di Lino D’Antonio

Gentile Onorevole Casini,

confesso il mio limite, che è quello di non riuscire a cogliere, in alcun modo, il senso della sua azione politica di questi giorni, in vista delle imminenti elezioni regionali. Anche perché, da una rapida e superficiale lettura di questa scelta o percorso dell’UdC, ne viene una percezione assolutamente negativa.

Che cosa significa stipulare patti con i candidati fuori dalle coalizioni? La sua lodevole decisione di dividere il destino di una parte dei moderati italiani, che lei rappresenta, da quello di Berlusconi ed i suoi, i quali moderati non sono, è sicuramente una scelta di maggior chiarezza nel panorama politico italiano. Ma volendo trovare il “famoso pelo” nell’uovo, c’è da dire che lei ha impiegato lunghi anni, fino ad arrivare alla drastica decisione di non appoggiare più le criticabili scelte della destra nostrana e della Lega Nord. L’Italia (e lo affermo senza ironia) è un Paese comunque dalle mille risorse, indulgente e spesso con la memoria attutita. Per cui non è difficile rifarsi una verginità politica. Purché, nell’oggi, gli intenti siano lucidi e netti, tesi finalmente verso il bene comune e non del singolo individuo.

Data quindi, per scontata una presa d’atto diversa rispetto al passato e ad un presente confuso e preoccupante, sono convinto che la lotta a Berlusconi ed al “berlusconismo” dovrebbe svolgersi a tutto campo, nel tentativo di evitare una deriva mortale per l’Italia. Sicuramente il Presidente del Consiglio, in caso di una sua vittoria alle Regionali, caricherà queste elezioni amministrative di grande significato politico. E, se tale vittoria ci sarà, sarà anche per il suo apporto. Tra l’altro, Berlusconi non ha accantonato l’idea di candidarsi nel 2013 alla Presidenza della Repubblica e ben sappiamo come il voto delle Regioni sia importante a riguardo e come sia del tutto devastante pensare a questa carica nelle mani di un personaggio, che divide laddove si deve unificare e sprovvisto di ogni senso dello Stato.

A me sembra impossibile, e mi scusi anche velleitario, estrapolare un candidato da uno schieramento, considerarlo fine a se stesso e non parte integrante di una coalizione e di ben individuabili obiettivi. Nel caso del Lazio, limitarsi a dire che la Polverini è una brava sindacalista, per motivare la scelta di appoggiarla, appare ben poca cosa, di fronte alle grandi ambizioni di un progetto di cambiamento. Trarla fuori dalla destra, forse induce a non guardare il resto della compagnia, voluta da Berlusconi e dichiaratamente fascista.

Sentirsi le mani libere ed agire per tornaconto politico di parte è solo una furbata, con un che di ricattatorio nei confronti dei contendenti in campo di entrambi gli schieramenti. Anzi proprio all’eventuale alleato PD viene chiesta discontinuità, che invece l’UdC mostra di non avere in molte realtà del Paese.

Mi astengo da ogni valutazione approfondita sul PD, trovandolo un raggruppamento privo di sostanza politica, perso nelle secche del potere personale dei singoli leader e disposto a svendere ogni suo residuo bene ideale in cambio della “santa alleanza” con lei. Eppure, sorprendentemente esso funzionale al PdL. Come la stessa UdC. Immagino la rovina dell’intera impalcatura politica italiana, in caso di caduta di Berlusconi.