di Lino D’Antonio

Il candidato dello schieramento progressista, per la sfida elettorale delle regionali in Campania, è Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Il quale, anche con l’appoggio del Partito Democratico nazionale, sta riuscendo a compattare l’intera alleanza di centro-sinistra. A questo punto, bisogna prenderne atto con realismo politico. Ogni defezione ed ulteriore tentativo di rimescolamento, diventa nel contesto creatosi, colpevole e riprovevole da un punto di vista etico, di fedeltà a precisi valori, minacciati in modo corposo dalla sola ipotesi di vittoria della destra.

C’era e c’è ancora la possibilità di trovare un nominativo alternativo a quello di De Luca? Magari proveniente dalla “cosiddetta società civile”? Se non si è pervenuti subito ad un nome unitario, perché non si focalizza subito che ciò è dovuto all’insipienza della politica locale, incapace di trovare una sintesi convincente? Secondo il mio modesto punto di vista, la soluzione non politica per individuare il candidato dello schieramento progressista, sarebbe stata nei fatti solo la riprova della sconfitta proprio della politica. Mentre la nostra Regione ha bisogno più che mai di questa pratica, intesa soprattutto come proposizione, assunzione di responsabilità e spirito di servizio. Cose, che, io credo, Antonio Bassolino abbia reso per tutti gli anni delle consiliature da lui presiedute, al comune di Napoli ed in regione, con fermezza e nobiltà. Nonostante il fango, che gli è stato rovesciato addosso negli ultimi anni. E nonostante responsabilità precise, ascrivibili a molti altri soggetti politici, abilmente calatisi oggi nel ruolo di “salvatori della patria”. Ma tempo verrà, in cui sarà fatta chiarezza su tutto ciò.

Che il primato della politica venga, nel tempo presente, avocato a sé dalla destra, nel Paese ed in Campania dall’Onorevole Caldoro, è veramente fuorviante e paradossale. C’è molto da riflettere e da temere, avendo sempre però la capacità di riuscire a guadare il grande frastuono mediatico, che accompagna ogni atto della destra.

Su tutto campeggia la scelta dell’UdC e di De Mita che afferma di non volere “gli sceriffi guappi”, con chiaro riferimento a De Luca. Meglio quindi per il politico irpino ed il suo attuale partito, i Landolfi ed i Cosentino, politici in odore di reati gravissimi, quali quello di collusione con la camorra più feroce dei “casalesi”. Meglio i fascisti non pentiti, i craxiani (non socialisti), gli autonomisti d’accatto ed ex veline più sgambettanti che mai. E pensare che De Mita, della sinistra democristiana ai tempi della prima repubblica, è stato tra i padri fondatori del Partito Democratico, per un progetto di società completamente opposto a quello della destra. Si scopre dunque che il “nostro” ha nella sostanza valori intermittenti, che possono accendersi ora a sinistra, ora a destra. Del resto è bastato molto poco: una candidatura mancata alle elezioni politiche del 2008, per ridimensionare la sua presunta grandezza politica e vederlo arenato adesso nelle secche del programma della destra campana, che tra l’altro comprende anche l’esplicita adesione al programma nucleare governativo. Con la nostra regione altamente sismica, già martoriata da discariche abusive e rifiuti tossici provenienti dal ricco Nord, probabile sede, nell’immediato futuro, di scorie radioattive.

Attualmente, prima dell’adesione totale al programma della destra, De Mita è fermo nel ridotto asfittico e strapaesano, rappresentato dal rebus sulle candidature per le Provinciali di Caserta: Zinzi sì, Zinzi no. E chissà, se alla fine si concluderà nel segno positivo per l’UdC questo vero e proprio mercato delle vacche. Tutto quanto appena esposto porta a considerazioni alquanto preoccupate su cosa sarebbe la Campania nelle mani di costoro. Con in più l’aggravante, nella nostra regione, di vaste zone di sofferenza operaia: Pomigliano, Castellammare di Stabia, la valle dell’Ufita ecc. per colpa del governo in carica, privo del tutto di politica industriale e per l’occupazione.

Per tutti questi motivi, senza alcun indugio, è necessario incominciare già da subito a contrastare le scelte a ribasso di una destra inespressiva ed inquietante, con proposte serie e praticabili, così come già dichiarato da De Luca. Occorre a tal pro l’impegno appassionato di tutti. Tutti!

Dopo, in caso di nostra sconfitta, ogni rivalsa, ogni profferta di riscossa, ogni autocritica o rimpianto, sarebbero del tutto vani.