Risposte concrete ai problemi del Sud

A.B.
24-02-2010 | 16:32
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L’analisi della Cei sulle prospettive per il Mezzogiorno va ascoltata con grande interesse. Chi vive e opera nel Sud sa bene quello di cui parlano i vescovi. La criminalità organizzata rappresenta il vero cancro allo sviluppo economico, sociale e civile dell’intero Mezzogiorno. È una metastasi che cerca di allargarsi sempre di più. Da questa consapevolezza deve partire l’intera classe dirigente del nostro Paese per avere il quadro entro cui affrontare il problema.

La criminalità organizzata sta, infatti, dentro quella più generale questione meridionale, a cui si possono dare le risposte adeguate soltanto se la affrontiamo con un approccio nazionale.

Occuparsi del Sud, dei suoi problemi, delle sue difficoltà e delle sue opportunità, vuol dire occuparsi del futuro dell’intero Paese. Sono, dunque, giuste le preoccupazioni della Cei quando dice che occorre ricostruire la “necessaria solidarietà nazionale”, superando anche “le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. È un sentimento di grande valore morale e civile che tutto il mondo politico, economico ed intellettuale deve fare proprio.

In questo senso, “un federalismo solidale, realistico e unitario” può essere una grande opportunità per ridurre il divario tra Nord e Sud e rimettere al centro dell’agenda politica e di governo i temi del lavoro, della legalità, delle donne e dei giovani. Per favorire questa prospettiva, le energie migliori del Mezzogiorno e del Paese sono chiamate a fare la loro parte. È su questi i temi che il Governo è chiamato a dare una risposta al di là delle tante parole che abbiamo ascoltato finora. Mi auguro che anche i candidati alle prossime elezioni regionali si confrontino e diano risposte concrete e non demagogiche a partire dalle questioni reali che frenano lo sviluppo del Sud.

Forse il certificato antimafia non bastava…

Utenti
12-11-2009 | 11:58
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di Marinella Pomarici

Caro Bassolino, ho letto la tua lettera indignata alla Repubblica, per proclamare che la tua vita di uomo politico l’hai spesa contro la camorra. Ho sempre votato a sinistra. Ma mi sono sempre sentita poco rappresentata. Leggi tutto »

Se chiude la radio, si chiude una speranza

Utenti
06-10-2009 | 11:32
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di Luca Coppola

Ho l’impressione che a Napoli e dintorni, invece di andare avanti, di immaginare un futuro e un presente all’altezza dei sogni e dei desideri che un giovane legittimamente coltiva, si rischi seriamente di andare indietro. Ho l’impressione che le sane battaglie per la civiltà, la legalità e l’amore per la propria terra rischino di trasformarsi in battaglie contro i mulini a vento. Leggi tutto »

Ricordando Giancarlo

A.B.
23-09-2009 | 17:21
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Se oggi Giancarlo fosse con noi, avrebbe avuto cinquant’anni. Ogni tanto penso a cosa avrebbe fatto e scritto, se fosse stato qui in tutti questi anni. Senz’altro avrebbe continuato a fare il suo mestiere fino in fondo. Raccontando le malefatte e  i crimini della camorra e impegnandosi per promuovere gli ideali della legalità, dell’educazione, della pacifica convivenza civile.

Giancarlo Siani è stato un giornalista coraggioso. Armato solo della sua penna e del suo taccuino, si è messo in gioco in prima persona per amore della verità e della sua terra. Giancarlo Siani, Peppino Impastato, Don Peppino Diana, Padre Pino Puglisi. Sono eroi civili, eroi dello Stato. Uccisi perché le loro parole e le loro idee erano un’arma insopportabile per le mafie. Perché con il loro lavoro e il loro impegno hanno fatto capire a tante e tante persone che la mafia e la criminalità si possono e si devono sconfiggere. Le loro idee camminano sulle nostre gambe.

Il mondo dell’informazione, le forze dell’ordine e della magistratura, lo Stato e le istituzioni locali, la Chiesa, le imprese, le associazioni, le forze politico-sindacali devono continuare a impegnarsi assieme, e con determinazione, per combattere la criminalità organizzata e affermare la cultura delle legalità.

Alcuni risultati importanti, per esempio nella lotta contro il clan dei casalesi, sono stati conseguiti. Lo Stato negli ultimi anni ha intensificato gli arresti e i sequestri dei capiclan e di diversi esponenti della camorra.

La Regione sta investendo importanti risorse europee per la conversione dei beni confiscati ai clan. Insieme a Paolo Siani, fratello di Giancarlo, stiamo lavorando alla fondazione Polis, di cui Paolo è il presidente. Polis è la prima fondazione regionale in Italia che si preoccupa di assistere i famigliari delle vittime di camorra. Sul portale della Regione Campania è possibile consultare un diario di bordo sulle molteplici attività svolte da Polis.

Pochi giorni fa la giunta regionale ha stanziato i primi fondi, oltre 300mila euro, che serviranno ad avviare i lavori di riqualificazione del “quadrilatero delle carceri” a Torre Annunziata, che diventerà una zona franca urbana. Non più Fortapasc dunque, ma un luogo dove far crescere lo sviluppo e l’aggregazione sociale.

La strada da fare però è ancora lunga. E su questo fronte l’informazione, la capacità di tenere alta l’attenzione e la coscienza civile, è determinante. Sono d’accordo con Paolo Borsellino, quando disse: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. È un invito giusto, che tutti, soprattutto al Sud, dobbiamo sempre tener presente.

Attenzione però, nel Mezzogiorno c’è una coscienza nuova. Siamo consapevoli che la criminalità organizzata è il peggior nemico dello sviluppo del Sud, ma dall’altro lato siamo convinti che ci troviamo di fronte a un fenomeno non solo locale, ma globale che richiede risorse, strumenti e collaborazioni, diventando una delle priorità, come l’ambiente e il lavoro, da affrontare in sede internazionale.

Una bella testimonianza

A.B.
25-08-2009 | 17:04
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 Repubblica di oggi pubblica una bella lettera di Diletta Bistondi, una giovane di Sesto Fiorentino, che racconta la sua esperienza di volontariato presso il campo di lavoro “Libera terra” di Castel Volturno, attrezzato in un bene confiscato al boss Michele Zaza e riqualificato dalla Regione Campania. È una testimonianza molto significativa di come la camorra si possa combattere efficacemente e in tanti modi.

Il recupero e il riutilizzo dei beni confiscati è una delle strade più importanti per contrastare la camorra su cui abbiamo lavorato intensamente in questi anni in Campania. Alcuni esempi: a Pomigliano d’Arco, in un’altra struttura appartenuta al boss Michele Zaza, oggi ha sede un comando della polizia municipale. A Ottaviano, nel castello di Cutolo si sta svolgendo un master dell’università del Sannio sul riutilizzo dei beni confiscati. A Forcella, nella casa appartenuta al clan Giuliano, c’è un centro di aggregazione per i minori a rischio del quartiere. Nei prossimi mesi, altri 15 beni sequestrati ai clan camorristici campani saranno recuperati e riutilizzati. Tra questi, c’è la villa del fratello di Sandokan a Casal di Principe, che diventerà un centro di riabilitazione sportiva per i giovani.

La collaborazione tra istituzioni, forze sociali, civili, imprenditoriali, partiti politici, mondo del volontariato è fondamentale, ma per combattere la camorra e le altre mafie è indispensabile la presenza dello Stato. Negli ultimi anni, con i governi di centrosinistra e di centrodestra, è stata intrapresa una forte iniziativa di contrasto ai clan. Grazie all’impegno e alla professionalità della magistratura e delle forze dell’ordine, sono stati effettuati importanti arresti di boss e di pericolosi latitanti, mettendo in seria difficoltà i gruppi camorristici. Bisogna andare avanti con sempre maggiore determinazione e continuità nell’azione di contrasto e di repressione alle organizzazioni criminali, che sono l’ostacolo più grande allo sviluppo e alla crescita del Sud.

19 marzo 1994

A.B.
03-08-2009 | 17:33
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L’esempio e la memoria di Don Diana sono un patrimonio collettivo della coscienza civile del nostro Paese che dobbiamo tutelare e difendere, sempre, in ogni momento. Non scorderò mai quel 19 marzo 1994. La notizia dell’omicidio di Don Diana mi colpì e mi addolorò profondamente. Ero stato tante volte a Casal di Principe e in alcune occasioni ero stato apertamente minacciato. Lasciai subito Palazzo San Giacomo per andare a Casal di Principe. Arrivai tra i primi, con la fascia tricolore. Insieme a me arrivarono tanti altri sindaci, rappresentanti di associazioni, forze politiche e sindacali, cittadini. Perché Don Diana era un simbolo di noi tutti, il segno tangibile della fede e della legalità che operava ogni giorno in mezzo a chi aveva bisogno. Quanta rabbia, quel 19 marzo. Rabbia e senso profondo di impotenza di fronte a una grande ingiustizia. Sono passati diversi anni, e nella zona di confine tra Napoli e Caserta la situazione è ancora molto difficile. Ci sono stati tanti passi in avanti e sempre più frequenti negli ultimi anni. Ma la strada è ancora lunga, perché qui si combatte una guerra quotidiana tra forze dello Stato e della criminalità organizzata.

Alcuni mesi fa, col ministro Maroni, abbiamo inaugurato nel centro di Casal di Principe un teatro della legalità. Un tempo era un bene di Sandokan, oggi è un luogo di aggregazione e cultura aperto a tutti. Proprio lì abbiamo firmato un importante protocollo, sempre con Maroni, per rendere più veloce la conversione dei beni confiscati alla camorra. E’ stato il primo provvedimento in Italia di questo tipo e l’abbiamo voluto intitolare proprio a Don Peppe. C’erano anche i suoi genitori in sala quel giorno. Quanta commozione quando ascoltammo alcuni passi di “Per amore del mio popolo non tacerò”, il manifesto anticamorra scritto da Don Diana nel 1991: “La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”.

In questi giorni, Roberto Saviano ha ricordato a tutti la figura e il valore di Don Peppe Diana rispondendo a Gaetano Pecorella che metteva in discussione la matrice camorristica del suo omicidio. Io penso che Don Peppe Diana sia due volte un eroe, della Chiesa e dello Stato, così come attestano numerose sentenze. Oggi non c’è iniziativa per la legalità in quelle terre che non porti il nome di Don Diana. Che ricordiamo sempre con immenso affetto, e che è il simbolo più prezioso della lotta contro la camorra che tanti e tanti – Stato, forze dell’ordine, magistratura, istituzioni locali, forze politiche, associative e sindacali – portano avanti ogni giorno per il futuro della propria terra.

Caro Presidente, battiamo la criminalità e Napoli risorgerà

Utenti
23-07-2009 | 16:47
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di Giovanni Mazzocchi

Caro Presidente, in questi giorni sto leggendo con molta attenzione il dibattito politico sul Mezzogiorno, che lei giustamente sta cercando di inserire nell’agenda politica italiana. Apprezzo molto lo sforzo di dare una scossa al sistema politico meridionale; mi rendo conto delle difficoltà che si incontrano nell’amministrare la macchina pubblica, in quanto anch’io, anche se in misura minore, ho avuto un’esperienza politica. Leggi tutto »

Napoli difficile come tutte le metropoli

Utenti
24-06-2009 | 16:05
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di Carlo Montuoro

Caro presidente, io l’ho votata più di una volta, però devo dire che mi ha deluso quasi su tutto; tranne forse sul fatto che ha abbellito la città, ma questo non basta. Napoli è piena di problemi, dalla camorra all’emergenza rifiuti e tutto il resto di cui lei già è a conoscenza. Leggi tutto »

Intervista a l’Unità

Redazione
08-04-2009 | 12:01
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Vi segnaliamo l’intervista rilasciata oggi dal presidente Bassolino a Concita De Gregorio, direttore de l’Unità.

Clicca qui per leggere l'intervista (.pdf) ]

Radio Onda Pazza

A.B.
03-03-2009 | 18:36
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Caro Presidente, siamo i ragazzi di radio onda pazza, volevamo ringraziarla per l’aiuto e per l’interessamento che ci hanno permesso di tirare ancora avanti senza dover chiudere il circolo. Vogliamo ringraziarla perché, al di la di quello che si può dire, si è dimostrato molto più che un semplice uomo delle istituzioni. Oggi inizieremo a risistemare un po’ la radio e a prepararci per ritornare in onda la settimana prossima, in queste settimana però ci tenevamo ad informarla che abbiamo avviato una serie di attività, del tutto gratuite sul quartiere, che vanno dall’osservatorio sulla camorra fatto da giovani laureati e non insediato nella nostra sede ad un sostegno scolastico per i ragazzi del 5° anno dell’istituto magistrale di San Giovanni (Don Milani). Come vede al di là dei problemi economici quando c’è la passione e voglia di cambiare tutto si riesce a fare e a portare avanti. I giovani di questa terra molte volte sono etichettati come nulla facenti, ma quando essi incontrano le istituzioni e gli uomini giusti riescono a dimostrare il contrario. Ora abbiamo inviato un po’ di mail ad aziende per vedere se almeno ci regalano 4 computer per permetterci di fare attività con i ragazzi, anche se ancora nessuna ci ha risposto. Nel salutarla con immensa stima la invitiamo a venirci a trovare, assieme ai suoi collaboratori che ci hanno seguito in queste settimane, in modo da presentarvi le attività e gli altri ragazzi del circolo. Con Immensa stima i ragazzi e le ragazze di Radio Onda Pazza

@ ragazze e ragazzi di radio onda pazza

Pubblico la vostra lettera qui sul blog perché credo che la vostra voce e l’esperienza che state portando avanti possano dare fiducia a tanti giovani. E’ una testimonianza che può spingere tanti a mettersi in gioco, ad esprimere la loro “voglia di cambiare tutto”. Come avete fatto voi, cominciando magari dalle cose più vicine: dal quartiere, dalla scuola, dalla propria città. E’ importante che intorno a voi troviate sempre di più l’appoggio, oltre che della Regione e degli enti locali, di aziende, cittadini e altre associazioni. Perché progetti come il vostro possono mobilitare intorno a obiettivi “vicini” e condivisi tante energie sociali e civili.

La camorra si combatte anche così. Con forze dell’ordine e magistratura sempre più determinate a espugnare i fortini dell’illegalità. Con le istituzioni al lavoro ogni giorno per contrastare gli effetti della crisi economica e per valorizzare le iniziative che nascono dalle energie sane della nostra società. Assieme a queste energie daremo vita, il prossimo 21 marzo, alla Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie che quest’anno vedranno la nostra regione accogliere partecipanti da tutto il Paese. Radio onda pazza potrà dare un contributo rilevante per mobilitare tante persone e raccontare a tanti ragazzi e ragazze la ricchezza di esperienze che daranno vita a questa iniziativa così importante. In bocca al lupo, ragazzi, siamo al vostro fianco contro la camorra che è il nostro principale nemico.

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