di Luca Coppola

Ho l’impressione che a Napoli e dintorni, invece di andare avanti, di immaginare un futuro e un presente all’altezza dei sogni e dei desideri che un giovane legittimamente coltiva, si rischi seriamente di andare indietro. Ho l’impressione che le sane battaglie per la civiltà, la legalità e l’amore per la propria terra rischino di trasformarsi in battaglie contro i mulini a vento.

Ho la sensazione che stiamo perdendo di vista delle realtà straordinarie, fatte di movimenti, di associazioni, di comitati, di gruppi giovanili che in silenzio, lontano dai riflettori lavorano, fanno sacrifici, ritagliano una fetta del proprio tempo quotidiano per inseguire una passione, una speranza, una vocina nell’orecchio.

E’ il caso di Radio Onda Pazza. “Con enorme dispiacere comunichiamo che il circolo musica e cultura “Peppino Impastato” e con sé Radio Onda Pazza termineranno la propria attività nei primi giorni di ottobre. Purtroppo dopo reiterati tentativi di richieste di sostegno economico ad enti pubblici e privati, ci ritroviamo ancora una volta soli a fronteggiare i bisogni dei giovani del nostro territorio”.

L’annuncio della chiusura imminente ha destato in me un sussulto di rabbia. Come è possibile che ragazze e ragazzi in gamba che compiono attività a costo zero in un quartiere come quello di San Giovanni a Teduccio si ritrovino di punto in bianco senza più una sede, un luogo di incontro, di trasmissione di idee, conoscenze, sorrisi, musica e cultura? Sono indignato, non va affatto bene.
Se questi continui stop and go mirano a sfiancare i numerosi giovani impegnati da anni in veri e propri microcosmi di positività sorti dove il sole è più amaro che altrove, allora si avvalorerà la constatazione che la politica si mostra lontana dai giovani.

Vedo tanti ragazzi intorno a me spesso disorientati, disillusi, stanchi e indifferenti verso una politica spesso arida e avvitata su se stessa, incapace di dare risposte, rintanata nell’interesse particolaristico, poco interessata a ciò che si muove nel basso, o tra i bassi sarebbe il caso di dire se ci riferiamo allo storico quartiere della periferia Est di Napoli.

Questo è il tempo di investire sui giovani, sulle anime belle, per generare tante piccole scintille che alimentino la fiamma della condivisione, della partecipazione, della lotta alla camorra, per scuoterci da questa assuefazione dilagante all’emergenza nella quale siamo immersi. Realtà come quella di Radio Onda Pazza, così propositive e consolidate nel tempo, meritano non solo maggiori attenzioni da parte delle Istituzioni, ma andrebbero innalzate a modelli tali da poter essere moltiplicati nei singoli quartieri in difficoltà e sostenuti nel tempo, amplificandone il grande messaggio di partecipazione e di cultura di cui si fanno portatrici.

Dichiaro pertanto il mio personale sconcerto dinnanzi a tali notizie, essendo uno studente universitario impegnato nel sociale e comprendendo le difficoltà di questi ragazzi che sfidano quotidianamente il cancro che si annida nel loro territorio. Ed è per questo che mi chiedo come sia possibile che in luoghi difficili per antonomasia, dove l’industria della camorra ha il dominio e sostiene i ceti più deboli attraverso le piazze di spaccio, lì dove ci si impegna con l’arma della creatività per risollevare le sorti di strade e vicarielli trascurati tentando di risvegliare le coscienze dal torpore, ebbene ci si trovi a 20, 22, 25 anni a combattere una triplice battaglia: contro il degrado camorristico, contro un ambiente che non offre praticamente nulla, contro una politica miope, distratta, poco lungimirante. Lenta, direi lentissima.

L’impegno quotidiano per i giovani e giovanissimi della periferia Est di Napoli potrebbe essere un faro di speranza oltre che un prototipo da esportare lì dove si annidano problematiche irrisolte, lì dove “nisciune se ne fotte e ognune aspetta ‘a ciorta”. La questione, Presidente, va risolta concretamente e se possibile, in modo permanente, al di là delle buone parole di solidarietà e della vicinanza.