A.B.
19-03-2010 | 17:12
Nel frastuono della campagna elettorale non va fatto passare sotto silenzio un giorno come questo. Oggi, infatti, ricorre l’ottavo anniversario del barbaro assassinio da parte delle BR di Marco Biagi, giusvalorista di grande qualita’.
Abbiamo lavorato assieme al Ministero del Lavoro e Marco Biagi seguiva con grande competenza le relazioni europee ed internazionali. Tre anni prima sempre le BR avevano ammazzato, con la loro nota brutalità, Massimo D’Antona, altro grande esperto del diritto del lavoro.
Marco e Massimo erano due veri riformisti, impegnati sul campo. Due seri, valenti e appassionati studiosi che lavoravano e approfondivano il diritto e le norme con un solo obiettivo: assicurare ai lavoratori, nelle mutate condizioni storiche ed economiche, le migliori condizioni di vita possibili, sia in termini di diritto al lavoro, che di welfare.
Si tratta di due eroi civili. Di fronte al degrado della vita pubblica ed ai tempi difficili che viviamo sento forte il bisogno di mantenere viva la memoria di uomini come loro. Grazie Marco, grazie Massimo.
A.B.
19-05-2009 | 17:01
Non è passato giorno, in questi dieci anni di impegno politico e amministrativo, che il mio pensiero non sia andato almeno una volta a Massimo D’Antona. Perché Massimo, giuslavorista di grande valore e mio prezioso e principale collaboratore al ministero del Lavoro, è stato una figura esemplare di studioso e di uomo pubblico al servizio delle istituzioni democratiche.
Nella sua attività accademica, culturale e politica la stella polare è stata sempre lo studio, l’approfondimento, l’impegno per far progredire la condizione giuridica, sociale e civile dei lavoratori. Un obiettivo perseguito con dedizione, intelligenza e apertura al dialogo e al confronto. Ecco, questo è l’incancellabile insegnamento che ci lascia un uomo come Massimo. Una lezione che ha ispirato l’attività e la vita di altri martiri del terrorismo come Marco Biagi, anche lui mio collaboratore in quella fase, o Ezio Tarantelli, e tanti altri.
Tutti hanno lavorato affinché nel conflitto sociale non si insinuasse la violenza terroristica, affinché l’ottusa cecità degli assassini non prevalesse sul dialogo e il confronto civile.
Noi tutti, istituzioni, sindacati, forze imprenditoriali e culturali, dobbiamo sempre tenere presente questo importante e fondamentale insegnamento. Soprattutto ora che, come Paese e come sistema economico, dobbiamo affrontare una crisi tanto grave.