di Lino D’Antonio

L’accademico di Francia Legouvé indirizzava il 9 giugno 1859 ad un suo amico inglese la seguente lettera: “E’ a questo popolo italiano, scelto da Dio, che noi dobbiamo tutto ciò che siamo. E’ questa nazione, l’Italia, che è stata la nostra iniziatrice, la Madre nostra. L’antichità è italiana e ci ha nutrito. Oggi poi è spettacolo affascinante il constatare che è sempre l’Italia, che dà il segnale al mondo e che apre la via alle grandi cose.

Considerate: il primo poeta moderno, personale e potentissimo, è l’italiano Dante. Il lirico è Petrarca. Italiano il poeta dell’immaginazione: Ariosto. Il primo novelliere è Boccaccio. Italiano il primo pittore del mondo: Raffaello. Lo stesso il primo scultore: Michelangelo. Italiano è il primo storico e vero politico del rinascimento: Machiavelli. Italiano il primo storiografo del mondo: Vico. Il conquistatore del nuovo mondo è italiano: Cristoforo Colombo. Italiano il primo legislatore dei principi della fisica: Galileo Galilei”.

Il Legouvé continua affermando che dal XII secolo in poi, gli esponenti più puri del genio creatore sono figli d’Italia ed aggiunge: “Allorché la Provvidenza ha bisogno di una guida, di un capo per l’umanità, è l’Italia che vi provvede”.

Mi sento di affermare, per quanto riguarda il tempo presente, che il Legouvé fosse prodigiosamente profetico e nello scrivere al suo sodale inglese, avesse ben chiari in mente una fisionomia ed un nome, sovrastante anche quelli di Benito e di Bettino: Silvio Berlusconi.