di Elio Brusco 

Napoli è “più città delle altre città”, così scriveva il Presidente in una bella intervista molti anni fa: è vero. Ma credo che questo non nasconda nulla di campanilistico, anche riferito alla stessa regione, o di identitario esclusivo ma, per riprendere un tema caro ad un filosofo come Habermas, dobbiamo pensare Napoli e la Campania come realtà inclusive di culture diverse.

Mi riferisco all’immagine delle merci nei container che si addensano lungo la ferrovia dal grande porto di Napoli che possono essere viste dal treno e che hanno scritte in cinese. Producono un effetto suggestivo. E’ come se questo nostro nostro Paese avesse intercettato un’occasione di crescita di speranza e di trasformazione. Ma non è così, lo so e lo sappiamo. Eppure, nel sognare un Paese grande, prospero, allegro, forte, democratico, vedo una regione come la Campania e un porto come quello di Napoli dove esiste una terra e un sentimento che accoglie, che smista, che lavora, che conosce un altro mondo e tende la mano e la richiude forte, stretta intorno alle mani asiatiche per costruire una nuova era di prosperità.

Sì, cari amici di questo sito e caro Presidente, io ancora voglio pensarla così: ancora sogno che il nostro Paese affronti la questione meridionale come un’opportunità e non come un problema e che il raggiungimento di questo risultato sia dovuto alla consapevolezza di questo PD, che la sua presenza sul territorio sia percepita come la fucina dove costruire una politica di sviluppo e trasformazione ed essere di sinistra vorrà dire accettare la democrazia e la libertà come i presupposti essenziali ed esclusivi per il domani. Gentile Presidente anche se “non ce l’ abbiamo fatta”, proviamoci ancora anche in altre forme: non abbiamo alternative. Dobbiamo appellarci al dovere delle coscienze. Grazie Presidente.