Per chi non avesse avuto modo di leggerli, vi segnalo due interessanti editoriali che hanno come tema lo sviluppo del Mezzogiorno: il primo di Pietro Soldi su Repubblica Napoli di ieri, il secondo di Mario Centorrino sull’inserto Mezzogiorno del Corriere Economia di oggi.
Prendendo come spunto un dettagliato rapporto di Bankitalia, Pietro Soldi sfata un luogo comune anti-Mezzogiorno molto frequente soprattutto nel dibattito delle ultime settimane. Al Sud si sarebbero sprecate ingenti quantità di denaro pubblico senza ridurre le differenze col Nord Italia, contrariamente a quanto è avvenuto tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest dopo la riunificazione. Ebbene, il verdetto del rapporto comparato tra Italia e Germania di Bankitalia è incontrovertibile: “pur con le dovute cautele riferite alle differenti condizioni storico-istituzionali e alla diversa dotazione fattoriale iniziale, si può osservare come la convergenza del Mezzogiorno italiano degli anni d’oro dell’intervento straordinario sia stata superiore a quella dei Lander orientali della Germania dopo il 1995, a fronte di una disponibilità di risorse inferiore”. Anche dopo la fine dei cosiddetti anni d’oro dell’intervento straordinario (1950-75), le risorse verso le regioni meridionali – a differenza di quanto sarebbe avvenuto nella Germania dell’Est negli anni ‘90 - non sono aumentate, nonostante sarebbe stato necessario uno sforzo maggiore per far ripartire gli investimenti.
“Le due macro-regioni europee in ritardo di sviluppo (Sud Italia e Germania Est) hanno in comune la dipendenza dagli aiuti statali, ma quelli tedeschi sono più gravosi e in misura più cospicua”, scrive Pietro Soldi. Negli ultimi 40 anni, lo Stato italiano ha, infatti, investito mediamente lo 0,7% del suo pil per il Mezzogiorno, a fronte del 5% del pil investito dalla Germania per i Lander dell’Est dalla riunificazione a oggi. Come se non bastasse, a differenza della Germania Est, la spesa per il Sud non è mai stata “del tutto aggiuntiva rispetto a quella ordinaria”.
Germania Est e Sud Italia hanno quindi una situazione di basso livello di sviluppo, che è molto simile. Eppure, diversamente dall’Italia, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena di sacrificare il cinque per cento del pil”, scrive Soldi citando due autorevoli studiosi tedeschi.
Anche Centorrino, nel suo editoriale, rimette al centro del dibattito il ruolo delle classi dirigenti nello sviluppo del Mezzogiorno, proponendo una più equilibrata visione delle responsabilità. È del tutto evidente, infatti, anche nella discussione sul Sud, che questioni come la disoccupazione e i problemi dell’industrializzazione pubblica siano responsabilità attribuibili a un “fallimento di Stato”.
Questo non vuol dire negare i problemi, anche gravi, riferibili a quelli che Centorrino definisce “fallimenti regionali”. Tuttavia bisogna diffidare di analisi e soluzioni semplicistiche come chi “si ingegna ad accostare la Grecia al Mezzogiorno” o dichiarare che “l’Italia senza Campania e Sicilia avrebbe un pil pro capite come la Germania”.
Quello di Pietro Soldi e di Mario Centorrino ci sembra un modo serio di affrontare e rapportarsi ai problemi del Mezzogiorno. Parlare, scrivere e analizzare i problemi del Sud, guardandoli in faccia con doveroso spirito critico, ma facendo i giusti raffronti e collocandoli nella corretta scala delle responsabilità.
Questa è l’operazione verità che, come fondazione Sudd, vogliamo promuovere nelle sedi di dibattito pubblico e far avanzare nell’interesse delle regioni e dei cittadini meridionali.