Morire per pregiudizi

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10-09-2009 | 12:03
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di Giuseppe Tarallo 

Caro Presidente, ti invio questo mio commento-intervento sulla morte di Francesco Mastrogiovanni e ti segnalo la mia intervista su Sudsostenibile.it di Gerardo Russo. Su questo caso credo sia molto importante una tua opinione e/o decisione.
Francesco Mastrogiovanni agli occhi degli adulti era forse un anarchico. Agli occhi dei suoi alunni ‘il maestro più alto del mondo’. Come può essere che il sindaco di Pollica, che ha firmato l’ordinanza di ricovero coatto, non abbia tenuto conto nella sua valutazione del fatto che Francesco, qualsiasi cosa avesse fatto o detto o quale che sia stato il suo comportamento (guidava contromano, suonando il clacson tutto agitato, ha tamponato qualche macchina? Non si sa, lo spieghi il sindaco, visto che sembra essere stato presente al fatto, contestandogli alla base il Tso) era persona conosciuta e insegnava in quel Comune a dei bambini che lo adoravano?

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W De Masi al Parco del Cilento

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03-09-2008 | 15:37
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di Margizia

Sono oltre seimila le firme raccolte finora dal Comitato pro De Masi a favore del manager di Ravello che, in pochi mesi, con il suo lavoro ha rivoluzionato la governance del Cilento e del Vallo di Diano.
Lavoratori dipendenti, commercianti, imprenditori, casalinghe, studenti, turisti hanno espresso la loro solidarietà e la loro fiducia nell’operato di De Masi non solo attraverso il blog http:// prodemasi.myblog.it, ma anche firmando l’appello lanciato dal Comitato pro De Masi.

Al vasto movimento che, come un fiume, si sta estendendo in tutti i paesi del territorio si sono aggiunte anche le voci istituzionali di parecchi sindaci ed assessori di diverse appartenenze politiche, concordi nel ritenere il sociologo il vero traghettatore del Parco verso la modernità.
Nessuna personalità finora era riuscita ad ottenere così tanti consensi nel giro di pochi mesi in un’area da tutti considerata “difficile”. Il territorio ha premiato il lavoro del professore De Masi, che ha fatto della concertazione e della trasparenza il suo cavallo di battaglia.

La nuova governance è la componente fondamentale di una strategia di intervento sociale, economico ed ambientale messa in campo dal Presidente dell’Ente Parco. Primo ed essenziale momento in cui si articola tale governance è rappresentato dalla ‘convention’: senza mediazione alcuna, si procede all’ascolto diretto e attento delle varie componenti della società civile, i gruppi sociali rappresentativi del tessuto socioeconomico del Cilento e del Vallo di Diano.

Il secondo step è la costituzione di un gruppo di lavoro ristretto, il cosiddetto Tavolo Tecnico Operativo, a cui è affiancato un dipendente dell’Ente Parco che cura gli aspetti logistici, amministrativi e di segreteria e uno o più consiglieri dell’Ente che devono fungere da garanti e da attuatori delle soluzioni tecniche individuate.

Il processo di governance si conclude con la deliberazione del Consiglio direttivo dell’ente, che traduce le soluzioni, elaborate nelle fasi precedenti, in azioni e interventi a favore di quei settori da cui il processo aveva preso le mosse. Un circolo virtuoso, dunque, che parte dal sociale e si conclude nel sociale.

Nella stessa innovativa direzione si stanno muovendo altre realtà istituzionali come l’amministrazione comunale di Reggio Emilia che, insieme al dipartimento della funzione pubblica, al Formez, in collaborazione con Cittadinanzattiva, intende promuovere a ottobre tre giornate di studio e di confronto, di rilievo internazionale, sul tema del cambiamento nelle relazioni tra istituzioni e cittadini con particolare riferimento alle questioni dei cambiamenti nei processi decisionali e della sussidiarietà orizzontale.

I cittadini del Parco non solo vogliono ma pretendono dei cambiamenti e questi potranno avvenire solo con una persona come Domenico De Masi, che ha avuto la capacità di avviare un processo che porterà sicuramente il Parco all’avanguardia in Italia e nel mondo.

Dietro la curva

A.B.
10-12-2007 | 17:55
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Ieri mattina sono andato in un paesino del Cilento e, dopo più di due mesi, ho ripreso a corricchiare.  
In una curva, passo vicino a una piccola macchina con dentro quattro signore più o meno della mia generazione. Poco dopo, la macchina torna indietro, mi si affianca. Si apre un finestrino e le signore mi dicono: “tenga duro, non si faccia intimorire”.  E’ una situazione che, ultimamente, si ripete spesso – anche in diversi messaggi che ricevo sul blog – e mi fa riflettere.
Anche stavolta ho sorriso cordialmente, e ho ripreso il mio percorso chiedendomi a cosa si potessero riferire.
Alle vergognose strumentalizzazioni di Fini e di altri su una vicenda giudiziaria che ad un certo punto si concluderà, mi suggeriscono la mia coscienza e la mia fiducia nella giustizia, come le numerose altre, e cioè con la verifica della mia estraneità ad ogni forma di illegalità? Oppure a ciò che è successo nei mesi scorsi e nelle settimane scorse, con l’aspra battaglia che si è consumata attorno all’elezione del segretario regionale e del coordinatore provinciale del Partito democratico?
Comunque, sì, non mi faccio certo intimorire e tengo duro.  Almeno fino a quando vi sono tante signore e tanti uomini che, pur consapevoli dei problemi enormi che abbiamo di fronte, guardano con fiducia e speranza alla nostra azione.
E’ proprio ai cittadini che penso.
Figuriamoci dunque se non guardo avanti.
A Napoli il nuovo partito, per il quale ho lavorato fin dal lontano 1996 (un Partito dell’Ulivo, allora), nasce nel modo più vecchio, con metodi lontani mille miglia dal bisogno di reinventare il rapporto tra partiti e società. Ma il senso delle istituzioni, la necessità di non farsi mai invischiare in logiche ristrette spingono a comportarsi con doverosa serietà.
Niente guerra, ma coscienza che è successo un fatto grave e che si è commesso un pesante errore politico. Voglio continuare a lavorare dunque con serenità per superare questo errore e per affermare, nel nuovo partito, una giusta cultura politica: saper parlare, più che al proprio interno, a Napoli e all’Italia.