Niente reddito niente voti

Utenti
11-03-2010 | 18:30
commenti assenti »

di Movimento disoccupati di Portici

Niente reddito niente voti per la regione. Tutti i beneficiari del reddito di cittadinanza dei Comuni di Portici, San Giorgio a Cremano e San Sebastiano al vesuvio, insieme a tanti sostenitori e familiari, dicono no al voto sul Presidente della Regione Campania, visto e considerato che i soldi non vengono erogati per motivi burocratici. La gente si asterrà al voto per le prossime elezioni regionali, la politica pensa solo al proprio portafoglio e alle proprie famiglie. Basta con queste prese per il c…, siete tutti uguali destra e sinistra. Venditori di favole e miracoli. Grazie comunque al nostro presidente Antonio Bassolino, che ha fatto tanto per noi campani anche se altri hanno preso i meriti al suo posto.

La “doppiezza” inquietante dell’Udc

Utenti
17-02-2010 | 15:55
commenti assenti »

di Lino D’Antonio

Reputo l’azione e le scelte dell’UdC la peggiore espressione politica del nostro Paese, negli ultimi tempi. Cosa che raggiunge il suo acme nel sistema di alleanze strette da questo partito, in vista delle elezioni regionali.

Negli anni addietro, il partito di Casini è stato completamente appiattito su Berlusconi e sugli interessi particolari di quest’ultimo, in posizione codina e condiscendente. Nel momento che è apparso chiaro all’UdC (colpevolmente dopo un quindicennio) che non c’era nemmeno un brandello, nel “berlusconismo”, riconducibile ad una “politica centrista”, trattandosi di destra pura, Casini ha deciso di mettersi in proprio, con la velleità di aver conquistato in tal modo, una smagliante verginità politica. Nonché la patente, o meglio la ricetta, tra il magico ed il miracoloso, di poter scompigliare i due poli in campo e porsi, come forza attrattiva e propulsiva di un centro, che rimane, nei fatti, del tutto virtuale.

Gli ex democristiani, che stanno con Berlusconi, rimangono attaccati al Capo come patelle sugli scogli e qualche transfuga del PD raggiunge l’UdC soprattutto per effetto di pulsioni personalistiche e senza seguito elettorale di rilievo. I quali “fuggiaschi” dovrebbero dar conto a tutti quegli elettori democratici, che hanno reso possibile la loro elezione e rimettere il mandato parlamentare. Ma sono queste mie, considerazioni etiche “assurde” e superate, se applicate a questi disinvolti “onorevoli”. Almeno in questo bailamme, spacciato per laboratorio politico, si è concretizzato l’auspicio di tantissimi elettori progressisti: “Vade retro Binetti!”

L’atto politico più inquietante dell’Udc, senza ombra di dubbio, è l’alleanza stretta in Campania per le regionali e le amministrative in genere, con il PdL, di cui sono note le ombre di non poco conto, stando i responsabili locali del suddetto partito, in odor di “casalesi”.

La mia Regione, più che mai, ha necessità di rifuggire da compromissioni malavitose, dal fuoco fatuo di vane promesse di mirabilia, dal solito maneggio dei soliti De Mita e Mastella, mercanti di voti e consapevoli rabdomanti di consenso in favore di Berlusconi.

Ignoro al momento, quanti siano all’interno del Partito Democratico coloro che inneggiano ancora all’alleanza con l’UdC, eludendo la anomalia di questo partito, consistente nella capacità di schierarsi indifferentemente a destra, come a sinistra. Come se i due schieramenti potessero equivalersi nei valori e nella proposta politica. L’ultima dichiarazione pubblica di Berlusconi definisce le elezioni regionali test di valenza nazionale. E’ quindi chiaro che Casini & soci son ben consapevoli di contribuire, in molti casi, all’eventuale rafforzamento del capo della destra. La qual cosa, di fatto rende ridicola tutta la posizione politica dei “centristi”, mentre sarebbe più percorribile e credibile il ritorno “alla casa madre”. E sì che gli verrebbe offerto “il vitello grasso”, così come è accaduto per la designazione del candidato per la Provincia di Caserta.

Per quel che riguarda la Campania e per evitare il drammatico passaggio di essa ad un vero e proprio governo reazionario ed affaristico, è necessario appoggiare con convinzione e vigore il candidato De Luca. Sia da parte dei partiti campani dell’alleanza progressista, ma anche con forte impulso e partecipazione da parte degli organismi nazionali. Allo stesso modo nel Lazio con la Bonino, visto che il conservatorismo cattolico apertamente condanna, tramite i suoi giornali, la candidata radicale. Riservando indulgenze ed appoggi allo schieramento molto composito di destra (compreso conclamati fascisti) in nome di una doppia morale veramente intollerabile, eppure con insistenza perseguita da vasti settori della Chiesa Cattolica.

Ora bisogna compattarsi su De Luca

Utenti
07-02-2010 | 14:27
commenti assenti »

di Lino D’Antonio

Il candidato dello schieramento progressista, per la sfida elettorale delle regionali in Campania, è Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Il quale, anche con l’appoggio del Partito Democratico nazionale, sta riuscendo a compattare l’intera alleanza di centro-sinistra. A questo punto, bisogna prenderne atto con realismo politico. Ogni defezione ed ulteriore tentativo di rimescolamento, diventa nel contesto creatosi, colpevole e riprovevole da un punto di vista etico, di fedeltà a precisi valori, minacciati in modo corposo dalla sola ipotesi di vittoria della destra.

C’era e c’è ancora la possibilità di trovare un nominativo alternativo a quello di De Luca? Magari proveniente dalla “cosiddetta società civile”? Se non si è pervenuti subito ad un nome unitario, perché non si focalizza subito che ciò è dovuto all’insipienza della politica locale, incapace di trovare una sintesi convincente? Secondo il mio modesto punto di vista, la soluzione non politica per individuare il candidato dello schieramento progressista, sarebbe stata nei fatti solo la riprova della sconfitta proprio della politica. Mentre la nostra Regione ha bisogno più che mai di questa pratica, intesa soprattutto come proposizione, assunzione di responsabilità e spirito di servizio. Cose, che, io credo, Antonio Bassolino abbia reso per tutti gli anni delle consiliature da lui presiedute, al comune di Napoli ed in regione, con fermezza e nobiltà. Nonostante il fango, che gli è stato rovesciato addosso negli ultimi anni. E nonostante responsabilità precise, ascrivibili a molti altri soggetti politici, abilmente calatisi oggi nel ruolo di “salvatori della patria”. Ma tempo verrà, in cui sarà fatta chiarezza su tutto ciò.

Che il primato della politica venga, nel tempo presente, avocato a sé dalla destra, nel Paese ed in Campania dall’Onorevole Caldoro, è veramente fuorviante e paradossale. C’è molto da riflettere e da temere, avendo sempre però la capacità di riuscire a guadare il grande frastuono mediatico, che accompagna ogni atto della destra.

Su tutto campeggia la scelta dell’UdC e di De Mita che afferma di non volere “gli sceriffi guappi”, con chiaro riferimento a De Luca. Meglio quindi per il politico irpino ed il suo attuale partito, i Landolfi ed i Cosentino, politici in odore di reati gravissimi, quali quello di collusione con la camorra più feroce dei “casalesi”. Meglio i fascisti non pentiti, i craxiani (non socialisti), gli autonomisti d’accatto ed ex veline più sgambettanti che mai. E pensare che De Mita, della sinistra democristiana ai tempi della prima repubblica, è stato tra i padri fondatori del Partito Democratico, per un progetto di società completamente opposto a quello della destra. Si scopre dunque che il “nostro” ha nella sostanza valori intermittenti, che possono accendersi ora a sinistra, ora a destra. Del resto è bastato molto poco: una candidatura mancata alle elezioni politiche del 2008, per ridimensionare la sua presunta grandezza politica e vederlo arenato adesso nelle secche del programma della destra campana, che tra l’altro comprende anche l’esplicita adesione al programma nucleare governativo. Con la nostra regione altamente sismica, già martoriata da discariche abusive e rifiuti tossici provenienti dal ricco Nord, probabile sede, nell’immediato futuro, di scorie radioattive.

Attualmente, prima dell’adesione totale al programma della destra, De Mita è fermo nel ridotto asfittico e strapaesano, rappresentato dal rebus sulle candidature per le Provinciali di Caserta: Zinzi sì, Zinzi no. E chissà, se alla fine si concluderà nel segno positivo per l’UdC questo vero e proprio mercato delle vacche. Tutto quanto appena esposto porta a considerazioni alquanto preoccupate su cosa sarebbe la Campania nelle mani di costoro. Con in più l’aggravante, nella nostra regione, di vaste zone di sofferenza operaia: Pomigliano, Castellammare di Stabia, la valle dell’Ufita ecc. per colpa del governo in carica, privo del tutto di politica industriale e per l’occupazione.

Per tutti questi motivi, senza alcun indugio, è necessario incominciare già da subito a contrastare le scelte a ribasso di una destra inespressiva ed inquietante, con proposte serie e praticabili, così come già dichiarato da De Luca. Occorre a tal pro l’impegno appassionato di tutti. Tutti!

Dopo, in caso di nostra sconfitta, ogni rivalsa, ogni profferta di riscossa, ogni autocritica o rimpianto, sarebbero del tutto vani.

A sinistra troppi galli a cantare (e a beccarsi)

Utenti
13-01-2010 | 16:50
commenti assenti »

di Lino D’Antonio

Allorché un comune cittadino di sinceri (e doverosi) sentimenti democratici riflette sull’attuale situazione politica e sociale dell’Italia, non riesce, pur desiderandolo ardentemente, a trovare un barlume di speranza. Un qualcosa, anche infinitesimale, che lo induca ad un pensiero certo di cambiamento nel medio termine, senza più le tracce dolorose del “berlusconismo”.

A riguardo, si è detto e scritto tanto, non trovando purtroppo soluzioni ad una situazione per tanti versi anomala per una democrazia consolidata. Per cui si corre il rischio, nel continuare a denunciare pericoli e guasti provenienti dal premierato di Berlusconi, di apparire tra coloro, che abitualmente ed inopinatamente gridano alla luna. Eppure c’è necessità di esprimersi fuori dal coro, fuori dal conformismo imperante, che paralizza l’intera società italiana. E ciò che è più agghiacciante è che gli italiani danno l’impressione di aver perduto ogni intento propositivo e di aver consegnato ormai al premier una delega senza ritorno. Se Berlusconi dà al voto dei cittadini, espresso a suo favore ed allo schieramento che presiede, il significato di un mandato illimitato, la democrazia corre seri pericoli.

In nome del popolo sovrano ogni cosa, in tal modo, diventa possibile e lecita. Lecito annullare il valore e l’azione del Parlamento. Lecito, di conseguenza, inibire gli atti politici dell’opposizione e governare dall’alto delle TV nella disponibilità governativa quasi totale. Lecito entrare in conflitto con gli altri poteri dello Stato, soprattutto la Magistratura, la Corte Costituzionale ed il Presidente della Repubblica, quale figura di garanzia e di tutela dell’unità nazionale e dell’integrità democratica.

Ogni cautela è caduta e spudoratamente tutto viene barattato e messo in discussione in relazione agli interessi esclusivi del premier. Dunque, una situazione grave, anzi preoccupantissima, che non sembra però generare il conseguente allarme in gran parte dell’opinione pubblica, messasi così inerme nelle mani di “simile uomo della Provvidenza”.

Confesso che è proprio questa abulia o non reattività a spaventarmi. Ad alimentare una sorta di mio personale scetticismo nel presente. E mi convinco sempre più che il Paese rimarrà cristallizzato per anni, anche per l’effetto di una opposizione inefficace. La quale però, (vale la pena di ricordarlo) è impegnata in una lotta impari, del tutto squilibrata con il suddetto proprietario di televisioni pubbliche e private, di giornali e di una importante fetta dell’editoria. Questo, forse dovrebbe far di più acuire l’ingegno ed indurre a fare squadra sul serio. Infatti, tanto asfittica e pesante viene avvertita la situazione italiana, quanto più l’opposizione appare priva di una vera leadership, da contrapporre a quella ormai ventennale di Berlusconi.

Nel bene e nel male, l’unico vero leader del centro-sinistra è stato Romano Prodi, che è riuscito a sconfiggere Berlusconi due volte. Tutti ben sappiamo come è andata a finire e come lo stesso Prodi sia stato silurato e vituperato all’interno del suo schieramento.

Nel mio eterno elucubrare sulle non esaltanti cose di casa nostra, può darsi che io abbia casualmente focalizzato un punto essenziale. Ovvero l’assenza di una leadership dell’opposizione, i cui maggiori esponenti sono convinti che sia una scelta da compiere e formalizzare solo a ridosso dell’elezioni politiche. Comportandosi, nel corso dell’intera legislatura, come se si fosse ai tempi della prima Repubblica, all’insegna della litigiosità e delle lotte intestine, nonché di un esasperato frazionismo.

Per dirla in maniera spiccia e semplificativa, si dovrebbe ritornare allo spirito dell’Ulivo e magari indicare con nettezza il competitore di Berlusconi (o di Tremonti in futuro), senza fraintendimenti, finalmente latore di quel progetto politico e sociale alternativo, che molti tra noi auspicano.

Esteriormente sembra che la destra, la quale si presenta al Paese come un blocco monolitico, abbia assorbito assai meglio lo spirito del bipolarismo. Ma ciò è sempre funzionale agli interessi di Berlusconi e non mancano crepe, con “il compagno Fini” che si mette continuamente di traverso sulla strada del cavaliere. Un ulteriore tallone di Achille della destra, di cui purtroppo non si riesce ad approfittare politicamente, nella speranza mia (ultima a morire) di un diverso procedere prima del baratro. Considerando quanto già di illiberale ed anticostituzionale è presente dell’operato del governo.

Impallidisco e tremo di fronte al peso enorme delle responsabilità, che gravano sull’opposizione.

L’Udc e l’equivoco del voto al candidato

Utenti
10-01-2010 | 16:35
commenti assenti »

di Lino D’Antonio

Gentile Onorevole Casini,

confesso il mio limite, che è quello di non riuscire a cogliere, in alcun modo, il senso della sua azione politica di questi giorni, in vista delle imminenti elezioni regionali. Anche perché, da una rapida e superficiale lettura di questa scelta o percorso dell’UdC, ne viene una percezione assolutamente negativa.

Che cosa significa stipulare patti con i candidati fuori dalle coalizioni? La sua lodevole decisione di dividere il destino di una parte dei moderati italiani, che lei rappresenta, da quello di Berlusconi ed i suoi, i quali moderati non sono, è sicuramente una scelta di maggior chiarezza nel panorama politico italiano. Ma volendo trovare il “famoso pelo” nell’uovo, c’è da dire che lei ha impiegato lunghi anni, fino ad arrivare alla drastica decisione di non appoggiare più le criticabili scelte della destra nostrana e della Lega Nord. L’Italia (e lo affermo senza ironia) è un Paese comunque dalle mille risorse, indulgente e spesso con la memoria attutita. Per cui non è difficile rifarsi una verginità politica. Purché, nell’oggi, gli intenti siano lucidi e netti, tesi finalmente verso il bene comune e non del singolo individuo.

Data quindi, per scontata una presa d’atto diversa rispetto al passato e ad un presente confuso e preoccupante, sono convinto che la lotta a Berlusconi ed al “berlusconismo” dovrebbe svolgersi a tutto campo, nel tentativo di evitare una deriva mortale per l’Italia. Sicuramente il Presidente del Consiglio, in caso di una sua vittoria alle Regionali, caricherà queste elezioni amministrative di grande significato politico. E, se tale vittoria ci sarà, sarà anche per il suo apporto. Tra l’altro, Berlusconi non ha accantonato l’idea di candidarsi nel 2013 alla Presidenza della Repubblica e ben sappiamo come il voto delle Regioni sia importante a riguardo e come sia del tutto devastante pensare a questa carica nelle mani di un personaggio, che divide laddove si deve unificare e sprovvisto di ogni senso dello Stato.

A me sembra impossibile, e mi scusi anche velleitario, estrapolare un candidato da uno schieramento, considerarlo fine a se stesso e non parte integrante di una coalizione e di ben individuabili obiettivi. Nel caso del Lazio, limitarsi a dire che la Polverini è una brava sindacalista, per motivare la scelta di appoggiarla, appare ben poca cosa, di fronte alle grandi ambizioni di un progetto di cambiamento. Trarla fuori dalla destra, forse induce a non guardare il resto della compagnia, voluta da Berlusconi e dichiaratamente fascista.

Sentirsi le mani libere ed agire per tornaconto politico di parte è solo una furbata, con un che di ricattatorio nei confronti dei contendenti in campo di entrambi gli schieramenti. Anzi proprio all’eventuale alleato PD viene chiesta discontinuità, che invece l’UdC mostra di non avere in molte realtà del Paese.

Mi astengo da ogni valutazione approfondita sul PD, trovandolo un raggruppamento privo di sostanza politica, perso nelle secche del potere personale dei singoli leader e disposto a svendere ogni suo residuo bene ideale in cambio della “santa alleanza” con lei. Eppure, sorprendentemente esso funzionale al PdL. Come la stessa UdC. Immagino la rovina dell’intera impalcatura politica italiana, in caso di caduta di Berlusconi.

Non dobbiamo aver paura del confronto politico

Utenti
03-01-2010 | 15:54
commenti assenti »

di Elio Brusco

I valori su cui si fonda il nostro paese sono trascritti e sanciti nella prima parte della Costituzione. Ciò che dice il presidente Bassolino è vero: non dobbiamo aver paura del confronto anche aspro e impopolare. Leggi tutto »

Il Partito democratico e la sindrome dell’antiberlusconismo

Utenti
10-12-2009 | 11:55
commenti assenti »

di Lino D’Antonio

Personalmente ho la sgradevole sensazione che l’azione oppositrice perseguita dal Partito Democratico di Bersani, sia altrettanto fiacca ed improduttiva come quella di Veltroni. Pur avendo votato l’attuale segretario alle primarie, forse le uniche impennate, registrate nel pantano democratico, sono da attribuire a Franceschini, che, nei mesi della sua reggenza, non ha esitato a sfidare il PdL con una qualche durezza. Leggi tutto »

La violenza delle “cartelle”

Utenti
06-10-2009 | 11:18
commenti assenti »

di Attilio Monfregola

Berlusconi inventa chiacchiere e regala miliardi in sanatoria a delinquenti, imbroglioni, intrallazzieri e parassiti che hanno preso sfruttando la povera gente, falsificando e facendo pagare i servizi di cui hanno goduto ai meno abbienti. Le tasse ai redditi fissi, il reddito a loro. Leggi tutto »

Un solo astro a destra e i pericoli per la democrazia

Utenti
26-09-2009 | 13:11
commenti assenti »

di Lino D’Antonio

Di solito, quando nel nostro Paese si disserta intorno alla destra berlusconiana ed ex missina, così atipica rispetto a tutte le altre destre europee, si ricorre ad elucubrazioni raffinate. Come se ci si trovasse in presenza di tanti, novelli Mazarino e Richelieu, capaci essi solo di elaborare strategie politiche, tali da passare in modo imperituro alla storia. Ed in grado di spuntare tutte le armi delle opposizioni. Tanto da scoraggiarne per intero l’azione e l’incisività politica. Leggi tutto »

Afragola tra i rifiuti. E ora la colpa di chi è?

Utenti
03-08-2009 | 15:32
commenti assenti »

di Michelino Fusco 

La strumentalizzazione sui rifiuti portata avanti fino a poco tempo fa e che in ogni occasione emerge, con grande accanimento contro Antonio Bassolino, non solo dal centro destra, incomincia a dimostrarsi tale nei fatti. Afragola continua a galleggiare sui rifiuti e, malgrado Bertolaso abbia inserito il Comune di Afragola tra quelli da sciogliere, nessuno ne parla. Leggi tutto »

successivi »