attraverso la conferma di iniziative come il progetto chance, scuole aperte e chiese parte. La nostra è stata, infatti, una politica di bilancio calata nella realtà economica e sociale della Campania e dell’intero Paese.  

Quello del Patto di stabilità è un tema che stanno affrontando tutte le Regioni e tutti gli enti locali del nostro Paese. Noi il Patto di stabilità l’abbiamo sforato quest’anno, altre importanti Regioni, come Puglia e Sicilia, l’hanno sforato lo scorso anno, ottenendo però una sanatoria sulle sanzioni amministrative. Caldoro può stare sicuro che per la Campania sarà adottato lo stesso trattamento…

Nei prossimi mesi, bisognerà comunque lavorare per trovare un equilibrio tra la pur giusta esigenza di contenere la spesa e la necessità di mettere in campo ulteriori risorse per fronteggiare la crisi, che è ancora molto forte, e per fare ripartire l’economia e l’occupazione.

Questa è la sfida che ha davanti a sé non solo la Campania, ma tutto il Paese.

Ho 25 anni e tifo per te

Utenti
04-02-2009 | 12:08
commenti assenti »

di Flavio Auriemma

Caro Antonio, tu non mi conosci e io sono un “bassoliniano” doc di Portici di 25 anni e mi sento di dirti che sei un grande! Sai, non è facile a 25 anni fare politica, specie quando come me dal nulla in soli cinque anni riesci a crescere, lavorando con tutte le tue forze dal mattino alla sera, costituendo finalmente la mia spa con 300mila euro di capitale. Ma, nonostante tutto, cerco di dare tanto al mio partito e al mio paese. Non mollare mai, continua a fare politica propositiva… quella dei fatti!
Forse sei troppo buono e molti secondo me se ne approfittano. Sei grande Anto’!

Altro che Cina, la crisi viene dagli Usa

Utenti
21-11-2008 | 18:41
1 commento »

di E. L.

Tremonti e le sue categorie del male. Un po’ più umiltà e impari dalla Cina. Questa crisi ha radici lontane ed è triste pensare che si sia sciupato in questo primo anno del governo di centrodestra, carente da sempre sul terreno dell’conomia, un tesoretto e due punti di Pil, accumulati dal precedente governo, senza restituire al paese reale nemmeno una quota parte del recupero fiscale tratto dalla efficace lotta alla evasione dei ministri Visco e Padoa Schioppa.

E’ però altrettanto triste, di fronte alle critiche condizioni in cui versa il nostro paese, ai critici scenari economici, all’acuirsi di conflitti sociali, con un governo che sconta gravissimi ritardi nell’affrontare la crisi, per adesso solo finanziaria, ma che presto toccherà purtroppo anche la cosiddetta economia reale, vedere Franceschini, vicesegretario del Pd, affrontare il tema dell’opposizione, dedicando addirittura una conferenza stampa su una ennesima gaffe del Cavaliere come se fosse una priorità, un’emergenza nazionale.

E’ toccato ancora una volta ad altri partiti riempire un vuoto che oramai rischia di diventare una voragine nella conduzione di una vera opposizione al governo da parte del Partito Democratico. Questa volta è toccato a Tabacci Udc dai banchi del Parlamento richiamare il ministro Tremonti ad un comportamento più rispettoso delle rappresentanze politiche, ricordandogli che non gli basterà più dire che tutto quello che è accaduto è accaduto per colpa dei due anni del governo Prodi, in quanto è una difesa ridicola.

La Cina sta facendo esattamente quello che avrebbe dovuto fare il governo italiano attraverso il suo ministro dell’economia e del tesoro Tremonti, il quale aveva annunciato che avrebbe tolto alle banche per dare ai poveri e ha finito per fare l’esatto opposto, cioè sostenere proprio le banche anche se lui parla di sostegno al risparmio degli italiani. Su Repubblica, sempre critica nei confronti della attuale maggioranza, da un po’ di giorni si tessono le lodi del ministro con una serie di articoli elogiativi, l’ultimo in sequenza è quello di Massimo Giannini che riconosce al ministro di aver previsto con grande anticipo e in modo chirurgico quanto stava per accadere nella economia mondiale globalizzata.

Io penso invece che sia sbagliata proprio l’analisi sulle origini della crisi oltre naturalmente le ricette per uscirne. Infatti, il libro di Tremonti è un vero atto di accusa alle distorsioni del mercato globale quasi tutte ricondotte alla responsabilità della Cina. Noi tutti sappiamo invece che la crisi è pervenuta dagli Stati Uniti e riguarda il mondo della finanza. Ditemi voi che centra la Cina? L’economia cinese è basata sull’export, come del resto anche il nostro paese per certi versi. In queste situazioni di recessione economica dei mercati internazionali essa si è accorta di non poter reggere quel tasso, quindi ha provveduto per tempo con un intervento definito eccezionale, mettendo nelle tasche del popolo cinese un po’ di soldi, tentando giustamente di riequilibrare la diminuzione delle esportazioni con un aumento interno dei consumi.

Se lo ha fatto la Cina con 1 miliardo e 200 milioni di persona abbiamo il dovere di farlo anche noi e subito, ma sinceramente credo che sul terreno dell’economia questo governo abbia tutte le carte in regola per farci rimpiangere Romano Prodi.

Società opulenta e mancanza di cibo

Utenti
13-04-2008 | 13:26
1 commento »

di E.L.

L’articolo di Romano Prodi nel giorno delle elezioni politiche è un richiamo solenne indirizzato a tutte le economie dei paesi più industrializzati ed a coloroche ne hanno la responsabilità della guida politica. La “Societa opulenta” è il titolo di un testo di Galbraith studiato anni fa durante il corso di economia alla Partenope. Il prof era D’Antonio.
Leggi tutto »

Jesce sole…

A.B.
24-03-2008 | 19:19
225 commenti »

E’ la mattina di Pasqua e, malgrado le pessime previsioni del tempo, forte è la voglia di correre e di scaricare un po’ di tossine. Ma quando mi affaccio al balcone la scena è proprio scoraggiante e lo è ancora di più lo stato d’animo del mio amico Piero. Quando gli telefono per confermare l’appuntamento già fissato, mi dice: “ma dove andiamo con questo tempo così brutto”. Gli propongo di aspettare mezz’ora e poi uscire comunque. Così facciamo, con pantaloni lunghi e k-way. La prima parte è davvero dura, il lungomare è colpito da acqua e vento e Piero mi guarda come si può guardare, con simpatia, un pazzo. Poi, man mano, il cielo diventa meno scuro e un po’ si apre. Quando arriviamo al Carmine, una luce bianca comincia a rischiarare l’aria e si fonde con i colori di fuochi d’artificio che vengono sparati in questo quartiere popolare, che è tra i più belli di Napoli. Giriamo per tornare indietro e si avverte sempre di più il profumo del sole che non c’è ancora, ma che sta combattendo dietro le nuvole per uscire. Jesce sole, jesce, jesce, mi metto a gridare, dando una pacca sulle spalle a Piero. Quando siamo dentro il porto, il sole esce. E’ in mezzo alle nuvole, ma si vede e si sente. Certo, non è grande e bello e il cielo non è azzurro, ma come poteva essere così, di questi tempi? Già sembrava impossibile che potesse uscire…

Leggi tutto »

Fujtevenne

Utenti
24-01-2008 | 12:10
commenti assenti »

di Luigi Pafundi

Egregio Presidente,
Le scrivo in merito alla situazione rifiuti. Vivo in provincia di Caserta ma tutte le settimane mi reco a Milano per lavoro a presentare un prodotto della cosiddetta eccellenza Campana.

Leggi tutto »

successivi »