Per una parte del Pd c’è solo il Nord, tutto il resto è noia

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02-09-2009 | 11:24
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di Lino D’Antonio

Sono sconcertato dal fuoco di sbarramento delle continue dichiarazioni di Fassino e dal loro contenuto “innovativo”. Tale da poterlo definire, senza incorrere in alcuna iperbole, “svenditore di valori imprescindibili”. Prima Craxi nel suo Pantheon e giù Berlinguer. Poi, “l’alleanza” con l’UdC di Casini come unica panacea ed approdo per il Partito Democratico, l’anatema ingiustificato contro le sacrosante ragioni della CGIL, scagliato come un Brunetta od un Sacconi qualsiasi. Ed in ultimo la possibilità, ventilata da parte sua, di una alleanza del tutto spuria con il PdL, al Nord contro la Lega. A riprova del completo disinteresse di parti consistenti del PD nei confronti del destino del Mezzogiorno d’Italia sotto il tallone berlusconiano.
Prendo atto che la preoccupazione precipua del partito sia il Nord, al momento precluso ad un significativo insediamento democratico. Tutto il resto è noia, nel senso che ci si limita, per il Sud, a semplice enunciazione.
Una simile proposta di alleanza prefigura una sintonia di Fassino con tutto ciò che esprime il “berlusconismo” e che intorbida l’aria del Paese. Tra l’altro mi spiega la tiepida opposizione di questi anni e l’assoluta mancanza di un progetto politico, culturale ed economico alternativo a quello della destra.
Si pensa ad una alleanza con Berlusconi, invece di riempire le piazze e chiederne immantinentemente le dimissioni, per indegnità e per l’incapacità governativa di risolvere le gravi emergenze economiche dell’Italia.
Un consiglio a Fassino: faccia finalmente il salto della quaglia e metta la sua “lungimiranza” politica a disposizione del cavaliere. Evitando in tal modo di rendere ancora più confuso e nebuloso il precario contesto da questa parte. Auspico per il Partito Democratico, che il Congresso ponga davvero fine a questa babele politica a più voci, contrastanti tra loro e funzionale solo agli opportunismi di singoli esponenti politici e mai nel verso del bene comune.
Una vera svolta per un Paese in condizioni drammatiche.

La verità sull’Italsider? Non era un ferro vecchio

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19-03-2009 | 13:18
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di Aurelia del Vecchio

La stampa cittadina ha riportato notizia di un convegno presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, a margine della presentazione in anteprima del documentario su Bagnoli “Il cuore e l’acciaio” di Aldo Zappalà, nell’ambito della trasmissione televisiva “La storia siamo noi”. Con interventi del ministro Rotondi, dell’ex ministro De Michelis e dei professori De Masi, Niola, D’Alessandro ed altri addetti ai lavori. Moderatore il rresponsabile del TG3 regionale Massimo Milone. Molte sedie vuote tra il pubblico nel filmato trasmesso a riguardo proprio dal TG3 regionale. Sarebbe stato meglio farle occupare dagli ex lavoratori di Bagnoli, testimoni fortunatamente ancora vivi e vegeti e dotati di formidabile memoria a fronte degli accadimenti relativi allo stabilimento di Bagnoli, non lontani, anzi contigui al tempo presente. Nonché essi direttamente parte in causa. Leggi tutto »

Meglio il “giovane” Scalfaro

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25-02-2009 | 19:14
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di Lino d’Antonio

Come riuscire a trovare nel linguaggio corrente un termine, un’espressione, che possano essere sintesi simultanea tra quella che è una forma di insorgenza civile di una parte cospicua di Paese e la vacua etichettatura, che ad essa vorrebbe imprimere una destra politica e culturale, priva di argomentazioni da obiettare? Leggi tutto »

La memoria corta di U. Ranieri

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19-12-2007 | 14:00
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di Lino D’Antonio

Per usare un termine caro al direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco De Marco, che sul suo giornale ospita per lo più interventi contro i responsabili del governo regionale, rimango lo stesso “basito” per l’intervento dell’Onorevole Umberto Ranieri, in data 14.12.2007 e dal titolo: “E’ ora di aprire la questione Napoli”, soprattutto in merito alle sue considerazioni sulla salute dell’apparato industriale campano.

Con scioltezza di linguaggio, egli, a proposito dell’annuncio della FIAT sulla chiusura temporanea dell’ALFA di Pomigliano, ci spiega che tale evento è dovuto alla presa d’atto della storica incapacità di un cardine dell’apparato industriale di Napoli degli anni settanta di stare dietro ai vincoli di qualità e produttività. E sembra di capire, senza ombra di dubbio, che ciò abbia una ricaduta negativa nel presente produttivo della nostra regione.
Peccato che Ranieri, negli anni ottanta responsabile della Federazione del PCI di Napoli, abbia cattiva memoria. O cattiva coscienza?
Credo che sia giunto sul serio il momento di porre fine ad ogni omissione e rimozione relativamente all’ILVA – ITALSIDER di Bagnoli, stabilimento siderurgico, che sulla spinta delle epiche lotte dei lavoratori, partite proprio dagli anni ‘70, risultava essere, nel decennio successivo, il più moderno d’Europa e all’epoca della chiusura dell’area a caldo, non furono pochi a dichiarare che si andava a compiere un “delitto industriale”.

Il perché lo stabilimento fu dismesso è da ricercare non in motivazioni tecniche ed economiche. A conferma di ciò basta esaminare i resoconti aziendali, le ragioni dei lavoratori e le decisioni comunitarie. La scelta della chiusura fu del tutto politica ed ascrivibile ai governi presieduti da Bettino Craxi, di cui la corrente migliorista del PCI, della quale faceva parte Ranieri, era sodale e ne condivideva le scelte economiche.
Vale la pena ricordare, a parte il psicodramma, che coinvolse migliaia di lavoratori e le loro famiglie, il danno prodotto alla città di Napoli in termini di nessun indennizzo occupazionale e diminuita vigilanza democratica.
Se non si fa, anche a distanza di anni, una seria autocritica a riguardo, nessun discorso su Napoli, diventa credibile, compreso l’intervento dell’Onorevole Ranieri, solo un’esposizione di buone intenzioni, magari anche un po’ false, usate come strumento di lotta politica all’interno del Partito Democratico proprio contro “l’operaista” Bassolino e nulla più.
Certo è che si rimane con l’amaro in bocca in presenza di rappresentanti del popolo, che attraversano le varie stagioni politiche con tale leggerezza come fa Umberto Ranieri, convinti di riuscire a riappropriarsi ogni volta di nuova verginità e certi che l’uomo della strada sia sempre propenso a dimenticare, più che a ricordare.