di Luisa Casertano
Sono la madre di uno dei tanti giovani campani, idonei al maxi-concorso della nostra Regione, indetto da lei qualche anno fa. Solo io so quanto mio figlio abbia studiato per sostenere le tante e difficili prove del concorso, solo io ho visto la sua felicità quando ha saputo che era tra i primi degli idonei, e solo io ho letto nei suoi occhi la fiducia nel futuro, dettata dalla convinzione che, nel giro di pochi mesi, sarebbe stato assunto (così come era stato detto!).
Ora, sola più che mai, non riesco a non pensare che mio figlio, come gli altri 150 idonei nelle sue stesse condizioni, ha superato un concorso pubblico che, in quanto tale, avrebbe dovuto presupporre legalità, giustizia e trasparenza! Lo dico da lavoratrice del pubblico impiego.
Da tanti, troppi anni, le vicende legate all’assunzione di mio figlio, hanno assunto toni farseschi e, in tutta sincerità, sono stanca per il protrarsi di questa interminabile attesa…
Sono stanca di assistere alla frustrazione di mio figlio quando, ad un comunicato stampa che promette “il miracolo”, ne segue un altro di tono opposto. Sono stanca di sentire e di leggere le sue entusiastiche promesse (richiamate da tutte le testate giornalistiche nazionali e locali) alle quali non è seguito niente. Eppure, ho insegnato a mio figlio che “ogni promessa è debito”, ma forse sono all’antica…
In questi ultimi giorni si è sentito parlare ancora una volta della “situazione degli idonei”, ma non per avviare gli attesi adempimenti burocratici, propedeutici alla loro assunzione, ma per spezzare un sogno o, meglio, per negare un diritto: il diritto al lavoro! Si parla di un misero scorrimento della graduatoria degli idonei (solo il 30%) e questo, probabilmente, non farebbe rientrare mio figlio. Eppure, fino a questa estate, i soldi c’erano… Che fine hanno fatto questi soldi?
Sinceramente, non voglio entrare in questioni di ordine politico, ma intendo affrontare l’argomento sotto il profilo umano, se l’umanità esiste ancora! Sono una mamma gravemente malata, che da anni vive sulla sua pelle non solo il proprio dolore, ma anche quello di suo figlio, per l’incertezza del suo futuro. L’angoscia, l’ansia, lo sconforto, sono emozioni che ormai non mi abbandonano più di fronte ad uno scandalo che mi fa vergognare di appartenere a questa Regione.
Governatore, Lei che è padre, può e deve capirmi, intervenendo in modo concreto. Faccia andare in pensione coloro che ne hanno diritto, in modo da assumere tutti gli idonei, così come già era stato previsto dalla sua Giunta, anche perché Lei sa bene che se non si fa ora, non si farà più! Faccia in modo che questa delibera di assunzione, che forse sarà uno degli ultimi atti della sua Giunta, avvenga quanto prima, in modo che anche la nostra Amministrazione regionale possa fregiarsi dell’appellativo di “efficiente”, grazie a lei.

