Una storia dell’Italia dei nostri giorni

A.B.
26-10-2010 | 15:04
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Nei 16 anni e 4 mesi di  governo, prima al Comune di Napoli e dopo alla Regione Campania, il punto più difficile della mia esperienza istituzionale è stato certamente all’inizio del 2008. Decisi allora di rimanere al mio posto anche ed innanzitutto per dare un contributo a risolvere l’emergenza. Grazie all’impegno dei commissari De Gennaro e Bertolaso, e con gli strumenti offerti dal decreto di maggio 2008 del governo Berlusconi, si riuscì a togliere i rifiuti dalle strade. Si sbloccarono i 7 impianti di cdr già costruiti, si riuscì a completare il termovalorizzatore di Acerra (realizzato all’80% negli anni precedenti) e si aprirono nuove discariche a norma. Si usciva da una fase acuta di emergenza, ma il problema era tutt’altro che risolto in modo stabile e strutturale. Il pericolo era ed è sempre dietro l’angolo fin quando l’intero ciclo non funziona pienamente: raccolta differenziata, impianti di trattamento, discariche sufficienti e ben attrezzate, termovalorizzatori.

In queste settimane si è purtroppo tornati a quei terribili momenti del 2008 e i cumuli di immondizia hanno ripreso a soffocare la città e la provincia. Sono tornate le manifestazioni di piazza, fatte da tanti cittadini onesti, ma con il dubbio legittimo che dietro si nascondano forze oscure (sarebbe anche strano se non ci fossero) pronte a lucrare sull’emergenza.

Ancora più preoccupante è la fuga e il rimpallo delle responsabilità a cui abbiamo assistito da quando è ripresa l’emergenza. Bisogna assolutamente recuperare uno spirito di collaborazione e di unione tra tutte le istituzioni al di là dei diversi schieramenti politici. Altrimenti può scattare la comune rovina delle istituzioni in lotta tra loro.

È soltanto con la cooperazione che possiamo superare la nuova emergenza.

Alla luce di quanto accade, come non vedere, però, che la vicenda dei rifiuti in Campania è una storia emblematica dell’Italia dei nostri giorni?

I rifiuti per strada sono un pugno nello stomaco. Puzzano, si sentono e si vedono. Ma gravi sono per il nostro Paese anche i ritardi di una linea ferroviaria internazionale ad alta velocità tra la Francia e l’Italia che da anni non si riesce a realizzare, le lentezze clamorose nell’organizzazione dell’Expo 2015, il cantiere interminabile della Salerno-Reggio Calabria, le riforme istituzionali, sociali ed economiche che nessun governo, di centrodestra e di centrosinistra, con due senatori in più o con cento parlamentari di maggioranza è mai riuscito a fare.

L’Italia da 15 anni è un Paese bloccato, fermo, sempre più ripiegato su se stesso, in balia di egoismi e di particolarismi. La sua parte più debole, il Mezzogiorno, è l’avamposto di questa crisi di sistema.

Prendere giusta consapevolezza dei problemi, fare prevalere l’interesse generale è il dovere di ognuno di noi e di ogni soggetto civile, politico ed istituzionale.

Apre Acerra

A.B.
25-03-2009 | 19:43
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L’apertura del termovalorizzatore di Acerra è una importante vittoria dello Stato e delle istituzioni democratiche. E’ un segno tangibile che la nostra regione lavora per uscire definitivamente dall’emergenza, dotandosi di un sistema di smaltimento avanzato e rispettoso delle normative ambientali. In questi anni abbiamo affrontato tante difficoltà, spesso in totale solitudine. Ricordo bene l’estate del 2004, i giorni dell’apertura del cantiere, le continue manifestazioni di protesta, i presìdi con i gazebo, gli scontri di piazza, i blocchi dell’autostrada e della linea ferroviaria. In quella fase la comprensibile preoccupazione dei cittadini, le strumentalizzazioni politiche di destra e di sinistra e gli interessi criminali della camorra avevano dato vita a un mix esplosivo che impediva qualunque tipo di soluzione. Il sistema era come impazzito: da un lato il “fronte del no” si batteva per bloccare qualunque passo in avanti, dall’altro lo Stato non riusciva ad attuare le decisioni assunte per uscire dall’emergenza. Quanta preoccupazione, riunioni, incontri, scontri, proposte, per superare le difficoltà.Ci sono volute leggi speciali – come quella che ha equiparato gli impianti di smaltimento ai siti militari – l’impegno di commissari di grande valore come Catenacci, Pansa, De Gennaro, Bertolaso,  la determinazione del presidente del Consiglio Berlusconi, il lavoro costante delle istituzioni locali. Ma quei giorni di crisi acuta, dove ogni soluzione sembrava impossibile, oggi sembrano essere superati. Il termovalorizzatore di Acerra, completato grazie anche ai 30 milioni di euro stanziati dalla Regione, è un anello fondamentale dell’intero ciclo di smaltimento integrato. Nel giro di un anno, è stato possibile aprire le prime discariche attrezzate, avviare le procedure per il termovalorizzatore di Salerno – che la Regione finanzia con 75 milioni di fondi europei – mentre tantissimi comuni campani stanno innalzando in modo significativo la percentuale di raccolta differenziata. Secondo gli ultimi dati che arrivano dai capoluoghi, Caserta è passata dal 7 al 40%, Benevento dall’8 al 23%, Avellino dall’8 a oltre il 40%, Napoli dal 13 al 19%, la provincia di Salerno intorno al 35%. Buone notizie arrivano dal fronte dei comuni più piccoli, dove la differenziata in molti casi supera il 50%. Per sostenere questi sforzi la Regione ha finanziato con 100 milioni di euro di fondi europei la realizzazione di 10 impianti di compostaggio su tutto il territorio regionale, con l’obbiettivo di rendere la Campania sempre più autosufficiente nello smaltimento dell’umido.

Termovalorizzatori moderni e sicuri, differenziata, discariche attrezzate. La strada che abbiamo sempre indicato è ora la via su cui convergono tanti che in passato la pensavano diversamente. E’ un segnale positivo. C’è ancora tanto lavoro da fare, diverse difficoltà da superare. Ma l’incremento della differenziata – ormai a livelli di gran lunga superiori rispetto al resto del Mezzogiorno – e l’apertura di Acerra dimostrano all’Italia e al mondo che anche qui con l’impegno dei cittadini e la collaborazione tra le istituzioni si superano i problemi e si costruisce il futuro.