Lettera a Repubblica

A.B.
19-02-2010 | 16:12
112 commenti »

Caro Direttore,

in un articolo sul suo giornale  e, per di più, in un grande titolo con richiamo anche in prima pagina si scrive che ieri, nel corso dell’inaugurazione dell’outlet di Marcianise, sarei stato contestato.

È un clamoroso falso.

Chi ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della nuova struttura commerciale di Marcianise sarà rimasto di stucco.

Ma anche chi ha potuto leggere gli altri quotidiani (Roma, Corriere del Mezzogiorno, Mattino) si sarà reso conto della faziosità dell’articolo e del titolo.

Ieri non c’è stata nessuna contestazione nei miei confronti.

Il mio intervento, infatti, è stato seguito con interesse e con evidente consenso dai partecipanti alla conferenza stessa.

Il colore politico dei rifiuti

A.B.
19-11-2009 | 18:04
75 commenti »

Spero davvero che Palermo e la Sicilia possano risolvere al più presto i loro problemi con i rifiuti. Magari facendo tesoro dell’esperienza vissuta dalla nostra regione e degli sforzi in corso per completare il ciclo integrato di smaltimento. Al tempo stesso, fa riflettere l’assordante silenzio che avvolge l’emergenza siciliana. Lo sottolinea anche Mario Centorrino sul Corriere del Mezzogiorno di oggi, chiedendosi se c’è “una mondezza di destra e una di sinistra”. E’ un dubbio più che legittimo. È vero che i rifiuti non sono né di destra né di sinistra, ma è il loro uso politico-mediatico che può avere un colore. I rifiuti di Napoli, infatti, sono stati per mesi al centro dell’attenzione di tutto il Paese e del dibattito pubblico, in particolare durante le scadenze elettorali. Quante strumentalizzazioni… In quei mesi si scatenò di tutto: dal fuoco avversario al fuoco amico. Ma oggi, dal punto di vista politico sta emergendo un quadro di diverse responsabilità e, sul fronte giudiziario, è sempre più chiaro il ruolo della camorra nel boicottare l’azione dello Stato per riprendersi il controllo sul sistema dei rifiuti. Per la Sicilia, invece, solo silenzio: sui cumuli di spazzatura, sui roghi, sulle proteste, sul ruolo di Cosa Nostra. I rifiuti siciliani non esistono e sulla Sicilia non c’è né fuoco avversario, né fuoco amico. L’augurio è, comunque, che il problema possa essere avviato a soluzione da parte dello Stato.

Il delirio del quinto inceneritore

Utenti
06-10-2008 | 15:07
1 commento »

di Paola Nugnes

Nella sezione web del Corriere del Mezzogiorno c’è un video del 1 ottobre a piazza del Plebiscito, vi invito a visionarlo, è molto interessante: un ragazzo vuol porre una domanda al premier, ma non gli viene permesso. Perchè nelle sezioni web c’è maggior trasparenza di informazione che non sui quotidiani? Il video pubblicato è di estremo interesse pubblico e benché non vi siano commenti si commenta da sola la gravissima spaccatura tra l’informazione ufficiale di stato e lo stato dei fatti sul territorio, ma sul quotidiano questo non traspare.

Quinto inceneritore in Campania: siamo al delirio! Se il bilancio di massa conta a fronte di 2 e 800mila tonnellate di rifiuti all’anno prodotti dalla regione Campania al lordo della differenziata, 4 inceneritori che sarebbero in grado, insieme ai cementifici in funzione di smaltire fino a 4 milioni e 500mila tonnellate annue, a cosa serve il 5° inceneritore? (e la raccolta differenziata a cui siamo obbligati per legge?)

Vogliamo uscire da questa informazione demagogica e parlare all’intelligenza degli italiani? Costruire 5 inceneritori per bruciare balle non bruciabili? Prima troppo umide per bruciare e ora mummificate e quindi troppo secche per bruciare? Bruciare ecoballe che non si sarebbero potute accatastare, ma che fu possibile accatastare, contravvenendo alle disposizioni della gara di appalto, con gravissimo danno territoriale, a costo di un disastro ambientale. Ora si vuole, per smaltirle costruire 5 inceneritori su quello stesso territorio, facendo pagare il costo dell’operazione anche pecunario agli stessi cittadini che hanno subito il danno? Quegli stessi cittadini che andrebbero risarciti?

Altrove si propone a causa della crisi del petrolio di recuperare plastica dalle discariche… e qui si pensa ancora a costruire inceneritori? Se non ci fossero i benefici CP6 varrebbe ancora la pena? Se negli anni 90 si costruivano inceneritori era perchè non erano ancora noti gli studi sulle nanoparticelle, ma ora che sappiamo possiamo continuare, come facemmo con l’amianto, a fingere ancora una ventina d’anni di non sapere e continuare a costruirne?

Rifiuti, intervista a Walter Ganapini

Redazione
11-03-2008 | 15:00
253 commenti »

Vi segnaliamo la lunga intervista a Walter Ganapini, neo-assessore all’Ambiente, pubblicata oggi sul Corriere del Mezzogiorno.

Ho trovato 120 milioni mai spesi e 12 impianti ancora imballati
L’assessore racconta la sua inchiesta personale sui rifiuti: “In questi anni nessuno ha capito nulla e sono circolate cifre imprecise”

La memoria corta di U. Ranieri

Utenti
19-12-2007 | 14:00
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di Lino D’Antonio

Per usare un termine caro al direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco De Marco, che sul suo giornale ospita per lo più interventi contro i responsabili del governo regionale, rimango lo stesso “basito” per l’intervento dell’Onorevole Umberto Ranieri, in data 14.12.2007 e dal titolo: “E’ ora di aprire la questione Napoli”, soprattutto in merito alle sue considerazioni sulla salute dell’apparato industriale campano.

Con scioltezza di linguaggio, egli, a proposito dell’annuncio della FIAT sulla chiusura temporanea dell’ALFA di Pomigliano, ci spiega che tale evento è dovuto alla presa d’atto della storica incapacità di un cardine dell’apparato industriale di Napoli degli anni settanta di stare dietro ai vincoli di qualità e produttività. E sembra di capire, senza ombra di dubbio, che ciò abbia una ricaduta negativa nel presente produttivo della nostra regione.
Peccato che Ranieri, negli anni ottanta responsabile della Federazione del PCI di Napoli, abbia cattiva memoria. O cattiva coscienza?
Credo che sia giunto sul serio il momento di porre fine ad ogni omissione e rimozione relativamente all’ILVA – ITALSIDER di Bagnoli, stabilimento siderurgico, che sulla spinta delle epiche lotte dei lavoratori, partite proprio dagli anni ‘70, risultava essere, nel decennio successivo, il più moderno d’Europa e all’epoca della chiusura dell’area a caldo, non furono pochi a dichiarare che si andava a compiere un “delitto industriale”.

Il perché lo stabilimento fu dismesso è da ricercare non in motivazioni tecniche ed economiche. A conferma di ciò basta esaminare i resoconti aziendali, le ragioni dei lavoratori e le decisioni comunitarie. La scelta della chiusura fu del tutto politica ed ascrivibile ai governi presieduti da Bettino Craxi, di cui la corrente migliorista del PCI, della quale faceva parte Ranieri, era sodale e ne condivideva le scelte economiche.
Vale la pena ricordare, a parte il psicodramma, che coinvolse migliaia di lavoratori e le loro famiglie, il danno prodotto alla città di Napoli in termini di nessun indennizzo occupazionale e diminuita vigilanza democratica.
Se non si fa, anche a distanza di anni, una seria autocritica a riguardo, nessun discorso su Napoli, diventa credibile, compreso l’intervento dell’Onorevole Ranieri, solo un’esposizione di buone intenzioni, magari anche un po’ false, usate come strumento di lotta politica all’interno del Partito Democratico proprio contro “l’operaista” Bassolino e nulla più.
Certo è che si rimane con l’amaro in bocca in presenza di rappresentanti del popolo, che attraversano le varie stagioni politiche con tale leggerezza come fa Umberto Ranieri, convinti di riuscire a riappropriarsi ogni volta di nuova verginità e certi che l’uomo della strada sia sempre propenso a dimenticare, più che a ricordare.

Italia bloccata, Forza Italia ne sa qualcosa

Utenti
12-12-2007 | 15:27
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di Aurelia Del Vecchio

Premesso che ciascuno è nel pieno diritto di esprimere le proprie opinioni. Premesso che è naturale e giusto che in politica ci sia ricambio generazionale, tanto più significativo quanto più estesa diventa la rappresentanza femminile.

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