Era davvero brava e bella. Brava, innanzitutto. Piena di passione politica e civile, appassionata di questioni sociali e sindacali, sempre impegnata sul terreno dell’emancipazione e liberazione delle donne. Quando un vecchio filosofo come Cesare Luporini sentì Monica Tavernini in una Conferenza operaia, rimase così colpito dalla finezza del linguaggio e dalla capacità di argomentare che mi interrogò a lungo e volle sapere tutto di lei. Bella, anche. Bella fuori, con le sue lentiggini così attraenti, e bella dentro perché libera da pregiudizi e con l’animo sgombro da cattiverie. Così l’ho conosciuta, tanti anni fa, e così la ricordo. Negli ultimi mesi poi ho potuto ammirare anche il suo coraggio e la sua combattività contro un male terribile che la colpiva, ma che non è riuscito, fino agli ultimi giorni, a toglierle il sorriso e la forza della voce. Ciao, Monica.
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