“Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente”.
Antonio Gramsci
“Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente”.
Antonio Gramsci
Vi segnaliamo alcuni degli articoli di giornale (i link 1 – 2- 3) che riportano le affermazioni di ieri del presidente della Camera Gianfranco Fini. “La Padania? Non esiste. Non è mai esistita”. Si tratta, ha detto Fini, di “un’invenzione propagandistico-lessicale”.
Il rapporto Nord-Sud è uno dei temi fondamentali su cui si gioca il futuro e lo sviluppo dell’Italia. A questo proposito vi riportiamo un passaggio dell’intervento di Antonio Bassolino, il 19 dicembre scorso, all’inaugurazione della sede della Fondazione Sudd:
“La prima parola chiave è identità. In questo senso, con serietà e determinazione, poniamo di nuovo al centro della politica nazionale la differenza meridionale e cioè la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra identità meridionale, la nostra specificità all’interno di un’Italia unita. In questo ultimo decennio abbiamo, invece, assistito ad un paradosso: il cuore del sistema politico italiano è stato occupato e ricattato da un movimento populista, ricco di motivazioni e di mezzi, ma privo di una vera identità (si sono dovuti inventare la cosiddetta Padania che non esiste né come
entità geografica, né come entità storico-politica ed istituzionale). Ci sono invece tanti e diversi Nord, ognuno con le sue specificità e peculiarità. La forza del Nord, la sua grande forza che amiamo e rispettiamo è consistita nel sapersi integrare ed omologare al resto dell’Europa, è stata ed è fare da traino economico a tutto il Paese. Il Sud invece è un luogo dello spazio storico e sociale chiaramente e immediatamente riconoscibile. È la peculiarità di questo spazio, la sua tradizione, la sua forza che noi cerchiamo di promuovere e rivendicare, senza avere però lo sguardo rivolto al passato. Al contrario, con la consapevolezza che proprio nel sud oggi risiedono le energie vitali del Paese e che dal sud può venire la nuova forza propulsiva di cui l’Italia ha bisogno”.
L’intervento completo lo puoi scaricare al link: (http://www.alfabetodemocratico.com/files/bassolino.pdf ) della rivista Alfabeto Democratico.
Nella rubrica L’Amaca, su Repubblica di oggi, Michele Serra torna sul tema dei rifiuti e insiste sul differente rilievo televisivo tra la monnezza di Napoli e quella di Palermo. A tal proposito, Serra scrive:
“La cordigliera dei rifiuti che attraversa Palermo continua, da mesi, a essere notizia di secondo e di terzo livello. Di conseguenza continua il mistero (sempre più appassionante) dello scarso successo della monnezza di destra di Palermo rispetto a quella di sinistra di Napoli, che a suo tempo fu protagonista di un indimenticabile kolossal mediatico culminato nel salvifico arrivo di Berlusconi, che con la sola imposizione delle mani fece sparire le deiezioni di una regione intera in misteriosi buchi. Riparato in Sudafrica con i suoi cari per assistere ai Mondiali, il sindaco Cammarata, un bel signore abbronzato, non pare particolarmente afflitto dalle circostanze. Ove ci fosse emergenza (lo decideranno il Tg1 e il Tg5), risulta difficile immaginarlo travolto dalle polemiche e inseguito dai rimorsi come capitò al collega Bassolino. Ha quel sembiante sorridente e sano che appartiene alla ristretta borghesia meridionale, gente che ne ha viste parecchie ma non si è mai scomposta: per questo si è borghesia, mica per altro. È stato al tempo stesso sindaco e deputato, quand’anche a Palermo la situazione precipitasse lui potrebbe sempre dire che è stato costretto a passare molto tempo a Roma e insomma, non ci si può occupare di tutto.”
Resta, però, sempre aperto il quesito posto dal signor Daniele Mosconi di Fondi in una lettera su Repubblica dell’8 giugno scorso.
Il quesito infatti, riguarda i partiti, oltre che le televisioni e i giornali. Come mai sui rifiuti di Napoli fuoco amico e fuoco nemico fecero a gara a chi sparava più forte, mentre oggi sui rifiuti di Palermo silenzio amico e silenzio nemico fanno a gara a chi sta più zitto?
Nella rubrica L’Amaca su Repubblica di oggi, Michele Serra scrive: “I rifiuti che sommergono Palermo devono essere meno telegenici di quelli di Napoli. Nessuna comparazione possibile tra l’oceano di immagini e parole speso attorno allo scandalo della monnezza campana e lo scarso e intermittente rilievo mediatico che spetta al tracollo della nettezza urbana in Sicilia. Sorci e falò, liquami e puzza sono gli stessi, simile è il mix di inefficienza pubblica e inciviltà privata. Quello che è cambiato, evidentemente, è il fiuto mediatico specie quello dei telegiornali, che ebbero froge molto sensibili e dilatate, quando si trattò di percepire l’odore di decomposizione del Regno bassoliniano, e oggi si turano il naso di fronte al replay di quella stessa indecenza, però nella regione più berlusconiana d’Italia. Si tratta, in termini tecnici, di un imbroglio ai danni della pubblica opinione, e senza necessità alcuna di bavagli e leggine fetenti: diciamo un imbroglio spontaneo, una libera manipolazione della realtà da parte dei pretoriani di governo che controllano i media più importanti (compresi quelli pubblici) senza che nessuno ne chieda l’ostracismo o l’esilio, come per i quattro gatti che ancora disturbano il manovratore. Poi adesso viene l’estate, i palinsesti chiudono per ferie, l’immondizia di Palermo ha di fronte due o tre mesi di quieta superfetazione”.
Mi sembra un’interessante risposta al quesito posto dal signor Daniele Mosconi, il lettore di Fondi, e da noi ripreso su questo blog, riguardante il silenzio delle televisioni.
Sarebbe interessante, ora, leggere qualche altro contributo sulla seconda parte del quesito posto dal signor Daniele Mosconi, e da noi ripreso: “Non sento una sola voce dell’opposizione che dica: a Palermo c’è il caos rifiuti. Nulla di nulla! Come mai?”.
Il signor Daniele Mosconi di Fondi ha scritto, sulla Repubblica di oggi, la seguente lettera:
“Palermo invasa dai rifiuti e i telegiornali tacciono
Anche nei giorni scorsi a Palermo ci sono stati cassonetti di rifiuti bruciati, ma continuo a non sentire un alito, non tanto una voce, dai tg nazionali sui rifiuti che ormai invadono Palermo. Non sento una sola voce dell’opposizione che dica: a Palermo c’è il caos rifiuti. Nulla di nulla! Come mai?”.
Già, come mai?
E’ stata una grande gioia vedere il bel cortometraggio Armandino e il Madre di Valeria Golino. La regista ha saputo trasmettere in pochi minuti il senso di un progetto che è andato al di là della nascita di un nuovo museo a Napoli. In pochi all’inizio credevano possibile aprire la città, il suo centro storico a un diverso modo di intendere l’arte, di fruirla, di viverla. Noi invece siamo sempre stati convinti che l’arte contemporanea potesse dialogare in maniera fruttuosa con il nostro territorio, che il degrado potesse essere combattuto anche con lo sviluppo culturale, creando quell’humus che potesse ridare a Napoli l’importanza che le spetta e che sempre ha avuto nella storia dell’arte italiana ed europea. E’ stata dura, ma ora possiamo dire con orgoglio di avercela fatta. Il Madre è un luogo in crescita, aperto alla città, al Paese, ai tanti appassionati, esperti, semplici curiosi d’arte che ogni anno vengono da tutto il mondo a visitarlo. Valeria Golino questa apertura l’ha mostrata in maniera precisa, acuta e poetica, sia con il soggetto scelto, che con lo stile, fatto da tante inquadrature e movimenti di camera pensati ad esaltare il rapporto interno/esterno, dentro/fuori, a rimarcare l’idea che il museo e la città respirano insieme, si compenetrano a vicenda in maniera osmotica e dinamica.
Credo infine sia giusto ricordare il personaggio della vicenda, persona realmente esistita che con la sua storia racconta qualcosa anche di noi. Armandino è un bambino rom che viveva in un vicolo dietro la chiesa Donnaregina, alle spalle del museo. Conosciuto da tutti per la sua grande vivacità, un giorno viene avvicinato da un operatore del museo che lo convince a partecipare a uno dei corsi didattici per l’infanzia che si svolgevano, e si svolgono ancora oggi, al suo interno. Armandino, bambino del quartiere accolto dalle persone che lavorano nel museo, è diventato così il simbolo del successo del progetto, la materializzazione del rapporto fecondo che intercorre tra il Madre e il suo territorio, rapporto aperto non solo ai napoletani ma a tutte le persone presenti in città, senza distinzioni etniche, politiche o religiose.
Un plauso va al produttore del film, Pasta Garofalo, un’impresa della nostra regione che dimostra con il suo lavoro che si può promuovere il proprio marchio anche investendo in progetti culturali intelligenti.