di Lino D’Antonio
Sono sconcertato dal fuoco di sbarramento delle continue dichiarazioni di Fassino e dal loro contenuto “innovativo”. Tale da poterlo definire, senza incorrere in alcuna iperbole, “svenditore di valori imprescindibili”. Prima Craxi nel suo Pantheon e giù Berlinguer. Poi, “l’alleanza” con l’UdC di Casini come unica panacea ed approdo per il Partito Democratico, l’anatema ingiustificato contro le sacrosante ragioni della CGIL, scagliato come un Brunetta od un Sacconi qualsiasi. Ed in ultimo la possibilità, ventilata da parte sua, di una alleanza del tutto spuria con il PdL, al Nord contro la Lega. A riprova del completo disinteresse di parti consistenti del PD nei confronti del destino del Mezzogiorno d’Italia sotto il tallone berlusconiano.
Prendo atto che la preoccupazione precipua del partito sia il Nord, al momento precluso ad un significativo insediamento democratico. Tutto il resto è noia, nel senso che ci si limita, per il Sud, a semplice enunciazione.
Una simile proposta di alleanza prefigura una sintonia di Fassino con tutto ciò che esprime il “berlusconismo” e che intorbida l’aria del Paese. Tra l’altro mi spiega la tiepida opposizione di questi anni e l’assoluta mancanza di un progetto politico, culturale ed economico alternativo a quello della destra.
Si pensa ad una alleanza con Berlusconi, invece di riempire le piazze e chiederne immantinentemente le dimissioni, per indegnità e per l’incapacità governativa di risolvere le gravi emergenze economiche dell’Italia.
Un consiglio a Fassino: faccia finalmente il salto della quaglia e metta la sua “lungimiranza” politica a disposizione del cavaliere. Evitando in tal modo di rendere ancora più confuso e nebuloso il precario contesto da questa parte. Auspico per il Partito Democratico, che il Congresso ponga davvero fine a questa babele politica a più voci, contrastanti tra loro e funzionale solo agli opportunismi di singoli esponenti politici e mai nel verso del bene comune.
Una vera svolta per un Paese in condizioni drammatiche.

