A sinistra troppi galli a cantare (e a beccarsi)

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13-01-2010 | 16:50
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di Lino D’Antonio

Allorché un comune cittadino di sinceri (e doverosi) sentimenti democratici riflette sull’attuale situazione politica e sociale dell’Italia, non riesce, pur desiderandolo ardentemente, a trovare un barlume di speranza. Un qualcosa, anche infinitesimale, che lo induca ad un pensiero certo di cambiamento nel medio termine, senza più le tracce dolorose del “berlusconismo”.

A riguardo, si è detto e scritto tanto, non trovando purtroppo soluzioni ad una situazione per tanti versi anomala per una democrazia consolidata. Per cui si corre il rischio, nel continuare a denunciare pericoli e guasti provenienti dal premierato di Berlusconi, di apparire tra coloro, che abitualmente ed inopinatamente gridano alla luna. Eppure c’è necessità di esprimersi fuori dal coro, fuori dal conformismo imperante, che paralizza l’intera società italiana. E ciò che è più agghiacciante è che gli italiani danno l’impressione di aver perduto ogni intento propositivo e di aver consegnato ormai al premier una delega senza ritorno. Se Berlusconi dà al voto dei cittadini, espresso a suo favore ed allo schieramento che presiede, il significato di un mandato illimitato, la democrazia corre seri pericoli.

In nome del popolo sovrano ogni cosa, in tal modo, diventa possibile e lecita. Lecito annullare il valore e l’azione del Parlamento. Lecito, di conseguenza, inibire gli atti politici dell’opposizione e governare dall’alto delle TV nella disponibilità governativa quasi totale. Lecito entrare in conflitto con gli altri poteri dello Stato, soprattutto la Magistratura, la Corte Costituzionale ed il Presidente della Repubblica, quale figura di garanzia e di tutela dell’unità nazionale e dell’integrità democratica.

Ogni cautela è caduta e spudoratamente tutto viene barattato e messo in discussione in relazione agli interessi esclusivi del premier. Dunque, una situazione grave, anzi preoccupantissima, che non sembra però generare il conseguente allarme in gran parte dell’opinione pubblica, messasi così inerme nelle mani di “simile uomo della Provvidenza”.

Confesso che è proprio questa abulia o non reattività a spaventarmi. Ad alimentare una sorta di mio personale scetticismo nel presente. E mi convinco sempre più che il Paese rimarrà cristallizzato per anni, anche per l’effetto di una opposizione inefficace. La quale però, (vale la pena di ricordarlo) è impegnata in una lotta impari, del tutto squilibrata con il suddetto proprietario di televisioni pubbliche e private, di giornali e di una importante fetta dell’editoria. Questo, forse dovrebbe far di più acuire l’ingegno ed indurre a fare squadra sul serio. Infatti, tanto asfittica e pesante viene avvertita la situazione italiana, quanto più l’opposizione appare priva di una vera leadership, da contrapporre a quella ormai ventennale di Berlusconi.

Nel bene e nel male, l’unico vero leader del centro-sinistra è stato Romano Prodi, che è riuscito a sconfiggere Berlusconi due volte. Tutti ben sappiamo come è andata a finire e come lo stesso Prodi sia stato silurato e vituperato all’interno del suo schieramento.

Nel mio eterno elucubrare sulle non esaltanti cose di casa nostra, può darsi che io abbia casualmente focalizzato un punto essenziale. Ovvero l’assenza di una leadership dell’opposizione, i cui maggiori esponenti sono convinti che sia una scelta da compiere e formalizzare solo a ridosso dell’elezioni politiche. Comportandosi, nel corso dell’intera legislatura, come se si fosse ai tempi della prima Repubblica, all’insegna della litigiosità e delle lotte intestine, nonché di un esasperato frazionismo.

Per dirla in maniera spiccia e semplificativa, si dovrebbe ritornare allo spirito dell’Ulivo e magari indicare con nettezza il competitore di Berlusconi (o di Tremonti in futuro), senza fraintendimenti, finalmente latore di quel progetto politico e sociale alternativo, che molti tra noi auspicano.

Esteriormente sembra che la destra, la quale si presenta al Paese come un blocco monolitico, abbia assorbito assai meglio lo spirito del bipolarismo. Ma ciò è sempre funzionale agli interessi di Berlusconi e non mancano crepe, con “il compagno Fini” che si mette continuamente di traverso sulla strada del cavaliere. Un ulteriore tallone di Achille della destra, di cui purtroppo non si riesce ad approfittare politicamente, nella speranza mia (ultima a morire) di un diverso procedere prima del baratro. Considerando quanto già di illiberale ed anticostituzionale è presente dell’operato del governo.

Impallidisco e tremo di fronte al peso enorme delle responsabilità, che gravano sull’opposizione.

Stavolta vince il Sud

A.B.
13-01-2010 | 16:02
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Oggi il governo è stato battuto alla Camera, dove una mozione del Pd sullo sviluppo del Sud ha ottenuto la maggioranza dei consensi. In particolare, la mozione impegna l’esecutivo a dare vita a un programma concreto di rilancio del tessuto produttivo del mezzogiorno, reintegrando i 35 miliardi di fondi FAS dirottati per altri scopi e verso altre aree del Paese e ripristinando meccanismi di fiscalità di sviluppo quali il credito d’imposta. Il governo ha dato parere negativo, ma l’aula ha approvato la mozione con i voti dell’opposizione e grazie al sostegno delle altre forze meridionaliste presenti in Parlamento, come l’Mpa di Lombardo. E’ un fatto politicamente rilevante.

La scorsa estate, il governo sembrava lì lì per lanciare un grande piano di investimenti per il Sud. C’erano contatti continui tra Berlusconi, Tremonti e gli altri ministri. Noi stessi avevamo dato piena disponibilità a fare la nostra parte. Lo sviluppo del Sud in quei giorni era diventato un tema nazionale, si parlava di una cabina di regia, di project financing, di fondi Fas per le grandi opere. Quel piano non è mai partito. I fondi per lo sviluppo del Sud sono stati destinati altrove e quelli dovuti alla Campania sono tuttora bloccati. Su alcune questioni siamo andati avanti da soli, attivando per esempio il credito d’imposta regionale e integrando il reddito dei lavoratori delle aziende in crisi.

E’ persino assurdo che si debbano presentare mozioni per richiamare l’attenzione dell’esecutivo sullo sviluppo del Sud, un tema su cui dovrebbe confluire l’impegno bipartisan di tutte le forze parlamentari. Davvero serve una grande alleanza meridionalista, bipartisan rispetto agli schieramenti, che sappia portare avanti gli interessi e le idee del mezzogiorno. Come si è visto oggi alla Camera, il Sud può e deve unire le forze per contare di più e tornare ad essere, in modo nuovo e moderno, una grande questione nazionale.

Bassolino a Napoli tivù

Redazione
11-01-2010 | 17:03
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Vi proponiamo gli orari di messa in onda dell’intervista rilasciata dal Presidente Bassolino durante la trasmissione Zoom, curata da Mimmo Falco, su Napoli tivù e Napoli tivù+1: lunedì 11 gennaio (ore 21.00), martedì 12 (ore 07.30 e 00.00), mercoledì 13 (ore 22.50), domenica 17 (ore 13.00).

Meglio fermarsi, prima della noia

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11-01-2010 | 16:44
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di Sergio Paolucci

Credo che la carriera politica di Bassolino debba interrompersi qui. La figura – a tuttotondo – è ormai chiara. Come i vecchi musicisti possono insegnare, è meglio fermarsi prima che il pubblico ne abbia noia. Leggi tutto »

L’Udc e l’equivoco del voto al candidato

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10-01-2010 | 16:35
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di Lino D’Antonio

Gentile Onorevole Casini,

confesso il mio limite, che è quello di non riuscire a cogliere, in alcun modo, il senso della sua azione politica di questi giorni, in vista delle imminenti elezioni regionali. Anche perché, da una rapida e superficiale lettura di questa scelta o percorso dell’UdC, ne viene una percezione assolutamente negativa.

Che cosa significa stipulare patti con i candidati fuori dalle coalizioni? La sua lodevole decisione di dividere il destino di una parte dei moderati italiani, che lei rappresenta, da quello di Berlusconi ed i suoi, i quali moderati non sono, è sicuramente una scelta di maggior chiarezza nel panorama politico italiano. Ma volendo trovare il “famoso pelo” nell’uovo, c’è da dire che lei ha impiegato lunghi anni, fino ad arrivare alla drastica decisione di non appoggiare più le criticabili scelte della destra nostrana e della Lega Nord. L’Italia (e lo affermo senza ironia) è un Paese comunque dalle mille risorse, indulgente e spesso con la memoria attutita. Per cui non è difficile rifarsi una verginità politica. Purché, nell’oggi, gli intenti siano lucidi e netti, tesi finalmente verso il bene comune e non del singolo individuo.

Data quindi, per scontata una presa d’atto diversa rispetto al passato e ad un presente confuso e preoccupante, sono convinto che la lotta a Berlusconi ed al “berlusconismo” dovrebbe svolgersi a tutto campo, nel tentativo di evitare una deriva mortale per l’Italia. Sicuramente il Presidente del Consiglio, in caso di una sua vittoria alle Regionali, caricherà queste elezioni amministrative di grande significato politico. E, se tale vittoria ci sarà, sarà anche per il suo apporto. Tra l’altro, Berlusconi non ha accantonato l’idea di candidarsi nel 2013 alla Presidenza della Repubblica e ben sappiamo come il voto delle Regioni sia importante a riguardo e come sia del tutto devastante pensare a questa carica nelle mani di un personaggio, che divide laddove si deve unificare e sprovvisto di ogni senso dello Stato.

A me sembra impossibile, e mi scusi anche velleitario, estrapolare un candidato da uno schieramento, considerarlo fine a se stesso e non parte integrante di una coalizione e di ben individuabili obiettivi. Nel caso del Lazio, limitarsi a dire che la Polverini è una brava sindacalista, per motivare la scelta di appoggiarla, appare ben poca cosa, di fronte alle grandi ambizioni di un progetto di cambiamento. Trarla fuori dalla destra, forse induce a non guardare il resto della compagnia, voluta da Berlusconi e dichiaratamente fascista.

Sentirsi le mani libere ed agire per tornaconto politico di parte è solo una furbata, con un che di ricattatorio nei confronti dei contendenti in campo di entrambi gli schieramenti. Anzi proprio all’eventuale alleato PD viene chiesta discontinuità, che invece l’UdC mostra di non avere in molte realtà del Paese.

Mi astengo da ogni valutazione approfondita sul PD, trovandolo un raggruppamento privo di sostanza politica, perso nelle secche del potere personale dei singoli leader e disposto a svendere ogni suo residuo bene ideale in cambio della “santa alleanza” con lei. Eppure, sorprendentemente esso funzionale al PdL. Come la stessa UdC. Immagino la rovina dell’intera impalcatura politica italiana, in caso di caduta di Berlusconi.

Zone interne e trascurate

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07-01-2010 | 13:13
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di Costantino De Cristofano

Già ho avuto modo di intervenire parlando di me come un vecchio socialista senza “casa” ed ho trovato spazio anche nella pubblicazione. Rimane, però, un’amarezza ed è quella che come Pro Loco Rupecanina di Raviscanina (CE), di cui sono il presidente, non riusciamo a trovare spazio nella L.R.24/84 perchè non abbiamo santi in paradiso. Leggi tutto »

Clima istituzionale e Sud

A.B.
05-01-2010 | 18:38
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 Oggi, ricordando la bella e ancora molto attuale figura di Enrico De Nicola sono state dette parole importanti nell’aula di Castel Capuano.

Parole che devono costituire il cuore pulsante, i valori unificanti di un Paese come il nostro. Una sorta di decalogo da consegnare a chiunque sia chiamato a svolgere il ruolo di governo oppure di opposizione.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha giustamente sviluppato la linea già espressa nel messaggio di fine anno, sottolineando il tema centrale della “coesione nazionale”, decisivo per affrontare i problemi più gravi nell’interesse generale. “La libera dialettica di posizioni e di ruoli tra maggioranza e opposizione – ha aggiunto Napolitano – non esclude che si riproponga, in momenti di prove serie per il Paese, l’esigenza di non smarrire il senso del comune interesse nazionale” .

Di elevato profilo istituzionale è stato anche il monito lanciato dal presidente della Camera Gianfranco Fini: “In un sistema bipolare ciò che unisce è altrettanto importante di ciò che divide”.

È innanzitutto sul Mezzogiorno, vorrei sottolineare, che si deve esprimere il comune interesse nazionale e si deve mettere in primo piano ciò che unisce.

È tempo di aprire una nuova stagione politica e culturale. Sempre di più il Sud deve rappresentare il banco di prova di un nuovo clima istituzionale e tutti dobbiamo dare un contributo in questa direzione.

Fare rotta sul Sudd

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05-01-2010 | 17:59
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di Aurelia del Vecchio

“La Repubblica” di Napoli titola così un articolo di Pietro Soldi: “Il partito non c’è più, nascono le Fondazioni”. L’estensore ne parla come un fenomeno di moda, che comunque cela notevole ambiguità. Ciò sarebbe dovuto al fatto che a simile escamotage ricorrono soprattutto politici in declino, in evidente difficoltà all’interno dei propri partiti.  Leggi tutto »

Dare dignità alla fine vita

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04-01-2010 | 23:40
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di Rosa Vitiello

In Italia, ogni anno circa 270mila cittadini sono colpiti dal cancro. Si pronostica che nel 2010 arriveranno a 400mila. La maggior parte di essi necessita di un piano personalizzato di cura e
di assistenza che possa garantire la migliore qualità di vita possibile durante gli ultimi mesi di vita.

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A proposito di nucleare…

A.B.
04-01-2010 | 19:45
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 È singolare che da parte di alcuni esponenti del centrodestra in Campania si pongano problemi di costituzionalità sulla norma riguardante le centrali nucleari, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio Regionale.

Per la verità, al momento ci sono forti dubbi di costituzionalità, invece, sulla legge nazionale 99/09 che affida al Governo la definizione di un piano, entro la metà di febbraio, per l’individuazione dei siti e la realizzazione delle centrali nucleari. La legge-delega è stata, infatti, approvata senza il parere della conferenza Stato-Regioni

Diverse Regioni - di centrodestra e di centrosinistra - hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro questa legge, con diverse motivazioni di ordine formale e sostanziale. L’udienza è stata fissata per il prossimo 22 giugno.

Nella finanziaria regionale della Campania si è giustamente stabilito che la realizzazione di una centrale nucleare debba essere autorizzata tramite accordo tra lo Stato centrale e la Regione, secondo quanto indicato dalla Costituzione che prevede per l’energia e per il governo del territorio, competenze concorrenti tra Stato e Regioni.

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