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La sua foto con il presidente Clinton che addenta con gusto gioioso una pizza “a libretto” (per i non napoletani: piegata in quattro per essere mangiata all’impiedi) ha fatto il giro del mondo. Erano i giorni del G7 ed Ernesto Cacialli, pizzaiolo di via dei Tribunali, cuore antico di Napoli, non stava più nei panni dalla contentezza. Nella sua piccola pizzeria, gli uomini dell’imponente sicurezza del presidente degli Stati Uniti erano più che mai agitati per questo fuori programma dal rigido protocollo del G7. Una scena davvero insolita che solo a Napoli capita spesso di vedere. Capi di Stato, uomini di governo, intellettuali che, passeggiando per le sue strette strade del centro antico, rimangono affascinati dalla miscela di rumori e immagini (chiese, palazzi storici, vicoli, pizzerie, laboratori artigianali e così via). Ad appena 60 anni, Ernesto Cacialli se n’è andato. Per tutti questi anni ha continuato a lavorare senza sosta nella sua pizzeria, diventato un luogo cult, incorniciato dalle foto di quella splendida giornata. Ogni volta che passavo per via Tribunali, il suo sorriso, che mi mancherà, e il suo saluto mi accompagnavano sempre. Pur vivendo in un quartiere bellissimo e difficile, dove accanto alla storia e alla cultura si respira disagio sociale e civile, Ernesto è uno dei tanti figli di questa Napoli dalle molte facce. È il simbolo della forte laboriosità, dell’attaccamento alle tradizioni, alle bellezze, alla voglia di fare e di lavorare che anima la maggioranza di questa città. Come raccontano i suoi collaboratori, Ernesto non mollava mai, lavorava anche all’impiedi, come tutti i veri pizzaioli, anche 16 ore al giorno, senza soluzione di continuità. A Ernesto mandiamo un forte abbraccio. Siamo davvero vicini ai suoi congiunti. Il modo migliore per ricordarlo è riaffermare che in questa città, troppo spesso descritta in maniera sommaria per i suoi indubbi problemi e malesseri, vivono e lavorano onestamente migliaia e migliaia come lui. Basta fare il conto delle pizzerie e di tutta la dignitosa micro-economia che si sviluppa intorno a questo storico e popolare pasto, che tutto il mondo ci imita. Spesso l’attenzione si concentra soltanto sui mali della città, ma la realtà di Napoli è anche questa. Ciao Ernesto.