Ero appena arrivato alla stazione per prendere il treno per Roma e una signora mi ferma e mi dice: <<Mia sorella è affetta dalla sindrome della coagulazione, ha bisogno di essere curata e seguita, ma al Cardarelli qualcuno le ha detto che  Bassolino vuole chiudere il reparto competente. Ma io non gli ho creduto, la seguo da tanti anni>>.

Subito dopo mi ha fatto parlare con la stessa sorella che abita a Pianura e con il cognato. A tutti loro ho spiegato che non ne sapevo nulla di questa storia. Ho parlato con l’ospedale e ho fatto fissare un appuntamento alla paziente per rassicurarla. Poiché, per fortuna, ero in anticipo, sono anche riuscito a prendere il treno.

Mi ha comunque fatto davvero piacere interessarmi delle giuste preoccupazioni di questa famiglia napoletana e sentirmi dire, pur di fronte a voci infondate, <<ma io non ci ho creduto>>. Vorrei trarre da questa vicenda alcune considerazioni. Episodi di disinformazione come questo spesso hanno una matrice politica, perché si cerca di creare problemi anche dove  non ci sono. Si arriva così a livelli di falsità davvero impensabili anche su temi delicatissimi come la salute delle persone.

Al tempo stesso però, è di grande importanza il rapporto di fiducia tra rappresentanti delle istituzioni e cittadini. La soddisfazione più grande, alla fine, è stato l’abbraccio della signora. <<Presidè, io non ci ho creduto e ho fatto bene a  non crederci>>.