di Lino D’Antonio
Non vorrei essere del tutto deluso dal nuovo corso del Partito Democratico, così come accaduto nel passato recente. Ove, troppo spesso, l’incredulo cittadino di fede progressista, ha assistito all’incontenibile e pubblica voglia suicida di molti tra i maggiori esponenti del partito. Nel mentre, sotto la novella gestione di Bersani, si avverte un flebile afflato di speranza, ci pensa lo Scalfarotto di turno a farci ripiombare nel più buio pessimismo.
Nulla è cambiato quindi, rispetto alla propensione innata nel PD di farsi del male. Il partito è sempre la solita babele di voci e di posizioni diversissime e mai convergenti tra loro in una unica sintesi. Aumentando in tal modo confusione e diffidenze.
Lo Scalfarotto confida a “La Repubblica”: “Nel Sud dobbiamo fare la rivoluzione. Sfilare di mano la Campania a Bassolino, ripulire la Calabria, aprire le stanze del partito in Sicilia”. Obietta a tale dichiarazione l’intervistatore Antonello Caporale: “Puntare a perdere”. Ribatte il politico democratico: “Tanto si perderà comunque. Meglio scegliere questo momento, non crede?”
Confesso di essere rimasto, da elettore democratico, completamente basito. E mi chiedo: se queste sono le convinzioni e gli obiettivi del Partito Democratico per le regioni del Sud, perché presentarsi alle elezioni? Ed ammannire agli inconsapevoli cittadini anche la sceneggiata delle primarie? Ed intavolare una campagna elettorale vuota, falsa ed ingannevole? Tra l’altro, addebitare implicitamente al Sud, sempre e comunque, gli insuccessi del PD al Nord, mi sembra una evidente disonestà intellettuale ed una non presa d’atto di responsabilità politiche precise e nazionali.
Infatti sono svariati decenni che nelle plaghe settentrionali non attecchisce alcunché di sinistra e di segno progressista. E tutto ciò esula dalle problematiche meridionali. Richiedere un po’ di senso di responsabilità ai dirigenti nazionali del PD è d’obbligo dopo simili affermazioni. Per la cronaca, Ivan Scalfarotto è vicepresidente del Partito Democratico e per la serie “fratelli – coltelli” Antonio Bassolino è entrato di diritto nella Direzione Nazionale del partito.
Se si dovesse continuare in siffatto modo, sarebbe il caso di valutare in tempo, eticamente e moralmente, le conseguenze di un simile agire politico, irresponsabile e distruttivo. Non solo sono in gioco le sorti delle martoriate plaghe meridionali (forse è meglio lasciarle ai “casalesi”, “alla ‘ndrangheta” alla “mafia”?), ma anche all’eventuale fine dell’alternanza democratica nel nostro Paese, con un “berlusconismo” trionfante per diversi anni ancora.
Peccato che ciò, ovvero questo pericolo incombente ed opprimente (in parte già realizzato in atti concreti) venga percepito solo dai semplici cittadini. Ai quali, alla fine, potrebbero rimanere nelle mani il diniego del voto e lo sdegno.

