di Aurelia del Vecchio

A volte, nel volersi adoperare per il bene a tutti i costi, si eccede fino a pensare ed a realizzare cose eccepibili e discutibili. Specificamente parlo dell’iniziativa del Cardinale di Napoli, Sepe, che ha lanciato la campagna “Adottate i bambini napoletani”.

Trattasi di una sorta di adozione a distanza di bambini napoletani, che vivono condizioni di particolare indigenza. Con tanto di conto corrente a disposizione dei volenterosi e sotto l’egida della Curia e delle parrocchie, tese queste ultime ad individuare le situazioni di reale povertà e disagio.

Ho riletto più volte la notizia riportata dalla stampa cittadina, pensando ad un titolo giornalistico fuorviante. Invece è proprio così: in Italia, paese individuato nella classifica mondiale come settima potenza industriale, nella città capitale del Mezzogiorno, si ricorre ad iniziative finora riservate alle zone più povere e diseredate del pianeta.

E’ tale l’incongruenza tra le file di persone, che già si formano in città per l’acquisto delle griffes ed i bambini poveri di Napoli, in fila per essere adottati, che, credo, sia altrettanto incongrua la scelta del Cardinale Sepe. Il quale, dall’alto del suo alto magistero, dovrebbe chiedere conto di ciò ai responsabili di uno Stato moderno ed europeo. E non tratterebbesi di una intrusione nella conduzione laica del Paese, in quanto di continuo ed insistentemente la Chiesa chiede proprio allo Stato laico leggi di chiara ispirazione cristiana per la famiglia, per l’istruzione, per la pubblica morale ecc..

Se è una provocazione, non è da annoverarsi tra quelle di alto profilo. Non esito a definire mortificante la trovata del Cardinale Sepe. Si riportano indietro di moltissimo le lancette dell’orologio della storia. All’immediato dopoguerra, allorché dai partiti ed organizzazioni di sinistra venne lanciata la campagna “Per la salvezza dei bambini di Napoli” e molti tra essi vennero accolti temporaneamente da famiglie emiliane e toscane.

Tempo ne è passato da allora e nel nostro Paese sono stati acquisiti tutti gli strumenti, tramite i quali uno Stato progredito riesce a fronteggiare anche le più esasperate emergenze sociali.

Capisco le esigenze del Cardinale Sepe, che gli vengono dall’impegno grande della sua missione pastorale, ma la sua iniziativa non va nel verso giusto. Offensiva ed estremista per la città di Napoli e per l’Italia. A questo punto, in presenza di “tanto osare”, confesso di aver peccato con il pensiero: il Cardinale Sepe ha ottenuto un ruolo più politico che pastorale e che egli gestisce in proprio senza tutele e soprattutto senza confronto. Ma questo può generare una confusione, una sovrapposizione di ruoli, una deriva, molto peggiori del bene, che si intende perseguire.