di Marco Denvnas

“Loro” parlano di riforme, le riforme che li riguardano: come garantire l’impunità a Berlusconi e così facendo garantire l’impunità e i privilegi di tutta la casta politica. I “loro” problemi sono i problemi dell’Italia e quelli su cui deve incentrarsi il dibattito pubblico. C’è al contrario una riforma che andrebbe messa al centro dell’agenda politica: il reddito di cittadinanza.

Il riconoscimento a tutti i cittadini del diritto al reddito necessario per vivere. Per dare dignità a tutti i cittadini e liberarli dalla povertà, dalla tentazione di cedere alla lusinghe della criminalità, dalla schiavitù dei compromessi imposti dai potenti, dalla paura del futuro.
Demagogia? Lo Stato non ha risorse per una riforma di questo tipo? Ma è solo utopia pensare che lo Stato potrebbe destinare a tale scopo i miliardi di euro recuperabili dalla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, dalla confisca dei beni della criminalità organizzata, dalla eliminazione degli sprechi, dalla riduzione dei costi necessari a mantenere una classe politica pletorica e parassitaria, dall’abolizione dei finanziamenti al ricco Vaticano?

E quali benefici, anche in termini economici e di riduzione delle spese dello Stato, deriverebbero dall’associare il reddito di cittadinanza a lavori socialmente utili quali la cura del territorio e la prevenzione delle catastrofi naturali, l’ambiente, la custodia e la disponibilità alla fruizione dei beni artistici, l’assistenza ai soggetti non autosufficienti? Quale impulso alla crescita economica verrebbe dato da una maggiore coesione sociale, da più bassi livelli di devianza, dall’incremento della propensione al rischio d’impresa che discenderebbe da una rinnovata fiducia nel futuro? Non sarebbe questo un tema che dovrebbe unificare chi ambisce a farsi promotore di una nuova alternativa democratica e meritare una manifestazione nazionale?