Il diritto al futuro

A.B.
18-12-2010 | 15:51
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Erano davvero tanti i ragazzi napoletani andati a Roma il 14 dicembre. È stata una giornata lunga e drammatica, che abbiamo seguito con partecipazione e apprensione. Diverse persone che quella mattina e quel pomeriggio ho incontrato oppure sentito, quando gli chiedevo se sapevano cosa stesse succedendo a Roma, mi rispondevano: <<c’è anche mia figlia>>, <<c’è anche mio figlio>>.

Prendere le distanze dalle forme di violenza che abbiamo visto nelle immagini televisive è indispensabile. Ma resta ed è enorme il problema che è davanti a noi. È infatti doveroso cercare di capire cosa di profondo si muove dentro la società e nei pensieri, nei sentimenti di questa nuova generazione. Per la prima volta siamo in presenza di una generazione che si sente priva di futuro. Altre volte le crisi sono state dure. Ma erano crisi del presente. Stavolta in crisi è il futuro e dunque si tratta di qualcosa di molto più delicato e vitale.

I giovani sono la parte più sensibile del paese e avvertono più e meglio delle altre generazioni questa incertezza e perfino oscurità del domani. L’attuale crisi italiana è soprattutto crisi di prospettiva e di avvenire e per questo è più preoccupante.

La stessa grave crisi di Napoli, che è sbagliato rinchiudere in una dimensione provinciale, è la punta più acuta di questa crisi italiana. Discutere con i giovani, aprire un dialogo ed un confronto con le loro inquietudini significa fare i conti con la natura più vera, con la portata più grande della crisi di Napoli e dell’Italia.

Una storia dell’Italia dei nostri giorni

A.B.
26-10-2010 | 15:04
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Nei 16 anni e 4 mesi di  governo, prima al Comune di Napoli e dopo alla Regione Campania, il punto più difficile della mia esperienza istituzionale è stato certamente all’inizio del 2008. Decisi allora di rimanere al mio posto anche ed innanzitutto per dare un contributo a risolvere l’emergenza. Grazie all’impegno dei commissari De Gennaro e Bertolaso, e con gli strumenti offerti dal decreto di maggio 2008 del governo Berlusconi, si riuscì a togliere i rifiuti dalle strade. Si sbloccarono i 7 impianti di cdr già costruiti, si riuscì a completare il termovalorizzatore di Acerra (realizzato all’80% negli anni precedenti) e si aprirono nuove discariche a norma. Si usciva da una fase acuta di emergenza, ma il problema era tutt’altro che risolto in modo stabile e strutturale. Il pericolo era ed è sempre dietro l’angolo fin quando l’intero ciclo non funziona pienamente: raccolta differenziata, impianti di trattamento, discariche sufficienti e ben attrezzate, termovalorizzatori.

In queste settimane si è purtroppo tornati a quei terribili momenti del 2008 e i cumuli di immondizia hanno ripreso a soffocare la città e la provincia. Sono tornate le manifestazioni di piazza, fatte da tanti cittadini onesti, ma con il dubbio legittimo che dietro si nascondano forze oscure (sarebbe anche strano se non ci fossero) pronte a lucrare sull’emergenza.

Ancora più preoccupante è la fuga e il rimpallo delle responsabilità a cui abbiamo assistito da quando è ripresa l’emergenza. Bisogna assolutamente recuperare uno spirito di collaborazione e di unione tra tutte le istituzioni al di là dei diversi schieramenti politici. Altrimenti può scattare la comune rovina delle istituzioni in lotta tra loro.

È soltanto con la cooperazione che possiamo superare la nuova emergenza.

Alla luce di quanto accade, come non vedere, però, che la vicenda dei rifiuti in Campania è una storia emblematica dell’Italia dei nostri giorni?

I rifiuti per strada sono un pugno nello stomaco. Puzzano, si sentono e si vedono. Ma gravi sono per il nostro Paese anche i ritardi di una linea ferroviaria internazionale ad alta velocità tra la Francia e l’Italia che da anni non si riesce a realizzare, le lentezze clamorose nell’organizzazione dell’Expo 2015, il cantiere interminabile della Salerno-Reggio Calabria, le riforme istituzionali, sociali ed economiche che nessun governo, di centrodestra e di centrosinistra, con due senatori in più o con cento parlamentari di maggioranza è mai riuscito a fare.

L’Italia da 15 anni è un Paese bloccato, fermo, sempre più ripiegato su se stesso, in balia di egoismi e di particolarismi. La sua parte più debole, il Mezzogiorno, è l’avamposto di questa crisi di sistema.

Prendere giusta consapevolezza dei problemi, fare prevalere l’interesse generale è il dovere di ognuno di noi e di ogni soggetto civile, politico ed istituzionale.

Operazione verità

A.B.
11-05-2010 | 14:54
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Il prossimo 25 maggio presso la sede di Sudd sarà presentato l’ultimo saggio del professor Gianfranco Viesti “Più lavoro, più Talenti. Giovani, donne, Sud. Le risposte alla crisi”. Sarà una ulteriore occasione per continuare a discutere di Mezzogiorno. Si tratta di un tema che, come dimostra anche il ricco e interessante dibattito che è scaturito dagli ultimi due post di questo blog, è sempre di stretta attualità.

Il saggio di Viesti – che vi segnalo anche per l’immediatezza e l’elevata comprensibilità nella lettura – stabilisce un nesso fondamentale tra la questione dei giovani e il Mezzogiorno. In Italia, la soluzione alla crisi “è proprio laddove oggi ci sono i maggiori problemi. Il lavoro e il talento dei giovani e delle donne, anche al Sud, sono il possibile motore della ripresa”, scrive Viesti. Il Mezzogiorno è, quindi, questione nazionale.

Purtroppo, in questi ultimi anni, il modello che si è affermato, è esattamente all’opposto. “Lo strumento principale per affrontare la crisi è stato un enorme trasferimento territoriale di risorse: dal Sud verso l’insieme del paese”. Il tutto è avvenuto secondo un modello di solidarietà inversa in cui le regioni più deboli hanno sostenuto le difficoltà economiche delle regioni più ricche. Il conto di questa “solidarietà” è presto fatto: dal fondo delle risorse per il Mezzogiorno negli ultimi due anni “sono spariti 25 miliardi di euro, prelevati come da un bancomat. In aggiunta a questi tagli il governo ha bloccato la disponibilità della quota di fondi Fas di competenza delle regioni tanto del Sud (più cospicui), quanto del Nord: in totale altri 21 miliardi di euro”, documenta Viesti. Ma quello che è ancora più impressionante è l’assordante silenzio in cui si è prodotto tutto questo. Un assordante silenzio di stampa, televisione, di parti del mondo sindacale e industriale, ma soprattutto del mondo politico. “Totalmente silente il centrodestra meridionale, con l’eccezione di alcuni politici siciliani. Ma quasi altrettanto silente il centrosinistra, quantomeno a livello nazionale”.

Questo assordante silenzio va di pari passo con l’affermazione di un modello culturale che Viesti definisce “teorema meridionale”. Attraverso caricature, semplificazioni e luoghi comuni, si dipinge il Sud come un’area refrattaria allo sviluppo, dove le politiche pubbliche e gli investimenti non attecchiscono e, quindi, tanto vale cancellare tutto.

Questo teorema va sfatato innanzitutto attraverso un’operazione verità sul Mezzogiorno. A partire dallo “scippo” delle risorse e da una seria riflessione sulle responsabilità delle classi dirigenti locali (di cui si parla, giustamente, molto) e di quelle nazionali (di cui si parla, ingiustamente, poco).

La Fondazione Sudd, e questo nostro blog, vogliono essere una sede aperta a tutti di discussione e di rilancio della questione meridionale.

Troppe semplificazioni e omissioni

A.B.
05-05-2010 | 16:26
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Sono davvero singolari le dichiarazioni di Enrico Letta sul rapporto tra la Campania e il pil pro capite nazionale. Per una precisa e puntuale analisi di queste considerazioni, rimando all’intervista del professor Mariano D’Antonio.

Ancora più bizzarre, tuttavia, sono le ulteriori considerazioni di Letta sullo sviluppo del Sud e sulle prospettive del Pd dopo il voto. È davvero surreale prendere come modello per lo sviluppo del Mezzogiorno un paese come la Spagna che attraversa così pesanti difficoltà.

Quante semplificazioni, poi, e quante omissioni nell’analisi del voto alle regionali. Si è perso quasi dovunque. In Campania e in Calabria, in Piemonte e nel Lazio, in Lombardia e nel Nord Est dove siamo ridotti ai minimi termini. Prima ancora abbiamo perso a Roma, in Abruzzo, in Sardegna, in Sicilia, in Friuli…

È come se si dicesse che basterebbe togliere Enrico Letta da vicesegretario, oppure basterebbe avere un partito più sexy (come dichiara Letta in un’intervista a L’Espresso), per avere, a livello nazionale, un Pd più forte del Pdl.

Sappiamo tutti bene, invece, che i problemi sono ben più grandi e difficili. Sono problemi di rapporto con la società e di prospettiva politica che sono evidenziati da questo voto e dalle elezioni degli ultimi anni. È su di essi che bisogna concentrare, da parte di tutti, l’attenzione e la riflessione.

Grecia a chi?

A.B.
26-04-2010 | 17:29
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La campagna elettorale è finita il 26 marzo scorso, esattamente un mese fa. Ma Caldoro, che pure ha vinto le elezioni, sembra non accorgersene. È come se continuasse a fare opposizione. A chi? A se stesso, dato che ora governa?

Paragonare la situazione finanziaria della Campania a quella della Grecia, come Caldoro fa in queste ore, non solo è semplicemente fuori da ogni realtà, ma denota anche uno scarso senso delle istituzioni.

Nei conti della Regione Campania non c’è nessun buco. Il nostro bilancio è in ordine. Altra cosa è il patto di stabilità. Nei mesi scorsi abbiamo deciso un’accelerazione dei pagamenti nei confronti delle imprese che vantavano crediti nei confronti della Regione Campania. Si è trattato di una misura, peraltro ampiamente anticipata nelle relazioni di accompagnamento alla legge Finanziaria del 2010, necessaria a sostenere la nostra economia reale in un momento di grave crisi. Occorreva più liquidità per tante imprese nel momento in cui le banche avevano più difficoltà a concedere mutui. Il rischio era il fallimento di tante attività con la conseguente perdita di tanti altri posti di lavoro.

Di questo ci siamo occupati nei mesi scorsi. Fare adesso allarmismo, diffondere paure e incertezze mentre si dovrebbero trasmettere segnali di altro tipo, contribuisce soltanto a creare sfiducia e incertezza.                                              

Chi ha avuto dai cittadini il mandato di governare deve assumersene fino in fondo la responsabilità, rimboccarsi le maniche e affrontare i problemi per quelli che sono, con la giusta consapevolezza.

Quando siamo arrivati noi in Regione Campania, nel 2000, l’ultimo bilancio approvato nei tempi giusti risaliva a 5 anni prima. Avevamo consuntivi di quattro anni prima ancora da approvare…Eppure non ci siamo messi a recriminare con chi ci aveva preceduto, ma ci siamo messi subito al lavoro. Grazie all’impegno e alla tenacia di assessori come Anzalone, Valiante e, negli ultimi due anni, di un economista come D’Antonio, siamo riusciti ad allineare i consuntivi con i preventivi ed a raddrizzare i conti. Oggi abbiamo bilanci regionali trasparenti, in ordine e approvati nei tempi giusti.

L’avessimo trovata noi una situazione così…

A proposito di eredità

A.B.
15-04-2010 | 15:31
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In questi ultimi giorni, diversi esponenti del centrodestra si sono prodigati nell’alimentare consistenti polveroni mediatici a proposito di presunti buchi di bilancio e della “pesante” eredità amministrativa di dieci anni di governo del centrosinistra in Campania.

Questo dibattito mi ha fatto venire alla mente la situazione amministrativa che trovammo noi, quando nel 2000 arrivammo a Santa Lucia. Le delibere di Giunta venivano scritte a macchina, l’iter amministrativo era ancora completamente cartaceo, si correva da un piano all’altro, di palazzo in palazzo, di assessorato in assessorato, per far firmare gli atti. Le procedure amministrative erano lentissime, nonostante fossero in servizio oltre 8mila dipendenti (8181 per l’esattezza), tra cui 689 dirigenti. Era anche personale poco motivato in quanto prossimo alla pensione (l’età media era di 57 anni) e soltanto il 30% dei dirigenti in servizio aveva una laurea.

E il bilancio? La Regione Campania era nel caos contabile più completo. Era dal ’95 che non si approvava un bilancio nei tempi giusti. Ci siamo ritrovati con bilanci consuntivi da approvare risalenti a più di 4 anni prima…Quella sì che era un’eredità pesante!

Non credevamo ai nostri occhi, noi che venivano dall’esperienza amministrativa del Comune di Napoli, dove avevamo completamente informatizzato l’anagrafe e gli archivi, rimettendo in sesto i conti dopo che nel ’93, anche lì, avevamo trovato il dissesto.

Per la seconda volta, siamo partiti daccapo.  Dopo averlo fatto al Comune, abbiamo informatizzato anche l’amministrazione della Regione Campania. Oggi tutto l’iter delle delibere è completamente digitalizzato. Inoltre, viene pubblicato on line il Burc. Questo ci ha permesso di accelerare ulteriormente l’entrata in vigore degli atti, nella massima trasparenza, risparmiando ogni anno oltre 2 milioni di euro necessari per la pubblicazione cartacea del bollettino. Nel 2002 abbiamo fatto il primo grande concorso pubblico nella storia della Regione Campania e, grazie agli esiti incentivati, il personale attualmente in servizio della Giunta è notevolmente diminuito ed è più giovane e più competente: 6525 dipendenti (età media 47 anni), di cui 312 dirigenti (il 95% è laureato).

Dopo anni di correzioni e di aggiustamenti, nel 2005 abbiamo rimesso in sesto anche il bilancio regionale riallineando il bilancio consuntivo col bilancio preventivo. Oggi, i conti della Regione Campania sono in ordine e non c’è nessun buco di bilancio.

Altra cosa è invece il Patto di Stabilità che riguarda, anno per anno, l’andamento della spesa. Nel 2009, rispetto all’anno precedente, abbiamo oltrepassato i limiti imposti dal Patto di Stabilità per stanziare più risorse contro la crisi. Aumentando i pagamenti della spesa regionale, abbiamo infatti finanziato gli incentivi alle imprese, in particolar modo il credito d’imposta. Abbiamo poi sostenuto il reddito dei lavoratori cassintegrati, degli insegnanti precari, delle famiglie in difficoltà e delle fasce sociali più disagiate attraverso la conferma di iniziative come il progetto chance, scuole aperte e chiese parte. La nostra è stata, infatti, una politica di bilancio calata nella realtà economica e sociale della Campania e dell’intero Paese.  

Quello del Patto di stabilità è un tema che stanno affrontando tutte le Regioni e tutti gli enti locali del nostro Paese. Noi il Patto di stabilità l’abbiamo sforato quest’anno, altre importanti Regioni, come Puglia e Sicilia, l’hanno sforato lo scorso anno, ottenendo però una sanatoria sulle sanzioni amministrative. Caldoro può stare sicuro che per la Campania sarà adottato lo stesso trattamento…

Nei prossimi mesi, bisognerà comunque lavorare per trovare un equilibrio tra la pur giusta esigenza di contenere la spesa e la necessità di mettere in campo ulteriori risorse per fronteggiare la crisi, che è ancora molto forte, e per fare ripartire l’economia e l’occupazione.

Questa è la sfida che ha davanti a sé non solo la Campania, ma tutto il Paese.

Campania “lowcost”

A.B.
06-05-2009 | 18:07
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I dati dell’Osservatorio Prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico confermano che a Napoli e in Campania i prezzi dei beni di consumo di prima necessità sono tra i più bassi d’Italia, con una media notevolmente inferiore rispetto a tante città del centro e del nord. E’ una notizia positiva per le tante famiglie che, soprattutto in Campania e nel Mezzogiorno, fanno più fatica ad affrontare la crisi.

Negli ultimi mesi dello scorso anno, la situazione era ben diversa: i prezzi erano in forte aumento in tutto il Paese, e la nostra regione era tra quelle dove l’inflazione mordeva di più. Decidemmo allora di metterci attorno a un tavolo insieme ai rappresentanti delle associazioni dei consumatori, dei sindacati, dei produttori, dei distributori, della grande e della piccola distribuzione per dare vita a delle misure (4 panieri regionali con prezzi scontati e bloccati) che permettessero di contenere il lievitare del carovita. Su questo fronte, un ruolo importante è stato svolto anche dalla promozione della filiera corta, e cioè dalla vendita dei prodotti agricoli direttamente dal produttore al consumatore, iniziativa che ha riscosso un notevole successo.

Se oggi a Napoli e in Campania ci sono i prezzi più bassi d’Italia è anche perché in questi mesi istituzioni, produttori, grande e piccola distribuzione, forze sindacali hanno collaborato intensamente tra loro, producendo risultati concreti a favore dei cittadini, specialmente delle famiglie meno abbienti. Grazie anche a questo impulso, in Campania il mercato dei beni di prima necessità sembra essersi allineato alle attuali disponibilità economiche dei cittadini.

Su questo fronte bisogna andare avanti, perché la crisi è tutt’altro che finita. Per questo siamo fortemente impegnati anche sul fronte del welfare – integrando il reddito dei lavoratori in CIG e mettendo a disposizione risorse per sostenere i mutui e gli affitti delle famiglie i difficoltà – oltre che su quello dello sviluppo. Incentivare l’economia stando al fianco dei più deboli: è questa la nostra assoluta priorità per fronteggiare la crisi in atto.

Meno male che c’è il sindacato…

A.B.
04-04-2009 | 10:55
67 commenti »

Sono a Roma e la manifestazione è davvero straordinaria. Tanti lavoratori, famiglie intere, giovani, migranti. E’ una giornata bella e importante per la nostra democrazia.

Penso a quanto sta succedendo in altri Paesi europei, dove la crisi sfocia a volte in tensioni gravi. Da noi, invece, una grande manifestazione di popolo. Viene da dire: Meno male che c’è la Cgil, che c’è il sindacato…

Con gli operai della Fiat di Pomigliano

Con Epifani e Annamaria

 

Il 4 aprile

A.B.
03-04-2009 | 17:39
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Domani sarò in piazza a Roma alla manifestazione della Cgil, al fianco degli operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano e di tanti altri lavoratori. Per me è un dovere istituzionale esserci. Perché la gravissima crisi che stiamo vivendo richiede il forte impegno e la massima unità di tutte le forze politiche, sociali e culturali. Giovani, donne, lavoratori. Solo con una spinta forte e vasta è possibile guardare avanti in modo positivo e aprire una nuova fase di sviluppo e di occupazione.

Credit crunch

Utenti
10-03-2009 | 17:39
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di Gustavo Valle*

Voglio segnalare la situazione attuale delle imprese, soffocate da una stretta creditizia senza precedenti:
1)Monte dei Paschi di Siena non delibera pratiche garantite da Confidi da circa 9 mesi;
2)Banca Popolare di Novara idem;
3)Unicredit, invece, con l’operazione Progetto Italia si é impegnata ad erogare per la Campania circa 230 milioni di euro, che sono solo una operazione di recupero immagine;
4)Banca Popolare di Ancona ha ridotto le erogazioni di circa l’80%.

E’ necessario che la politica riprenda il suo ruolo, anche perché alla Banca di Italia non c’é Fazio, ma un tecnocrate che ha svenduto con ardite privatizzazioni modello russo le ricchezze dello Stato italiano. Quindi, bisogna immediatamente procedere per decreto alle nazionalizzazioni delle banche in difficoltà, previa ispezioni straordinarie alle banche piu esposte, pagare immediatamente le forniture delle aziende verso stato ed enti pubblici, consentire anche attraverso condoni e rateizzi alle imprese di uscire dalla morsa del fisco e degli enti previdenziali, erogare indennità di disoccupazione a tutti i disoccupati. In poche parole inondare di liquidità il sistema.

*Amministratore delegato consorzio fidi Conaga

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