Risposte concrete ai problemi del Sud

A.B.
24-02-2010 | 16:32
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L’analisi della Cei sulle prospettive per il Mezzogiorno va ascoltata con grande interesse. Chi vive e opera nel Sud sa bene quello di cui parlano i vescovi. La criminalità organizzata rappresenta il vero cancro allo sviluppo economico, sociale e civile dell’intero Mezzogiorno. È una metastasi che cerca di allargarsi sempre di più. Da questa consapevolezza deve partire l’intera classe dirigente del nostro Paese per avere il quadro entro cui affrontare il problema.

La criminalità organizzata sta, infatti, dentro quella più generale questione meridionale, a cui si possono dare le risposte adeguate soltanto se la affrontiamo con un approccio nazionale.

Occuparsi del Sud, dei suoi problemi, delle sue difficoltà e delle sue opportunità, vuol dire occuparsi del futuro dell’intero Paese. Sono, dunque, giuste le preoccupazioni della Cei quando dice che occorre ricostruire la “necessaria solidarietà nazionale”, superando anche “le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. È un sentimento di grande valore morale e civile che tutto il mondo politico, economico ed intellettuale deve fare proprio.

In questo senso, “un federalismo solidale, realistico e unitario” può essere una grande opportunità per ridurre il divario tra Nord e Sud e rimettere al centro dell’agenda politica e di governo i temi del lavoro, della legalità, delle donne e dei giovani. Per favorire questa prospettiva, le energie migliori del Mezzogiorno e del Paese sono chiamate a fare la loro parte. È su questi i temi che il Governo è chiamato a dare una risposta al di là delle tante parole che abbiamo ascoltato finora. Mi auguro che anche i candidati alle prossime elezioni regionali si confrontino e diano risposte concrete e non demagogiche a partire dalle questioni reali che frenano lo sviluppo del Sud.

Rompere il silenzio sul Sud

A.B.
29-09-2009 | 17:10
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Le parole della Cei sulla difficile fase che sta attraversando il Mezzogiorno vanno ascoltate con grande attenzione. Chi vive al Sud conosce bene gli effetti del “clamoroso silenzio” di cui parlano i vescovi. La crisi internazionale ha fortemente rallentato l’economia del nostro Paese e, in modo particolare, del Mezzogiorno. Sono sempre più gli operai, i giovani, i padri di famiglia che restano senza un lavoro e, cosa ben più grave, senza la prospettiva di trovarne un altro. A questo si aggiunge un idem sentire – soprattutto nel centrodestra, ma a volte anche nel centrosinistra – secondo il quale è inutile occuparsi di Mezzogiorno, perché tanto è solo fonte di sprechi e di inefficienze.

Oggi invece, più che mai, è venuto il momento di parlare di Sud, dei suoi limiti e delle sue opportunità. Sono d’accordo con la Cei, quando dice che serve “una responsabilizzazione della gente del sud e del Paese intero” e che i problemi vanno affrontati in una logica nazionale. Occuparsi del Sud significa occuparsi dell’Italia.

Quello dei vescovi è un appello di grande valore civile e sociale che tutto il mondo politico e istituzionale dovrebbe fare proprio. Il Mezzogiorno non vuole piangersi addosso, ma vuole mettersi alla prova per svolgere un ruolo determinante nello sviluppo dell’intero Paese. In questo senso il federalismo può essere un utile strumento, a patto che venga applicato per ridurre le distanze tra Nord e Sud e non invece per accentuarle. Le forze politiche, sociali, imprenditoriali, il mondo della cultura e dell’informazione hanno il compito di promuovere una nuova coscienza critica nel Paese che sappia rompere quello che ora è un assordante silenzio.