di Aurelia del Vecchio
Il ministro Brunetta ci ha abituato all’impetuosità dei suoi convincimenti, di continuo esternati. La qual cosa sarebbe altamente positiva, dal punto di vista della sincerità e genuinità. Ma il ministro, nella frettolosità delle sue affermazioni, si pone spesso fuori dal normale andamento di quello che dovrebbe essere il sereno confronto democratico. Fino a scivolare nell’offesa verso chi gli obietta anche la più piccola critica.
Affermare infatti, con una sua lettera pubblicata da “Il Mattino” in data 20 novembre, che Emanuele Macaluso non ha riguadagnato la bussola della democrazia e della libertà, sembra a me veramente abnorme. Tale è il contributo che il suddetto uomo politico siciliano, con la sua specchiata vita e militanza ha dato per la democrazia ed il progresso civile del nostro Paese.
Tra l’altro, il Ministro con le sue dichiarazioni e con il collocarsi ben bene dietro una rinata (ma nei fatti inesistente) cortina di ferro, evoca in maniera immotivata un tempo remoto ed un conseguente metro di giudizio, che non possono trovare alcun aggancio e similitudine nell’odierno dibattito politico. Ricorrere ad un armamentario ideologico, improponibile nell’oggi, dà solo la sensazione di una preoccupante scarsezza di argomentazioni politiche. Ma è quello che desidera realmente il Ministro Brunetta? O è sempre il solito colpo ad effetto che si insegue comunque e sempre al di là del senso delle parole pronunciate?
Certo è che sul suo no a D’Alema come futuro mister Pesc, mi sarei aspettato un diverso ragionare, strettamente inerente all’argomento e soprattutto realista e pragmatico, quindi politico. Non la solita litania dell’anticomunismo.
Concludo in preda ad un grandissimo dubbio e cioè che Brunetta, esprimendosi in maniera talmente veemente e dispregiativa su D’Alema e Macaluso, possa nutrire gli stessi convincimenti, espressi nei loro riguardi, anche nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche perché quest’ultimo, insieme a Macaluso, ai tempi del PCI, era componente della corrente cosiddetta “migliorista”.
Per quel che mi riguarda considero le cose dette da Brunetta su D’Alema e Macaluso la “prova del nove” non riuscita, proprio partendo da Napolitano. Dalla sua elevatezza morale, dal senso e rispetto profondissimo verso lo Stato, dalla sacralità quasi, con cui il Presidente concepisce le Istituzioni. Il tutto non disgiunto da una vita adamantina, spesa sempre a favore del bene comune.

